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L'algoritmo che dichiara guerra agli uffici brevetti

Questo algoritmo sta generando ogni tipo di 'arte prima' possibile per mandare in tilt il meccanismo di registrazione brevetti.

di Motherboard Italia
04 maggio 2016, 11:09am

Ottima idea.

L'arte prima, o prior art, è costituita tutto ciò che era più o meno disponibile al pubblico precedentemente alla registrazione di un dato brevetto ed è fondamentale nel momento in cui si decide se questo soddisfi o meno i requisiti di novità e innovazione e sia, quindi, legittimo registrarlo e depositarlo.

All Prior Art è un progetto di Alexander Reben, ingegnere e artista con interessi nella robotica e nell'automazione, il cui lavoro, apparentemente, si potrebbe riassumere bene con questo video di cinque minuti:

L'algoritmo alla base di All Prior Art genera migliaia di questi testi, nella speranza ipotetica di esaurire lo spazio delle possibilità e che nessun brevetto sia più depositabile.

Abbiamo fatto qualche domanda all'autore per cercare di capire meglio in che modo e in che senso All Prior Art metta in discussione le criticità dell'attuale sistema di brevetti e proprietà intellettuale.

MOTHERBOARD: Come funziona l'algoritmo? Da dove recupera le informazioni necessarie per generare le prior art?
Alexander Reben: L'algoritmo funziona partendo da un testo specifico dall'ufficio brevetti degli Stati Uniti. Successivamente lo pulisce e lo riassembla diversamente. Ogni unità di "idea" viene taggata con marcatura oraria e codice UUID per identificarlo.

C'è stato un evento scatenante che ha portato all'ideazione di questo progetto?
AR: Come quasi tutta l'ispirazione artistica, nasce dalla congiuntura tra un'idea e un qualche stimolo. Direi che muove tanto da uno sforzo di immaginare l'attuale sistema brevetti nell'epoca dell'intelligenza artificiale e parte dalle continue notizie di patent troll che paralizzano l'innovazione registrando brevetti a partire da idee incrementali, piuttosto che innovative.

In molti affermano che il diritto d'autore e i brevetti non abbiano più senso di esistere perché nell'era digitale non esiste più la proprietà privata e il concetto di "possesso": voi cosa ne pensate?
AR: Penso che la difesa della proprietà intellettuale sia importante, ma nel modo in cui era stata pensata originariamente: proteggere le idee innovative, permettere di investire tempo e denaro in ricerca e sviluppo e garantire uno spazio di monopolio temporaneo perché queste idee possano essere perfezionate e vendute. Esistono ottimi argomenti circa la rimozione dei brevetti software, per esempio, mentre i brevetti che coprono i dispositivi fisici continuano ad avere senso.

L'idea è di mostrare la debolezza concettuale dei sistemi di verifica all'atto della concessione di un brevetto. Sbaglio? L'idea di rovesciare sistemi obsoleti come questo di punto in bianco è diffusa in molti altri campi, personalmente credo però che sia necessaria una riforma più concreta, meno drastica e meno idealistica. Voi cosa ne pensate?
AR: Il sistema di brevetti ha sempre presentato delle criticità; problemi come la possibilità di brevettare qualcosa che potrebbe non funzionare o nella misurazione di parametri opachi come "l'obviousness". Penso che il sistema non sia stato in grado di aggiornarsi, di tenere il passo, e questo ha permesso ad alcuni di arricchirsi in tribunale, senza produrre la minima innovazione. Ci sono stati tentativi legali di perfezionale il sistema, ma ma è un processo lento e, nel frattempo, rischia di danneggiare realtà di innovazione, come molte startup. Il sistema che ho proposto è solo un inizio—del resto gira su un vecchio server nel mio studio. Se qualcuno volesse finanziare quest'idea o fornire hardware migliore, riuscirei rapidamente a moltiplicare questi documenti.

Oltretutto, con un po' di programmazione (usando tecniche come il deep learning) non è improbabile che un sistema di questo tipo possa generare interi testi di brevetti e pubblicarli. L'aspetto negativo sarebbe che, a quel punto, un malintenzionato che volesse DoS-sare il reale processo di applicazione potrebbe generare un numero colossale e ingestibile di proposte generate algoritmicamente.

All Prior Art ricorda, in un certo senso, alcune opere di net.art come Female Extension di Cornelia Sollfrank. Da quali artisti e movimenti trae maggiormente ispirazione?
AR: Provengo da studi ingegneristici, ma mi sono sempre occupato d'arte. Avere un'educazione formale scientifica e ingegneristica mi permette di attingere a un sacco di influenze, su quel versante. Direi che i movimenti con cui mi sono identificato maggiormente, nel tempo, sono il concettualismo, l'arte interattiva, quella digitale, quella cinetica e alcuni ideali dietro il minimalismo.

Penso che molta arte parli al tempo in cui è stata fatta e credo che viviamo in una fase di transizione tra le persone e la tecnologia. I robot si prenderanno sempre più posti di lavoro, i report digitali sostituiranno un certo lavoro di scrittura, l'intrattenimento sarà sempre più algoritmico etc. Alcuni dei miei lavori cercano di trarre idee direttamente dal futuro, perché le persone possano esperirlo nel presente e si possa iniziare a palrare seriamente delle implicazioni prima che sia troppo tardi.

Una delle 'prior art' generate dall'algoritmo.

Oltre a un discorso "politico," All Prior Art stimola anche una riflessione di tipo intellettuale—su come il diritto d'autore sia (paradossalmente) ancora importante per l'identità dell'autore stesso
AR: Penso che più la creatività viene automatizzata e più il concetto stesso di autore diventa opaco. Sicuramente nel mondo dell'arte l'autoreè morto, nessuno ha da ridire se l'artista non mette mano nella produzione fisica della propria arte. Così l'autore è la persona che produce il concetto dell'opera. Una volta che anche il concetto è automatizzato, però, diventa davvero difficile attribuire l'opera a un autore.

Sareste disposti a chiamarmi l'autore delle idee generate da All Prior Art? Sicuramente sono l'autore dell'algoritmo, ma se mi chiedeste se sono l'autore dell'output, beh, dovreste ammettere che i genitori di Shakespeare fossero gli autori di Amleto per aver generato la persona che l'ha scritto. È ovvio che no, non lo sono—ma allora dovrebbe essere chiaro che il concetto di autore ha a che fare con una qualche scintilla intangibile che non ci sembra di vedere nelle macchine.

Pensi che queste prior art generate algoritmicamente possano avere un valore pratico, in sede legale? Il fatto che la gran parte dei processi di questo tipo siano risolti privatamente tra le parti non potrebbe rendere l'operazione un po' vuota?
AR:Forse. Penso sia più utile in un senso difensivo, dal momento che per bloccare effettivamente la concessione di brevetti il USPTO dovrebbe far riferimento al sito nel processo di domanda. Se avrà un valore in sede legale? Solo il tempo ce lo dirà, ma gli avvocati con cui ho parlato sono prudenti nei giudizi, dal momento che nessuno ha mai provato una cosa del genere.

L'esistenza di prior art consistenti potrebbe limitare il numero di accordi privati fuori dai tribunali, perché ci sarebbero più prove utili. Ho creato anche All The Claims, un sito gemello di All Prior Art, che utilizza un linguaggio meno leggibile, ma più verboso e forse legalmente più corretto. Anche se non avesse valore legale, attualmente, rimane pur sempre la primissima e più semplice incarnazione di un sistema grandamente scalabile, con le giuste risorse e competenze.

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