Italia

Cinque afroitaliani dicono la loro sulla 'escalation di razzismo'

"Dal mio punto di vista l’impennata di razzismo non è avvenuta nelle ultime settimane, ma parte da molto prima."
Tutte le foto per gentile concessione degli intervistati.

Negli ultimi giorni, soprattutto attraverso i media, si è iniziato a parlare di “allarme razzismo." A tal proposito il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini ha dichiarato al Sunday Times che l’allarme non esiste ed è “un’invenzione della sinistra,” che starebbe usando la bassa natalità come “scusa” per “importare migranti.” Anche per il ministro del Lavoro e vicepremier Di Maio non c’è da preoccuparsi, perché sarebbe tutto orchestrato per attaccare le posizioni del collega.

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Nel momento in cui i fatti di cronaca sono quello che sono e i commenti al riguardo pure, abbiamo contattato cinque afroitaliani per parlare del clima attuale, della loro percezione sugli episodi di razzismo collegati alla politica e delle loro esperienze dirette.

Le interviste sono state accorciate per ragioni di spazio.

ARIM, 29 anni, sociologa e regista (MILANO)

VICE: I tuoi genitori hanno origini eritree e tu hai diretto Appuntamento ai Marinai, un documentario sugli eritrei nati e cresciuti a Milano, tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta. È cambiato qualcosa da allora?
Arim: I paragoni sono difficili, perché a livello socio-politico ed economico sono situazioni molto diverse, e le comunità straniere di allora erano tra le prime e in numero inferiore rispetto ad oggi. Sono state una “generazione fantasma”, perché all’epoca i primi stranieri avevano ancor meno voce in capitolo, e a un certo punto molti se ne sono andati via, in città multiculturali dove non si sentivano diversi.

Adesso magari c’è un’attenzione mediatica maggiore ma purtroppo gli episodi di razzismo in Italia ci sono sempre stati, non è una cosa nuova. Di Maio e Salvini dicono che è tutta strumentalizzazione, può darsi ci sia un fondo di verità, ma dire che non c’è un problema di razzismo è falso.

Hai subito casi di razzismo?
In realtà penso che chiunque abbia una pelle diversa da quella bianca in qualche modo lo subisca. Poi magari c’è chi ci passa sopra, chi fa finta di non vedere, ma è una cosa comune. Fortunatamente, io non ho mai subito aggressioni verbali o fisiche, ma uno dei casi più assurdi mi è successo qualche anno fa mentre ero su un set. Mi trovavo in Largo Marinai d'Italia con una quindicina di ragazzi e ragazze, la maggior parte neri. Poco dopo l'inizio delle riprese ci siamo ritrovati accerchiati da circa 20 ufficiali delle forze dell’ordine in tuta antiproiettile che hanno iniziato a chiederci il permesso di soggiorno, che in molti non avevamo visto che siamo cittadini italiani. Sembra assurdo, ma non è affatto raro che dopo aver mostrato la carta d’identità, ti venga comunque richiesto il permesso di soggiorno che non hai.

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Diciamo che senza ius soli non è nemmeno così scontato avere la cittadinanza pur essendo nati e cresciuti qui.
Quando avevo circa sette anni, mio padre era già da molto tempo in Italia e ottenne la cittadinanza. Così la prendemmo anche io e mia sorella. Però, dato che sono stata a contatto con molte persone nate in Italia ma senza cittadinanza fino alla maggiore età, posso affermare che influisce molto, soprattutto a livello identitario. Gli altri ti percepiscono in qualche modo come “diverso”. Recentemente si è esultato per la vittoria delle atlete olimpioniche nere, ma non è scontato che tutti possano partecipare alla gara: chi è nato in Italia ma non ha la cittadinanza può essere anche un asso nella sua specialità, ma non potrà comunque rappresentare l’Italia a livello agonistico.

PAOLO BARROS, 29 anni, consigliere M5S presso il nono consiglio comunale (ROMA)

VICE: Un commento sugli ultimi episodi di razzismo in Italia?
Paolo: Essendo un politico, diciamo che per me la situazione ha una doppia valenza. Da un lato ha valenza come cittadino di origini africane: mia madre è venuta da Capoverde negli anni Settanta, io sono nato nell’89. Per me è un momento di difficoltà perché neanche quando ero piccolo, 20 anni fa, mi ricordo questo clima così pesante. Prima c’era integrazione, c’era la volontà delle persone di creare collegamenti e di integrarsi. E con integrazione e inclusione non intendo solo lo straniero verso l’italiano, ma anche l’italiano verso lo straniero.

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Dall’altro, in questo momento colpevolizzo la politica, soprattutto la Lega. Perché ricordiamoci bene che cos’è la Lega, la Lega parlava di Roma Ladrona, parlava male della gente del Sud, li chiamava terroni.

Di Maio, capo politico del tuo partito, ha detto a In onda qualche giorno fa che questi episodi sono stati strumentalizzati e che non è vero che c’è questo allarme razzismo di cui parlano i media.
Chiaramente dipende da che lato si vede la cosa. Voi giornalisti sapete buttare benzina sul fuoco al momento giusto, quello lo sappiamo bene. Quindi sì, ci sono cose che magari succedevano tutti i giorni e fino all’altro ieri nessuno ne parlava, mentre ora che fa comodo parlarne tutti chiaramente stanno col binocolo. Però non sottovalutiamo il problema, dobbiamo ricordarci dell’Italia e il suo passato.

Ho letto che tu eri e sei in prima linea per lo Ius Soli, ma in Senato lo scorso dicembre—tu eri presente in aula—in molti hanno disertato.
Non è stata voluta da nessuno. Il PD aveva la maggioranza per poterlo votare da solo e portarlo a compimento, ma non c’è stata la volontà politica per i motivi che conosciamo: dopo poco ci sarebbero state le elezioni. Purtroppo viene visto come una legge che leva i diritti agli Italiani, mentre al contrario li va a tutelare, va a migliorare una situazione che purtroppo in questo paese se non viene controllata da qua a qualche anno porterà a disordini sociali. Questa è la verità. Perché gli immigrati continueranno a fare i figli, la gente continuerà a fare i figli, il mondo va avanti.

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DANIEL, 26 anni, mediatore culturale (MILANO)

VICE: Mi dicevi che fai parte di Cambio Passo, un’associazione che si occupa della tutela dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Poi per anni hai lavorato come mediatore culturale per diverse organizzazioni. Quindi hai un quadro generale di quello che sta accadendo.
Daniel: Dal mio punto di vista l’impennata di razzismo non è avvenuta nelle ultime settimane, ma parte da molto prima. In quanto nero e italiano che vive in Italia, la percezione è che sia in aumento più o meno dal 2013, anno dell’aumento degli sbarchi, e quindi con l’aumento di persone nere in Italia. A contribuire a questo clima, poi, ci sono stati soprattutto certi media, alcuni programmi televisivi.

Quindi cosa è cambiato adesso, secondo te?
C’è in atto un peggioramento del clima. Il razzismo c’è sempre stato, ma adesso è stato sdoganato. Quindi se prima le persone si facevano problemi a dire cose che già pensavano, oggi si sentono legittimate a esprimere certi concetti fino anche ad aggredire verbalmente, se non fisicamente, le persone. Sono aumentati quel tipo di episodi più sottili, anche se non visibili, che ci sono e che se sei nero li noti.

Secondo te quali sono gli altri fattori che incidono di più nel generare pensieri razzisti in Italia?
Dovremmo stare qui fino a domani. A parte i soliti discorsi sui mezzi pubblici in cui si parte dalla lamentela sui politici di turno fino a dare tutta la colpa ai migranti, uno dei problemi è che l’immigrazione è “giovane”. In Italia quando andavo a scuola ero uno dei pochi figli di immigrati. Siamo un “paese vecchio,” io stesso sono figlio della cultura del paese in cui sono nato e cresciuto, io stesso non sono immune al razzismo. Tanto che c’è anche un paradosso: una minoranza di figli di immigrati votano a destra, perché 'se voto a destra mi risolvono il problema di essere percepito per strada come uno che è appena sbarcato invece che come italiano’.

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JANDIRA, 29 anni, studentessa di filosofia e addetta ufficio stampa (ROMA)

VICE: Ciao Jandira. Che cosa pensi degli episodi di razzismo di cui si sta parlando in questi giorni?
Jandira: Non so se sia un’esagerazione mediatica o se effettivamente siano aumentati. Però è la prima volta che vedo e leggo di episodi con questa frequenza. Anche perché non avendone vissuti in prima persona… un pochino mi preoccupa.

Come hai vissuto tu la cosa in passato?
Durante l’infanzia è normale che i bambini si offendano senza dare peso alle parole, ma da adulta devo dire non ho mai [vissuto episodi di razzismo], o almeno non in maniera così palese. Più che di razzismo, ti potrei parlare di ignoranza: mi è capitato di presentare la carta d’identità, e che nonostante questo mi fosse richiesto il permesso di soggiorno. A me queste cose fanno anche ridere. Oppure mi è capitato nei mezzi pubblici di essere tirata in mezzo a discussioni abominevoli sugli immigrati, come se potessi essere dalla parte di chi dice certe cose.

Credi che le dichiarazioni di certi politici stiano contribuendo a questo clima?
Non credo che stiano legittimando le aggressioni fisiche, piuttosto quelle verbali. Le stanno normalizzando. Ultimamente mi è capitato di assistere ad un’aggressione verbale nei confronti di un ragazzo bengalese in autobus, e al silenzio-assenso di tutto l’autobus stipato. Poi c’è anche da dire che la situazione sociale non è delle migliori, quindi le persone tendono a sfogarsi: la gente è scontenta, e dà la colpa delle proprie disgrazie e sfortune a una porzione di popolazione che è veramente irrisoria. In certi casi è molto comodo trovare un nemico.

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Ecco, a volte mi fermo a pensare, tra me e me, chissà che magari un giorno a qualcuno non partirà la brocca in treno, perché magari gli pesto un piede, e arriva la valanga d’insulti di un certo tipo.

ANGELA, 29 anni, digital content creator, blogger e scrittrice (CORREGGIO, RE)

VICE: Che cosa pensi dell’allarme razzismo di cui si parla in questi giorni?
Angela: Non penso che tutt'un tratto gli Italiani (autoctoni) siano diventati tutti razzisti, penso però, e qui sta la gravità della situazione, che ci sia una chiara e ostentata legittimazione dall'alto ad utilizzare determinati termini ed assumere atteggiamenti ostili e di chiusura. Sono state allentate le maglie della decenza, del buon gusto e del buon senso e ora emerge tutto il brutto che prima veniva contenuto.

La situazione è molto delicata: da un lato non si può rimanere impassibili di fronte a tale veemenza verbale e fisica, dall'altra ritengo sia necessario un atteggiamento propositivo: riconoscere il problema e la sua gravità senza però renderci le vittime che vogliono che siamo. È un delicatissimo gioco di equilibri, soprattutto psicologici.

Pensi che questi episodi siano in qualche modo legati al clima politico?
Assolutamente sì, prima quando parlavo di legittimazione dall'alto intendevo proprio questo: parole forti, toni accesi, la regola del "ora si può dire, ora si può fare", gli eserciti dei "non sono razzista, ma…" e "prima gli italiani." Sono gli ingredienti di una vera e propria propaganda, delle più banali, ma non delle meno pericolose, anzi.

Credi che la società civile sia già andata oltre a certi temi o c’è ancora molto lavoro da fare?
Percepisco un grande divario tra quello che mi arriva attraverso i media e quello che vivo nella quotidianità—e preciso che viaggio spesso per lavoro, quindi non mi riferisco solo alla piccola realtà della mia amata Correggio.

La prima dimensione mi angoscia, mi fa preoccupare, mi addolora. La seconda mi rassicura, mi reintegra di energie buone e mi aiuta a mantenere quell'atteggiamento propositivo che penso sia necessario avere in questo difficile momento storico.