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La vita incredibile di Madame Claude, regina delle prostitute di Parigi

Gheddafi, Kennedy e Agnelli sarebbero stati tra i clienti delle sue 500 ragazze tra gli anni ‘60 e ‘70: Madame Claude, che collaborava con i servizi segreti, finì perfino in galera due volte.

di Pierre Longeray
23 dicembre 2015, 4:15pm

Image via Wikimedia Commons / Pava

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"Sì, pronto? Penso di avere quello che ti serve."

È così che Madame Claude era solita rispondere al telefono, con un occhio sempre fisso sul suo celebre libretto nero.

Con voce delicata, la più famosa maîtresse della storia francese chiedeva al suo interlocutore il tipo di ragazza preferita e le sue fantasie sessuali. Fissato l'appuntamento, Madame Claude annotava il nome del cliente sul taccuino.

Dall'altro capo della cornetta pare si siano succeduti alcuni dei protagonisti degli anni '60 e '70: ministri, dignitari africani, l'Avvocato Gianni Agnelli, Muammar Gheddafi, John Kennedy e lo Shah dell'Iran — il quale non esitò a pagare 150.000 franchi per una sola notte di sesso.

Sono state più di 500 le ragazze - cantanti, attrici e modelle a corto di soldi - che hanno lavorato per Fernande Grudet. Questo era il vero nome della maîtresse, che alle 'sue figlie' chiedeva di comportarsi da buone donne di famiglia e, soprattutto, di non essere volgari.

"Se gli uomini vogliono le prostitute, vadano a cercarle per strada," disse alla giornalista Élisabeth Antébi, autrice del libro Les Filles de Madame Claude.

Sabato scorso la donna, che una volta spiegò di voler "abbellire un vizio," è morta all'età di 92 anni nell'Ospedale di Sources, sulle colline di Nizza. Si era trasferita nel Sud della Francia anni fa, dopo la fine dei guai legali che l'avevano tormentata negli anni '90.

L'avventura di Madame Claude comincia nei primi anni '60 al numero 18 di rue Marignan, a pochi passi dagli Champs Élysées. Claude adocchiava le ragazze sedute ai tavolini dei café, o nei night club parigini dell'epoca - Chez Castel e Chez Régine -, e le invitava per un colloquio nel suo appartamento di rue Marignan.

Sulla sua storia fu anche realizzato un film, diretto nel 1977 da Just Jaeckin, in cui la maîtresse venne interpretata da Françoise Fabian. Nella pellicola, Madame Claude chiedeva alle ragazze di spogliarsi per vedere se i loro corpi rispecchiavano i suoi esigenti canoni di bellezza.

Non furono poche le ragazze che dovettero finire sotto il bisturi dei chirurghi plastici di Parigi per adeguarsi agli standard della maison. Gli 'assaggiatori', poi, giudicavano le loro performance sessuali, come ha confermato anche Huguette Maure, la sua editrice, in un'intervista realizzata da France 2.

La rubrica di Madame Claude era particolarmente fornita. Vi si potevano trovare i numeri di uomini d'affari, dignitari, politici stranieri e francesi. Benché i nomi di alcuni clienti stranieri siano stati fatti trapelare, Claude non ha invece mai rivelato l'identità dei suoi avventori francesi.

Se la maîtresse riuscì a portare avanti la sua attività senza problemi per quasi vent'anni, fu soprattutto grazie ai buoni rapporti con la polizia e i servizi segreti dell'epoca. "Dovevamo puntare più in alto possibile per ricevere protezione," disse Claude nel 1990, sul set del programma Histories Vraies trasmesso da La Cinq.

Madame Claude aveva i suoi agganci alla "Mondaine" — come era conosciuto in gergo il quartier generale che indagava sullo sfruttamento della prostituzione a Parigi. In alcuni casi, le sue prostitute lavoravano come informatrici per la polizia.

Come rivelato poi in un libro da Claude Cancès, vecchio direttore del dipartimento, grazie all'aiuto di Madame Claude la polizia riusciva a redigere dettagliati profili personali su esponenti conosciuti della politica e della società. Secondo Cancès, alcune di queste note private venivano poi inviate negli uffici del Ministero dell'Interno e dell'Eliseo — era un "servizio alle autorità di valore inestimabile."

"Fernande," rivelò ancora Cancès, "piazzava le sue ragazze nelle più alte sfere nazionali e internazionali." Secondo quanto rivelato dai giornalisti di Un Jour, Madame Claude lavorava per i servizi segreti francesi sotto lo pseudonimo di 'Violette'.

L'epopea dorata di Madame Claude fu messa a repentaglio dal rinnovamento del mondo politico francese, con l'ascesa alla presidenza di Valery Giscard d'Estaing nel 1974 e la conseguente nomina di Michel Poniatowski a Ministro dell'Interno. La giustizia francese non attaccò direttamente la sua attività - avrebbe portato allo scoperto troppi punti delicati - ma colpì le sue tasche.

Dopo l'apertura di un'inchiesta nel 1976 da parte del giudice Jean-Louis Bruguiére, il fisco chiese alla maîtresse un risarcimento da 11 milioni di franchi. Per sfuggire alla morsa della giustizia, Fernande Grudet scappò negli Stati Uniti e si stabilì a Los Angeles. Nel 1985 fece ritorno in Francia, convinta di essere protetta dalla prescrizione fiscale. Ma così non avvenne, e la donna finì nel carcere di Cahors per quattro mesi.

Alla sua uscita dalla prigione Madame Claude cercò di crearsi un nuovo giro di ragazze. Smascherata, venne condannata nel 1992 per sfruttamento aggravato della prostituzione e trascorse altri sei mesi nel carcere di Fleury-Mérogis. Dovette anche pagare una multa di un milione di franchi, finanziati con i proventi delle interviste rilasciate a TF1 e VSD, oltre che della pubblicazione di un libro di memorie.

Da molti anni Madame Claude si era rifugiata a Nizza, dove viveva da sola. "La solitudine è sempre stata un'amica," confidò Claude a un giornalista di Point, facendo capire che il telefono - un tempo il suo oggetto preferito - non squillava più da tempo.


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Immagine via Wikimedia Commons / Pava

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