Chi sono le persone che volevano celebrare il funerale di Priebke

Dopo la morte di Priebke, nessuno si è voluto occupare del suo cadavere. Nessuno tranne i lefebvriani, che ultimamente sembrano essersi incaricati di ascoltare gli "inascoltati", meglio se fascisti.

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15 ottobre 2013, 2:59pm



Venerdì scorso è morto Priebke. Aveva cent’anni e dalla sua casa di Roma, in stato di detenzione domiciliare, stava scontando un ergastolo per aver partecipato all'eccidio delle Fosse Ardeatine quale pianificatore e realizzatore. L'ex capitano delle SS non si era mai pentito dei 335 tra civili e militari fucilati il 24 marzo 1944, e questo, negli anni, gli era valso la stima dei nostalgici di fascismo e nazismo e il disprezzo di tutti gli altri. Per questo venerdì la notizia della sua morte ha fatto scoppiare in tempo zero il caso del suo funerale, uno scaricabarile dritto ai vertici del potere romano.

Sabato mattina l’avvocato di Priebke aveva dichiarato che i funerali si sarebbero tenuti a Roma, oggi, probabilmente in forma privata, perché “i Patti Lateranensi prevedono che ciascuno possa fare pratiche religiose laddove la sede lo consente.” Anche Priebke ne ha diritto, poiché “la chiesa è dei fedeli e Priebke era un fedele.” Il portavoce del Vicariato, don Walter Insero, colui che ha negato la parola alla Bonino ai funerali della Melato, non ci ha pensato un attimo e ha smentito tutto annunciando che “non è prevista nessuna celebrazione.” Con lui il sindaco Marino, che prima ha detto di non saperne niente e poi ha dichiarato di aver  concordato “con prefetto e questore che sarà negata qualunque forma di funerali solenni. Roma è una città antinazifascista.” Il risultato è che Roma se ne è lavata le mani: nessuno voleva avere a che fare con il cadavere di Priebke, almeno fino ad oggi, quando sono spuntati i lefebvriani, che hanno annunciato che i funerali si terranno nella cappella lefebvriana di Albano Laziale.

Preso alla sprovvista, il sindaco di Albano Nicola Marini ha fermato tutto, “Non è arrivata nessuna comunicazione,” con unica certezza che “faremo di tutto per impedirlo.” La palla è passata di nuovo al cadavere, o ai lefebvriani, che su Radio24 e con le parole di don Floriano Abrahamowicz—che sabato celebrerà una messa in suo onore—dicono: “Priebke non era né nazista né aveva convinzioni nazionalsocialiste. Io non ho amici nazisti." Nel momento in cui scrivo, alle 18.00 di martedì, l'ultima notizia è che le esequie sono in corso ad Albano, il prete celebrante è stato contestato e diversi militanti di estrema destra sono stati bloccati dalle forze dell'ordine perché indossavano caschi e cappucci, mentre una folla di contrari ha atteso l'arrivo del feretro con slogan antifascisti [aggiornamenti a fine post].

Io e i lefebvriani abbiamo dei trascorsi. L’anno scorso ho avuto una conversazione telefonica con uno di loro, Padre Tam, quello che è stato scomunicato, che è entrato in Forza Nuova e che non può tenere messa, ma che ogni anno, ad ogni ricorrenza, si reca a Predappio con una croce in legno formato dieci metri per quattro e sfila, prima in ricordo della morte, poi della nascita e alla fine della marcia su Roma di Benito Mussolini. Avevamo parlato un po’, e tra una cosa e l’altra mi aveva detto che lui ci crede, che quelli del fascismo erano valori, e che lui continuerà a fare quello che fa, che piaccia o meno. Un mese fa ho cercato di contattare un altro gruppo di lefebvriani, quelli di Seregno, fuori Milano. A inizio settembre infatti Forza Nuova aveva annunciato il suo Boreal Festival, un evento annuale pieno di destre europee e dal momento che nessuno voleva ospitarlo, a un certo punto era circolata la voce che gli unici ad accettare la sfida e accogliere i neo-europei sarebbero stati i lefebvriani di Seregno, sempre in una cappella. Poi è stato tutto smentito, e il Festival c’è stato ma senza l’aiuto della fraternità.

In pratica i lefebvriani si occupano di chi non viene ascoltato e ha forti simpatie per valori nazifascisti tradizionali. La fraternità dei lefebvriani nasce a Friburgo nel 1970 perché al Vescovo Marcel Lefebvre non andava giù il Concilio Vaticano II. Si professava il difensore della vera Chiesa, quella pura, e con lui i suoi seguaci. Nel 1976 Marcel Lefebvre fu sospeso a divinis e la Fraternità entrò in stato di disubbidienza. Le verità secondo Lefebvre e i lefebvriani sono poche ma salde: il dialogo interreligioso è il male, le altre religioni non hanno diritto di esistere, e la colpa peggiore della Chiesa è stato l’abbandono delle crociate anti-infedeli. Convertire è obbligo di ogni buon lefebvriano, anche adesso che Lefebvre è morto. Ma la dottrina lefebvriana prevede anche altre cose, come la convinzione che l’unica messa giusta sia quella tridentina—quella pensata dal Concilio di Trento nel 1545—e l’opposizione all’ecumenismo, quel movimento freak fissato col riunire tutti i cristiani e tutte le Chiese in un unico grande abbraccio.

L'Anti-Defamation League, gruppo americano per i diritti degli ebrei, considera la fraternità dei lefebvriani un'organizzazione antisemita. Riguardo al tema ‘ebrei’ i lefebvriani hanno idee precise: i Protocolli dei Savi di Sion sulla cospirazione ebraica per conquistare il mondo sono veri, l’accusa del sangue su ebrei, sangue e rituali spirituali è credibilissima, e uno di loro, Richard Williamson, nel 2009, ha dichiarato che le camere a gas nei campi di concentramento non sono mai esistite, e che proprio volendo, al massimo, in tutto il conflitto di ebrei morti ce ne saranno stati 300 mila. Da quel momento Williamson è stato multato, espulso dall’Argentina e dalla stessa fraternità, ma per “motivi puramente disciplinari, che duravano da più anni. Voler collegare questo triste avvenimento a una volontà di cedimento dottrinale nei confronti della chiesa conciliare è puramente arbitrario, calunnioso ed ingiustificabile.”

Nel 2007 agli amici dei lefebvriani si è unito anche Umberto Bossi, che dopo una loro messa ha detto: “Mi liberano con i loro canti.”  Tra loro e la Lega, quando la Lega era ancora sua, Bossi era convinto ci fossero affinità, “C'è la tradizione, e poi questa messa cantata è bella perché cantando ci lasciamo trasportare. È stato un errore togliere questi bei canti dai cerimoniali, perché il canto ti libera e ti trasporta in una dimensione più spirituale.” Concludendo con “Io non conosco bene queste persone ma a me sembrano delle persone sane.”

Nel 2009 Ratzinger aveva tirato fuori il motu proprio Ecclesiae unitatem e ha cercato di riavvicinare Chiesa e Fraternità, seppure con un ma. “Le questioni dottrinali rimangono e finché non saranno chiarite la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero.” Per tutta risposta i lefebvriani se l'erano presa con la beatificazione di Wojtyla, nel 2010, che, secondo loro, non solo ha lasciato la Chiesa come “una barca che fa acqua da tutte le parti,” ma era colui che considerava “il Corano Parola di Dio, o implor[ava] San Giovanni Battista per la protezione dell'Islam, o partecip[ava] attivamente a dei culti animisti nelle foreste sacre del Togo."

Ora insomma è toccato a Priebke: i lefebvriani sono arrivati ad aiutare l'ultimo di quella categoria a cui sono così vicini, quelli che nessuno vuole sentire per motivi che nessuno ha bisogno di sentire. Forse perché, come se non bastasse, dopo tutto quello che ha fatto, Priebke, è riuscito anche a mettere al mondo qualcosa come questo. O forse perché il responsabile lefebvriano della fraternità di Albano Laziale ha detto che è "Molto più grave comunione di Bagnasco a Luxuria." Forse questo.


Aggiornamento: a causa delle tensioni durante le celebrazioni dei funerali, la funzione è stata sospesa e poi annullata. Nella notte la salma è stata trasferita nell'aeroporto militare di Pratica di Mare, e il prefetto di Roma ha dichiarato che sono in corso contatti con la Germania.


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