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La mia vita virtuale fa più schifo di quella reale

Se le vostre crisi di nervi coincidono con il malfunzionamento del router, questo post vi farà sentire a casa.

di Clara Miranda Scherffig
15 marzo 2013, 11:30am

Da anni, la quantità di tempo che trascorro su internet e la quantità di cose che faccio e posso fare tramite internet mi stanno suscitando parecchie domande, più di quante me ne sia mai poste sul colore dei miei capelli. Sono quegli interrogativi che si presentano ciclicamente e che poi abbandono in attesa di risposte definitive, nel bel mezzo di un periodo in cui gli scritti sul tema "deformazione mentale dei nativi digitali" sono ormai diventati oggetto di meme. Così, le reazioni sono spesso—ma non sempre—naive ed esagerate, un po' come quando dicevano che il telefono cellulare provocava il cancro ai testicoli e artrosi prematura (anche se in effetti la generazione che è cresciuta insieme a internet è anche quella di Chernobyl, quella spesso tirata su da mamme milanesi che si trasferivano coi pargoli nella casa al mare in Liguria, "così siamo più lontani dalle radiazioni").

La questione è però innegabile e la domanda ve la sarete posti anche a voi, almeno una volta: MA SONO DROGATO DI INTERNET?

Netaddiction.com...your resource since 1995 offre un test per misurare la propria dipendenza dalla rete, ma, sebbene il sito sia considerato un punto di riferimento, temo che i quesiti siano rimasti aggiornati all'anno della sua fondazione, perché il mio risultato è stato un sanissimo 43: "You are an average on-line user. You may surf the Web a bit too long at times, but you have control over your usage."

CAZZATA.

Internet mi fa uscire di testa, spesso, e con modalità molto diverse a seconda dei casi. Alcune delle seguenti patologie sono già state ben studiate e stampate sulle brochure distribuite nelle sale d'aspetto dei più avanzati istituti psichiatrici, ma, secondo mia esperienza e convinzione, il campo è in perenne espansione.

ANSIA DA PRESTAZIONE DA YOUTUBE

Fenomeno molto diffuso tra i giovanissimi, non ne sono particolarmente colpita perché su YouTube ci vado essenzialmente per due ragioni 1) i trailerz, 2) gli Oscar, i Grammy, eccetera. Questo non significa che ignori la situazione introdotta dalla frase "ah, c'è un video che devo assolutamente farti vedere." Prima è una pubblicità progresso indiana per promuovere l'utilizzo del preservativo, poi è il singolo di Karim Capuano, poi sono i 19 secondi del film più brutto del mondo, poi sono tre compilation di cumbia psichedelica, e più si va avanti, più il vj di turno diventa impaziente e nervoso, non permette agli altri spettatori di vedere per intero uno (che sia uno!) dei video proposti, monopolizza la tastiera e saltella avanti e indietro sulla barra del tempo per mostrare le scene migliori, teme la noia che inevitabilmente los conejitos conquistadores de Ecuador suscitano dopo un minuto di ritornello identico, e allora si affloscia, incapace di gestire l'imbarazzo della scelta e l'inaffidabilità della piattaforma—"com'è possibile che non ci sia la caduta di Gianni Sperti da Amici?!"—e propone "vabbe', guardiamo le tipe che cadono?"

TAB MILLEPIEDI

Quello che succede al tuo browser quando stai facendo ricerca sul funzionamento delle segherie azionate ad acqua dello stato di Washington e decidi che il sito open source dei patentini rilasciati dal 1950 ad oggi per la costruzione delle suddette segherie è un posto dove vuoi stare più di dieci minuti.

TIC DA FACT-CHECKING

Tic congenito ai possessori di "telefoni che vanno in rete", ha la capacità di uccidere le conversazioni più animate perché fa tacere tutti con la voce della verità: "l'attore che fa la figlia di Fantozzi è un uomo e si chiama Fernando Plinio." Dà il potere di stravincere scommesse a cui, senza lo smartphone d'assalto, nessuno avrebbe mai pensato di partecipare "'Red red wine' non è mai stata coverata da Bob Marley." Rende impossibile continuare a vivere, finché non ci ricorda di Dotto, l'emarginato dimenticato erudito dei Sette Nani. Insomma... presto "averlo sulla punta della lingua" non sarà altro che l'ennesima espressione italiana a sfondo sessuale.

SCARICAGGIO COMPULSIVO

Mi sveglio la domenica mattina e un amico ha postato una gif:

Ehi ma quello è il film sul Texas di e con David Byrne che indossa bolo tie e passeggia nei centri commerciali, sono anni che voglio vederlo, come si chiama, True Stories.

TORRENT,

Celo.

Ah nel film c'è anche quell'attore grassone che mi ricorda un po' l'ex fidanzata di quel mio amico che è amico di Mac Demarco e ehi, Mac Demarco mi annoia però l'etichetta sua fa delle robe divertenti scarichiamo tutta la discografia di tutti i gruppi

ZIP,
RAR,
MEDIAFIRE,

RAPIDSHARE,
FILESTUBE,

TORRENT,
TORRENT,

TORRENT,

TORRENT,

Cazzo, ma perché è così lento, è lentissimo, allora, aspetta, qual era l'album commerciale che volevo ascoltare l'altro giorno ma non avevo, ah sì il greatest hits di Ike & Tina Turner, ah, ottimo, adesso vanno tutti più veloci

Celo,
Celo,

Celo,

Celo.

Ma Mad Max mi manca, e poi pure quello con Schwarzenegger e la tripla tetta, Total Recall sì, vai,

TORRENT

Non va?!

Allora,

PUTLOCKER,
VIDEOWEED,

Intanto faccio una pasta, metterei della musica ma c'è il sole, vorrei una cosina allegra, poco impegnativa, musica etiope forse? Sì sì sì, vai su quel tumblr paraculo che mette in mp3 le cassettine dei gruppi del Corno d'Africa, eccoci, però come faccio a sapere quali sono gli album migliori e qual è invece solo musica tradizionale con le vocine? Non lo so, prendo tutto, sticazzi,

SALVA CON NOME
SALVA CON NOME
SALVA CON NOME
SALVA CON NOME

Oh, oh, ma certi beat ricordano i KLF solo a me o cosa? Di dov'erano i KLF? Ma comunque com'era quella storia dei gruppi brit pop che si facevano di LSD e andavano ai rave e avevano le copertine degli album con la frutta. Wiki dimmelo tu, scena di "Madchester", attivi dal 1989 al 1992, cerca,

ZIP
RAR
ZIP
ZIP

Oh Megaupload, che tenerezza, si sono dimenticati di rimuovere il link... ciao, Kim Dotcom!

SOVRACCARICO COGNITIVO

L' information overload è uno dei primi sintomi riconosciuti della dipendenza da internet. È una delle ragioni del recente aumento del deficit d'attenzione ed è essenzialmente quello che succede prima, dopo e durante episodi di scaricaggio compulsivo, tab millepiedi, ansia da prestazione da Youtube e via dicendo. È quella condizione mentale che ci permette di ricordare superficialmente una grande quantità di informazioni, di cui non riusciamo però a discernere l'importanza. È la difficoltà di leggere un articolo per intero, dall'inizio alla fine; è combattere la tentazione di controllare ogni avvenimento minore su Wikipedia e ogni personaggio celebre su Imdb; è convivere con la continua fregola di aprire un link, di vedere un video suggerito, di rimbalzare tra le diverse fonti citate e tutte verificabili. È la continua interruzione del flusso di pensiero da parte di altri pensieri, maggiori o minori non lo so, ma tutti intrusivi.

L'accumulo di tutte le informazioni raccolte in un'ora di attività su internet esiste, ma è parziale, schizofrenico, la mente si solidifica su concetti e nomi inaspettati, impedisce una selezione ragionata del bottino conquistato e si porta a casa cianfrusaglie e mappe del tesoro.

STRESS DA ROUTER INEFFICIENTE

Classico problema da primo mondo, quando succede viene percepito con un misto di gioia e terrore. Quando ancora lavoravo dentro gli uffici di VICE, ogni settimana a una certa partivano gli "oh ma internet a te va" e il successivo e perentorio "vai a fare stacca-attacca". Se internet smette di funzionare la giornata diventa immediatamente una tragedia e una benedizione. Settimana scorsa la mia connessione ha fatto cilecca, sempre al mattino dalle 9 all'ora di pranzo: all'inizio sono investita da un'ondata di galvanizzante beatitudine, convinta che la pausa dall'internetto mi regali la concentrazione di un giocatore di scacchi e la soddisfazione produttiva di un panettiere. Dopo cinque minuti di intensa attività cerebrale, i miei polpastrelli hanno la meglio e comincio forsennatamente a riavviare il browser. Intuendo che il problema è il router mi pacifico (per un istante) e cerco di continuare a scrivere un testo che posticipo da settimane e che l'eccezionale condizione di internet-free mi permetterebbe di comporre al meglio. Bugia.

Improvvisamente l'esigenza di controllare ogni fonte e ogni fatto citato paralizza la mia ricerca, ho assolutamente bisogno di conoscere il terzo sinonimo per dire "log" in inglese e poi, è davvero come me la ricordo, la sigla delle caramelle Tabù di quando ero piccola?

Come se le mie sinapsi avessero bisogno di un periodo di convalescenza, capisco che se non riesco a lavorare allora devo per lo meno scovare l'origine del problema. Mi precipito allora a trafficare sul modem, staccando e attaccando cavi, soffiando dentro alle prese come si faceva con le schede del Nintendo—all'epoca funzionava, ora invece la flebile lucina del WiFi rimane tediosamente intermittente. E io piango.

Mi manca essere perennemente solleticata da idiosincrasie fotografiche intenzionalmente photoshoppate male; mi mancano le solite otto conversazioni skype, aperte per raccontare agli amici che ho visto la sera prima cosa è successo la sera prima; mi manca Wikipedia come a un etologo austriaco la sua teca di bruchi secchi. Mi manca il disorientamento costante di internet, che non è affatto surfing, ma rimanere a galla nel triangolo delle Bermuda.

All'ora di pranzo le luci si riaccendono e io ricomincio a lavorare.

N.B. Questo post è stato scritto in una biblioteca senza connessione internet.


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