Intervista a Ermes Maiolica, l'autore di tutte le bufale italiane più virali

Da Umberto Eco che vota Sì al referendum alla falsa pubblicità della cedrata Tassoni, negli ultimi anni Ermes Maiolica è stato l'autore delle bufale più virali sull'Internet italiano. Gli abbiamo chiesto perché lo fa, e fin dove vuole spingersi.

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nov 7 2016, 9:29am
La settimana scorsa è diventato virale un post davvero assurdo, in cui Umberto Eco spiegava i sei motivi che l'avevano convinto a votare Sì al prossimo referendum costituzionale e definiva i sostenitori del Movimento 5 Stelle una "legione d'imbecilli." Il tutto era anche corredato da una foto di "Umberto Eco" in treno—anche se in realtà si trattava di Ginetto, un attivista di lungo corso del Partito Democratico che in un'intervista a Repubblica è apparso particolarmente divertito dall'improvvisa notorietà.

Nonostante la palese falsità—non devo spiegare il motivo, vero?—diverse persone del Facebook grillino ci sono cascate, e i media tradizionali hanno dato risalto alla "notizia" sia con articoli che con analisi. L'antidiplomatico, un sito che rientra nella galassia ufficiosa dei Cinque Stelle, ci ha persino visto una "falsa bufala pianificata dal PD per far dimenticare il flop della manifestazione di Renzi a Roma." E non solo: persino Gramellini ha parlato di un "disturbatore professionista" ingaggiato dal PD.

Ma naturalmente non siamo di fronte a un novello Berija renziano; dietro a questa bufala, infatti, c'è l' alias ben preciso di Ermes Maiolica. Negli ultimi anni è pressoché certo che, volenti o nolenti, vi siate imbattituti in una delle sue trovate—come Putin che promette di riportare a casa i due marò, le 800mila Volkswagen regalate su Facebook, o l'intervista al fantomatico "bis-nipote" di Mussolini che rivela al mondo l'omossessualità del Duce.

Eppure, a differenza di chi lucra sulle bufale per motivi politici o economici, Maiolica è un "bufalaro" sui generis. Anzitutto non è un pubblicitario o un comunicatore, ma un metalmeccanico di Terni che firma sempre le sue trovate (quando non è lui stesso il protagonista di una bufala) e collabora con i siti di debunking. In più—da "vecchio cane sciolto, punk e antisociale" come lui stesso si definisce—ha più volte ribadito di volersi divertire creando un po' di casino, e di essere mosso dall'intento di far saltare alcuni meccanismi politici e mediatici che trovano terreno fertile sui social network.

Per provare a capire fin dove vuole spingersi, gli ho dunque fatto un paio di domande.

VICE: Ciao Ermes. Come prima cosa, mi puoi spiegare come ti è venuta in mente la bufala su Umberto Eco che vota Sì al referendum?
Ermes Maiolica: Da un po' di tempo volevo fare qualcosa sfruttando una sua famosa citazione, "i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività ."

Così, quando ho visto la foto di quel signore che gli somigliava, ho approfittato del tema più discusso del momento. Questo non toglie che voterò No, ma non voglio nemmeno sentirmi superiore a qualcuno; e probabilmente anche io, che ho fatto questo "scherzo," faccio parte di questa "legione d'imbecilli" di cui parlava Eco.

Un'altra tua bufala che è girata molto è quella della pubblicità dei frigoriferi Smeg che non sono mai abbandonati per strada a Roma, a differenza di tutte le altre marche. Com'è nata, e quali sono state le reazioni e gli eventuali sviluppi?
Questa della Smeg è molto interessante. Il giorno prima avevo fatto un'altra falsa pubblicità diventata molto virale, dove la cedrata Tassoni dichiarava con imbarazzo di non contenere olio di palma. Questa reclame è stata apprezzata anche da moltissimi social media manager che mi hanno contattato per congratularsi. Allo stesso tempo, mi hanno fatto presente che secondo loro era stato solo un colpo di fortuna e che non sarei stato in grado di proporre un altro spot così virale.

La mattina dopo ho quindi creato la pubblicità dei frigoriferi, usando le stessa tecnica della bufala su Umberto Eco: ho sfruttato il tema del momento e utilizzato la provocazione. La mia pubblicità è stata presa per vera da tutti: è stata condivisa da molti deputati del PD, è andata su Gazebo, ne hanno parlato le radio, ci hanno fatto uno speciale su Repubblica e infine Sabina Guzzanti ha imitato Virginia Raggi su La7 con il mio Smeg alle spalle.

In rete sei spesso descritto come "il re delle bufale." Ti ritrovi in questa definizione?
Non so se sia vero o meno, però mi piace. Come quando una ragazza vince Miss Italia, è ovvio che non è la ragazza più bella del paese; però è stato deciso così, a lei piace questa cosa e siamo tutti contenti. Ecco, io al momento sono come Miss Italia.

In base a cosa decidi di fare una bufala?
È complicato spiegarlo, è una questione di ispirazione. Diciamo che sono un buon osservatore e di solito quando capto cosa bolle nel calderone della rete mi viene un'idea che sembra fatta apposta per far saltare il coperchio. A questo si aggiunge la capacità di individuare il sistema per divulgarla. Non avendo canali personali di divulgazione, il sistema che ho per rendere virali è una specie di "algoritmo" tutto mio, dove sfrutto la provocazione e la reazione di chi legge.

Nel creare le bufale, cerchi di trasmettere qualche messaggio in particolare—che può essere, chessò, sociale o politico—o lo fai solo ed esclusivamente per il gusto di creare una bufala?
Ho iniziato per motivi sociali e politici. Mi dava fastidio la disinformazione di regime e la creduloneria della gente, e così ho cominciato a creare delle false citazioni dei politici. In questo modo mi prendevo gioco dello spettacolo della politica e evidenziavo la disinformazione attuata dai media: mentre loro riportavano le parole dei politici che molto spesso celavano la situazione reale, i miei fake mettevano in bocca a vari personaggi parole che non avevano pronunciato, ma che erano verosimili e indicative della realtà attuale.

L'assunto di base era comunque lo stesso: cercare di assecondare ciò che i lettori avevano bisogno di sentirsi dire. Dato che le persone che cadevano nelle mie bufale erano le stesse che credevano alla disinformazione dei media, i miei fake li aiutavano a prendere coscienza di questo fenomeno.

In altre interviste hai detto di aver iniziato a informarti sulle pagine e sui siti di controinformazione connotate politicamente—tipo Informare per Resistere o Catena Umana. Poi però ti sei accorto che non erano affidabili: anzi, spacciavano un sacco di falsità. Immettere delle bufale in questi canali è una sorta di "vendetta"?
No, la vendetta non rientra tra i miei criteri d'azione. Catena Umana e altre pagine-spazzatura adesso sono cadute nel demenziale per accaparrarsi il diritto di satira. All'inizio, però, erano più serie e credibili, molti utenti "anticonformisti" denigravano le informazioni dei telegiornali e si rivolgevano a esse nella convinzione di squarciare il velo e riuscire a scoprire la "verità".

Condividere su questi siti, quindi, faceva parte di un piano di disillusione: il mio scopo era quello di ridicolizzare il più possibile questo meccanismo e far vedere a tutti il carattere mistificatorio dei criteri con i quali sceglievano le loro "notizie". L'obiettivo è sempre lo stesso: evidenziare una preoccupante assenza di pensiero che è alla base degli stereotipi e dei pregiudizi nei quali ci imbattiamo ogni giorno, dentro e fuori della rete, e che impedisce di avere opinioni personali veramente fondate.

Dato che hai menzionato la satira: cosa ne pensi delle pagine che si riparano dietro a essa per fare, in realtà, solo ed esclusivamente visite volte ad incassare soldi dalle pubblicità?
Sinceramente non capisco come mai Facebook permetta a siti razzisti e di disinformazione di restare ancora aperti. D'altro canto conosco molti bufalari, per la maggior parte ragazzi—giovani studenti o disoccupati—che risiedono nel sud Italia. Quello che si dice sui loro guadagni è esagerato: spesso sono staff numerosi e il loro incasso non supera i 400 euro mensili. Insomma, non penso che siano loro la minaccia per l'informazione del nostro paese.

Tornando alle tue bufale: due filoni che hai battuto spesso sono quelli delle death hoax, le false notizie sulla morte di un personaggio famoso, e degli arresti di vip in circostanze assurde (ad esempio quello di Antonella Clerici arrestata per possesso di droga). Perché le fai? Ti hanno mai creato dei problemi?
A casa ho una pila di diffide dagli uffici legali, compresa quella di Antonella Clerici. Questo tipo di bufale mi hanno creato moltissimi problemi, come quella volta che ho fatto arrestare Teo Mammucari e mi sono venute Le Iene a casa; oppure quella volta che ho fatto collassare Barbara D'urso per coma etilico. Recentemente, invece, ho fatto arrestare Damiano Er Faina.

Per il resto, i death hoax li ho fatti sempre e solo per motivi goliardici: hanno tanto risalto mediatico, finiscono quasi sempre per essere smentite nei tg, e mi fa ridere la reazione della vittima che dice di "grattarsi" sulla sua pagina Facebook. In generale, poi, mi piace rompere questa immagine moralista e perbenista che loro vendono alla gente: se loro si fingono buoni, perché io non posso dipingerli come cattivi? Tanto è tutto una farsa—"nulla è vero, tutto è permesso" come diceva William Burroughs.

A un certo punto, comunque, ti sei messo a collaborare con siti di debunking. Com'è nata questa collaborazione? È stata cercata da te o ti hanno cercato loro?
Per un periodo sono stato "criminalizzato" per la mia attività di hoaxer, soprattutto dopo il servizio delle Iene: pensa che giravano bufale anche su di me! Tutti hanno cominciato a spiegare ciò che non capivano con il denaro e a screditare la mia figura. Invece i debunker di BUTAC, o figure come David Puente e Sandro Martone, mi hanno sempre difeso conoscendo il mio vero intento. Con il tempo è nata un'amicizia, e la collaborazione con la pagina Bufale e Dintorni è stata una cosa spontanea.

Ti sei mai chiesto se, immettendo una dose di disinformazione in un circuito informativo già abbastanza inquinato, stessi creando "danni"?
Sì, secondo me non possiamo creare un sistema di controllo così potente da censurare qualunque cosa non vada bene, sarebbe quello il vero danno. La questione della mistificazione, tuttavia, non andrebbe rivolta a me ma alla politica, quindi ad un altro tipo di potere—ben diverso dal mio e molto più distruttivo.

L'unica cosa che possiamo fare noi utenti è aspettare che la società acquisisca una coscienza critica e razionale su quello che passa in rete, che è un grande oceano di informazioni che diventano accessibili per tutti, e nel quale c'è il rischio di essere travolti.

Non bisogna dimenticare che questo Giano bifronte è molto giovane, e ci sono buoni motivi per sperare che il pensiero umano non verrà spazzato via da uno strumento tecnologico che in teoria dovrebbe essere stato fatto dall'uomo per l'uomo. La stessa opinione pubblica di massa è una cosa relativamente nuova, poco tempo fa le informazioni erano meno accessibili e si credeva alle streghe e ai draghi. Sono convinto però che il tempo—e il lavoro di tutti noi—vaccinerà le persone contro la creduloneria.

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