Reggio Zenitale: come le immagini satellitari cambiano la percezione dei luoghi

Il progetto Reggio Zenitale intende “documentare la varietà del paesaggio” anche attraverso la “bellezza delle sue contraddizioni e della sua decadenza”.
04 gennaio 2017, 7:43am
Immagine: Google/DigitalGlobe

Nel racconto Cholstomér, scritto tra il 1863 e il 1865 da Tolstòj, un vecchio cavallo osserva gli avvenimenti circostanti, in particolar modo le vicende di quegli assurdi esseri chiamati "uomini". Si tratta di una "strana razza di animali" che trae godimento dall'accostare l'aggettivo "mio/a" agli oggetti e agli animali, persino alla terra e ad altri membri della loro specie. Attraverso lo sguardo di un cavallo, il lettore è esortato a riflettere sulle contraddizioni del diritto di proprietà che portano l'animale-uomo a creare un rapporto di dominio e sopraffazione con ciò che lo circonda.

Si tratta di un artificio letterario definito come "tecnica dello straniamento"—procedimento che ci consente di analizzare oggetti, usi e istituzioni come se fossero estranei e inconsueti. Il filo conduttore di questo processo è la distanza: distanziarci dalle pratiche quotidiane, usando una prospettiva diversa dalla nostra, permette di far emergere la singolarità di usi che diamo per scontati e necessari.

Il punto di partenza del progetto Reggio Zenitale ricorda il procedimento letterario usato da Tolstoj: osservare attraverso la distanza, usando un punto di vista inconsueto per arricchire o ribaltare la percezione comune che abbiamo di ciò che ci circonda. Lo sguardo di Reggio Zenitale si posa sui luoghi a cavallo tra la Calabria e la Sicilia, dalle aree urbane a quelle dismesse, da quelle conosciute a quelle meno familiari.

"Siamo figli di una generazione per la quale imbarcarsi su un aereo è diventata consuetudine."

La prospettiva che adotta è quella dello zenit: una rappresentazione dall'alto, ottenuta attraverso la raccolta e la selezione di materiale visivo fornito da Google e DigitalGlobe. Com'è emersa l'idea di una documentazione fotografica dei luoghi da un punto di vista così atipico? Qual è l'obiettivo che intende raggiungere?

Per capirlo abbiamo parlato con i curatori del progetto, Lidia Errante e Luca Pitasi, reggini, interessati ai temi dell'architettura, dello spazio pubblico, della progettazione grafica e della fotografia.

Un punto di vista zenit

L'adozione di una prospettiva dall'alto emerge, affermano i curatori del progetto, dagli studi in architettura, in cui hanno utilizzato immagini satellitari e aerofotogrammetrie "per indagare porzioni di territorio più o meno estese". Ispirandosi ai lavori fotografici di Edward Burtynsky e Yann Arthus-Bertrand, hanno usato le immagini satellitari per documentare dapprima la provincia di Reggio Calabria e in seguito il resto della regione, sconfinando al di là dello Stretto di Messina.

38°14'53″N 15°43'15″E — Il cimitero di Scilla e la complessità dello svincolo autostradale, via Google / DigitalGlobe

Gli "esploratori dall'alto" coniugano queste tecniche fotografiche con un discorso generazionale: "siamo figli di una generazione per la quale imbarcarsi su un aereo è diventata consuetudine", hanno detto a Motherboard per email, "e abbiamo sempre subìto il fascino della calma apparente osservata dal finestrino". In questo senso, la rappresentazione dei luoghi, come se li guardassimo mentre ci allontaniamo sempre più dalla superficie terrestre, mira a metterci "di fronte la complessità della grande scala" aiutandoci "a comprenderne i flussi e le dinamiche".

Una volta messi di fronte alla complessità dei sistemi entro cui agiamo, è l'osservatore—tutti noi che osserviamo i luoghi attraverso la distanza—"ad associare alla grande scala il dettaglio del proprio quotidiano", affermano i curatori del progetto. Esemplare, in questo senso, è la mostra fotografica che rimarrà allestita presso il centro culturale CRAC, a Lamezia_,_ fino al 6 gennaio, in cui le immagini sono state disposte in basso per permettere all'osservatore di cogliere la rappresentazione dall'alto.

Il risultato che emerge conduce chi osserva a sovvertire la familiarità che prova nei confronti dei luoghi che attraversa abitualmente o a stupirsi di fronte alle somiglianze che emergono tra luoghi del Sud e di altre aree terrestri. Si tratta, ad esempio, delle immagini satellitari dei laghi di Sibari "che rimandano a insediamenti dei Paesi Bassi" o del villaggio di Santa Lucia di Simeri "che ricorda lo sprawl americano".

Il risultato che emerge conduce chi osserva a sovvertire la familiarità che prova nei confronti dei luoghi che attraversa abitualmente o a stupirsi di fronte alle somiglianze che emergono tra luoghi del Sud e di altre aree terrestri.

Immaginare i luoghi del domani

Il progetto intende costruire un percorso fotografico che miri a cogliere le trasformazioni dei luoghi lungo un arco di tempo più o meno esteso. Il risultato si può ritrovare nella sezione confronti del sito web, in cui i curatori comparano, ad esempio, due immagini satellitari del porto insabbiato di Saline Joniche (rispettivamente del 2002 e del 2015). Emerge un confronto che emana una potenza visiva sconvolgente.

Il porto è stato costruito nel 1973 con lo scopo di servire l'ex area industriale della Liquichimica Biosintesi, chiusa pochi giorni dopo la sua apertura per la rilevazione di sostanze cancerogene da parte dell'Istituto superiore di sanità. Ciò che rimane è un porto inagibile che si erge a testimonianza dell'imposizione di uno sviluppo economico che il Sud avrebbe dovuto raggiungere, i cui risultati si manifestano con evidenza nell'abbandono a se stessa dell'area portuale. Si tratta di una delle grandi opere presenti nel meridione non terminate e gestite in modo affatto adeguato.

Secondo Angelo Maggio, l'incompiutezza è una caratteristica dei luoghi del Sud, una presenza invadente che descrive nei termini di stile architettonico del non finito. Tuttavia, la prospettiva di Reggio Zenitale si differenzia completamente dal punto di vista usato da Maggio per una duplice ragione. La prima riguarda la scelta degli strumenti di rappresentazione: il non finito è "rappresentato nella sua estensione e non più nella sua verticalità come nelle foto di Angelo".

Un confronto tra 2002 e 2015 del porto insabbiato a Saline Joniche. Vai sul sito di Reggio Zenitale per vedere il paragone interattivo, Immagine: Google / DigitalGlobe

Attraverso una prospettiva dall'alto, "non appaiono le armature fuori dai pilastri dell'ultimo piano", che emergono da una fotografia di Maggio, si rileva piuttosto "la crescita sregolata di alcuni quartieri quasi fossero delle favelas sudamericane". La seconda ragione riguarda l'obiettivo che s'intende raggiungere con la rappresentazione stessa: il non finito è, secondo Maggio, "un monumento alle aspettative deluse dei cittadini", che testimonia "le illusioni di cui si sono nutriti gli abitanti di questi luoghi".

Un monumento è, per definizione, un segno o un'opera che rimane come ricordo di una persona o di un avvenimento. L'applicazione di questo termine ai luoghi (il non finito riguarda, infatti, i "luoghi di vita") non sembra aprire nessuno spiraglio di trasformazioni future. Reggio Zenitale intende, invece, rappresentare anche i cambiamenti dei luoghi che attraversiamo, cogliendone il loro dinamismo.

Attraverso Reggio Zenitale, i curatori affermano di voler costruire "un atlante iconografico, passeggiando attraverso i luoghi". In questo senso, proseguono, "citando Baudelaire, ci sentiamo come dei flâneurs del XXI secolo". Come il flâneur che girovaga per le strade della città, osservando i suoi movimenti e la sua eterogeneità, il progetto intende "documentare la varietà del paesaggio" anche attraverso la "bellezza delle sue contraddizioni e della sua decadenza".

Reggio Zenitale non osserva, infatti, i luoghi attraverso uno "sguardo giudicante" che intenderebbe denunciare il degrado di alcune aree urbane, la loro inadeguatezza o incompletezza. Le immagini fotografiche intendono essere, piuttosto, "immagini di futuro, di luoghi pronti a essere riconquistati". In questo modo, l'osservatore è esortato a immaginare i luoghi del domani.

Le fotografie di Reggio Zenitale saranno in esposizione presso il CRAC di Lamezia fino al 6 gennaio.