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Estate/Autunno

Ben Brooks è un giovane scrittore inglese molto promettente. Gli abbiamo chiesto di mandarci qualcosa, e lui ci ha inviato questo racconto, in cui un diciottenne incontra una 42enne online e i due iniziano una storia piena di litigi e cocaina. Ci ha...
25.9.13

Ben Brooks ha 21 anni, è inglese e durante un tour con Tao Lin il nostro global editor Andy Capper l'ha definito uno dei giovani scrittori più interessanti del momento. Andy ha chiesto a Ben di inviarci un racconto, e Ben ha risposto con questa storia, che lui dice essere vera al 100 percento. Gli abbiamo anche chiesto di scrivere una biografia. Ecco cosa ci ha mandato: "Ben Brooks è nato nel Gloucestershire, che si trova nel Regno Unito, nel 1992. È l’autore di Fences, An Island of fifty, The Kasahara School of Nihilism, Grow Up e Lolito. Ha ricevuto una nomination per il Dylan Thomas Prize, e ha avuto tre ragazze e fatto altre cose."

Ho 18 anni e mi nascondo dalla scuola. Ellen ne ha 42 ed è in un ufficio. Si è trasferita a Londra tre anni fa. È portoghese. Di lavoro fa la programmatrice informatica. Suo marito è in carcere.

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"Perché è in carcere?" le scrivo.

"Insider trading."

"Oh, pure io."

"Cosa? Quanti anni hai?"

“22. Tu?”

“35.”

Ellen scrive di volersi sedere sulle facce degli uomini che vede sui mezzi. Scrive di voler essere soffocata, umiliata e presa a gomitate negli occhi. Dice che suo padre era un tipo calmo, e quando si sedeva dopo al suo posto restava l'odore di aghi di pino. Passiamo i pomeriggi a scrivere e le sere su instant messenger. Ellen parla dei suoi colleghi e del suo capo e di come si sente. Io mi invento storie su diverse ragazze e una rete di ansie ad accompagnare ciascuna di loro. Non ha importanza. Parliamo per essere ascoltati.

Quando cominciamo a fidarci, ammettiamo la nostra vera età e ci scambiamo qualche foto. Non ci sono cambiamenti. La scuola finisce. Lei riceve una promozione.

Legge i miei primi libri e dice che le piacciono più di altri. Vendono tutti sotto il centinaio di copie. Non so cosa fare. Non voglio un lavoro e non voglio un debito universitario. Non cresco in altezza. Non mi cresce nemmeno la barba.

"Perché non vieni a stare qui?" mi chiede. "C'è spazio. C'è troppo spazio. "

"Non ho soldi," rispondo. "Non ho un lavoro. Ho scritto un curriculum, ma non sapevo cosa metterci così ho scritto solo 'Wall Street'."

“Non devi pagare l'affitto. Posso portare a casa roba da bere. Avrai un'Oyster card che si ricarica direttamente dal mio conto in banca.”

"Davvero?"

"È meglio che stare da soli."

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"Davvero?"

"Sì."

Stacco il computer, metto vestiti e libri in valigia e bevo fino a che non mi addormento.

***

La prima sera tiriamo cocaina, beviamo Captain Morgan e parliamo di futuri ipotetici. Lei vuole il Mediterraneo. Io voglio andare a vivere in Alaska.

Dopo facciamo sesso per la prima volta, lei appoggia la guancia sul mio petto e mi sussurra che ho talento.

"Oh," dico.

Una cosa: sotto l'effetto di cocaina ci riesco, ma non esce mai niente. Stessa cosa con la fluoxetina. In altri casi il mio record è tre minuti e 15 secondi.

"Possiamo farlo tutti i giorni," dice.

Inizia a russare. Ha mai funzionato? Praticamente no. Premo il pollice nell'incavo della sua guancia.

Per tre mesi, ogni giorno infrasettimanale passa allo stesso modo. Lei va al lavoro prima che mi svegli. Mi sveglio, e leggo e scrivo fino a che non torna. Quando torna, beviamo e guardiamo film americani sul suo computer, appallottolati sotto un piumone.

Sono in poltrona, e cerco di scrivere qualcosa di abbastanza lungo da evitarmi un posto di lavoro per almeno due anni. Ellen non può essere la mia mamma a tempo indeterminato. Vuole? Sembra quasi di sì.

"Vieni qui," dice. "Siediti su di me."

"Sto scrivendo."

Forse può essere mia mamma per sempre. Forse andrà bene. Continuerà a ricevere promozioni e io continuerò a dormire per 16 ore di fila.

"Scrivi sul mio grembo. Sii affettuoso. Non sei mai affettuoso."

Non mi muovo. Si accende una sigaretta e tira su la gonna.

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"Non mi ami," dice.

"Cosa? Cosa stai dicendo?"

Lei alza le braccia in quinta posizione, come una piccola ballerina. Sollevo gli occhi dallo schermo del computer. È incostante.

"Aspetta," dico. "Io ti amo."

"No, non mi ami."

"Certo, un sacco."

Mi prende il portatile dalle mani e lo butta a terra. È il suo portatile.

Accenno un sorrisetto ed esco. Compro quattro birre, le bevo e mi addormento dietro a una fila di cassonetti, pensando a pelli di foca e alla Barriera di Ross.

***

Al mattino, prima di andare a lavorare, mi dice che posso tornare a casa. Quando arrivo lei non c’è. Una bigliettino sulla credenza della cucina dice che in frigo ci sono dei sandwich.

Vado in giro per casa, trovo una scatola di dildo, tre bustine di cocaina e due bottiglie di vino rosso. Mi siedo al centro del tappeto del salotto e bevo due bottiglie mentre guardo video di animali carini su YouTube. Ellen torna a casa quando sono a metà della seconda bottiglia.

"Quelle erano le mie bottiglie di vino", grida. "Fuori".

"Va bene."

Fa caldo e ho solo sei sterline. La Oyster card preleva automaticamente dal suo conto in banca. Prendo una metro diretta in centro e mi siedo a fumare e leggere in un parco, sentendo il mio corpo come dissolversi. Due uomini con le mani tremanti mi chiedono una cartina. Parliamo di come sembrino tutti sani e ci pizzichiamo i rotolini delle rispettive pance. Si fanno un po' di crack. Cantiamo l'inno nazionale seduti in fondo a un autobus e proviamo a schiacciarci delle lattine sulla fronte. Ci rimane il segno, come se ci fossimo addormentati con la testa su una tazza di caffè.

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Uno ride e indica fuori dal finestrino. "Lui vive nel Murder Mile [espressione che indica zone della città ad alto tasso di criminalità]. Stiamo andando lì."

L'altro gli dà una gomitata. "Non lo spaventare."

"No," dico. "Nessun problema."

La mattina dopo mi chiama Ellen. Sono steso su un pavimento in una casa che non conosco. Non ci sono tende e la stanza sembra illuminata da un flash perpetuo. Mi fanno male le ossa.

"Torna indietro," dice. "Stai bene? Dove sei?"

"Non lo so." Mi siedo. "Oh, nel Murder Mile. A quanto pare non è una bella zona. Ma sto bene."

"Torna indietro. Adesso"

Mi ricordo di essere stato sbattuto fuori di casa dalla mia vera mamma, quando avevo 16 anni, e di avere vissuto con un allampanato spacciatore indiano che di giorno giocava a Fifa e la notte guardava tutorial YouTube di body popping, uno dopo l'altro. Ricordo che tre settimane dopo avermi sbattuto fuori mia madre mi chiamò. Piangeva, e mi chiese di tornare.

"Hai detto che dovevo andarmene."

"E ora puoi tornare."

Ricordo che è successo un'altra volta quell’anno, un'altra ancora quando avevo 17 anni, e altre due quando ne avevo 18.

***

La notte successiva ho letto un intero libro a Ellen mentre ce ne stavamo seduti alle estremità opposte della vasca. Ogni tanto interrompo la lettura per la cocaina e i cocktail. Bevo uno screwdriver. Lei di tutto.

"Continua a leggere," dice Ellen. "Continua a leggere e non ti fermare." Lei beve dalla sua pinta. Dentro ci sono tre diversi alcolici, due tipi di succhi di frutta e vino bianco. Lo chiama Ellenator.

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"Ora basta," dico. "Smetto. Mancano un centinaio di pagine. "

"Allora possiamo leggerne un altro."

"Tu puoi leggerne un altro. Sono già le sei. Mi prendo un Alprazolam e vado a dormire. "

"No, dai. Non voglio andare a lavorare domani. "

Finisco di leggere il libro. Ho la gola irritata. Alla fine, il protagonista decide di rinunciare a tutto, e crolla su un letto di muschio. Mi addormento quasi subito. Ellen appoggia le sue gambe sopra le mie, si fa un altro drink e rilegge il libro fino a poco prima di uscire per andare al lavoro.

***

Anne, una ragazza della mia età che ho conosciuto su internet quattro anni fa, mi viene a trovare e si siede accanto a me sul divano. Dice: "Il Turner Prize è ingiusto." Dice che il suo ragazzo è un genio. Dice che parla sei lingue, tra cui russo e qualcosa di inventato da Tolkien. Io ascolto. Aspetto.

Facciamo sesso sul divano, sotto la mia giacca a vento.

Ellen torna a casa con sacchetti pieni di bottiglie di vino e birra. Inizia a urlare. Butta per terra le bottiglie e le monete e le chiavi.

Anne se ne va.

Ellen si rinchiude nella sua camera. Mi immagino le sue gambe che si disintegrano lentamente sotto il calore delle sigarette. Bevo le birre superstiti e mi addormento guardando un documentario sulle prigioni siberiane.

Il giorno dopo chiama Anne, dopo che Ellen è uscita per il lavoro. Sono nudo, sdraiato sulla schiena sulle piastrelle della cucina, a fumare e pedalare nell'aria. Sono convinto che funzioni quanto pedalare per davvero.

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"È una pazza", dice Anne. "Devi andartene."

"Ho le cosce grosse."

"Che cosa?"

"Non è pazza," dico. "È solo che non l’abbraccio abbastanza."

"Devi tornare a casa. Tornare a stare con tua madre".

"Non ho soldi."

Riattacca. Bevo una birra e a intervalli ravvicinati controllo e ricontrollo la home di vari social network. Dieci minuti dopo, richiama.

"Ti ho prenotato un autobus," dice lei. "Per domani. Stampo il biglietto. Ci vediamo al parco. "

"Grazie."

"Figurati."

Mi infilo il pollice nell'ombelico. Il mio indice di massa corporea è troppo alto e non sono qualificato per le spedizioni antartiche. Sono finito.

***

Durante il viaggio di ritorno in autobus bevo una birra leggera, mi gratto le croste tra i capelli e scrivo. Riapro un documento word che ho iniziato quando avevo 17 anni, nel tentativo di far ridere mia sorella. Diceva che gli altri miei libri erano i più noiosi che avesse mai letto.

Il documento di word diventa un libro che ho finito mentre vivevo a casa di mia nonna. Quando viene accettato per la pubblicazione, ricevo una mail da Ellen. Non ci sentivamo da tre mesi.

***

"Complimenti per il libro, sapevo che ce l’avresti fatta. Mi dispiace non essere rimasti in contatto. Sembrava tutto così difficile. Non ti avrei dovuto invitare a stare da me. Non pensare che non mi piacesse averti intorno: mi piaceva, ma mi aspettavo troppo. Non sei ancora un marito. E io non sono una mamma. Sono persa tanto quanto te."

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