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Un avvocato spiega cosa fare se ti ferma la polizia

Fermi, perquisizioni, identificazioni: come bisogna comportarsi quando si finisce in una di queste situazioni?

di Claudia Torrisi
30 maggio 2017, 7:58am

Sia che ti trovi in piazza la sera, a girovagare da solo alle tre di notte, oppure in una grossa manifestazione, imbattersi in un controllo di polizia non è così impossibile: può capitare a chiunque, e per i motivi più disparati. E a qualcuno può anche capitare di finire in questura.

Secondo i dati raccolti dall'Istat, nel solo 2015 quasi un milione di persone (962.247) si è ritrovato a passare tra caserme dei carabinieri e stazioni di polizia, o comunque ha avuto contatti con le forze dell'ordine.

Molto spesso, chi viene fermato non ha la più pallida idea di cosa gli stia accadendo e quali siano i suoi diritti. Arrovellandosi su cosa sia legittimo fare o non fare—è assurdo se chiamo un avvocato dopo cinque ore in questura? Se dico sì a tutto forse sembro più collaborativo?—a volte si finisce pure per peggiorare la propria situazione.

La confusione deriva dal fatto che, per molto tempo, nel nostro paese non c'è stata una normativa sulle informazioni da dare alle persone in stato di arresto o fermo. Nel 2014 sono state recepite alcune direttive comunitarie che hanno imposto agli stati membri di uniformare gli obblighi di informazione per chi viene sottoposto a provvedimenti restrittivi della libertà.

"Adesso esiste la Letter of Rights, che è un elenco di diritti che dovrebbe essere consegnato immediatamente in forma scritta e chiara alla persona che viene sottoposta a una misura cautelare, ad arresto o a fermo," mi spiega l'avvocato Gennaro Santoro dell'Associazione Antigone, che ha collaborato alla stesura del vademecum Know Your Rights. Breve guida ai tuoi diritti davanti alle forze di Polizia , realizzato in collaborazione con la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD). Altre previsioni sono elencate nel Foglio dei diritti, elaborato dal Ministero dell'Interno nel 2007 su indicazione del Comitato Europeo per la prevenzione della tortura .

Per capire bene come muoversi, ho dunque chiesto all'avvocato Santoro cosa sarebbe opportuno sapere nel caso in cui ci si ritrovi in alcune di queste situazioni.

Negli status Facebook inseriti nel pezzo, invece, trovate due esempi di interazioni con le forze dell'ordine avvenute nel corso dell'ultima settimana, a Genova per la visita del Papa e in Sicilia per le manifestazioni contro il G7.

FERMO PER IDENTIFICAZIONE

A volte può succedere di essere fermati da un agente che chiede di mostrargli i documenti. L'esempio più tipico è durante una corteo o una manifestazione: stavi solo camminando, non hai fatto niente ma per qualche motivo finisci per essere identificato. È legittimo?

"Partiamo da un presupposto," spiega Santoro, "l'identificazione può avvenire in qualsiasi momento perché è una forma di controllo anche preventivo che possono fare le forze dell'ordine. Non tutti sanno, però, che se vieni fermato da un agente in borghese hai il diritto di chiedergli di identificarsi a sua volta e di mostrare il tesserino."

Nel caso in cui l'agente non lo faccia, non si è obbligati a eseguire i suoi ordini. Questa possibilità viene data, aggiunge il legale, "non per diffidenza, ma perché potenzialmente chiunque potrebbe ostentare di appartenere alle forze dell'ordine. Infatti il diritto esiste solo se l'agente è in borghese, non anche quando si presenta in divisa perché quella garantisce comunque una certa riconoscibilità." In quest'ultimo caso—o qualora acconsenta a identificarsi—non ci si può esimere dal dichiarare le proprie generalità e mostrare un documento d'identità.

Se ci si rifiuta o se la polizia ha un fondato sospetto che si tratti di un nome falso, si può essere accompagnati in commissariato. "Non si ha diritto a un avvocato," aggiunge Santoro, "ma è bene avere la consapevolezza che il fermo per identificazione va comunicato alla procura e non può durare più di 24 ore, poi bisogna essere rilasciati."

PERQUISIZIONE IN CASA O PERSONALE

Per legge, la polizia non può entrare in casa tua, nel tuo ufficio, in un altro locale o nella tua macchina senza un mandato del giudice—che hai diritto di avere prima dell'inizio della perquisizione.

Ci sono comunque casi eccezionali in cui può essere fatta una perquisizione senza il provvedimento di un magistrato. Uno di questi, come già analizzato su VICE, è quando le forze dell'ordine hanno la fondata possibilità di trovare droghe; gli altri si verificano se ci sono di mezzo armi o esplosivi, oppure—spiega Santoro—"se la persona viene colta il flagranza di reato o viene emessa un'ordinanza di custodia cautelare."

A ogni modo, aggiunge il legale di Antigone, "devi poter subito nominare un avvocato o conferire nel più breve tempo possibile con lui. L'ideale, infatti, è che la perquisizione per droga sia fatta alla presenza del difensore, o di un altro soggetto di fiducia facilmente reperibile." Se questo non è possibile, la guida suggerisce di "seguire personalmente tutte le operazioni" e "fare attenzione alla redazione del verbale."

Quest'ultimo è un documento di cui si ha diritto a ricevere una copia e che va "letto attentamente per verificare che le operazioni si siano svolte nelle modalità riportate." Qualora così non fosse non va firmato (anche se in questi casi è meglio che ci sia un legale). Nel verbale, precisa l'avvocato Santoro, deve esserci scritto il motivo della perquisizione e chi l'ha effettuata.

Se si tratta di perquisizioni o ispezioni personali si ha il diritto che siano portate a termine "nel rispetto della dignità e della riservatezza della persona." Le donne, per esempio, possono richiedere che l'agente sia una donna.

FERMO O ARRESTO

Arresto e fermo non sono la stessa cosa. Il primo è operato dalla polizia giudiziaria, e si verifica quando si viene colti proprio mentre si sta commettendo un reato grave. Il fermo, invece, è disposto dal pm, quando c'è il pericolo che una persona gravemente indiziata di un delitto possa fuggire. In ogni caso, la polizia giudiziaria deve subito informare la procura, mettere l'arrestato o il fermato a disposizione del pm e comunicargli in maniera chiara quali sono i suoi diritti.

"Sul momento esatto in cui va consegnata la Letter of Rights la legge è generica, dice solo che va data nel più breve tempo possibile. Tant'è che c'è una norma di chiusura che specifica che il giudice—quantomeno in sede di convalida, se non è stato fatto prima—deve comunicare all'indagato o all'imputato tutti i suoi diritti. Questo ti fa capire che purtroppo non c'è una previsione del momento preciso entro il quale deve essere consegnato il documento," afferma Santoro.

Il primo diritto che spetta a chi viene arrestato o fermato è quello di avere un avvocato. "Devi esserne informato subito," spiega il legale, "e devi poter parlare con lui in breve termine, sia che si tratti del tuo difensore di fiducia, sia di quello designato d'ufficio." In casi eccezionali il giudice può posticipare il contatto con l'avvocato per un massimo di cinque giorni.

"Hai il diritto di restare in silenzio, e, ovviamente, di conoscere il motivo dell'arresto o del fermo", aggiunge Santoro. A quel punto, specifica l'avvocato, l'arresto sarà comunicato ai familiari "solo con il tuo assenso: sei libero di decidere se informarli o meno. Così come le autorità consolari se sei straniero, non è automatico. Chiaramente questo vale se sei maggiorenne. Nel caso di minorenni il discorso cambia."

Per gli stranieri, infine, è prevista l'assistenza di un interprete e la traduzione di tutti i passaggi fondamentali. Quest'ultimo punto, però, ancora fatica a trovare applicazione. "Sono elementi nuovi, perché sono direttive che sono state recepite dall'Italia in ritardo. In altri ordinamenti giuridici è già prevista per esempio la videoregistrazione degli interrogatori quando c'è l'interprete per poter verificare effettivamente la qualità della traduzione. Qui il livello è piuttosto scarso. Talvolta si tratta di persone che non hanno nozioni giuridiche, si crea confusione e la parte difficilmente riesce a capire qual è l'accusa," spiega Santoro.

CUSTODIA IN CASERMA O IN COMMISSARIATO

Inevitabilmente, al pensiero di finire in una caserma dei carabinieri o in commissariato di polizia la mente va a episodi piuttosto bui della storia italiana, come la vicenda di Stefano Cucchi o le violenze alla caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001. Secondo l'avvocato Santoro, proprio per l'esistenza di questi "casi di cronaca nera," trovarsi in questi luoghi e "sapere esattamente quello di cui hai diritto può essere particolarmente rilevante."

Se sei detenuto in una caserma o in un commissariato devi poter "svolgere elementari attività di igiene personale," "ricevere la somministrazione dei pasti qualora tu permanga per oltre sei ore nella camera di sicurezza" e negli orari "solitamente riservati alla loro consumazione," stare in stanze separate rispetto all'altro sesso, in una cella "pulita e dotata di letto con coperte e lenzuola" e avere una ricevuta degli effetti personali consegnati all'ingresso (nonché riaverli indietro al momento della liberazione). Se sei una donna con figli sotto i tre anni, infine, puoi tenerli con te.

Questo elenco non è stato recepito nel codice di procedura penale: si trova esclusivamente nel Foglio dei diritti adottato dal Ministero dell'Interno nel 2007. Il che ovviamente influisce nel caso in cui le previsioni non vengano rispettate. "Diciamo che la circolare ha un'efficacia interna, nei rapporti tra Ministero e poliziotti. In una causa penale o civile sicuramente il maltrattato potrà invocare che è stata disapplicata la circolare in questione, ma non ha la stessa valenza della violazione di una legge," precisa l'avvocato Santoro.

INTERROGATORIO

Il pm deve comunicare tempestivamente all'avvocato che intende interrogare l'arrestato (o il fermato). Non è obbligatorio deporre: ci si può legittimamente rifiutare. La deposizione eventualmente rilasciata, invece, sarà utilizzabile al processo, sarà trascritta e poi sottoscritta dalla persona fermata—che può far inserire anche delle osservazioni.

La possibilità di rimanere in silenzio va specificata prima dell'inizio dell'interrogatorio. "Non rispondere non pregiudica nulla. Conoscere questo diritto è molto importante. Così come lo è quello di mentire, chiaramente nel momento in cui sei imputato e non testimone o persona informata sui fatti. Anche questo è fondamentale", puntualizza Santoro.

In generale, le prime 24 ore dopo un fermo sono quelle davvero fondamentali. "Tante cose è opportuno conoscerle prima, in via cautelare," conclude l'avvocato. "Ci possono essere errori che poi si trascinano all'infinito."

Thumbnail via Flickr. Segui Claudia su Twitter

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