Una dieta ricca di verdure aiuta a migliorare l’erezione

Una buona ragione per passare più tempo a curare la propria dieta
Eldad Carin / Stocksy

Lo scorso novembre, il CDC ha pubblicato un rapporto che ha confermato qualcosa che molti di noi avevano già compreso: gli americani non mangiano abbastanza frutta e verdura. "Abbastanza", in questo caso, significa la raccomandazione dell’USDA [Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America] di 1,5-2 tazze al giorno di frutta e 2-3 tazze di verdura. Sapevi che solo il 12 percento degli abitanti dell’Alaska raggiunge o supera quella quantità? Se ti sembra spaventoso allora dovresti sapere che l’Alaska in realtà è in cima alla classifica degli stati americani per consumo di verdure.

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I consumatori di frutta più voraci, invece, si trovano a Washington DC, con il 15,5 per cento degli adulti che rientrano nelle linee guida. Nella Virginia occidentale - rispettivamente al 2° e 3° posto nella classifica dei tassi di mortalità per cancro e diabete - solo il 7,3% e il 5,8% delle persone mangiano abbastanza frutta e verdura. Tutto sommato, quindi, solo uno su dieci americani sta mangiando la quantità di prodotti ritenuti sufficienti per una buona salute.

Lo stesso studio del CDC ha evidenziato anche un paio di cose che tutti sapevamo: che le donne mangiano più prodotti sani rispetto agli uomini e ai giovani adulti, i quali in generale consumano meno porzioni di frutta e verdura rispetto a qualsiasi altra fascia di età. È da qui che inizio a parlare di erezione. Vedete, durante una ricerca per un altro articolo di Tonic, sono rimasto sorpreso nell’apprendere che due studi indipendenti hanno riscontrato che tra un quarto e un terzo degli uomini di età inferiore ai 40 anni ha avuto esperienza della disfunzione erettile (DE). Gli autori di entrambi gli studi puntano il dito contro le scelte di vita dei giovani ragazzi: fumano, bevono, non danno priorità al sonno e hanno una cattiva alimentazione.

Quando ho letto "cattiva alimentazione" ho pensato automaticamente ai ragazzi che divorano cibo spazzatura. Ai miei tempi - che paradossalmente in inglese vengono definiti "salad days" - sono sopravvissuto quasi esclusivamente a pizza, bagel e menu ad un dollaro di McDonald's. Ho perciò immaginato che la "cattiva alimentazione" fosse un riferimento a cibi economici già pronti ad alto contenuto di grassi e carboidrati e altamente lavorati che rendono il pene dei venti-trentenni raggrinzito e stanco del mondo.

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Ma una nuova ricerca suggerisce che a causare il maggior danno non è quello che i giovani ragazzi stanno mettendo nei loro corpi, ma quello che non stanno assumendo: i flavonoidi.


I flavonoidi si trovano in quasi tutti i tipi di frutta e verdura. Il nome si riferisce a un gruppo eterogeneo di fitonutrienti (sostanze chimiche vegetali) il cui consumo è stato correlato a tassi più bassi di obesità, malattie cardiovascolari, diabete, alcuni tumori e malattie neurodegenerative e, di conseguenza, potrebbe potenzialmente prolungare la durata della vita di una persona.

Ma quando sei un ventenne rampante è improbabile che la prospettiva di ridurre il rischio di sviluppare una malattia cronica ti porti improvvisamente a smettere con i cibi progettati per accendere il centro di ricompensa del cervello per correre a casa ad arrostire una zucca. Solo la promessa di possedere un'erezione instancabile, invece, ti potrebbe far cambiare idea.

Lo studio pubblicato nel numero di gennaio del Journal of Sexual Medicine non è stato il primo ad indicare il legame tra il consumo di melanzane e l'avere un pene che si sforza di mantenere le promesse - come nelle emoji stesse delle melanzane. Nel 2016 altre ricerche hanno scoperto che un'assunzione maggiore di flavanoni, antociani e flavoni - tre delle sei categorie di flavonoidi - era significativamente associata a una riduzione del rischio di disfunzione erettile negli uomini al di sotto dei 70 anni. Quest'ultimo studio, tuttavia, riguardava solo gli uomini tra i 18 e i 40 anni - la fascia di età tradizionalmente associata a una maggiore frequenza al sesso e un'apparente ambivalenza nei confronti della lattuga.

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I ricercatori hanno scoperto che tutti i giovani che hanno riportato un consumo inferiore di flavonoidi erano significativamente più propensi a soffrire di disfunzione erettile. I membri della famiglia della belladonna, come i peperoni, i pomodori - e, a quanto pare, le melanzane – hanno alti valori di flavone leutolina. Il sedano ha un alto contenuto di apigenina e luteolina e il suo consumo può essere doppiamente afrodisiaco: ogni gambo contiene androstenone e androstenolo, che hanno dimostrato di avere un effetto sull'umore femminile, sulla risposta sessuale delle donne e sulla loro scelta del compagno.

Non è ancora chiaro come i flavonoidi influiscano precisamente sulla funzione erettile, ma ricerche precedenti hanno dimostrato che i flavonoidi rendono le arterie più flessibili e quindi aumentano il flusso sanguigno. L’autrice di uno studio del 2016, Aedin Cassidy, professoressa di nutrizione all'università dell'East Anglia, in Inghilterra, rileva come la disfunzione erettile sia spesso un indice precoce di scarsa funzionalità vascolare.

Indipendentemente dal fatto che questa nuova ricerca possa finalmente costringere i ragazzi - un terzo dei quali sperimenterà la disfunzione erettile nella propria vita – a masticare verdure dai colori vivaci, non è comunque detto che questa sia la soluzione, dato che non ci sono prove chiare di quanto siano efficaci i flavonoidi alla salvaguardia della funzione erettile rispetto a ridurre sigarette, alcolici, droghe e orari tardi.

"[la disfunzione erettile] è di solito un problema multifattoriale, ma ogni cambiamento positivo riduce il rischio o aiuta a migliorare la situazione", dice Michael Reitano, un internista in pensione e resident doctor nella startup Roman che si occupa di salute maschile. "I miglioramenti della salute dovuti a perdita di peso, esercizio fisico, cessazione del fumo, abitudini di sonno migliori e maggior consumo frutta e verdura apportano solo piccoli contributi, ma la somma di tutti questi cambiamenti può davvero fare la differenza”.

Questo articolo è apparso originariamente su Tonic US.

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