Sono andata a una festa dove mettevano solo 'Africa' dei Toto in repeat

È stato un test di resistenza mentale, una dimostrazione di enorme stupidità e anche una festa bellissima.
21 febbraio 2020, 8:56am
toto africa
Tutte le foto dell'autrice.

Ho un'alta considerazione della stupidità. Non parlo della stupidità normale, quella che si trova dappertutto, ma di quella idiozia decadente che dà alla luce drinking game in cui ci si dà fuoco ai capelli o meme che procurano a qualcuno un trauma cranico.

Soltanto il gusto per questo particolare tipo di stupidità potrebbe portare decine di persone a passare un giovedì sera in un locale di Madrid ad ascoltare la stessa canzone in repeat. Certo, deve avere inciso anche il fatto che la canzone in questione fosse "Africa" dei Toto—un classico della modernità, sia per la melodia che per la natura geograficamente impossibile del suo testo, come dimostra questo esempio: "Come il Kilimanjaro che sorge come l'Olimpo sul Serengeti."

Dovevo andarci, anche solo per vedere se un'intera serata passata ad ascoltare la stessa canzone a ripetizione mi avrebbe aiutato a comprenderla meglio o mi avrebbe soltanto spinto a una crisi di nervi.

Due amici che se la godono alla grande.

A dir la verità, nessuno sa esattamente quante volte sia stata riprodotta la canzone quella sera—nemmeno Pedro, uno degli organizzatori dell'evento, che ha tentato di segnarsi ogni riproduzione con carta e penna. Ma arrivato a 36 ha perso il conto. Eppure il numero non è mai stato la cosa importante.

"Nel 2018, ho iniziato a sentire questa canzone dovunque mi trovassi," mi ha raccontato Pedro. "Ho pensato che fosse il momento migliore per fare una cosa del genere. Ed eccoci qua, per il secondo anno di seguito."

Intanto, "Africa" continuava a suonare, costantemente. Verso mezzanotte, il locale si è riempito così tanto che era difficile muoversi, per non parlare della coda di persone che aspettavano di salire sul palco a cantare. Ogni volta che la canzone terminava, i presenti urlavano: "Ancora! Ancora! Ancora!" Cosa totalmente inutile, visto che ovviamente quella era la caratteristica numero uno della serata. Eppure, appena sentivamo i primi accordi, saltavamo e urlavamo di gioia. Ogni volta.

Ascoltare la canzone in repeat ha avuto lo strano e indesiderabile effetto di rendere intangibile il tempo. Una persona mi ha detto che non sapeva se si trovava lì da 45 minuti o da sei ore.

"L'anno scorso, anche diversi giorni dopo, la gente mi diceva che non aveva ancora smesso di ascoltare la canzone," mi ha detto Pedro. "Se suonava un telefono sull'autobus, sentivi 'Africa'. Potrebbe finire per avere conseguenze sulla nostra salute mentale—ma finché ci divertiamo, chi se ne frega."

L'autrice e due amici.

Vale la pena sottolineare che, verso la fine della serata, ha iniziato a emergere un certo affaticamento: la gente cominciava a pagare il prezzo di aver infranto un record di cui non frega assolutamente niente a nessuno.

"Non ce la faccio più," ha detto un tipo dall'aria distrutta seduto da solo in un angolo. "Mi sta per scoppiare la testa. Voglio andare via." Neanche la mia amica Celia era particolarmente entusiasta. "Nella mia città, abbiamo vinto il Guinness per il gin tonic più grande del mondo—un record che prima era di Snoop Dogg," ha commentato. "Quindi questa è una roba da nulla."

Alle 2:54 del mattino, "Africa" è ripartita per l'ultima volta. Trionfanti, gli ultimi valorosi rimasti hanno affollato il palchetto. Eravamo senza maglietta e senza voce. Fuori faceva un freddo cane e le nostre sveglie avrebbero suonato quattro ore più tardi. Ma non importava: a quel punto avevamo fatto il giro, oltre il punto dell'esaurimento, ed eravamo pronti a cantare di nuovo "Africa" a squarciagola come se fosse la prima volta.