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Attualità

Dietro le quinte di 'Fyre', il documentario sul festival per ricchi finito molto male

Un sogno irrealizzabile trasformatosi in un gigantesco disastro.

di Niloufar Haidari
22 gennaio 2019, 7:00am

Le tende del Fyre Festival. Screenshot via Netflix.

Sulla carta—o meglio, sugli schermi dei cellulari di migliaia di persone—doveva essere "un festival ai limiti dell'impossibile." Invece il Fyre Festival si è rivelato un gigantesco disastro, e l'omonimo documentario Netflix diretto da Chris Smith e co-prodotto da VICE Studios testimonia quanto accaduto nelle settimane prima del grande evento. In una delle scene iniziali, gli organizzatori del festival e il fondatore di Fyre Billy McFarland raccontano a top model del calibro di Kendall Jenner e Bella Hadid che devono "vendere al classico perdente un sogno irrealizzabile." Il risultato è appunto un sogno irrealizzabile, e mai realizzato.

Per chi ha visto deflagrare il tutto tramite i social, il Fyre Festival è stato una parentesi divertente—quella che nel 2017 ha portato diverse persone a sborsare fino a 12mila dollari per vivere "un'esperienza" promossa da Kendall Jenner con un quadratino arancione postato su Instagram. Una volta sbarcati sull'isola dei loro sogni, influencer e partecipanti hanno trovato ad accoglierli un campeggio a malapena terminato, tende malandate, materassi zuppi, cibo pessimo e soprattutto, nessun festival, nessun concerto. La cosa potrebbe anche sembrare puro karma. Fino al momento in cui ti accorgi del danno economico che le fantasie e l'avidità di McFarland hanno arrecato alla popolazione locale delle Bahamas, che ancora oggi ne paga le conseguenze.

Il Fyre Festival è stato il primo evento del genere a sfruttare pienamente il potere dei social media, con tanto di biglietti andati esauriti in meno di due giorni nonostante le scarse informazioni su tutto ciò che lo riguardava. Allo stesso modo, però, è stato anche uno dei primi casi di fallimento totale e pubblica gogna sui social. Abbiamo parlato di Fyre con il regista Chris Smith [l'intervista è stata accorciata].

VICE: Che cosa ti ha convinto a realizzare il documentario?
Chris Smith: Ai tempi avevo letto i titoli dei giornali e seguito l'implosione dell'evento [su Twitter], ed ero curioso di sapere se c'era qualcos'altro dietro. In quel periodo [settembre 2017 circa] avevo appena finito di girare un altro film. Poi abbiamo incontrato una delle giornaliste di VICE America che si era occupata del Fyre Festival per intervistarla, e lei ci ha passato alcuni contatti. Così siamo arrivati uno degli organizzatori, Marc Weinstein. Con lui l'intervista è durata tre ore e mezza, e ci ha aiutato a capire come erano andate le cose.

Io e molti altri all'epoca l'avevamo trovato divertente. E anche quando guardi il documentario, non ti dispiace per quelli che hanno comprato il biglietto. Fino a quando non ti rendi conto dell'impatto che l'evento ha avuto sui lavoratori e sugli abitanti dell'isola.
Mi è dispiaciuto moltissimi per la gente del posto. L'idea del documentario era quella di dare un volto umano al festival: cercare di mostrare che c'erano tante persone coinvolte, e spiegare che non erano solo un gruppo di furbi che volevano fare festa, ma che c'erano anche dei professionisti che hanno fatto del loro meglio, e che si sono scontrati con moltissimi ostacoli. Sono sbarcati alle Bahamas, hanno fatto quello che hanno fatto, e se ne sono andati. Non hanno subito conseguenze lì, non hanno dovuto rispondere delle proprie azioni. [Nel frattempo, su GoFundMe è nata una raccolta fondi per Maryann Rolle, la proprietaria dell'Exuma Point Resort—il locale che ha preparato circa 1000 pasti al giorno per i partecipanti del festival e ha ospitato nella propria struttura gli organizzatori senza mai ricevere alcun pagamento. Il fallimento del festival ha esaurito tutti i risparmi di Maryann e ha stravolto la sua vita. Ad oggi la campagna ha già raggiunto l'obiettivo e continua a ricevere donazioni.]

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Uno dei post Instagram per promuovere l'evento. Screenshot via Netflix.

Hai mai provato a contattare Billy McFarland, il creatore di Fyre e organizzatore del festival?
Penso che sia una persona complicata, e per questo così interessante ed enigmatica. Dovevamo girare delle scene con lui in un paio di occasioni, ma all'ultimo sono saltate. E poi, alla fine, è venuto fuori che voleva essere pagato. Per noi non era accettabile. C'erano troppe persone che ci avevano rimesso per via del festival, non ci sembrava giusto.

È assurdo che abbia anche solo provato a chiedere dei soldi.
Sicuro che sia così assurdo? L'hai visto il film...

Giusto. Cosa pensi che ci dica il film della tendenza delle persone a seguire l'hype?
La tendenza a credere che tutto sia reale esiste. È come un'estensione nella vita vera dei social, dove dobbiamo mostrare sempre e solo il meglio di noi. Penso che il film esplori questa dimensione della differenza tra percezione e realtà su diversi livelli. Hanno venduto questo evento come una cosa troppo bella per essere vera, e alla fine non sono riusciti a mantenere le promesse. E poi c'è la percezione di Billy stesso: guida una Maserati, vive in un enorme attico, si sposta solo con jet privati. Lui è convinto che apparire come uno di successo ti renda automaticamente tale.

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Ja Rule e Billy McFarland

A un certo punto nel film Andy King, uno dei producer dell’evento, dice che 24 ore prima del festival non riusciva a togliersi dalla testa Woodstock—il fatto che nessuno avesse mai parlato delle morti d’overdose, del fatto che non ci fossero acqua e cibo e delle file interminabili di auto, ma che comunque Woodstock non fosse ricordato per quello. E forse lo stesso avrebbe potuto essere vero per il Fyre Festival. Ovviamente a Woodstock le band si sono esibite per davvero, il che fa una grande differenza, ma era anche un momento storico diverso.
Chi vede il film si crea un'opinione molto forte sull'accaduto e sulle responsabilità. Su Woodstock, invece, è molto difficile averne: sicuramente se avessero visto che macello era arrivare al festival, questo avrebbe avuto un impatto sulla loro opinione. Ma il calibro degli artisti era diverso. Per quel tipo di evento, sei pronto a mandar giù di più.

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Gli "alloggi" del Fyre Festival. Screenshot via Netflix

Anche Marc Weinstein, uno dei personaggi coinvolti, aveva postato una foto della spiaggia bellissima delle Bahamas dove era arrivato prima del festival, mentre in realtà era stressatissimo e stava uscendo di testa per trovare alloggi—che non esistevano—a più di 1000 persone.
Sì! La sua è una delle mie interviste preferite, perché è stato molto preciso nel raccontarci l'accaduto ed è stato anche in grado di fare un passo indietro, riflettere e capire che tutti erano responsabili dell’accaduto—vi consiglio di leggere il suo post su Medium a riguardo. Il punto è che tutti facciamo come lui. Forse non a quel livello, ma riflette una tendenza. Anche se devo dire che mi pare stia cambiando qualcosa: questo Capodanno ho visto un sacco di post di gente che diceva di essere andata a letto prima della mezzanotte. Ma forse è semplicemente quello che va di moda ora, non so.

Cosa pensi ci dica della nostra società il fatto che stanno uscendo così tante storie di truffe?
Be’, che dire, è più interessante che raccontare la storia di una persona che ogni giorno si alza alla stessa ora e va al lavoro! L’unica cosa per cui guadagnano punti, secondo me, è che stavano cercando di creare un’esperienza diversa da qualsiasi altra. Penso che Fyre dimostri una volta per tutte che la gente sta cercando qualcosa di diverso. Sì, è stata una truffa, ma per me la questione è molto più complessa di quanto avessero scritto sui giornali: “Dei ragazzi ricchi prenotano una super vacanza su un’isola e restano fregati.”

Quindi tu credi che non volesse essere, nei piani, una truffa, e che McFarland volesse davvero che il Fyre Festival avvenisse?
Sì, ne sono certo. Pensaci—non ci sono truffe nelle quali fai arrivare delle persone su un’isola dove non c’è nulla! La cosa che Billy voleva più di ogni altra—secondo me—era essere in mezzo a tutto questo.

Pensi che tornerà a fare cose simili?
Potrebbe diventare una persona di grande successo, e penso che abbia imparato moltissimo da questa faccenda.

Grazie, Chris.

A proposito di annunci incredibili rivelatisi molto meno incredibili:

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