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Foto via Wikimedia Commons.
Política

Alexandria Ocasio-Cortez sta ribaltando la politica americana—e non solo

Dalla comunicazione Instagram senza eguali ai documentari su Netflix, come la più giovane donna mai eletta al Congresso USA continua a scardinare le regole.
14 febbraio 2019, 9:25am

Ci sono balli sui tetti e balli sui tetti. È il 2013 quando—a pochi giorni dalle elezioni che avrebbero dovuto veder trionfare il centro-sinistra—esce il famigerato video in cui i dipendenti del Partito Democratico ripetono “lo smacchiamo” sulle note di We Will Rock You. Da allora, quella scena è diventato il benchmark in negativo della comunicazione politica.

Passiamo al 2019. Poco dopo il suo giuramento al congresso americano, alcuni account dell’estrema destra statunitense hanno fatto girare una clip in cui una giovanissima Alexandria Ocasio-Cortez ballava sul tetto della sua università insieme ad alcuni compagni. Nel video, Ocasio-Cortez è sgraziata e un po’ impacciata, i capelli le coprono il volto tutto il tempo, e sembra quasi che non sia troppo convinta di quello che sta facendo. L’intento dichiarato era screditare Ocasio-Cortez a poche ore da uno dei suoi momenti di massima popolarità, quello del suo giuramento al Congresso.

E invece no—il video è diventato virale, ma in senso buono. E qualche ora dopo la stessa Ocasio-Cortez ha pubblicato un nuovo filmato sui social in cui fa qualche passo di danza fuori dal suo ufficio a Washington scrivendo: “Se i repubblicani pensano che una donna che balla all’università sia scandalosa, aspettino di scoprire quanto può essere scandalosa una donna che balla nel Congresso.”

Anche se ormai è difficile non averne sentito parlare anche in Italia, Alexandria Ocasio-Cortez (o AOC, come la chiamano negli Stati Uniti) è la più giovane donna a essere mai eletta al Congresso nordamericano. Laureata in relazioni internazionali ed economia all’Università di Boston, fa parte dei Democratici Socialisti d’America—un’organizzazione che ha appoggiato Bernie Sanders durante la campagna per le primarie presidenziali democratiche del 2016.

Ocasio-Cortez ha partecipato alle primarie del suo distretto per il Congresso contro un pezzo grosso del Partito Democratico, Joe Crowley; uno con vent’anni di carriera alle spalle e oltre tre milioni di dollari di finanziamento elettorale, ritenuto il più probabile successore di Nancy Pelosi come speaker alla Camera.

E invece, il 26 giugno del 2018 ha vinto AOC: la sua reazione alla vittoria è diventata virale, lo spot della campagna è stato visto da milioni di persone, e in meno di ventiquattro ore si è trasformata in un nuovo punto di riferimento della sinistra mondiale.

Da allora i riflettori su Alexandria Ocasio-Cortez non si sono mai spenti; tra poco, inoltre, uscirà un documentario su Netflix sulla sua campagna per le elezioni di metà mandato. E lei, del resto, non ha mai fatto niente affinché si spegnessero—soprattutto attraverso i social, senz’ombra di dubbio l’aspetto più visibile della sua ascesa e del suo stile comunicativo.

In un’intervista al The Late Show with Stephen Colbert, Ocasio-Cortez ha spiegato di non seguire alcuna strategia in particolare: “La prima regola è essere autentici e non cercare di essere qualcun altro.” In un altro intervento, ha raccontato di preferire i social ai media tradizionali perché “quando parlo con voi sui social media ho il pieno controllo di quello che faccio e so cosa vedrete perché sono io a deciderlo.”

Osservando i suoi profili, seguiti da svariati milioni di persone, ci si rende subito conto dell’estrema naturalezza con cui sta sui social. Oltre a usarli per mantenere sempre vivo l’interesse sui temi a lei cari (come il Green New Deal, l’assistenza sanitaria gratuita e la parità di genere) e respingere gli attacchi, la neo-deputata condivide su Instagram la sua routine per la cura della pelle e interviene persino negli streaming su Twitch per sensibilizzare sulle discriminazioni contro i bambini transgender.

Visto il suo successo—su Twitter in appena otto mesi ha aumentato i suoi follower del 600 percento, ed è ormai in grado di generare da sola più interazioni delle sei maggiori testate americane messe insieme—alcuni compagni di partito le hanno chiesto di tenere una “lezione” sull’uso dei social. Altri democratici hanno invece storto il naso, accusandola di avere un atteggiamento ancora troppo immaturo.

Durante un’intervista alla CNN, ad esempio, lo sceneggiatore Aaron Sorkin ha dichiarato di essere “molto contento per giovani eletti al congresso, ora però la smettano di comportarsi da ragazzini.” La risposta di Ocasio-Cortez non si è fatta attendere: in un lungo thread su Twitter ha rivendicato il suo modo di fare politica, dicendo che l’assistenza sanitaria gratuita e l’uguaglianza non sono delle “mode” giovanili; e che i cittadini diventano “apatici” quando non vedono nessuno battersi per loro.

Uno degli aspetti più interessanti della comunicazione di Ocasio-Cortez è sicuramente l’abilità di far letteralmente uscire di testa i conservatori—dall’ultimo dei troll sui social fino ai commentatori di Fox News, che tra le varie cose l’accusano di “voler mettere le mani sui vostri soldi” o di “volerci farci mangiare gli animali dello zoo” perché è “socialista.”

Dopotutto, AOC incarna il loro peggior incubo. Il neuroscienzato Bobby Azarian ha raccontato all’Huffington Post che i conservatori maschi tendono a essere più sensibili alle minacce, anche quando non ce ne sono; e per questo hanno spesso reazioni esagerate.

D’altro canto, nella sua biografia tutto è in aperto contrasto con i valori dei conservatori. Alexandria Ocasio-Cortez è di origini ispaniche e appartiene alla middle-class impoverita del Bronx. Perde il padre da giovane, e sua madre lavora come donna delle pulizie. Dopo la laurea lavora prima per Ted Kennedy, poi come volontaria per la campagna per le primarie di Bernie Sanders, senza smettere di mantenersi con piccoli lavoretti (durante la sua campagna per le primarie lavorava in un bar).

Il suo messaggio, insomma, non avrebbe la potenza che ha se non ci fosse dietro la sua storia personale—una storia che diventa anche collettiva, quando si lega a quella delle minoranze.

Per fare un esempio indicativo, Ocasio-Cortez ha spiegato su Twitter di aver fatto molta attenzione a cosa indossare il giorno del suo giuramento: “Il rossetto e gli orecchini a cerchio sono ispirati a Sonia Sotomayor [la prima giudice di origini latine della Corte Suprema], a cui consigliarono di scegliere uno smalto neutro il giorno della sua conferma. Lei scelse lo smalto rosso. La prossima volta che diranno a una ragazza del Bronx di togliere gli orecchini a cerchio, lei potrà dire di essersi vestita come una Congresswoman”.

Oltre alla storia personale e alle scelte stilistiche, ci sono chiaramente le sue posizioni politiche. Nell’apparizione d’inizio anno su 60 minutes, storico programma di approfondimento della Cbs, Ocasio-Cortez ha detto al conduttore Anderson Cooper di non avere alcun problema ad essere chiamata una “radicale”—rovesciando così l’uso denigratorio del termine che ne fanno i conservatori.

“Credo che solo i radicali abbiano cambiato questo paese,” ha detto. “Abraham Lincoln ha preso la radicale decisione di firmare il Proclama di Emancipazione. E Franklin Delano Roosevelt ha fatto lo stesso, istituendo programmi come la Social Security.”

Nella stessa intervista ha inoltre spiegato di non aver dubbi sul fatto che Trump sia razzista, descrivendolo al contempo come il “sintomo di un problema” più vasto. In effetti, a differenza di molti democratici e della quasi totalità dei media, AOC parla pochissimo del presidente.

Nel fare ciò, il suo obiettivo non potrebbe essere più evidente: invece di stare a rimorchio di Trump e delle sue provocazioni, Ocasio-Cortez intende spostare il campo di gioco dettando l’agenda politica e mediatica del paese—e l’enorme attenzione generata dalla sua proposta di un’aliquota marginale del 70 percento sui redditi dei più ricchi e dal “Green New Deal” sembrerebbero darle ragione.

Il maggior rischio per AOC è quello di non reggere—alla lunga—tutta questa esposizione mediatica. La congresswoman sa bene, infatti, che in questo momento della sua carriera e della storia politica del suo paese si sta muovendo su un crinale molto sottile: quello tra la sovraesposizione e un rapido oblio.

È dunque inevitabile farsi qualche domanda. Fino a quando una deputata, seppur così popolare, può permettersi di comportarsi come una qualsiasi sua coetanea con i social media? E fino a quando Ocasio-Cortez riuscirà ancora a essere politicamente credibile nonostante il gelato, le dirette Instagram mentre cucina e le storie sul suo pigiama?

Nel 2020 si vota per la Casa Bianca; lei è troppo giovane per candidarsi, e le presidenziali potrebbero oscurare la sua carriera. Un anno di invisibilità potrebbe giovare o bruciare Alexandria Ocasio-Cortez? E quale candidato sceglierebbe di allearsi con questa mina vagante, che con ogni probabilità gli ruberà la scena?

Naturalmente, sono quesiti a cui risponderà solo il tempo. E più si andrà avanti, più questo sarà un tema che coinvolgerà non solo i diretti interessati—cioè politici e giornalisti—ma tutto l’universo dei comunicatori (o sedicenti tali) che gravitano attorno alla politica.

Di sicuro, le idee radicali di cui Ocasio-Cortez si è fatta portavoce sono oggetto di un intenso dibattito interno; al punto tale che la preoccupazione dell’establishment democratico è quello di veder spinto il partito troppo a sinistra, pur di inserirsi nella scia di popolarità della deputata.

Almeno per il momento, però, AOC è qui per restare. Del resto, come ha scritto lei stessa in un tweet che cita Watchmen di Alan Moore, “non sono io a essere rinchiusa con VOI. Siete voi a essere rinchiusi con ME .”

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