Ascolta "Primo", l'esordio di Matteo Vallicelli

Ascolta "Primo", l'esordio di Matteo Vallicelli

Matteo è il primo italiano a uscire per Captured Tracks e "Primo" è il suo esordio elettronico dopo una vita passata tra punk, HC, garage e post-punk.
30.1.17

Tutti abbiamo, bene o male, dei gusti musicali in continua evoluzione—è quella cosa per cui a sedici anni dici che non ascolterai mai niente che non contenga almeno un assolo di chitarra elettrica, e a venticinque fai i balletti ascoltando "Sorry" di Justin Bieber. E non c'è niente di male, in tutto questo: è un segno di crescita, di apertura mentale. Ecco, Matteo Vallicelli è una persona che ha fatto un sacco di cose diverse, nella sua carriera, e ascoltandole è curioso capire come è arrivato a scrivere un disco come "Primo".  I suoi inizi sono nello screamo, nell'hardcore e nel punk: Endless Inertia, Revolution Summer, Smart Cops. Poi, il garage con i Wildmen e il post-punk come batterista di Soft Moon e Death Index. Ora, un trasferimento a Berlino e la scoperta dell'elettronica. "Primo", l'esordio solista di Vallicelli, è il primo album di un italiano a uscire per Captured Tracks, etichetta-culto newyorkese. È una serie di pezzoni di elettronica cazzuta e arpeggiata con un'atmosfera ottantiana e retro, che scelgono—sorprendentemente, per un batterista—di non concentrarsi troppo sulle percussioni. Lo potete ascoltare qua sotto per intero in anteprima. Appena sotto, trovate una mini-intervista con Matteo.

Noisey: Di solito quando faccio interviste cerco su Google "intervista (nome artista)" e non esistono, almeno nelle prime pagine, interviste a te come artista solista. Come ti prende il fatto di essere in prima persona a dover rispondere dell'album? Ti son capitate cose che ti han stranito/preso bene a riguardo?
Matteo Vallicelli: Naturalmente è ancora una cosa fresca per me, ma mi piace l'idea di essere l'unico responsabile dietro questo progetto. In qualche modo mi fa sentire più maturo come musicista e più orgoglioso che mai di fare quello che sto facendo. Le cose che mi hanno più stranito per ora forse sono proprio le interviste, che da batterista, in passato, ho chiaramente sempre schivato. Che cos'è che ti fece dire, "Me ne vado da Roma, vado a Berlino"? La musica è stata una motivazione primaria o secondaria?
La voglia di vivere in una città moderna. Roma è stupenda e la amerò per sempre, mi ha insegnato tanto, ma è una città che campa di rendita del suo glorioso passato. Berlino, al contrario, è una città brutta (diciamolo!), oscura, ma è un posto in balia delle novità, dove tutto è in continuo mutamento. Non direi che mi sono trasferito lì appositamente per fare musica, ma la città si è rivelata assolutamente funzionale al mio percorso. Sia per la sua scena musicale, che è stata sicuramente di grande ispirazione, che per via di cose più pratiche… tipo i negozi di sintetizzatori: ce n'è uno a ogni angolo della strada.  Hai fatto tante cose diverse negli anni, le analizziamo un attimo e mi dici che ti resta di ognuna? Gli Endless Inertia, che oggi sono un po' culto un po' dimenticati, i Revolution Summer e l'HC, gli Smart Cops (com'è che vi era venuta la gimmick?), il garage coi Wildmen, il turnista con Soft Moon.
Gli Endless Inertia sono un culto? Davvero? Ho ancora duecento CD in garage a casa dei miei, se a qualcuno interessa! Comunque è stata la prima band con cui sono andato in tour al di fuori dell'Italia, e all'epoca non avevo neanche la patente. E penso resti quella in cui ho dato di più a livello di inventiva con la batteria. Non so se oggi riuscirei a uscirmene con certi passaggi così intricati. Revolution Summer li associo alla libertà di movimento sul palco. Suonavo il basso, e fu l'unica esperienza (prima di adesso), in cui non fossi costretto a rimanere seduto alla batteria. Peccato siano durati troppo poco. Smart Cops: il gruppo più completo in cui abbia mai suonato. Oltre ad avere un estetica ben definita (sbirri in divisa da punx, e viceversa) eravamo anche dei treni sul palco. Coi Wildmen ci siamo divertiti un casino ed è stato il primo progetto con cui ho messo il naso fuori dalla scena hardcore. Infine le esperienze con The Soft Moon mi hanno reso un "professionista" e perfezionato sotto tanti punti di vista.

Fotografia di Margot Pandone.

E attraverso tutti questi cambi di casacca com'è che ti è passato per la testa di andare anche sull'elettronica? 
Non è stata una mossa premeditata. Dopo aver sciolto i Wildmen nel 2013, non ho più buttato fuori altra musica. Posso capire che sembri strano uscire con un disco così adesso, ma semplicemente in tre anni è successo di tutto, mi sono appassionato a tante altre cose e specialmente all'elettronica. Primo è il prodotto di un lungo periodo di ricerche, scoperte e sperimentazioni.

Nello specifico come hai conosciuto i ragazzi di Captured Tracks? Una cosa figa che fanno tuttora è fare i post in cui dicono "Hey, mandateci le demo che le ascoltiamo davvero!" 
Ho conosciuto Mike (il boss dell'etichetta) e Pam (la label manager) nel 2009 quando suonavano con i Blank Dogs. Poi negli anni siamo rimasti in contatto tramite i vari tour negli States di Smart Cops e The Soft Moon. Entrambi hanno lavorato per una vita in negozi di dischi, quindi sono abituati ad ascoltare molta, moltissima musica. Mike è un collezionista di dischi pazzesco. Sono assolutamente appassionatissimi a quello che fanno e sono certo che ascoltino davvero quanti più demo riescano. Hai mai sentito la colonna sonora di Hotline Miami? Perché quello che fai sull'album ci starebbe dentro perfettamente. Perché la percepisco un po' ottantiana e distorta, di quelle cose che starebbero bene sui videogiochi 8-bit come su Miami Vice come alle serate.
Non sono un gamer quindi non ho idea di cosa sia Hotline Miami, anche se dal nome azzarderei si tratti di una tamarrata spara-tutto alla GTA San Andreas?! Comunque mi piacerebbe un sacco provare a sonorizzare un videogioco in futuro, e lavorare in qualsiasi altro ambito al di fuori del mondo prettamente musicale. Perché sviluppare un discorso senza le percussioni come elemento fisso?
Anche questa non è stata una scelta premeditata. Però suono la batteria da quindici anni, e penso che in qualche modo il mio inconscio mi abbia voluto guidare su altri territori. Con questo non voglio dire che mi sono stufato delle percussioni. Sogno ancora di avere una Ludwig anni '60 e una Roland 808 in studio. Semplicemente mi sono divertito un sacco a lavorare sul ritmo utilizzando strumenti diversi da quelli a cui sono sempre stato abituato.

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