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Ma che c'entra Mecna con Sick Luke?

Hanno un disco insieme, Neverland, ma vengono da mondi completamente diversi: li abbiamo intervistati per capire come è nata questa nuova, strana coppia.
Martina Lodi
Milan, IT
14.10.19

La settimana scorsa Mecna e Sick Luke sono stati i protagonisti del primo della serie Niente di Strano, organizzata da BuddyBank e Tidal. Prima del loro show abbiamo fatto una chiacchierata con loro: eccola qua sotto.

Arrivato al disco numero cinque, il quinto in sette anni, credo che Mecna non abbia bisogno di grandi presentazioni: Mecna è, un po’ per davvero e un po’ perché semplificare aiuta a gestire il magma caotico dell’esistenza, il rapper-che-parla-d’amore, e lo è per definizione. Anzi, i pezzi con cui è più noto—la cosiddetta “Trilogia dell’estate” per esempio, o alcuni singoli del mio suo disco preferito, Laska, come “Faresti con me” o “Vieni via”—gli hanno guadagnato il titolo di rapper preso male. D’altra parte, non avremmo potuto pensare altro, sentendo frasi come “E che fatica non trovarsi più nel letto / Dimenticarsi l’amore per ricordarsi il sesso” oppure “Non sarò disco d’oro, ho perso le forze / Ma ho scritto le canzoni con dentro le cose nostre”? O anche la semplicità della richiesta “Faresti con me quello che non faresti con nessun’altro?”.

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Però adesso è successo Neverland, un album che ha confuso un po’ le acque, dato che i suoi beat sono tutti a cura di Sick Luke. Cioè, in sintesi estrema, del produttore (e di una delle menti) del gruppo rap che ormai quattro o cinque anni fa ha spaccato il modo di fare rap in Italia, creandone uno completamente altro, alieno e controverso: la Dark Polo Gang. L’annuncio di questa uscita, che è un vero e proprio disco collaborativo, ha quindi instillato parecchia curiosità anche in quella fetta di ascoltatori di rap che per età, per temi o per mood non sarebbero il pubblico di riferimento di Mecna.

Su quale sia esattamente il pubblico di riferimento di un rapper come Mecna mi interrogo ogni sei mesi circa da qualche anno a questa parte.

Inciso: su quale sia esattamente il pubblico di riferimento di un rapper come Mecna mi interrogo ogni sei mesi circa da qualche anno a questa parte. La collocazione più ficcante che gli ho trovato finora è che principalmente Mecna è un rapper che piace agli universitari che ascoltano l’indie italiano (categoria in cui per onestà intellettuale confesso di non riconoscermi fino in fondo) e, in effetti, non credo sia un caso che io l’abbia visto live per la prima volta al MI AMI di tre o quattro anni fa, quando ancora la commistione tra hip-hop e cantautorato che oggi va per la maggiore stava in una fase embrionale.

Ma va detto che il rap melodico, l’emo-rap e tutte le ramificazioni di questa cosa che oggi nel nostro mercato discografico va molto forte, sono figlie anche del modo in cui Mecna tra i primi ha provato a rappare sfilandosi la maschera del duro e mostrando una certa forma di vulnerabilità, della messa in mostra estrema, quasi emo, dell’interiorità. Il tutto su basi scarne e basate su idee poco italiane, come l'EP Bagagli a mano—che aveva dentro, per dire, beat di Aphex Twin e Flying Lotus.

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Quindi, andando oltre l'idea "HEY LA DARK POLO E MECNA", il suo matrimonio artistico con Sick Luke ha senso—perché Luke è un beatmaker italiano ma formato all'estero, con una mentalità che gli consente di essere credibile sia quando fa la trap buia come la notte o i pezzi cloud rap di scuola svedese o i pezzi con il chitarrista de I Cani. E insomma, il giorno prima che il disco uscisse ufficialmente io, Mecna e Sick Luke abbiamo fatto delle chiacchiere su questo loro disco nuovo. Stanno qui sotto, insieme ad alcune indicazioni precise sulla migliore modalità per ascoltarlo (coi Kleenex, tanto per cominciare).

Di tutti i nomi della scena rap italiana i vostri due sono tra quelli che sulla carta avrei fatto più fatica ad accostare: come è nata questa collaborazione? So che la prima intenzione era fare insieme un pezzo solo, "Akureyri", e che poi siete finiti a scrivere un disco intero.
Sick Luke: È stato molto spontaneo. Dopo che abbiamo chiuso “Akureyri” a distanza eravamo presi bene, ci siamo beccati in studio da me e gli ho fatto ascoltare un po’ di beat. Inizialmente volevamo fare un EP. A un certo punto però avevamo troppa roba per un EP e abbiamo deciso di continuare, fare un vero e proprio collabo disco, tipo Metro Boomin e Nav.
Mecna: in realtà il team di produzione comprende anche Alessandro e Valerio che suonano live con noi stasera.*
Sick Luke: Ognuno si è portato il suo musicista, tipo i Pokémon. Lui Cianci e io Bulla.

Musicalmente come vi siete trovati, anche sul piano delle reference, degli ascolti?
Sick Luke: Anche se non sembra abbiamo tantissimi punti di contatto, lui in realtà è molto hip-hop perciò è stato facile. Nella nostra musica prendiamo direzioni diverse, però negli ascolti stiamo su cose che combaciano.

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In copertina invece c’è una fotografia: un occhio verde su cui sta venendo applicata una lente a contatto azzurra. Io ho dato una mia interpretazione, ma volevo chiedervi qual è il significato che ha per voi.
Mecna: L’artwork è mio ma lo scatto è di un fotografo americano, e secondo me è una bella metafora per Neverland: per me vuol dire “guardare la realtà con un’altra ottica”, ma gioca anche sul dualismo—la questione del doppio filtro—perché su questo disco siamo in due con anime molto diverse che si “filtrano” a vicenda.
Sick Luke: Però è un’immagine aperta, come un quadro: non c’è un’interpretazione sbagliata, questa è semplicemente quella che piace a noi.

Il titolo del disco invece chi lo ha scelto?
Mecna: L'ha scelto Luke. Io non avrei voluto dare—per continuità, visto che non l’ho mai fatto—il titolo di un brano a tutto l’album, ma poi mi ha convinto.
Sick Luke: L'ho chiamato e gli ho fatto uno spiegone: "Questo disco è un viaggio, un concept…”. quando lo ascolti entri in un mondo parallelo, è una cosa-che-non-c'è e che non è mai stata fatta prima: quindi è proprio neverland. L’atmosfera poi è molto dreamy, secondo me era perfetto. Non l’ho proposto perché c’era il pezzo che si chiamava così. Anzi, all’epoca non aveva neanche la forma che ha ora.

“È un disco da ascoltare in tre occasioni, secondo me: con la tua ragazza, quando hai appena litigato con la tua ragazza o quando c’è una che ti piace e lei non ti s’incula. È quella la wave.”

Che è quasi quella di una posse track.
Mecna: L'idea di metterci sopra tanta gente è venuta a Luke quando il pezzo era già chiuso, ed era la mia strofa e basta. A me l’idea gasava, anche perché sono tutti artisti con cui non avevo mai fatto nulla e che all’epoca avevano fatto uscire relativamente poco.

Il mood generale del disco secondo voi qual è?
Sick Luke: È un disco da ascoltare in tre occasioni, secondo me: con la tua ragazza, quando hai appena litigato con la tua ragazza o quando c'è una che ti piace e lei non ti s'incula. È quella la wave.
Mecna: Comunque il leitmotiv è sempre l'amore.

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L'uscita di domani invece come la vivete, avete ansie, aspettative? Luke mi sembra tranquillissimo per queste cose, Mecna forse un po’ meno.
Sick Luke: Avoja! io so che alcuni hanno delle aspettative su quello che dovrei fare, che dovrei fare solo i dischi d’oro eccetera, ma a me non interessa. Il progetto della mia vita non è fare ori e platini: se arrivano ben venga, ma quello che importa a me è di fare buona musica. Voglio poter sperimentare, divertirmi.

Notavo che Neverland è ricchissimo di campioni. Night Skinny ci diceva che l’uso dei sample è una figata, e che dovrebbe tornare.
Sick Luke: Ha ragione! Io ho sempre campionato, da ragazzino mi sono pure tatuato un campionatore sul polpaccio perché pensavo che avrei sempre fatto solo quello, che non avrei mai suonato… “Akureyri” è un campione degli Arcade Fire, dalla colonna sonora del film Her. “Canzone in lacrime” è un campione, anche “Si baciano tutti”. Comunque è vero che la trap da noi campiona poco, all’estero invece Metro Boomin per esempio campiona a stecca. Da noi fanno suoni senz’anima. Dark Polo Gang, che è il mondo da cui provengo, non è senz’anima: tutti i miei beat hanno un mood oscuro che ricorda gli anni Settanta, i film di Lucio Fulci, di Dario Argento… i campioni sono la wave.

Il disco si chiude con “:(” che sul finale ha un vocale quasi motivazionale di Luke, dove dici a chi ascolta “Fa’ quello che ti pare, non ascoltare gli altri”.
Sick Luke: Esatto, motivazionale. Per me invece è importante trasmettere il "Fate quel cazzo che volete", soprattutto in Italia. Secondo me poi “Faccina triste” è anche il pezzo con cui si può iniziare ad ascoltare il disco, funziona come apertura.
Mecna: Sono stato io a voler inserire quel vocale, ci tenevo che si sentisse anche la sua voce. In questo disco Luke è uscito in maniera più umana, anche se forse non è la parola giusta, ed è la veste in cui l’ho conosciuto io.

Voi vi scrivete spesso su Whatsapp, vi mandate i meme?
Sick Luke: Io sono molto old school, se vedo che mi stai mandando un vocale di un minuto ti telefono, per me scriversi è una cazzata. Mi piace parlarti al telefono, beccarti in studio… Di meme invece ne mando pochi solo perché io sono già un meme! Però dovrei iniziare a farli su Mecna, quei meme che fanno i ragazzini adesso coi cartoni animati presi male, con Bart Simpson che piange ascoltando un suo pezzo.

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Mecna prima mi dicevi che il filo conduttore nei tuoi dischi è sempre l’amore, e c’è anche una barra in cui dici “Non fare un disco se non stai soffrendo”. Sei veramente sempre innamorato quando fai musica?
Mecna: Per me è l’unico motore possibile, l’unica occasione in cui sento il bisogno di fare musica: la voglia di esprimere quel tipo di interiorità e di emotività. Non per forza sto soffrendo o mi hanno lasciato, però l’amore è il punto di partenza. di base parlo solo di cose che ho vissuto, c’è sempre una persona, una destinataria reale dietro ai testi. Magari non è la stessa in ogni canzone, però c’è sempre.

"Non è che se sei maschio non puoi essere sensibile o sei omosessuale. Come se fosse un insulto poi, nel 2019. "

Parli di donne in un modo che è totalmente anti-macho, lontanissimo dallo stereotipo del rapper spaccone, sessista.
Sick Luke: Ieri è stato assurdo, per la prima volta mi è arrivato un beef su di lui. Mi hanno commentato su instagram con una citazione di Gué: "'Sti cantanti italiani sfigati, sempre innamorati, una tipa li ha sempre lasciati". A me non è mai arrivato questo tipo di negatività.
Mecna: Commenti così ne ho sempre avuti mille: sul fatto che sono sempre preso male, che sono melodico…
Sick Luke: Io ti vedo un po’ Drake, sempre sotto per una pischella.
Mecna: Sono felice di vedere che ultimamente anche molti altri artisti da questo lato si sono addolciti. Secondo me fa parte dell’essere umano, non è che se sei maschio non puoi essere sensibile o sei omosessuale. Come se fosse un insulto poi, nel 2019.
Sick Luke: Chi mi segue dalla Dark me lo ha detto, ma perché fai un disco così, tutto preso male, ma a me non frega un cazzo. Poi bisogna precisare che questo non è nemmeno triste come gli altri.
Mecna: Secondo me quello che traspare davvero dai testi è un messaggio di forza, di speranza. Poi chi vuole limitarsi a leggere i titoli e a dire “Sei sempre preso male, hai rotto il cazzo” è libero di farlo, bella lì.

Anche Tedua nella sua strofa su " Non dormo mai" dice "Da ragazzino ascoltavo Mecna e Luché perché mi piace il rap poetico". Questa definizione di “rapper poetico” la senti tua?
Mecna: Me lo hanno sempre detto, però più che poeta mi sento rapper. Comunque, non vedo perché dover dare un'etichetta per forza. Nei miei dischi c'è sempre stata un’alternanza tra pezzi solo rap e pezzi soprattutto pop.
Sick Luke: Magari dopo questa intervista vai in studio e registri un disco trap…

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Alla fine che definizione daresti di cos’è la trap?
Sick Luke: Per me la trap è quando parli di droga. Se parli di droga sei trap, punto. Calcutta è trap perché parla di tachipirina, per esempio.

Ultima domanda: in “Akureyri” dici una cosa…
Mecna: "Non ho più messo quelle dannate Vans dopo l'ultimo giorno di agosto" Ecco: è una citazione di “31/08”, sì?
Mecna: Certo. Le Vans nuove mi distruggono i talloni, ho smesso del tutto di portarle. È anche una metafora: le cose, come le scarpe, non sai mai dove ti colpiscono, ma ti fanno sempre male all'inizio.
Sick Luke: Non lo so. Io metto solo Balenciaga, sono le più soffici. * Come dicevamo all'inizio, il live di cui parla Mecna è il primo della serie Niente di Strano, organizzato da BuddyBank e Tidal, ed è stato davvero una figata. Dal diciannovesimo piano della torre Unicredit di Milano abbiamo sentito le chitarrine dolci di Birthh mentre il sole tramontava su tutta la città, e poi per la prima volta in live tre dei pezzi nuovi di Neverland (suonati dalla formazione al completo Mecna, Sick Luke, Alessandro Cianci e Valerio Bulla). Lo potevi vedere in streaming su YouTube, ma non preoccuparti perché tanto puoi rivederlo qua sotto.

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