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Brexit

Cosa pensano della Brexit gli italiani che vivono in UK

Qual è l'umore a Londra e quali sono le preoccupazioni e le opinioni degli italiani in UK nel giorno in cui il paese ha deciso di lasciare l'Unione Europea.

di Giulia Saudelli
24 giugno 2016, 10:05am

Foto Unsplash via Pixabay

Il sole è sorto presto su Londra questo 24 giugno, il giorno di inizio estate che cambierà la storia della Gran Bretagna e dell'Europa. In quella che il leader della campagna per la Brexit Nigel Farage ha definito "il giorno dell'Indipendenza," per molti si è realizzato un sogno, per altri si è avverato un incubo.

I cittadini del Regno Unito, infatti, hanno votato a favore dell'uscita dall'Unione Europea con il 51,7 per cento delle preferenze, staccando i sostenitori del fronte Remain di più di un milione di voti.

Il Primo Ministro David Cameron ha annunciato che si dimetterà, in quanto "è necessario un cambio di leadership" per garantire una transizione. Ha affermato che si impegnerà per garantire stabilità al paese, e che si augura che un nuovo Primo Ministro entri incarica entro i prossimi tre mesi.

"I negoziati con l'UE devono iniziare con un nuovo Primo Ministro, è giusto che sia il nuovo incaricato a decide quando dare il via a questo processo."

Si apre oggi uno scenario di incertezza che avrà un impatto duraturo su diversi aspetti della vita dei britannici e degli stranieri che vivono sull'isola. Ci sono migliaia di pagine di legislazione UE da rinegoziare, lo status dei cittadini europei che vivono in UK non è chiaro, e la reazione dei mercati alla notizia potrebbe destabilizzare le economie di tutto il pianeta.

La sterlina è crollata fino al 10 per cento rispetto al dollaro, la perdita giornaliera più significativa nella storia — ai minimi dal 1985. I mercati europei sono tutti al ribasso, con l'indice britannico FTSE è in calo intorno al 4 per cento, mentre l'indice di Piazza Affari è crollato del 10 per cento.

A Londra, la vita sembra scorrere come sempre: gli impiegati della City si avviano in ufficio con un bicchiere di caffè in mano, i più atletici a lavoro ci vanno correndo; i netturbini puliscono le strade, si sente il solito vociare in mille lingue e mille colori. Per le strade, alle case addobbate con bandiere dell'Inghilterra si alternano quelle con i poster con su scritto "IN," simbolo di una divisione che ha spaccato quasi a metà il paese.

Ma un senso di leggera e, in perfetto stile British, camuffata agitazione permea le strade della metropoli d'oltremanica.

Gedas, che lavora in una caffetteria vicino a Tower Bridge, parla in lituano con la sua collega di Brexit, economia e futuro. Sembra preoccupato.

Come allarmate, o perlomeno un po' sorprese, sembrano le persone sedute ai tavoli, intente a controllare le ultime novità sui loro smartphone. Tra loro, i tanti italiani che vivono, lavorano e studiano a Londra e in tutto il Regno Unito.

Più di due milioni di cittadini UE lavorano nel Regno Unito, e di anno in anno i numeri continuano a crescere. Di questi, più di mezzo milione sono italiani, che continuano a trasferirsi nel paese a ritmi sempre più alti: il numero di italiani che si è registrato con il sistema di previdenza sociale - necessario per poter lavorare - è aumentato del 37 per cento nel periodo 2014-2015 rispetto al biennio precedente.

Il numero di italiani a Londra, secondo i dati dell'AIRE, si aggira intorno ai 250.000, rendendo la capitale britannica la tredicesima città "italiana" per numero di abitanti.

"Sono molto preoccupata," dice a VICE News Chiara Ciucani, che vive a Edinburgo e lavora nel campo dell'educazione e dell'e-learning. "In special modo data la totale assenza di indicazioni riguardo ai termini di uscita dall'Unione."

Non ci sono ancora certezze su quello che succederà ai cittadini italiani che vivono nel Regno Unito.

Sono state escluse espulsioni di massa e i promotori del Leave hanno assicurato che i cittadini UE che già vivono e lavorano nel paese non vedranno modificati i loro diritti. Ma le cose potrebbero cambiare per i nuovi arrivi, per cui cambieranno probabilmente i requisiti per entrare e vivere in UK.

Potrebbero aumentare le tasse universitarie, che oggi sono più basse per i cittadini UE rispetto agli extracomunitari; non sarebbe garantito l'accesso gratuito al sistema sanitario, come accade ora in tutti i paesi UE; i nuovi arrivi potrebbero dover fare richiesta di visto, con criteri più o meno stringenti, se volessero lavorare nel paese. Tutto dipenderà dall'esito dei negoziati tra il Regno Unito e l'Unione Europea.

"Non credo che il Regno Unito abbia intenzione di espellere da un giorno all'altro larga parte dei suoi residenti con passaporto europeo," afferma Chiara, "ma così come i rappresentanti del Leave vogliono arrogarsi il diritto di 'scegliere l'immigrante giusto,' anche io dovrò riflettere se rimanere in Gran Bretagna sia la scelta giusta da fare."

Di un parere simile è anche Lorenzo Tinari, dottorando alla Loughborough University. Nonostante l'uscita dall'UE non dovrebbe avere effetto sulla sua possibilità di rimanere nel Regno Unito, "ciò che potrebbe cambiare è la mia intenzione di restare oltre alla data di scadenza del mio progetto," dice.

"Da tempo sto considerando l'idea di trovare impiego in Giappone, forse questa può essere la spinta necessaria per seguire quel piano," aggiunge.

Le preoccupazioni, però, non sono legate solo alla possibilità o meno di poter continuare a vivere nel Regno Unito. È anche il futuro economico del paese ad allarmare, oltre alla solidità dell'intera Unione Europea, sotto pressione su diversi fronti e in particolare sul piano del crescente euroscetticismo.

"Non c'è una singola ricerca indipendente che preveda benefici per il Regno Unito dopo l'uscita dall'UE — questo referendum è il solo risultato dell'ignoranza," dice a VICE News Giovanni Tricarico, che vive a Londra e lavora come Analyst per MediaMath, una società di advertising technology.

"Oggi è il giorno più nero dall'istituzione dell'Unione Europea, ed è un risultato tristemente deciso da una propaganda che ha disilluso i cittadini, allontanandoli dagli ideali e dai valori di un progetto storico senza precedenti," conclude.

Ma c'è anche chi vede un risvolto positivo per l'UE dopo la Brexit, come Iacopo Mugnai, dottorando nel dipartimento di Politica e Studi Internazionali all'Università di Warwick.

"Per la salute dell'UE, forse la Brexit potrebbe dare vita importanti riforme che la migliorino in positivo per scongiurare in futuro il ripetersi di un simile scenario," spiega a VICE News. "Però attenzione: questo 'impatto virtuoso' della Brexit non va dato per scontato, serve una leadership seria."


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