In Australia i Margarita hanno gli occhi (di toro)

Mi raccomando, non vanno né masticati, né ingoiati. No, e nemmeno leccati.
9.2.18
Foto cortesia di MONA

Il Museum of Old and New Art (MONA), in Tasmania, ha un nuovo ristorante, promosso attraverso una sfavillante landing page che ci fa sapere, citando una filastrocca inglese, che "il porcellino è andato al Faro Tapas," il punto ristoro del Mona stesso. Poiché il Faro annovera la propria affettatrice tra i grandi vanti del ristorante, il porcellino in questione potrebbe voler prenotare la propria cena altrove. In realtà anche i bovini potrebbero desiderare un tavolo in un altro locale, data la tendenza del barista del Faro a guarnire i Margarita con occhi di toro incastonati nel ghiaccio. Esatto, occhi di toro, nel ghiaccio. Che l'umanità si sia spinta troppo oltre?

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Tinto di nero e guarnito CON DEI VERI BULBI OCULARI, il Margarita del Faro sembrerebbe fatto apposta per chiunque sia dipendente da Instagram; come ci fa notare il critico Pat Nourse, tuttavia, le foto sul celebre social potrebbero risultare non esattamente soddisfacenti. "Questi Margarita sono neri, colorati con una tinta ottenuta grazie all'aggiunta di carbone in polvere. Inoltre, il bicchiere è bordato di sale nero. Tutte questa aggiunte pare attenuino gli aromi della tequila, del mezcal e del lime tanto quando i risultati delle foto smorzerebbero lo spirito di un qualsiasi fotografo."

L'occhio di toro, che Nourse erroneamente identifica come di maiale, è una semplice aggiunta decorativa, da non masticare, ingoiare né leccare. Nourse, nella sua recensione del Faro per il Gourmet Traveller, ricorda come il cameriere lo abbia incoraggiato a tracannare velocemente il Margarita per evitare che il ghiaccio con dentro l'occhio si sciogliesse.

Il gusto estetico del Faro emula quello sconcertante e provocatorio del museo stesso. Per entrare al ristorante gli ospiti devono prima passare da un'ascensore sotterranea, camminare attraverso una serie d'istallazioni artistiche (inclusa l'opera 20:50 di Richard Wilson), e aspettarsi infine dei tavoli decorati con ciotole a forma di vulva, create appositamente per il matrimonio del proprietario del museo, David Walsh.

Il pezzo forte del MONA, Cloaca Professional, non è (fortunatamente) presente nel ristorante. L'opera, commissionata da Walsh, è "più simpaticamente" conosciuta come "La macchina della cacca," perché riproduce il lavoraccio dell'apparato digerente con tanto di feci finali (un giornalista consiglia di trattenere il respiro a chiunque desideri vedere come funzioni).

"Descriverei il Faro come un caos calmo," spiega Walsh. E se questo "caos calmo" comprende tenere d'occhio dei bulbi per oculari per accertarsi il ghiaccio in cui sono incastonati non si sciolga nei Margartita degli ospiti, beh, allora va tutto bene.


Quest'articolo è originariamente apparso su Munchies US.