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Il nostro volto tradotto in algoritmi

Sterling Crispin ha recuperato i dati biometrici che la tecnologia umana ha immagazzinato e li ha tradotti in maschere mostruose.
2.12.14
​Immagine: Sterling Crispin

​Se c'è una cosa che mi affascina più della spiritualità, quella cosa è la tecno-spiritualità. Facile fare grandi discorsi su Dio, sull'anima, sulla vita e sulla morte quando l'unica premessa che ci si pone è la necessità di una fede. Se questa fede richiesta, però, diventa un Dio, un'entità sovrannaturale che noi stessi abbiamo generato, allora sì che il discorso si fa interessante.

Sterling Crispin, autore dell'esperimento 'DATA-MASKS', dice che "la tecnologia è un'estensione dell'umanità e una materializzazione dello spirito umano, più che una forza esterna che l'individuo deve tentare di mitigare." Se il punto di partenza è questo, cosa ci può essere di meglio che unire l'argomento del momento (o meglio, degli ultimi cinque anni), la privacy, e l'arte? "La mia pratica artistica esplora la relazione tra questo tecno-organismo che cresce in maniera esponenziale e la spiritualità, la coscienza umana e la temporaneità."

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Quando vi raccontano che su internet si trova la nostra vita intera, non mentono: Facebook, l'FBI, progetti di ricerca e chissà quanti archivi di Open Data sono solo alcuni degli hub di raccoglimento di tutte quelle informazioni, anonime o meno, che stanno permettendo al macro-organismo formato dalla tecnologia tutta di generare un profilo fisico e psicologico dell'essere umano.

Crispin non ha fatto altro che tradurre questo profilo immaginario presente nella coscienza collettiva della tecnologia in un'opera fruibile da noi esseri umani. Ha raccolto i parametri presenti in questi data set, li ha resi visualmente fruibili con un'immagine in 2D ed infine ha renderizzato questi visual in 3D, producendo dei volti mostruosamente inumani, ma, per i computer, biometricamente perfetti.

Il risultato sono delle sculture 3D nelle quali il volto umano è, ormai, solo un lontano eco di un'era dove l'uomo Vitruviano è un insieme di numeri e stringhe codificate. I dati che Crispin ha utilizzato per modellare i volti non sono frutto di chissà quale rastrellamento di dati personali, ma dei dati disponibili a tutti che, per esempio, Facebook raccoglie in ogni caso, rendendoli nominali o meno, ogni volta che si carica una foto.

Su Motherboard avevamo già parlato dei pericoli in cui la nostra privacy incorre ogni giorno, ma l'opera di Crispin dimostra soltanto che siamo ormai così saturi di infiltrazioni 'social' da non renderci conto quando, anche anonimamente, mettiamo il nostro volto al servizio di un'entità quasi autonoma, che mappa, descrive ed idea il modello perfetto di essere umano. Per Crispin "non stai guardando un qualche ignoto, astratto sconosciuto; stai guardando te stesso."

"Queste 'DATA-MASKS' sono divinità animistiche estrapolate dal mondo fatto di spirito e algoritmo delle macchine e portate nel nostro mondo materiale, pronte a dirci i loro segreti, ad avvisarci di ciò che sta per succedere. Queste maschere sono pensate per essere usate come un atto di protesta, come un atto poetico, come un atto di disobbedienza civile;" spiega Crispin.

Queste DATA-MASKS sì, fanno paura, ma in fondo, sono il volto dell'essere umano. Il danno è già fatto: potrei pensare di riuscire, oggi, a sfuggire dalla mia dipendenza tecnologica, ma preferisco studiare e tentare di comprendere meglio questo mondo fatto di meccanica spiritualità e religioso empirismo.

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