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La doppia faccia di San Lorenzo

Il quartiere di Roma è da tempo descritto solo come una zona allo sbando e ostaggio di gang. Dopo la tragica morte di Desirée Mariottini, questa narrazione è tornata più forte che mai.

di Livio Ghilardi
26 ottobre 2018, 11:10am

San Lorenzo. Foto di Niccolò Berretta.

Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre Desirée Mariottini, sedicenne di Cisterna di Latina, è stata trovata morta in via dei Lucani a Roma, nel quartiere San Lorenzo. Il 25 ottobre, tre uomini di origine straniera sono stati fermati: si indaga per omicidio e stupro, e sull’intera vicenda aleggia l’ombra del consumo e dello spaccio di sostanze che nel quartiere romano imperversano da sempre (e non da quando a spigne ‘a robba ci sono gli stranieri, come qualcuno sostiene adesso).

Desirée sarebbe infatti morta per overdose in un’area dismessa tra via dei Lucani e via degli Anamari—a due passi dal trafficatissimo viale dello Scalo di San Lorenzo—composta da capannoni e costruzioni basse e fatiscenti, ormai abbandonate da tempo. Pur essendo state formulate diversi ipotesi per il recupero, di fatto i lavori non sono mai partiti; e così, il luogo è diventato una piazza di spaccio e un rifugio per senzatetto.

Nonostante una certa vulgata sostenga che “non si stia parlando” di questa tragedia, in realtà da giorni non si parla d’altro; anche perché la questione è ormai diventata politica. Dopo le polemiche con la sindaca Virginia Raggi, che l’ha accusato di “non conoscere Roma,” Matteo Salvini si è infatti recato a San Lorenzo. Nel quartiere non sono mancate le contestazioni di numerosi residenti—tra cui attiviste del movimento Non Una di Meno—e le accuse di essere uno “sciacallo.”

Sull’onda del caso di cronaca, in questi giorni si sta descrivendo San Lorenzo come un posto completamente allo sbando—una specie di inferno urbano devastato da “gang” e degrado, con rappresentazioni sulla stampa che tendono decisamente all’apocalittico. Ma oltre all’abuso del concetto di “degrado,” mi ha fatto strano sentir parlare di San Lorenzo come “periferia della città”: basta guardare una mappa per notare come dalla Stazione Termini a largo degli Osci (una delle due “piazzette” del quartiere) ci vogliano venti minuti di passeggiata.

Per chi non la conoscesse bene, l’area—sorta all'inizio del Ventesimo secolo per ospitare operai e ferrovieri—è sempre stata popolare, tendenzialmente di fede romanista e di sinistra. In via dei Volsci, negli anni Settanta, l’autonomia romana aveva una delle sue roccaforti; e sempre in quel periodo nacquero emittenti libere come Radio Onda Rossa o Radio Città Futura, che furono vittime di un attentato dei NAR di Giusva Fioravanti. Nel corso dei decenni, grazie alla prossimità con l’università Sapienza, San Lorenzo è poi diventato un quartiere dall’intensa attività sociale e culturale.

Questo posto, insomma, è sempre stato un crocevia di persone e con una sua identità forte, riconoscibile e a suo modo autentica. Anche se forse bisognerebbe usare il passato; oggi, infatti, il quadro è profondamente diverso.

Un amico che ci abita da vent’anni mi parla di una trasformazione dell’asse politico e di una progressiva trasteverizzazione del quartiere: “Chi si lamenta del degrado oggi è proprio chi ha guadagnato fior di quattrini vendendo catapecchie.” Oltre all’ondata di shottini a un euro, San Lorenzo è stata infatti investita da una forma particolarmente intensa di speculazione edilizia, che ha portato un aumento vertiginoso degli affitti e dubbie operazioni immobiliari.

Il “sociologo di strada” Valerio Marchi—scomparso nel 2006, autore di libri come Il derby del bambino morto e anima del quartiere con la sua libreria (oggi chiusa)—aveva raccontato questa trasformazione sociale e urbanistica già nel 2003. “Ad aver cambiato fisionomia non sono soltanto i palazzi, ma anche le strade,” scriveva su Carta. “A quella che era una zona prettamente diurna, e che anzi […] diveniva con le tenebre territorio proibito alla ‘gente per bene’, si è sostituito un sistema da divertimentificio.”

Sotto le “eleganti sembianze del nuovo San Lorenzo,” chiosava però Marchi, “dietro le sue raffinate enoteche e le sue associazioni culturali, compaiono brutture antiche quali il lavoro nero, la privazione di diritti, la negazione di identità.” A cavallo degli anni Duemila, dunque, le varie anime del quartiere divergono tra loro e inizia una difficile convivenza.

La prima volta che ci sono stato, appena arrivato a Roma, ho fatto un tour dei negozi che mi proponevano un primo approccio da cittadino alle subculture. One Love Hi Powa, Rock Cycle, Elvis Lives: negozi che a otto anni di distanza sono tutti spariti. Proprio Marco di Elvis Lives—negozio di abbigliamento, moda e accessori ora trasferitosi a Trastevere—mi racconta che “fu naturale scegliere San Lorenzo. Nel 2009, di giorno, era un quartiere dove gli studenti riempivano i bar e le librerie. Era un paese dentro una città: ci ha fatto sentire subito a casa.” Negli ultimi anni, però, “le cose sono cambiate: complice l'abbandono da parte delle istituzioni, il quartiere si è lentamente svuotato. Una tentata rapina in pieno giorno ci ha spinti ad andare via; il clima 'informale' che tanto ci aveva affascinato era diventato paura, insicurezza, ansia.”

san lorenzo piazza dell'immacolata
Piazza dell'Immacolata, San Lorenzo. Foto di Niccolò Berretta.

Questa “doppia faccia” mi viene raccontata anche da Emanuele Mancini, che in zona gestisce il locale Le Mura. San Lorenzo “vanta botteghe e ristoranti che rappresentano un bene per tutta la città, ma viene derubricato solo a quartiere di spaccio e movida.” Ma per lui non è solo così: “C’è anche un’attività sociale forte, di cui esperienze come la polisportiva Atletico San Lorenzo rappresentano il fiore all’occhiello.”

Nel quartiere abbondano infatti spazi culturali, occupati e autogestiti come la Palestra Popolare, Esc, Communia o il Nuovo Cinema Palazzo, che ha impedito la nascita di un casinò che avrebbe ulteriormente snaturato San Lorenzo. Ed è proprio contro queste realtà che Salvini se l’è presa come prima cosa, confondendo volutamente gli spazi sociali con gli spazi abbandonati, e promettendo di tornare nel quartiere con la ruspa per sgomberare tutti.

Tuttavia, mi dice Alberto De Nicola di Esc—che qualche tempo fa, dopo l’ennesima ondata di attenzione mediatica aveva lanciato cinque proposte per il quartiere— “bisognerebbe chiedersi cosa sarebbe San Lorenzo senza queste realtà autogestite, che qualificano in modo significativo una parte importante degli interventi culturali e sociali di quel quadrante.”

De Nicola mi racconta che, quando è nato il progetto (nel 2004), “San Lorenzo ci sembrava il posto ‘naturale’ per parlare dentro la città delle problematiche politiche che emergevano in università.” Col passare del tempo, continua, il quartiere—come molti altri a Roma—è stato oggetto di “un processo aggressivo di commercializzazione e di speculazione immobiliare che produce un impoverimento non solo di chi lo abita e lo attraversa, ma anche degli stessi spazi di socialità e di incontro.”

L’attivista di Esc passa dunque a illustrarmi il “circolo perverso del governo della città” che raggiunge l’apice in occasioni del genere. “Si abbandonano a se stesse intere aree del quartiere su cui proliferano situazioni di criminalità,” spiega, “e si lascia che queste degenerino, nonostante le ripetute denunce dei cittadini e delle realtà sociali di zona.” Tutto ciò finché “non intervengono in modo tardivo le istituzioni, imponendo un controllo securitario e militarizzato dello spazio. Ed è precisamente quello che è accaduto in via dei Lucani: tutti sapevano.”

Dell’aspetto legato alla sicurezza parlo anche con alcuni giovani abitanti. Lorenzo Greco, che vive da sette anni nel quartiere, racconta di aver visto “scene aberranti” e di essere “dovuto intervenire in più occasioni mettendo a rischio l’incolumità mia e di chi stava con me.” Eppure, “non mi sognerei mai di dare le responsabilità di queste situazioni a San Lorenzo in quanto quartiere o in quanto comunità, né all’alcool. Se volete puntare il dito, puntatelo contro l'assenza delle istituzioni.”

Un’altra residente, Irene, mi parla invece dell’atteggiamento delle forze dell’ordine—a suo dire spesso assenti o in ritardo quando si tratta di sedare le risse tra gli spacciatori, dovute principalmente al tentativo di esercitare il controllo del territorio. Lorenza, invece, mi scrive che “San Lorenzo si è sempre sentito ‘solo’, e si è sempre organizzato da sé. È un quartiere che nei decenni ha sopportato tantissimo, eppure ha sempre mostrato l’altra guancia. Penso che meriterebbe un po’ di più che un giudizio immediato che ne segni il destino.”

Il timore di molti è che, da questa storia e dalle tensioni che si stanno accumulando, il quartiere possa uscire ancor più spaccato. Secondo i ragazzi di Misto Mame, un collettivo artistico attivo dal 2014, la passerella di Salvini “da un lato ha mostrato la divisione che viviamo (si sentivano delle signore inveire contro chi contestava Salvini con frasi tipo ‘ce vorrebbe lo zio Benito!’)," mentre dall’altro “ha gettato le basi per giustificare e attuare strategie di controllo.” Non a caso, in questi giorni Raggi ha proposto di vietare la vendita di alcolici nel quartiere dopo le 21—anche se non si capisce bene cosa c’entri l’alcol in questa vicenda.

Ieri sera si è tenuta una fiaccolata per le strade di San Lorenzo. Al corteo hanno preso parte Virginia Raggi, negozianti, residenti e una decina di persone che indossavano magliette bianche con la scritta “Giustizia per Desirée,” reggendo anche uno striscione che recitava “Papà ti porterà sempre nel cuore.” A un certo punto, qualcuno ha gridato “fuori i mostri dal quartiere.”

Diverse polemiche sta suscitando poi l’iniziativa del partito neofascista Forza Nuova, che il 27 ottobre vorrebbe scendere in piazza a San Lorenzo per “invitare i romani a combattere e ad autorganizzarsi contro clandestini e immigrati che ormai ci hanno dichiarato guerra,” e per dire che “la tirannia autorazzista deve cessare.”

Oggi pomeriggio, invece, è previsto un presidio in piazza dell’Immacolata organizzato da “San Lorenzo Solidale.” Nel lancio dell’evento si legge che “questa tragedia colpisce San Lorenzo e tutta la città, producendo paura in chi ci vive e le attraversa.” E l’unico antidoto a questa paura “è affrontarla collettivamente,” perché “non si risolverà con la retorica e le strumentalizzazioni che alimentano odio.”

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