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Foto

Moratoria fotografica: Speciale MIA (Milan Image Art Fair)

Siamo andati alla fiera d'arte dedicata alla fotografia, e abbiamo visto un sacco di foto che non avremmo voluto vedere.
4.5.12

Le fiere d'arte sono luoghi davvero ambigui. Da una parte, infatti, le finalità di chi vi partecipa sono esattamente le stesse di chi prende parte a qualsiasi altra fiera, ovvero farsi conoscere e vendere la propria mercanzia. Dall'altra, data la particolarità del prodotto trattato e l'ovvia mancanza di parametri assoluti per stabilire cosa sia davvero valido e cosa no, accade che ti ritrovi ammucchiate nello stesso posto delle opere che dovrebbero stare a centinaia di chilometri di distanza tra loro. È come se a una fiera in cui si vendono city-car coreane ci fossero degli stand con delle Maybach d'epoca.

Questa è un po' la sensazione che ho provato al MIA (Milan Image Art Fair) passando da stand che esponevano opere di Sander ad altri pieni di foto che sembravano photoshoppate da un daltonico, mentre facevo un giro per la "fiera d'arte dedicata alla fotografia e al video" che ha inaugurato proprio ieri a Milano. Essendo appunto una fiera che, come le altre, risponde a dinamiche di mercato, ed essendo il mercato pieno di gente che ha gusti diversissimi, il MIA riflette a sua volta questa diversità. Detto ciò, non si può fare a meno di notare alcune "tendenze" all'interno della fiera che vanno oltre qualsiasi principio di mercato e di gusto, e che finiscono dritte dritte nella nostra rubrica sulle foto che dovrebbero scomparire per sempre dalla faccia della terra. Ho cercato di riassumerle facendo a mia volta qualche foto (scusate se non sono il top, ma io almeno, riconosco di non essere un fotografo).

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ROSCE AL NATURALE 

Non so perché così tanti fotografi stiano in fissa a ritrarre bambine e donne rosce nude o seminude immerse nella natura, spesso vicino a qualche fonte d'acqua. Sarà una questione cromatica, di contrasto dei capelli rossi con gli altri colori, oppure il fatto che le rosce, con la loro pelle candida e quella profondità intrinseca nei loro tratti somatici, sanno esprimere come nessun altro il disagio di questa nostra esistenza? Oppure, molto più semplicemente, che molti fotografi hanno idee banali?

INTERVENTI ARTISTICI 

Modificare le foto con materiali e interventi di vario tipo è un'operazione che va fatta con molto tatto e delicatezza, altrimenti l'unica sensazione che si trasmette a chi guarda è quella che dice "la mia foto era una mezza merda, quindi ho provato a renderla speciale aggiungendoci sopra qualcosa".

PHOTOSCHIOPPATE

Alcune foto scatenano in me una sorta di reazione a catena, un'ondata di sensazioni e domande che mi portano a dubitare di ogni cosa. Guardando foto come quelle qui sopra, mi sorge spontaneo chiedermi come sia possibile che, al giorno d'oggi, ci siano ancora fotografi che compiono questi scempi digitali. Poi mi domando come sia possibile che ci siano galleristi disposti ad esporli, e, domanda ancora più pressante, dei clienti che prima o poi li compreranno e li aggiungeranno alla loro "collezione". A questo punto, mi ricordo che c'è gente che spende un sacco di soldi per acquistare jeans di Cavalli, pensando che siano una figata, e, anche se in realtà non c'entra molto, il mio stato di semi-ansia si attenua.

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EFFETTO SPECCHIO

Sul serio ragazzi? Nel 2012?

C(H)APPELLATE

Non voglio ricadere nel solito cliché del "L'ha fatto prima lui, quindi tu non puoi farlo più": l'arte si basa sostanzialmente sullo scopiazzare prendere spunto da quanto è stato fatto prima di te. Il fatto è che a) c'è modo e modo di copiare, e b) prendere spunto da La Chapelle, che già di per se è al limite della trashata totale, è un'operazione davvero troppo rischiosa, che può portare a risultati disastrosi anche i migliori fotografI.

FOTO AL CONTRARIO

Di queste in realtà non ce n'erano moltissime in giro. Sicuramente non è una novità, né un'idea originale, ma non essendo appunto così diffusa, ci tenevo a segnalarla in modo tale che non lo diventi mai.

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