politica

Quali sono e cosa vogliono i partiti italiani candidati alle Europee 2019

Non ne sta parlando nessuno, e alcuni partiti non hanno nemmeno un programma disponibile online a pochissimo dal 26 maggio. Bene!

di Valerio Moggia; illustrazioni di Juta
16 maggio 2019, 6:15am

Illustrazione di Juta.

Tra meno di due settimane in Italia e nella maggior parte d’Europa si voterà per le elezioni europee. Alcuni paesi voteranno poco prima di noi, visto che le elezioni vanno ufficialmente dal 23 al 26 maggio, ma lo spoglio avverrà in contemporanea.

Fino ad ora, di questo voto si è parlato davvero poco nel nostro paese: i media non si stanno occupando di temi europei, i partiti di maggioranza la considerano una specie di misurazione dello stato di salute del governo, le campagne elettorali sonnecchiano, di alcuni partiti non sono disponibili i programmi e in molti comuni non sono ancora stati affissi i consueti manifesti politici.

Abbiamo messo insieme una veloce guida per capire chi parteciperà alle elezioni più snobbate della storia recente, e con quali programmi.

LEGA

Nel bene e nel male, la Lega è il partito del momento in Italia; e le sue possibilità di aumentare i sei seggi di cinque anni fa sono parecchie. Matteo Salvini si pone ormai come il leader del fronte sovranista europeo, in quanto primo suo esponente a essere salito al governo in uno dei principali paesi membri dell’UE: a inizio aprile, a Milano è stata presentata la nuova alleanza sovranista (Alleanza Europea dei Popoli e delle Nazioni, nell’acronimo inglese EAPN), di cui fanno parte i membri dell’ormai disciolto gruppo europeo ENF come il Rassemblement National di Marine Le Pen più nuovi alleati, dai sovranisti scandinavi a quelli tedeschi di AfD (Alternative für Deutschland). E l’obiettivo dichiarato è di essere il primo gruppo in parlamento.

Allo stesso tempo Salvini apre a Berlusconi sul fronte domestico, e per estensione a tutto il centrodestra europeo, se il PPE deciderà di rompere l’alleanza con S&D: a quel punto, i sovranisti avrebbero l’Europa in mano. È per questo che il leader leghista, nella sua campagna elettorale permanente, sta sovraccaricando queste elezioni, definendole senza mezzi termini “un referendum tra la vita e la morte, tra passato e futuro, tra Europa libera e stato islamico.”

I punti fermi della campagna leghista sono noti da tempo: abbassare le tasse per rilanciare l’economia, blocco totale dell’immigrazione, e trasformazione della UE in un’unione puramente commerciale, senza limitazioni di sovranità per gli stati membri. Vale a dire: nessuna “Italexit,” ma una sorta di “Euroexit,” in cui tutti tornano pienamente “sovrani” e l’Unione stessa cambia volto. Esemplificativa della prospettiva leghista è la candidatura dell’economista euroscettico e ormai star televisiva Antonio Maria Rinaldi.

Ma se vi state chiedendo dove trovare le informazioni sul programma della Lega, la risposta è: da nessuna parte. A un passo dalle elezioni, il Carroccio non ha ancora reso pubblico il suo piano politico. Andando sul sito del partito ci sono solo i sei punti cardine del MENL, il movimento politico euroscettico e nazionalista nato nel 2014 e presieduto da Marine Le Pen, che è di fatto l’alter-ego di EAPN.

Forse la verità è che alla Lega non serve un vero e proprio programma elettorale, perché ce l’ha già: Salvini è volto, nome (è capolista in ogni circoscrizione, anche se ovviamente non siederà al parlamento europeo ma lascerà il suo posto ad altri—del resto, già non presenziava quando era eletto) e programma del suo partito.

MOVIMENTO 5 STELLE

Luigi Di Maio sostiene che il Movimento 5 Stelle avrà un ruolo determinante negli equilibri del prossimo parlamento europeo, forte di essere il primo partito in Italia (anche se in calo nei sondaggi). Siccome la strategia vincente non si cambia, il partito porta in Europa lo stesso modello con cui ha vinto le nazionali del 2018: tagli alle spese della politica (con la chiusura della sede di Strasburgo e la riduzione degli stipendi dei deputati) per mettere fine all’austerity e investire in politiche a tutela dei risparmiatori, nella green economy e, ovviamente, in un salario minimo europeo.

Il M5S, riporta Open Polis, è l'unico partito senza pluricandidature (ovvero candidati con incarichi incompatibili con quello in Europa, come quelle di Salvini, Meloni e Bonino, per esempio). È anche il partito con il record di laureati nelle proprie liste e con cinque capolista donne.

Il M5S punta a rappresentare anche i moderati, dice Di Maio; e in effetti, a differenza di cinque anni fa, non si notano grosse tracce di euroscetticismo nel suo programma. Anzi, si chiedono maggiori poteri al parlamento, nel nome della democrazia diretta, e nuovi criteri di equità nella redistribuzione dei migranti tra i paesi membri. Con buona probabilità, però, il M5S continuerà a far parte del gruppo EFDD di Mr. Brexit Nigel Farage, nel quale hanno trovato rifugio in passato anche partiti di estrema destra come i Democratici Svedesi e AfD.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Partito Democratico ha attualmente 29 seggi al parlamento europeo, risultato del 40 percento alle elezioni del 2014, ma da allora è cambiato praticamente tutto: il voto di cinque anni fa sancì l’apice del gradimento di Matteo Renzi; nel frattempo però il suo governo è caduto, la segreteria del partito è passata dalle mani di altre due persone, e attualmente si trova in quelle del governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Il primo problema di Zingaretti è stato quello di venire a patti con Carlo Calenda, già ministro di Renzi e Gentiloni, dalle posizioni ben più conservatrici rispetto all’attuale segretario: Calenda è entrato nel Pd nel marzo 2018, e poco fa ha lanciato la piattaforma Siamo Europei, che si è subito posta come un nuovo partito europeista implicitamente in antitesi col Pd. Dopo un’iniziale rottura, i due hanno trovato un accordo e ora ora Pd e Siamo Europei correranno assieme alle europee, con Calenda capolista nel Nord-Est.

Teoricamente il Pd dovrebbe confluire nel gruppo dei Socialisti e Democratici, del quale ha sempre fatto parte. Se non fosse che pochissimi giorni fa Renzi ha diffuso un video sui social in cui esprimeva il suo pieno appoggio a Renaissance, la lista europea figlia di En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron. Similmente a come ha fatto in patria, Macron sembra voler creare una nuova alleanza transnazionale in contrapposizione agli attuali gruppi del parlamento europeo. Per contro, Zingaretti afferma di voler restare dentro S&D, ma allo stesso tempo propone un’ampia alleanza anti-sovranista che andrebbe da Macron fino alla sinistra di Tsipras.

Se la collocazione politica del Pd nell’aula è ancora oggetto di confusione, le idee che vuole portare in Europa sembrano invece più chiare. Comprensibilmente orientati nell’ottica della cooperazione tra gli stati membri e del progressismo, i democratici propongono però un piano di spese pubbliche per il rilancio dell’economia in cui spiccano un’indennità europea di disoccupazione e un salario minimo europeo.

FORZA ITALIA

È francamente difficile che Forza Italia possa difendere i 16 seggi conquistati nel 2014, schiacciata com’è tra il Pd e la destra sovranista che ne ha cannibalizzato i voti già alle scorse politiche.

Per avere una fotografia del partito basta comunque dare un’occhiata alle sue liste, con Silvio Berlusconi ancora una volta capolista praticamente ovunque (unica eccezione il Centro, dove è candidato l’attuale presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani), nonostante la sua credibilità politica sia ai minimi storici e a fine aprile sia stato operato per un’occlusione intestinale. Ora dice di stare bene e, dopo mesi passati a insistere per un’alleanza della destra italiana in vista delle europee, potrebbe aver finalmente convinto Salvini.

In effetti, ormai da qualche tempo Berlusconi sta cercando di spingere verso un nuovo grande gruppo europeo che accomuni tutto ciò che sta a destra dei socialdemocratici—escludendo CasaPound e Forza Nuova—sotto la guida del PPE (Partito Popolare Europeo). Forza Italia si vuole porre come un mediatore tra i liberali e i sovranisti, e ciò si rispecchia nel linguaggio utilizzato da Berlusconi nel programma del partito: il rifiuto dell’austerity europea, la revisione del Trattato di Dublino e l’opposizione all’economia cinese sono tutti cavalli di battaglia della destra (l’ultimo punto piace molto a Trump), che Forza Italia attenua un poco per renderli digeribili anche a un pubblico più moderato.

Per contro, Berlusconi assume anche posizioni non del tutto in linea con il fronte sovranista a cui fa la corte. Se la Lega gira sempre attorno a una possibile “Italexit,” Fi ribadisce fortemente il bisogno di restare in Europa, rafforzare i poteri del parlamento e addirittura creare un esercito unico europeo. Richiede, inoltre, azioni concrete nei confronti del cambiamento climatico—tema decisamente poco popolare a destra.

FRATELLI D’ITALIA

I manifesti per le europee con il logo di Fratelli d’Italia e il nome, bello in grande, del candidato Caio Giulio Cesare Mussolini, forse l’unica persona al mondo in grado di portare con orgoglio i nomi di ben due dittatori, è l’emblema della campagna elettorale del partito di Giorgia Meloni.

FdI cerca di porsi—se possibile—più a destra della Lega, con un linguaggio più apertamente nazionalista, anti-europeista e contro l’immigrazione, provando a fare un po’ quello che Salvini fece a suo tempo con Minniti: “bene, ma si può fare di più.” Ossia bene i porti chiusi, ma la mossa definitiva richiesta da Meloni sono i blocchi navali alle frontiere.

Tuttavia la vicinanza tra Salvini e Meloni è molta, tanto che un mese fa la leader di FdI ha annunciato pubblicamente un prossimo governo con la Lega (ma senza Forza Italia). Quindi, resta da capire dove si collocherà il partito nell’europarlamento: attualmente è nei Conservatori e Riformisti e non ha sottoscritto patti con l’EAPN sovranista; ma potrebbe divenire una pedina importante in caso di giochi di maggioranza in Europa come, in futuro, in Italia.

+EUROPA

Lo scorso 28 gennaio si è concluso il primo congresso di +Europa, che ha eletto segretario Benedetto Della Vedova ed è stato segnato da accuse e sospetti di una scalata “da destra” ai vertici del partito erede dei Radicali.

Oggi, nonostante il rischio chiusura della storica Radio Radicale a causa di una norma contenuta nella manovra fiscale, il partito simbolo dei liberali italiani e dell’europeismo confida comunque di riuscire a superare lo sbarramento e, magari, ad eleggere Emma Bonino (altra pluricandidata, in quanto attualmente senatrice) presidente della Commissione europea.

Gli obiettivi di +Europa si concentrano ovviamente sul rafforzamento delle istituzioni dell’Unione, compiendo nuovi passi verso i cosiddetti Stati Uniti d’Europa, ad esempio con l’istituzione di un’autentica cittadinanza europea. Formalmente, il partito continuerà a fare parte del gruppo ALDE, che però dopo le elezioni si scioglierà per confluire nella nuova alleanza voluta da Macron, di cui presumibilmente farà parte anche +Europa.

E LA SINISTRA?

Sono tre le formazioni della sinistra italiana che prenderanno parte alle prossime elezioni europee, anche se nessuna sembra messa proprio benissimo al momento, considerata la soglia di sbarramento al 4 percento.

Alle ultime politiche, Potere al Popolo aveva provato a dare nuovo slancio all’intero fronte, ma già a fine ottobre Rifondazione Comunista si staccava dalla coalizione, e ad aprile PaP ha deciso di rinunciare alle europee. Per contro, Rifondazione ha formato la lista denominata La Sinistra assieme a Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni, che in Europa è alleata con il gruppo GUE/NGL di cui fanno parte anche Podemos, il Partito Comunista e il Blocco di Sinistra portoghesi, e i greci di Syriza, ovvero lo schieramento a cui Zingaretti vorrebbe estendere l’alleanza anti-sovranista.

Negli ultimi mesi, invece, aveva attirato un certo interesse Europa Verde, l’unica coalizione a fare dell’ecologia il suo principale punto programmatico, forte della presenza di Possibile, il partito di Giuseppe Civati. Un articolo del Foglio ha denunciato la presenza di due candidate vicine all’estrema destra nelle liste dei Verdi; il partito ha respinto le accuse al mittente, ma nel frattempo Civati si è ritirato dalla campagna elettorale (anche se, in base ai regolamenti risulta ancora formalmente candidato). A questo punto, se EV aveva qualche possibilità di superare lo sbarramento, ora l’impresa appare quasi impossibile.

Alle elezioni partecipa anche il Partito Comunista di Marco Rizzo, il più radicale degli schieramenti di sinistra nostrani e quello più apertamente euroscettico. È l’unica delle tre formazioni a non avere europarlamentari uscenti, ma in caso di successo andrebbe a far parte dell’alleanza comunista CWPE. Il PC è stato ammesso senza aver ottenuto le firme previste dalla legge in quanto legato proprio a un partito europeo (il KKE greco) con almeno un rappresentante già in parlamento.

L’ESTREMA DESTRA

Tra i partiti restanti ci sono due membri della galassia dell’estrema destra italiana, CasaPound e Forza Nuova. I primi si sono ritrovati sulla stampa nazionale per l’esclusione della loro casa editrice Altaforte dal Salone del Libro di Torino, in seguito alla pubblicazione di un libro-intervista a Salvini, e se possono prendere parte alle europee lo devono soprattutto all’ex-eurodeputato ungherese Béla Kovacs, fondatore dei neonazisti AENM e accusato di essere una spia russa.

Pochi giorni fa, invece, Forza Nuova è intervenuta a Roma per cercare di impedire l’incontro con Mimmo Lucano alla Sapienza, ma si sono limitati ad aggredire un ragazzo di fronte alla polizia. Per chi non lo sapesse, non vanno proprio d’accordo con CasaPound; infatti corrono separatamente: CasaPound con AENM e Forza Nuova con APF, il gruppo presieduto dal suo leader Roberto Fiore.

TUTTI GLI ALTRI

Esistono altri sette schieramenti, e di questi solo uno vanta già un seggio all’europarlamento (che probabilmente confermerà, grazie a Forza Italia): il Südtiroler Volkspartei, facente parte del PPE, così come i Popolari per l’Italia dell’ex-ministro Mario Mauro, e la lista che unisce il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi ad Alternativa Popolare. Due partiti concorrono solo in alcune circoscrizioni: i valdostani di Autonomie per l’Europa, al fianco del Pd, nel Nord-Ovest; e il Partito Pensiero Azione nel Nord-Est. A parte, ci sono poi gli animalisti del Pai.

Ultimo ma non meno importante, il Partito Pirata, sezione italiana dell’organizzazione nata per la difesa di un internet libero, che candida persone come Luigi Gubello, l’hacker che ha dimostrato le falle nella piattaforma di voto del M5S Rousseau, e Luigi Di Liberto, fondatore del sito di file-sharing TNT Village. La battaglia del Partito Pirata è divenuta di strettissima attualità dopo l’approvazione della controversa riforma europea del copyright lo scorso marzo.

Aggiornamento del 16/05/2019: In una versione precedente di questo articolo, in merito all'ammissione delle liste del Partito Comunista, scrivevamo che "Il paradosso è che questa decisione ha creato un precedente che ha dato il via libera anche alla presenza di CasaPound e Forza Nuova alle elezioni."

Come puntualizza il partito, "la norma che ha permesso la presentazione di tutte le liste prive di parlamentari uscenti eletti nella ripartizione Italia con il medesimo simbolo (tra cui vanno inclusi anche La Sinistra e Verdi) è l’art. 12 comma 4 del dPR 18/1979." Il PC, come altri, ha pertanto "usufruito dell'esonero sulla base di un'interpretazione estensiva" fornita nel 2014 dall'Ufficio Elettorale Nazionale a favore dei Verdi. Il PC non ha dunque fatto da "precedente" per liste di estrema destra, e il particolare che non corrisponde al vero è stato rettificato.

Segui Valerio su Twitter.

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla newsletter di VICE per avere accesso a contenuti esclusivi, anteprime e tante cose belle. Ogni sabato mattina nella tua inbox. CLICCA QUI.