Abbiamo passato un giorno nella più grande piazza di spaccio di Milano

Secondo alcune stime, ogni giorno tra le 500 e le 700 persone passano dalla stazione di Rogoredo per procurarsi le dosi.

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13 maggio 2016, 9:10am

A Rogoredo si spacciano principalmente cocaina ed eroina. [Foto via Flickr]

Andrea e Francesco, seduti su un muretto in un angolo della stazione di Rogoredo si riconoscono dagli zainetti gialli. Dentro non hanno vestiti, cibo o un libro da leggere sul treno — ma siringhe, lacci emostatici e antidoti contro le overdose.

I due, infatti, non fanno parte del gran numero di pendolari e viaggiatori che transitano ogni giorno dalla stazione. Andrea Travagin e Francesco Mainieri sono gli operatori dell'unica Unità Mobile di Strada per le tossicodipendenze all'interno del territorio del comune di Milano.

Vengono a Rogoredo diversi giorni a settimana — a volte due, a volte quattro. Qui, in totale autonomia, garantiscono il servizio di presidio territoriale per la riduzione del danno: distribuiscono siringhe e pezzi di stagnola per i fumatori di eroina o rispondono alle domande e ai dubbi delle tante persone che si trovano a passare di lì per comprare o consumare droga.

Andrea e Francesco, entrambi quarantenni, lavorano nel sociale da anni, e in particolare si occupano di riduzione del danno rispettivamente dal 2004 e dal 1999. Hanno lavorato sia in strada con le unità mobili che nei drop-in, centri diurni per persone con problemi di dipendenza o senza fissa dimora.

"Ciao ragazzi! Ehilà ragazzi, buongiorno! Come va?" chiede Francesco a una coppia di ventenni. Iniziano a conversare brevemente del più e del meno, poi i due chiedono le siringhe e si congedano, diretti verso la zona in cui stazionano gli spacciatori.

"Vedi, ci sono persone che si fermano a parlare per mezz'ora, oppure ci sono quelle che arrivano, prendono e se ne vanno," mi spiega Andrea. "Per questi due ragazzi oggi è così, però ci sono stati momenti in cui si sono fermati più a lungo."

Uno degli ingressi della stazione di Rogoredo, a Milano. (Foto di Giulia Saudelli/VICE News)

L'Unità di strada non si limita soltanto a distribuire siringhe e lacci emostatici, infatti; la sua importanza si regge imprescindibilmente sulla relazione che si instaura tra gli operatori e gli utenti.

È un rapporto a legame debole, che si regge spesso su brevi conversazioni che si limitano al 'Ciao, come stai,' ma che permettono agli operatori di instaurare il giusto livello di fiducia. In caso di problemi, le persone sentono di poter contare su di loro.

"La nostra relazione con le persone si basa su rapporti di fiducia sottilissimi," spiega Andrea. "Ogni parola che diciamo a queste persone, anche se magari anche in modo burlesco o simpatico, è calibrata, dosata rispetto a quello che noi vogliamo ottenere dalla relazione. A noi interessa che queste persone rimangano agganciate al servizio, che sappiano che ci sono due persone competenti, che sospendono qualsiasi giudizio di valore e incentrano il lavoro sull'efficacia della riduzione del danno."

Gli zaini gialli di Andrea e Francesco. [Foto di Andrea Travagini]

Secondo quanto ci spiegano, ogni giorno Andrea e Francesco entrano in contatto con almeno 50 o 60 persone.

Ci sono alcuni "aficionados" dell'Unità di strada, tossicodipendenti spesso non di primo pelo che hanno rapporti più costanti e un po' più stretti con gli operatori.

Il primo che incontriamo è Piombo, un uomo di mezza età che si ferma a chiacchierare per più di mezz'ora. Lui è un "sostenitore" di Andrea e Francesco, uno con cui si è stretta quella che chiamano "un'alleanza." Con lui si parla degli argomenti più disparati: si discorre su quale bar faccia il caffè più buono di Napoli; racconta di una puntata di Geo&Geo e della nuova spesa da poco entrata nel paniere dell'ISTAT — i tatuaggi; il discorso è poi ricaduto sulla differenza tra vegani e vegetariani.

Nel frattempo, il flusso di persone non è mai cessato. "Me ne date due [siringhe]?" chiede un ragazzo. "Possiamo dartene solo una, sennò non bastano per tutti" gli risponde Andrea.

Durante il pomeriggio si fermano in tanti. A un uomo che zoppica, Andrea e Francesco chiedono se gli sia andato l'ago fuori vena; a un ragazzo in 'scoppiatura' (l'astinenza, in gergo) che sta aspettando di entrare al SERT, Andrea consiglia di trascorrere il periodo dell'astinenza in casa e non per strada, se possibile; a un giovane che racconta di aver appena preso 1.500 euro di stipendio, Francesco dice di stare attento, perché con tutti quei soldi la tentazione di consumare di più è forte.

Un altro ragazzo saluta e dice: "Sono un coglione, sono quattro giorni che non uso e oggi... TAC."

La più grande piazza di spaccio di Milano

Negli ultimi anni l'area intorno alla stazione di Rogoredo è diventata la più grande piazza di spaccio di Milano. Secondo le stime degli operatori dell'Unità di strada, ogni giorno potenzialmente tra le 500 e le 700 persone transitano da lì per procurarsi le dosi, dalle 10 del mattino alle 10 di sera.

Dopo un lungo periodo di mappatura della zona, Andrea e Francesco hanno individuato quattro punti principali in cui avviene lo spaccio — sui due lati della ferrovia diretta verso il centro di Milano, intorno ai sottopassaggi nei pressi degli svincoli dell'autostrada A1, e in quello che è conosciuto come "il monte," all'interno di un'area boschiva dove è facile per gli spacciatori nascondersi per vendere, o per i tossicodipendenti per consumare.

Rogoredo è uno snodo importante nella rete dei trasporti milanesi: oltre a essere servita dall'autostrada, la stazione è raggiunta dai treni regionali o ad alta velocità, ed è collegata al centro di Milano da una linea di metropolitana e diversi autobus. I consumatori arrivano quindi non solo da Milano, ma anche dalle zone circostanti o da altre città come Pavia, Mantova o Piacenza.

Qui si spacciano principalmente cocaina ed eroina. Il consumo di quest'ultima sostanza - che molti consideravano in calo se non addirittura quasi scomparso - si è invece ripresentato in piena luce, a significare che, come avevamo scritto già lo scorso anno, l'eroina in realtà dall'Italia non se n'è mai andata.

"Veniamo da anni in cui si faceva molta fatica a trovare piazze sulla città e quindi a contattare i tossicodipendenti," spiega Cristiano Bregamo, coordinatore del progetto di Unità di strada della cooperativa Lotta all'Emarginazione. "La distribuzione era nascosta, avveniva soprattutto nelle case, quindi l'unità mobile faceva molta fatica. Ora invece c'è una piazza molto grande e abbiamo tante persone con cui lavorare."

Negli ultimi anni anche il Parco delle Cave di Milano era diventato un centro di spaccio abbastanza significativo, tanto che anche lì era presente un'Unità di strada. Ma, come raccontato da Francesco e Andrea, trattandosi di una zona a ridosso di un'area residenziale, le autorità milanesi si sono adoperate per eliminare, o meglio spostare, il problema.

È così che Rogoredo è diventata la grande piazza di spaccio che è oggi.

La strada che costeggia la stazione di Rogoredo e che porta alla principale area di spaccio, situata in una zona verde poco più avanti. (Foto di Giulia Saudelli/VICE News)

"Diciamo che è stata una politica portata avanti sia dalle forze dell'ordine che dalle grandi basi di spaccio," dice Francesco. "Si è cercato di spostare l'area di spaccio dal centro o dalle zone residenziali verso quelle più periferiche, in modo da dare alle persone la possibilità di consumare senza creare particolari intralci."

"Rogoredo non solo è facilmente raggiungibile con diversi mezzi di trasporto, ma è anche in una zona poco trafficata," aggiunge Andrea. "Qui non vai a rompere le scatole a nessuno, l'importante è non creare il cosiddetto 'allarme sociale.' Lontano dagli occhi, lontano dal cuore."

Il consumo di eroina tra i giovanissimi

Nel corso del pomeriggio, nella zona in cui gravitano Andrea e Francesco si fermano tante persone — una ventina solo nel primo quarto d'ora. In poco tempo uno dei due zaini, all'inizio pieno di siringhe, si svuota.

Si avvicina un gruppo di ragazzi molto giovani, hanno meno di 20 anni. Alcuni chiedono dei pezzetti di stagnola, altri invece cercano le siringhe. Una ragazza mostra ad Andrea e Francesco una ferita che ha sul braccio, gli chiede consiglio su una pomata o un altro medicinale da poterci applicare.

Chiedo a Francesco e Andrea se, come sembra, passino davvero per Rogoredo tanti ragazzi giovani e giovanissimi. "È pienissimo," risponde Francesco. "E non hai visto i più giovani. Di giovani oggi ne hai visti pochi, ne sono passati meno del solito," aggiunge Andrea.

Come spiega Andrea, l'approdo dei giovanissimi all'eroina è un fenomeno che ha iniziato a presentarsi solo negli ultimi anni. Se nel 2004, quando Andrea ha iniziato a lavorare come operatore di strada, erano davvero rari i casi di diciottenni che consumavano eroina, oggi incontra molti consumatori di eroina giovanissimi — anche di 14 o 15 anni.

In genere le nuove generazioni si avvicinano all'eroina fumandola, soprattutto, o sniffandola, e passando forse in un secondo momento all'assunzione per via endovenosa. Per entrare in contatto con questa categoria di consumatori, Andrea e Francesco mettono nello zaino anche un rotolo di carta stagnola, usata dai fumatori di eroina.

"In sé la stagnola non è uno strumento di riduzione del danno quanto la siringa, però è uno strumento di aggancio," spiega Andrea. "Questi ragazzi si rivolgono a noi chiedendoci un pezzo di carta, e ciò ci permette di creare quel tot di relazione necessario per parlare di sostanze, riduzione del danno, o di come possono affrontare o uscire da una certa situazione."

Nella zona in cui stazionano Andrea e Francesco a un certo punto fa la sua comparsa una coppia di poliziotti. Non vengono a parlare con i due operatori, ma è sufficiente che siano nei dintorni per far allontanare qualsiasi consumatore che desiderasse parlare con loro.

Una coppia di ragazzi molto giovani saluta e sta per chiedere delle siringhe, ma vedono i due agenti e si allontanano, dicendo "passiamo dopo, va."

"Siamo oggetto di controlli dei documenti sostanzialmente a livello mensile," spiega Andrea. "Almeno una volta al mese arriva un poliziotto e ci chiede 'Ma voi chi siete, cosa ci fate qua?' A volte ci chiedono di spostarci un po' più in là."

Se da una parte il fatto che le forze dell'ordine di aggirino intorno alla postazione degli operatori può far allontanare dei potenziali utenti, dall'altra il fatto che vengano controllati anche a loro i documenti li avvicina in qualche modo ai consumatori. Il senso di fiducia nei confronti di Andrea e Francesco aumenta, anche perché non vengono visti come potenziali "spie" della polizia.

Uno dei motivi per cui i ragazzi si allontanano quando vedono le pattuglie delle forze dell'ordine è il rischio di ricevere il foglio di via: se, infatti, non sono residenti a Milano e vengono trovate in possesso di droga, le persone vengono fatte allontanare dal territorio comunale, in cui non possono fare ritorno senza autorizzazione o per un periodo fino a tre anni.

Tre auto della polizia parcheggiate davanti alla postazione dell'Unità di Strada. (Foto di Andrea Travagin).

Il problema dei finanziamenti

Sembra che nella stazione di Rogoredo coesistano due mondi che si sovrappongono ma non si conoscono.

C'è il mondo 'di sopra', quello dei pendolari o dei turisti che arrivano in treno con le loro valigie e si mettono alla ricerca di un taxi. Poi c'è il mondo 'di sotto', quello legato al traffico e al consumo di droga. La persona ignara del fatto che Rogoredo è un'importante piazza di spaccio con molta probabilità non si accorge nemmeno dell'enorme via vai quotidiano legato agli stupefacenti.

Una delle rare interazioni tra i due mondi avviene quando i tossicodipendenti cercano di mettere insieme i soldi per la dose, chiedendo qualche moneta ai viaggiatori che acquistano i biglietti alla macchinetta automatica.

Un altro punto di contatto tra il mondo di sopra e quello di sotto è rappresentato da Andrea e Francesco. Questa preziosa risorsa, tuttavia, al momento appare in equilibrio su un filo molto sottile: il progetto di Unità di strada sta affrontando delle importanti difficoltà dal punto di vista economico.

Dal primo aprile, infatti, la Regione Lombardia ha deciso di non investire più su questo intervento, tagliando di fatto i finanziamenti. La dottoressa Rita Gallizzi, responsabile dell'area dipendenze della cooperativa Lotta all'Emarginazione, spiega che per una questione formale il progetto non è stato considerato per l'assegnazione dei fondi europei erogati dalla Regione Lombardia per i bandi di inclusione sociale.

Con l'inclusione della riduzione del danno nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del Ministero della Salute - cioè quindi dei servizi che il Ministero è obbligato a fornire ai cittadini - dovrebbero arrivare delle indicazioni di finanziamento per le Regioni per questo tipo di progetto. Ma si tratta comunque di un'eventualità che, se dovesse accadere, arriverebbe nella seconda metà del 2016.

"In teoria questo intervento è formalmente concluso," dice la dottoressa. "Ma noi insieme a tutte le altre realtà che sostengono questa attività a Milano - Comunità Nuova, Padri Somaschi, Comunità del Giambellino e A77 - abbiamo deciso, per ora, di continuare."

"Al momento noi stiamo andando avanti con un rischio d'impresa grosso da parte nostra," aggiunge Cristiano Bregamo, coordinatore del progetto. "A questo punto Cooperativa Lotta si è assunta l'onere e il rischio d'impresa di portare avanti e mantenere un presidio territoriale utile a soddisfare i bisogni che noi impattavamo, e che sono comunque alti. Attualmente quindi siamo aperti con nostre risorse."

Bregamo non è stato in grado di dire quanto a lungo la cooperativa riuscirà a finanziare indipendentemente il progetto. Al momento, Andrea e Francesco continuano a recarsi a Rogoredo diversi a giorni a settimana, con la speranza che si possa trovare presto una soluzione per finanziare l'Unità di strada in modo più stabile e permanente.

Anche per non perdere tutti i progressi che sono stati fatti finora. Per fare la mappatura della zona intorno alla stazione, conoscere le dinamiche dello spaccio nell'area e instaurare un rapporto, seppur debole, con i tossicodipendenti che frequentano la stazione, ci sono voluti anni di lavoro. Rischiare di chiudere tutto, anche solo temporaneamente, sarebbe un colpo davvero pesante per le politiche di riduzione del danno a Milano.

"Purtroppo questa è l'unica unità di strada di Milano per la tossicodipendenza," dice Francesco. "Milano ha una tradizione storica rispetto alla riduzione del danno, che risale agli inizi degli anni Novanta. Purtroppo adesso siamo rimasti io e Andrea."


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Foto di apertura di Urban Seed Education via Flickr in Creative Commons