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Attualità

Sono andato a vedere il film su Marx con Marco Rizzo, leader del Partito Comunista

'Il giovane Karl Marx', visto col segretario dell'unica formazione con la scritta 'partito comunista' sulla scheda alle ultime elezioni.

di Mattia Salvia
17 aprile 2018, 6:31am

L'autore con Marco Rizzo. Foto dell'autore.

Saranno i miei like assidui a una certa pagina che fa i meme trotzkisti con le scene di Mean Girls, ma nelle ultime settimane la mia home è invasa da Karl Marx. Dal giovane Karl Marx, quello dell'ultimo film di Raoul Peck sulla sua amicizia con Engels e la scrittura del Manifesto del partito comunista.

Per chi non lo sapesse, quest'anno sarà il 200esimo compleanno di Marx, nato nel 1818 a Treviri, in Germania (che, per l'occasione, ha messo la sua sagoma sulle luci dei semafori). E probabilmente il film, che all'estero è uscito l'anno scorso, arriva in Italia solo adesso proprio per sfruttare questa ricorrenza. Tra le altre cose, Diego Fusaro ha consigliato di andare a vederlo.

E così ho fatto. Ma non volendo andarci da solo, ho pensato di farmi accompagnare da qualcuno di "esperto" e riconoscibilmente "comunista." Tipo Marco Rizzo, il segretario del Partito Comunista e colui che, per tutta una serie di motivi storici, politici ed estetici, è probabilmente il comunista più rappresentativo d'Italia—visto che alle ultime elezioni l'unico simbolo con scritto "partito comunista" sulla scheda era il suo.

L'ho contattato pensando non mi avrebbe mai risposto, e inizialmente perché mi faceva sorridere il titolo, ma alla fine mi ha risposto e ci siamo dati appuntamento al Cinema Farnese, in pieno centro a Roma.

Al mio arrivo, un pomeriggio della scorsa settimana, trovo Rizzo che parla con il titolare per organizzare una proiezione per i militanti del suo partito. Ci presentiamo, prendiamo i biglietti ed entriamo in sala.

Il film comincia mostrando l'inizio della carriera di Marx a Colonia come giornalista e, in parallelo, presentando Engels come figlio di un industriale che frequenta i bassifondi con l'idea di scrivere un libro al riguardo (che diventerà La situazione della classe operaia in Inghilterra). Da lì la narrazione procede a saltelli, da una tappa all'altra della giovinezza dei due: Marx che si trasferisce a Parigi, Marx ed Engels che si incontrano e diventano amici, iniziano a collaborare, incontrano Weitling e gli altri dirigenti della Lega dei giusti, si scontrano con loro, aderiscono al movimento e lo fanno diventare la Lega dei comunisti, scrivono Il Manifesto.

"Be', è fedele," è il primo commento sottovoce di Rizzo durante il film. L'arco temporale è piuttosto breve—va dal 1843 al 1848—ma è denso di avvenimenti e in effetti il film li racconta tutti uno dopo l'altro. Dunque è molto fedele, vero, ma il prezzo di questa fedeltà è la sensazione di essere bersagliati di date e fatti che si susseguono uno dopo l'altro senza un contesto che gli dia continuità.

Il film ci racconta le cose che Marx ed Engels facevano, ma ci dice poco di tutto ciò che gli stava intorno, e quindi anche del come e del perché le facevano. Di conseguenza, mi dice Rizzo quando ci fermiamo in un bar dopo aver visto il film, l'impressione è che manchi "un po' di contestualizzazione didascalica per chi non conosce nulla oggi: se non conosci l'opera di Marx e i personaggi fai un po' fatica a orientarti."

Il film vorrebbe infatti fare una specie di bigino riassuntivo di vita, opera e pensiero di Marx ed Engels, ma quest'intenzione lo costringe a fare scelte che diventano cadute di stile, con scene troppo ammiccanti nei confronti dello spettatore. "Mi ha fatto impressione quando Marx vomita e poi dopo si alza, barcolla, e in quel momento gli fanno dire famosa frase 'i filosofi hanno sempre interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo'. Queste parti qua sono quelle che forse cedono un po'," commenta Rizzo. "Francamente mi sembra che questo film tenti di conciliare due cose che vanno in direzioni opposte, la massima divulgazione e il non perdere l'essenza e la profondità, e che da un certo punto di vista pecchi da entrambe le parti."

Detto questo, secondo Rizzo Il giovane Karl Marx ha comunque dei meriti. "Il messaggio del film è che esiste quel libro, che esiste e si può leggere. Secondo me due cose emergono come ancora attuali dalla visione di questo film: la prima è che l'uomo è un essere sociale, è la condizione materiale in cui vive. La seconda è la centralità del conflitto tra capitale e lavoro, il fatto che l'intera storia dell'umanità ha sempre visto gli oppressi attivi nel tentativo di emanciparsi dagli oppressori e il fatto che il marxismo è ancora attuale come strumento di analisi."

Quando gli faccio notare che questa "attualità di Marx" possa passare più per una moda, come gli anni Ottanta o i capelli ossigenati, Rizzo risponde: "Non è una cosa profonda. Negli anni Settanta, ad esempio, i film che parlavano di questi temi non erano uno ogni due o tre anni ma c'era proprio una stagione cinematografica e di discussione. Oggi non è più così. Certo, è positivo che se ne parli, ma non bisogna entusiasmarsi troppo. Inoltre il fatto che in Italia arrivi solo ora è un segnale di disattenzione, vuol dire che l'han preso nella speranza che l'anniversario lo trainasse. Come si dice: i capitalisti ti venderebbero tutto, anche la corda per impiccarli. Solo che in questo caso è un po' il contrario."

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