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Confessioni di un cleptomane

Sono un cleptomane e solo negli ultimi mesi ho rubato 561 dollari di roba. Lo faccio da quando ero ragazzino. All'inizio provavo uno strano senso di colpa ma poi, durante l'adolescenza, mi è passato del tutto.

di Patrick Marlborough
02 maggio 2016, 4:59am

Illustrazioni di Michael Dockery

Sono in Vaticano e sto guardando l'ennesimo dipinto che raffigura una crocifissione. Nello stesso momento, sto facendo scivolare una penna a sfera placcata in oro da 30 euro giù nella manica, fino a farla cadere sul fondo della giacca. Scompare in una delle mie tasche imbottite e si aggiunge al mio tesoro di bigiotteria cattolica il cui valore ammonta a circa 126 euro e che include souvenir turistici per fan del papa, aspiranti suore e onanisti pentiti. Tutti piccoli simboli per dire, "Guarda, sono stato a San Pietro" e "Mi autoflagello ogni volta che penso a Elizabeth Warren in un contesto erotico."

Per me tutti questi oggetti non significano niente. Sono solo altra roba da aggiungere alla collezione che ho messo insieme in aeroporti, centri commerciali, librerie e negozi di articoli da regalo di tutto il mondo. Oggetti inutili e tascabili che non riesco a trattenermi dal rubare.

Chino il capo rispettosamente di fronte alla suora dietro il bancone e me ne vado.

Mi è stata diagnosticata la cleptomania non molto tempo dopo un'altra sfilza di diagnosi che sono diventate la mia identità: depressione cronica, disturbo d'ansia generalizzato, bipolarismo, disturbo di personalità borderline. Tra tutto questo, ho sempre considerato la mia compulsione a rubare la cosa meno grave. Lo faccio da quando ero ragazzino. All'inizio provavo uno strano senso di colpa ma poi, durante l'adolescenza, mi è passato del tutto.

Un sacco di cleptomani dicono di essere dipendenti dalla sensazione di adrenalina che provano durante i furti. La malattia è considerata strettamente collegata alla depressione, in quanto è vista come un modo per romperne l'apatia. Tutto questo è senz'altro vero, ma come capita per molti problemi mentali le sue cause e le sensazioni che suscita vengono fuori in molte forme diverse. Per quanto mi riguarda, c'entra anche il mio lato maniacale. Mi sento come se padroneggiassi un'arte oscura; mi sento vivo.

Oliver Twist mi ha segnato profondamente quando l'ho letto per la prima volta, a otto anni. Ho sempre voluto emulare Artful Dodger e Fagan. Pickpocket, il capolavoro di Robert Bresson, si apre con un lento esame dell'abilità necessaria a compiere piccoli furti, la loro natura illusoria e la strana sensazione di appagamento che si prova facendo sparire qualcosa sotto al naso di una vittima ignara.

Starete pensando che sto solo cercando di intellettualizzare i miei crimini, ma non me ne frega niente. C'è qualcosa di profondamente soddisfacente nel senso di trasgressione. Solletica le mie meningi di solito apatiche e preda della depressione e dell'ansia. Quello che provo non è un compiacimento intellettuale, ma fisico, qualcosa che è difficile sia da spiegare che da simulare.

Mi scandalizza ancora il modo in cui le persone reagiscono ai miei furti. La reazione più comune è una cosa tipo, "Così ti rovini la vita, cosa fai se ti arrestano?" Ma non sono mai stato arrestato e parte della bellezza e dell'orrore di questa malattia sta proprio nel rapporto che si crea con il rischio. L'essere arrestato non mi preoccupa minimamente.

In più, scelgo con cura i miei obiettivi. Anche prima che le medicine mi aiutassero a controllare la malattia, mi ero dato delle regole. Mai rubare a piccole aziende, amici e privati cittadini; mai prendere qualcosa che abbia un valore sentimentale per qualcuno o qualsiasi cosa che non può essere sostituita. Ma mettetemi in un aeroporto o negli uffici di una grande azienda e mi vedrete impazzire.

Una volta ho rubato un carico di cuscini da un casinò—li buttavo oltre il recinto esterno dalla zona piscina e poi li caricavo nel mio furgone. Mia madre adora quei cuscini. Io odio i casinò. Tutto fila.

Per un periodo ho anche rubato vasi di fiori e piante dai bar e dai ristoranti. Ho una bella collezione di piante grasse provenienti dai migliori ristoranti di Perth.

Grazie a tutti i miei altri disturbi non ho mai avuto troppi sensi di colpa. Quando vivi in uno stato costante d'ansia è difficile fermarsi a dire, "Be', forse non avrei dovuto rubare tutte quelle cover del telefono. Spero che non chiudano per colpa mia ora."

Il tuo cervello non ci arriva, a quel tipo di consapevolezza. L'unica volta che ho avuto davvero i sensi di colpa è stato quando per sbaglio ho scoppiato il palloncino di auguri all'ottantesimo compleanno di mia nonna. È successo 20 anni fa—e anzi, secondo tutti i testimoni è un falso ricordo, non è mai accaduto davvero.

Negli ultimi quattro anni ho praticamente smesso di rubare, perché ho iniziato a prendere delle medicine più forti. Ma a settembre ho smesso di prendere il veleno A e sono passato al veleno B. A quel punto, tra gravi perdite di peso e un costante e inappagabile desiderio sessuale, ho ricominciato.

Da settembre ho rubato 561 dollari di materiale da una cartoleria all'ingrosso (soprattutto Moleskine). Sul telefono ho una nota aggiornata con tutto quello che rubo, da dove lo rubo e quanto vale. Nella mia recente vacanza di sei settimane in Europa ho rubato 83 euro di bibite e sandwich da vari aeroporti, 225 euro di souvenir da diversi musei, 32 euro di bottiglie d'acqua e 126 euro di oggettistica dal negozio di souvenir del Vaticano.

Stavo rubando alla Chiesa Cattolica. Per come la vedevo io, mi stavo solo riprendendo i soldi delle tasse che loro non pagano e mi stavo vendicando di tutti gli scandali sugli abusi sessuali. Meglio riempire le mie tasche che quelle dell'avvocato di qualche cardinale. Ma a parte questo c'è tutta la questione del perdono, no?

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