Disciplina, sveglia alle 6:30 e sport: dentro un liceo militare a Milano

Disciplina, sveglia alle 6:30 e sport: dentro un liceo militare a Milano

Siamo stati all'Open Day della scuola militare Teulié, e abbiamo parlato con alcuni dei ragazzi che vorrebbero farne parte.
14.4.17

Fino allo scorso sabato, la mia conoscenza del mondo militare si limitava principalmente a queste tre circostanze: il mio amico italo-brasiliano che vive nel terrore di essere richiamato a fare il militare in Brasile; il mio autista del pulmino delle medie che intratteneva preadolescenti aggressivi con esilaranti racconti di episodi accadutigli durante il periodo del militare; mio fratello che ogni volta che gli si chiede l'anno di nascita ci tiene a ribadire la fortuna di aver scampato la leva obbligatoria per un soffio.

Poi qualche tempo fa mi sono imbattuta in un titolo che recitava "È boom di licei militari: sempre più richiesti anche dalle ragazze." Da allora ho scoperto non solo che i licei militari esistono ancora, ma che i ragazzi che ci vogliono andare sono sempre di più.

Nello specifico, in Italia ci sono la Nunziatella di Napoli e la Teuliè di Milano, a cui vanno aggiunte la Scuola Navale Militare "Francesco Morosini" di Venezia e la Scuola Militare Aeronautica "Giulio Douhet" di Firenze. In tutto si tratta di 270 posti disponibili, per cui nel 2016 sono arrivate circa 3200 richieste—con un notevole incremento delle domande femminili, che rappresenterebbero circa il 30 percento delle totali.

Non essendo riuscita a ottenere una visita individuale, ho atteso pazientemente il primo Open Day di Milano previsto sul calendario. Così sabato scorso mi sono recata in compagnia del mio socio Santiago alla scuola militare Teulié, con lo scopo di capire cos'è di preciso un liceo militare, come funziona, e chi sono i ragazzi che nel 2017 vogliono iscrivercisi.

Arrivata, la prima cosa da cui rimango stupita è la folla raggruppata davanti al cancello. Si tratta, scopro nel corso della mattinata, di ragazzi e ragazze che provengono da tutta Italia, la cui età si aggira attorno ai 15 anni. Nella maggior parte dei casi sono accompagnati da entrambi i genitori, in alcuni con loro ci sono anche fratelli, nonni o altri membri della famiglia. Di tutte le persone che ci proveranno, solo 80 riusciranno a entrare alla Teulié.

Un genitore che ha l'aria di esserci già passato mi spiega che il programma della giornata prevede una presentazione di circa un paio d'ore, nella quale attraverso vari interventi verrà presentato l'istituto, seguito da una breve visita della struttura.

Finalmente i cancelli si aprono e ci fanno entrare in piccoli gruppetti, indirizzandoci verso l'aula magna della scuola attraverso un lungo corridoio tappezzato di velluto rosso e foto di generali appese ai muri.

L'aula magna dell'istituto durante la conferenza.

Quando entro, un ufficiale della scuola sta raccontando brevemente la storia dell'Istituto. Scopro che è stato fondato nel 1802 in onore del generale Pietro Teulié, e che tra "gli iscritti all'Albo della Gloria," ovvero tra "gli ex allievi che hanno dato la propria vita per il perseguimento dei loro ideali" ci sono, tra gli altri, Forlanini e Cadorna, mentre tra gli insegnanti compaiono Ugo Foscolo e Silvio Pellico.

La cosa che mi è da subito palese, oltre ovviamente al fatto che il gergo usato è estremamente militare, è che quella in cui sono non è una solo una scuola. Si tratta di una scelta di vita a 360 gradi, che si riflette su ogni singola parte della giornata degli allievi che la frequentano. Per dirla con le parole usate dall'Ufficiale Superiore che parla sul palco, è una scuola "che ha il compito di curare la formazione morale, culturale, spirituale e fisica" degli allievi, la cui "missione altissima" è quella di "creare dei cittadini capaci di proseguire con la carriera militare e civile."

Quelli da trasformare in cittadini capaci sono ragazzi e ragazze (dal 2009 la scuola è aperta anche alle donne) degli ultimi tre anni di liceo classico e scientifico.

Dopo qualche preambolo sulla storia della scuola e sul suo intento, il Comandante e Dirigente Scolastico dice per la prima volta quello che sentirò ripetere moltissime volte durante le prossime due ore: la priorità della scuola rimane sempre e comunque lo studio.

Il docente unico di educazione fisica.

Mentre alcuni genitori danno di gomito a adolescenti misteriosamente impassibili, la parola passa al Docente unico di educazione fisica. Si tratta di un chiarimento sicuramente superfluo, ma il Docente unico di educazione fisica di una scuola militare non ha nulla a che vedere con il professore di educazione fisica delle superiori di noi altri, il cui compito principale era arrivare in condizioni psichiche e fisiche decenti alla pensione.

Alla Teulié, l'educazione fisica ha un ruolo prioritario. Gli studenti, rassicura il Docente unico di educazione fisica, "dal momento in cui entrano al momento in cui escono sono costantemente monitorati a livello fisico," e abbandonano la scuola "formati anche fisicamente."

Mentre di riflesso comincio ad accusare sulle gambe i circa 20 minuti passati in piedi, scopro che il programma della scuola prevede due ore di attività sportiva al giorno: palestra e piscina obbligatorie, e due altri sport tra cui scegliere. In un intervento successivo un ex allievo dà voce alla sua nostalgia per i tempi in cui si andava in piscina anche alle 6:30, prima dell'alzabandiera. Ora non succede più.

Mentre nella mia testa comincia a farsi largo l'ipotesi che la scuola militare Teulié occupi uno spazio temporale alternativo in cui la giornata è composta da più di 24 ore, dal Colonnello che prende la parola subito dopo scopro che la routine di un aspirante militare è strutturata così: sveglia alle 6:30, un quarto d'ora per prepararsi e fare il cubo, colazione, alle 8 l'alzabandiera. Scuola. Pranzo. Attività fisica dalle 14:45 alle 16:45. Studio obbligatorio dalle 17:30 alle 19:30. Si mangia cinque volte al giorno. I ragazzi possono uscire fino alle 23 tre volte a settimana, alle 22 il resto dei giorni—"E comunque non lo fanno mai," un ufficiale rassicurerà una madre preoccupata durante la successiva sessione di domande.

Nel resto della mattinata sul palco si susseguono militari, ex allievi e madri di ex allievi. Si parla di "formazione esperienziale"—ovvero quella capacità di comunicare e gestire le proprie emozioni che, stando alle madri intervenute, garantisce ai ragazzi di esprimere le emozioni in un modo inconsueto per quell'età—e di gite, che in realtà si chiamano viaggi d'istruzione, e prevedono un viaggio a Roma in cui si dorme in caserma e la settimana bianca, che si chiama settimana di addestramento sciistico.

Dopo circa due ore, gli interventi sono finiti e lo spazio viene lasciato alle domande. C'è chi chiede dettagli sull'esame di ingresso e le tempistiche per fare domanda, chi vuole sapere quale sia la reazione della scuola a eventuali episodi bullismo (il bullismo viene punito con l'espulsione diretta di chi lo perpetua), chi si chiede come vengano gestite le relazioni sentimentali che nascono all'interno della scuola (fuori possono fare quello che vogliono, dentro devono mantenere un codice di comportamento appropriato).Dopo questa domanda, il tempo a disposizione è finito e decidiamo di sistemarci all'uscita in attesa delle famiglie a cui fare qualche domanda.

Gianmarco e il padre.

Il primo ragazzo con cui parlo si chiama Gianmarco, ha 16 anni e per prima cosa mi dice di non essere per niente spaventato dalla disciplina che vige nella scuola—a spaventarlo, piuttosto, è l'esame d'ingresso. Quando gli chiedo il motivo per cui vorrebbe farne parte interviene il padre, un militare. "È stato un orientamento che gli abbiamo dato, e lui non lo ha sottovalutato," mi dice. La madre, dal canto suo, mi spiega che si tratta di un ragazzo particolarmente disciplinato che "è abituato a fare campi fuori dalla famiglia," e per il quale quindi la lontananza da casa non sarebbe un problema. "La scelta finale, comunque, spetta a lui," chiarisce.

La presenza di altri militari in famiglia sembra la motivazione che fa da spinta anche per Andrea, che anche se ha soli 12 anni ha partecipato oggi all'Open Day "per portarsi avanti." "Il padre ha fatto il militare," mi dice la madre, "è appassionato di armi." Nemmeno Andrea, sempre secondo quanto dice la madre, è spaventato da quello che ha sentito. "E poi stiamo a Milano," aggiunge, "se fa il bravo può tornare a casa tutte le domeniche."

Camillo e la famiglia.

Mentre le persone continuano a uscire parlo con Camillo, che ha 15 anni e viene da Brescia. "Sono sempre stato appassionato alla vita militare, alle istituzioni, e da sempre sono patriottico. Si tratta di una vita disciplinata ma non mi spaventa, dopo hai le tue soddisfazioni. L'unica cosa sarebbe un po' stare lontano dalla famiglia," commenta.

Salutato Camillo parlo con Mirta, che ha 13 anni ed è di Milano. Al contrario delle persone che ho sentito fino ad ora, mi dice di aver scoperto dell'esistenza della scuola su internet, e di considerarla in quanto fa equitazione e quello sarebbe un metodo per poter continuare a svolgerla a livello agonistico.

Toni con il padre.

L'ultima persona con cui parlo è Toni, venuto apposta dalla Sicilia. Mi racconta di essere stato informato dell'esistenza della scuola dal padre, e che se la routine quotidiana molto diversa da quella che ha a casa un po' lo spaventa, la trova comunque molto interessante. Quando gli chiedo se non gli fa paura l'idea di lasciare amici e famiglia, interviene il padre: "In realtà il progetto iniziale era più pesante," mi dice. "Doveva andare in America a fare l'ultimo anno di high school e poi arruolarsi nell'Air Force. Ha provato un mese, ma poi un avvocato immigrazionista ci ha fatto cadere tutti i sogni di gloria, perché per arruolarti devi essere in una permanent condition. Siamo arrivati anche a considerare il discorso dell'adozione. Lo dovevo mandare in America, figuriamoci se ci fa paura Milano," conclude.

Auguro in bocca al lupo a Toni e decido che è arrivato il momento di andare a casa. A giorni dovrebbe uscire il bando per il 2017-2018, e con questo i ragazzi sapranno se sono ammessi a partecipare alle numerose prove fisiche e culturali che precedono l'ingresso alla scuola Teulié di Milano o alla Nunziatella di Napoli.

Prima di tutto, c'è una prova preliminare volta a esplorare le capacità intellettive e di ragionamento del candidato. Nel caso questa venga superata, si viene ammessi a una tre giorni di prove attitudinali, psicologiche e fisiche nel centro di selezione di Foligno—con test che vanno dal salto in alto, a un colloquio psicologico, all'incontro con i genitori. Superata questa, si viene ammessi alla prova di cultura generale.

Dei pochi ragazzi che riescono a entrare circa il 40 percento finisce per fare una carriera militare. Gli altri scelgono percorsi diversi: procedono con l'università e spesso, come viene detto durante la conferenza, fanno carriera in ambito gestionale. Nel corso della giornata, come penso in ogni Open Day, vengono citati continuamente esempi di ex allievi che oggi rivestono ruoli importanti in diversi ambiti. Del resto, si tratta di un discorso ricorrente tra i genitori con cui ho parlato: l'idea che si tratti di un sacrificio destinato a dare i suoi frutti in futuro.

Per quanto riguarda me, mi sento devastata da tutta questa disciplina, ed è meglio se anche oggi in palestra ci vado domani.

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