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Macro

I quattro possibili scenari della Grecia

Entro il 20 agosto la Grecia dovrà versare 17 miliardi di euro tra pagamenti a creditori privati, BCE e FMI. La prima tranche è prevista il 30 giugno. C'è un solo problema: quei soldi la Grecia non li ha.

di Nicolò Cavalli
16 giugno 2015, 11:28am

Atene dall'alto. Foto

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Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

Entro il 20 agosto la Grecia dovrà versare 17 miliardi di euro tra pagamenti a creditori privati, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. La prima tranche è prevista il 30 giugno. C'è un solo problema: quei soldi la Grecia non li ha. Ecco allora quello che può succedere, in quattro scenari ordinati a seconda della loro probabilità.

Scenario 1: The Walking Dead (2010) - C'è l'accordo con l'Europa, la Grecia si salva

Il primo scenario è quello del morto che cammina. Il morto è la Grecia, ovviamente, e questo è lo scenario più ottimistico. Nel mezzo dell'apocalisse zombie, il resto dei Paesi dell'area euro si salverebbe tra mille incognite, e sempre in attesa della prossima catastrofe. In questo scenario, le negoziazioni tra Europa e Grecia si chiudono positivamente, anche se al momento la distanza tra le parti è ancora alta e il clima particolarmente teso.

"A volte i greci mi danno veramente fastidio, che sia Varoufakis o qualcun altro: se decideranno di uscire dall'euro li cacceremo anche dall'Unione Europea," ha detto in maniera molto poco conciliante il presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz pochi giorni fa.

Che cosa vuole l'Europa? Nuove riduzioni della spesa pubblica, aumento delle tasse sui consumi, privatizzazioni, riforme delle pensioni e del mercato del lavoro. Richieste molto dure, che vanno in direzione esattamente opposta rispetto al programma con il quale il governo greco, guidato dal partito di sinistra Syriza, è stato eletto.

Inoltre la Grecia chiede un taglio dei propri debiti di cui nessuno a Bruxelles (sede della Commissione europea), a Francoforte (sede della BCE) o a Washington (sede del FMI) vuole sentire parlare. Molti in Grecia sono convinti che alla fine interverrà la cancelliera tedesca Angela Merkel, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe decisa a salvare il Paese per tutelare il progetto europeo, ma solo quando non ci saranno più altre alternative—cioè un minuto prima cioè del fischio finale.

Al momento, però, sembra che il governo di Tsipras debba accettare molte delle condizioni poste dai suoi creditori, che sembrano irremovibili. In cambio otterrà soldi con cui pagare i vecchi debiti con gli stessi creditori. Sembra una barzelletta, ma è l'unico modo in cui la Grecia potrebbe uscire finalmente dal secondo piano di salvataggio internazionale e tornare ad accedere ai fondi della Banca Centrale Europea, che sta comprando titoli di stato di tutti i paesi dell'eurozona—esclusa la Grecia—con il suo quantitative easing.

A quel punto i mercati si calmerebbero, verso la Grecia tornerebbe ad affluire denaro fresco e se tutto andasse secondo i piani la crescita economica potrebbe ripartire. È la strategia seguita negli ultimi cinque anni: fino adesso, però, i risultati sono stati fallimentari. Infatti, secondo John Normand della banca d'affari JP Morgan, anche in caso di esito positivo delle negoziazioni, "nei prossimi anni la Grecia manterrà alte probabilità di tornare in difficoltà finanziarie".

Senza contare che il governo di Tsipras difficilmente potrebbe sopravvivere a un tradimento così palese del suo mandato elettorale. Questo aprirebbe a due soluzioni: un nuovo governo pro-europeo guidato da Tsipras senza la parte più estrema del suo partito, oppure dimissioni e nuove elezioni, con i partiti della destra neonazista in costante crescita e altro rischio di caos sociale, mentre le misure di austerità continueranno a impoverire la popolazione greca.

Scenario 2: Twister (1996) - Non c'è l'accordo, la Grecia fallisce ma rimane nell'euro

Nel film catastrofico Twister, del 1996, un mega tornado di classe F5 devasta l'Oklahoma, seminando il panico lungo il suo percorso. L'assenza di una chiusura a breve dell'accordo tra Grecia ed Europa genererebbe uno scenario piuttosto simile, ambientato però tra le acque del Mediterraneo.

Innanzitutto perché, senza denaro fresco, a fine mese il governo greco non sarà in grado di pagare le rate sui debiti in scadenza, entrando in una vera e propria situazione di default, o fallimento. In totale, la Grecia ha debiti per 323 miliardi di euro, il 175 percento del suo prodotto interno lordo, contratti un po' con tutti—cittadini, istituzioni internazionali, banche, altri stati.

La cosa più semplice sarebbe quella di fare default verso i greci: si tratterebbe di smettere di pagare gli 1,7 miliardi di euro che ogni mese lo stato sborsa in pensioni, salari e altri trasferimenti sociali. Al posto del denaro contante, il governo greco potrebbe emettere dei cosiddetti IOU, I Owe You, delle promesse di pagamento futuro. Sarebbe una scelta molto dura per un governo nato con l'obiettivo di alleviare le sofferenze dei cittadini greci, da anni nella morsa delle misure di austerità.

L'alternativa, però, sarebbe quella di non pagare i 32 miliardi di euro prestati alla Grecia dal Fondo Monetario Internazionale, cosa mai fatta prima da un paese economicamente avanzato. A nessuno è chiaro cosa potrebbe succedere dopo una simile decisione. Le procedure del FMI implicano che ci sia una finestra di circa un mese prima che il default venga ufficializzato ma è probabile che già prima ci sia una "corsa agli sportelli"—tutti proveranno a correre in banca per ritirare i propri risparmi, e spedirli all'estero.

La situazione diventerebbe preoccupante, e difficilmente sostenibile. Per affrontarla, il governo greco sarebbe costretto a imporre restrizione ai movimenti di capitale, come accaduto a Cipro nel 2012, impedendo cioè che le persone portino all'estero il proprio denaro e bloccando sul nascere la fuga di capitali. Preoccupata per il rischio di perdite eccessive, la Banca Centrale Europea potrebbe stabilire un tetto al suo Emergency Liquidity Assitance (ELA), gli 83 miliardi di euro che la BCE ha messo attualmente a disposizione delle banche greche per permetterne il funzionamento quando ci sono difficoltà nel reperire denaro. Il sistema finanziario nazionale ne soffrirebbe e una nuova recessione sarebbe probabilmente inevitabile.

I controlli sui movimenti di capitale, e l'assistenza anche se parziale della BCE, dovrebbero limitare il rischio di contagio al resto dei Paesi dell'eurozona. A questo punto il governo greco sarebbe costretto, soprattutto se i cittadini dovessero richiederlo a gran voce, a tornare a cercare un accordo con l'Europa. Secondo Bloomberg, Tsipras sarebbe così costretto a formare un nuovo governo insieme agli altri partiti europeisti, o addirittura a concedere un referendum.

Scenario 3: Deep Impact (1998) - Non c'è l'accordo, la Grecia fallisce e istituisce una moneta parallela

Prodotto da Steven Spielberg, Deep Impact è il fratello sfigato di Armageddon. La trama è semplice: una cometa sta per abbattersi sulla Terra e l'unico a scoprirlo in tempo muore prima di avvisare le autorità. Solo quando è troppo tardi i governi iniziano a mobilitarsi per bloccare la catastrofe. Non ce la faranno.

Ora, ripartiamo dal governo greco che fa default sul proprio debito, una cometa pronta a scagliarsi sul progetto europeo con effetti potenzialmente devastanti. Una volta avviato il default, la palla passerà alla Banca Centrale Europea, che potrebbe dichiarare insolvente la Grecia. Questo significa che le banche greche non potrebbero più accedere al denaro garantito dall'ELA, entrando immediatamente in una profonda crisi di liquidità. I bancomat greci improvvisamente smetterebbero di funzionare, e il settore finanziario potrebbe collassare nel giro di pochi giorni.

Il rischio di un default generalizzato del sistema bancario si farebbe concreto. Nessuno sui mercati internazionali sarebbe disposto a prestare soldi al settore privato o pubblico greco e i fallimenti di banche e imprese si inizierebbero a susseguire in un devastante effetto domino. Per continuare a far circolare denaro, il governo greco potrebbe decidere di dare valore legale agli IOU emessi, creando di fatto una moneta greca parallela all'euro, una sorta di nuova dracma costituita da titoli di credito con valore legale. I greci potrebbero scambiarsi direttamente i titoli, utilizzandoli come fossero banconote.

Sarebbe il primo passo verso un'uscita dall'euro, il cui valore, secondo JP Morgan, potrebbe crollare del 10 percento nel giro di un mese. Non a causa dell'esposizione verso la Grecia del settore privato internazionale, che in questi anni si è ridotto drasticamente, ma perché comincerà ad aleggiare una domanda inquietante: chi sarà la prossima Grecia?

Scenario 4: A boy and his dog (1975) - Non c'è l'accordo, la Grecia esce volontariamente dall'euro

Nel 2024 un ragazzino e il suo cane camminano in un mondo devastato da un'apocalisse nucleare. Come in questo film del 1975, nel quarto scenario la Grecia se ne va da sola nel mezzo della desolazione. Tutti dicono di non volerlo: non lo vuole Tsipras, non lo vogliono gli elettori greci (il 70 percento dei quali è favorevole a rimanere nell'euro), non lo vuole l'Europa. Eppure l'ipotesi del Grexit—l'uscita della Grecia dall'Euro—è sul tavolo e si fa ogni ora più concreta.

In questo scenario, l'Europa e il Fondo Monetario Internazionale, frustrati dalle negoziazioni inconcludenti, decidono di bloccare i programmi di salvataggio esistenti, e la BCE si rifiuta di continuare a mettere denaro a disposizione con l'ELA. Le banche greche subiscono enormi perdite, e ancora una volta si concretizza l'ipotesi di una corsa agli sportelli.

Nel pieno del disastro, il governo avrebbe una sola soluzione: bloccare il capitale in uscita verso l'estero e aspettare il fine settimana, o dichiarare una vacanza nazionale. A quel punto Tsipras potrebbe annunciare l'uscita della Grecia dall'euro. La nuova dracma, probabilmente generata dagli IOU, sarebbe immediatamente deprezzata, il che causerebbe notevoli perdite in conto capitale alle banche, alle imprese greche che acquistano prodotti all'estero, e ai cittadini greci che non sono riusciti a portare all'estero i propri risparmi.

Per evitare il collasso del sistema, il governo dovrebbe nazionalizzare le banche e le imprese più importanti prima della fine delle vacanze. Il colpo sarebbe forte, non solo in Grecia ma anche nel resto d'Europa. È vero, infatti, che oggi le banche private non sono quasi più esposte verso la Grecia ma gli stati, e quindi i contribuenti, lo sono come mai prima—sono 56 i miliardi di euro che la Grecia deve alla Germania, e 42 quelli che deve alla Francia.

Se all'improvviso questi soldi sparissero—o se ne sparisse una parte—l'aggiustamento previsto nei bilanci degli altri stati europei avrebbe effetti negativi sulle prospettive, già non molto rosee, di crescita economica per gli anni a venire. Gli effetti si sentirebbero in tutto il continente, e i paesi più deboli (Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo) si troverebbero esposti al rischio di aggressioni speculative. Lo scenario potrebbe essere catastrofico e avere effetti devastanti su tutto il sistema finanziario globale.

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