Perché l’ultimo episodio di 'Westworld' è il migliore finora

Finalmente, la serie affronta i motivi per cui il Transumanesimo potrebbe rivelarsi un incubo.

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15 maggio 2018, 12:32pm

Immagine: HBO 

L'episodio di Westworld andato in onda lunedì sera e intitolato "The Riddle of the Sphinx" è stato quello migliore della seconda stagione finora e, forse, il migliore in assoluto della serie. William si fa strada nel gioco di Ford, Bernard si ricongiunge con Elsie (che non vedevamo dalla prima stagione), e scopriamo un sacco di cose sui progetti ufficiosi della Delos.

Ma a rendere la puntata veramente interessante è il commento spietato che fa, tra le righe, sulla nostra fede — spesso ingenua — nella tecnologia e, più specificatamente, sulla credenza transumanista che, un giorno, potremo usarla per diventare immortali.

Nell'episodio, James Delos — il miliardario che ha reso possibili i piaceri violenti di Westworld — passa le sue giornate pedalando, fumando, masturbandosi e ballando sulle note di pezzi rock degli anni Settanta, in una stanza bianca opalescente. Pensa di stare morendo, ma in realtà è già morto. È una copia di sé stesso, una mente caricata su una macchina. Ma la copia non funziona come dovrebbe e, quando Delos non supera un'ispezione, viene incinerata. Nel corso di decenni di reiterazioni insoddisfacenti, vengono create e uccise centinaia di copie di Delos. Come si scopre, Delos ha deciso di prendere parte a questo esperimento per ingannare la morte, ma ciò che ha ottenuto in cambio è solo un nuovo tipo di inferno.

Il Transumanesimo è un movimento politico e filosofico secondo cui gli esseri umani possono trascendere il proprio corpo con l'aiuto della tecnologia e diventare esseri immortali a tutti gli effetti. Il tipo di tecnologia ritratta in "The Riddle of the Sphinx" è una pietra angolare del transumanesimo — un processo, che, in futuro,potrebbe permetterci di caricare la nostra coscienza su una macchina.

C'è una speranza ingenua attaccata a questa linea di pensiero, una che Westworld chiama in causa. Diamo per scontato che gli spazi digitali che creiamo per le nostre menti saranno paradisi. Il problema è che, anche se trascendiamo questi corpi terreni, restiamo umani e quindi capaci di crudeltà immane. Sappiamo creare inferni oltre che paradisi.

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Lo vediamo anche nella nostra realtà, ogni volta che qualche innovazione tecnologia viene puntualmente abusata. Facebook è nato — almeno apparentemente — con lo scopo di connettere il mondo, ma ha finito per aggravare i divari esistenti. La scissione dell'atomo avrebbe potuto fornirci energia infinita, invece ci ha dato armi in grado di distruggere il pianeta. Le ciminiere sono state costruite in periferia con il buon proposito di tenere i fumi nocivi lontano dalle strade delle città e così è stato, finché non sono arrivate le piogge acide, provocate da quelle stesse colonne di fumo.

Questo non significa che le ambizioni transumaniste non debbano essere perseguite. La tecnologia ha indubbiamente migliorato le nostre vite in un'infinità di modi e ha già esteso la durata media della vita — non c'è scritto da nessuna parte che i sogni transumanisti debbano per forza trasformarsi in incubi. Ma come l'episodio estremamente lucido di Westworld ci ricorda, ci sono destini peggiori della morte. E man mano che la nostra tecnologia migliora, potremmo infliggerli uno all'altro e, alla fine, a noi stessi.

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Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.