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I tuoi figli ti odieranno per averli taggati su Facebook

Piazzare le loro foto sui social network è un po' da stronzi.
18.12.13
Immagine: PhotKing/Flickr

Ti piace pubblicare le foto di tuo figlio su Facebook e farcirle di commenti. È un pischello che sa a malapena biascicare due parole, ma a due anni ha già all'attivo una raccolta di album personali impressionante. È tutto molto bello, e la zia dall'Argentina che hai appena taggato—quella con un accento assurdo—piazza una sfilza di mi piace su ogni chiappa arrossata e omogenizzato spalmato in faccia. Tu sei un genitore responsabile e imposti tutte le opzioni di privacy come se fosse un protocollo di sicurezza della CIA.

Hai la situazione sotto controllo, ma forse tuo figlio non è d'accordo con tutta questa storia dei tag. Forse non gli piace neppure l'idea che tu abbia già creato un profilo a nome suo. È possibile che un giorno Facebook gli stia anche un po' sul cazzo, o che a 18 anni senta il bisogno di diventare un eremita digitale che legge solo roba stampata su carta. Magari, il sangue del tuo sangue vuole solo che le sue foto da poppante non facciano il giro del mondo e sfuggano al suo controllo da adulto. Sai, nell'era digitale può succedere di tutto.

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Per esempio, dovresti già sapere che Facebook ha aggiornato le opzioni sulla privacy a ottobre e sta rendendo praticamente impossibile nascondere il proprio profilo dalle ricerche fatte da sconosciuti. Zuckerberg vuole farti connettere con il resto del mondo, e chiamarsi fuori dal gioco non è un'opzione contemplata. Sapendolo, forse tuo figlio non aprirebbe mai un profilo Facebook. Ma intanto tu hai già postato la sua vita ovunque. Metti anche di essere uno di quegli idioti che non sa come gestire la propria privacy: se il tuo profilo è un colabrodo, chiunque potrà spulciare le foto che hai fatto a tuo figlio. E se per caso sei sempre uno di quelli che ha creato un account per il tuo marmocchio, dovresti preoccuparti di non farcirlo di contenuti personali.

Il motivo è semplice: con il nuovo motore di ricerca Open Graph le preferenze pubbliche espresse dai profili (musica, libri, like a pagine, etc) saranno esposte direttamente al resto del mondo. La cosa dovrebbe aprire gli occhi a un bel po' di persone—basta guardare gli effetti devastanti di queste ricerche su temi personali come il matrimonio e la passione smodata per la prostituzione. Se ti diverti ad aggiornare l'account di tuo figlio mettendo like alla pagina della sua scuola o della sua squadra di calcio per pulcini, sappi che per lui Graph avrà lo stesso effetto di una bomba all'idrogeno.

Immagine: birgerking/Flickr

Non è un'esagerazione, pensate solo a quello che è successo nel settembre 2006 quando il social network ha inaugurato News Feed. Molti utenti si sono incazzati parecchio quando hanno scoperto che i loro aggiornamenti di stato erano mostrati a tutti i loro amici. Non avevano capito subito che tutte quelle informazioni erano già pubbliche dal giorno in cui le avevano pubblicate sul loro profilo. Tra poco se ne accorgeranno anche i fan delle pagine sulla masturbazione con verdura o dei Teletubbies. Siete avvisati.

Sì, forse è un'esagerazione. Dopotutto non siete così a digiuno di privacy e le foto dei vostri figli sono al sicuro. Ma anche se le loro immagini sono visibili solo a una cerchia ristretta di parenti fidati, ci sarà sempre sempre un terzo incomodo: Facebook. Il social network ha diritto a una licenza non esclusiva per l'uso di qualsiasi contenuto carichiate online. Compreso il video blindato del primo compleanno del vostro angioletto. Non c'è nulla da fare, perché quando vi siete iscritti sul social avete detto sì ai termini d'uso senza neppure leggerli. Perciò, è perfettamente inutile postare citazioni legali a caso per dissuadere polizia, congiure sioniste e servizi segreti dal fare uso del materiale che caricate online—di status così ne ho visti parecchi in giro, non fate finta di niente.

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Va bene, ammettiamo che abbiate fatto tutto il possibile per proteggere i vostri figli dalla minaccia dei social network e teniate le foto solo per voi. Fico, ma c'è un altro problema. Da bravi genitori, dovreste assicurarvi che nessun altro possa gettare merda sulla vostra prole. Leggi i troll che si divertono a creare account fasulli, storpiare i nomi delle persone su Facebook e postare foto atroci a nome loro. Guardate cosa ha fatto questa famiglia statunitense per assicurare un account sicuro alla propria figlia neonata. Mamma e papà si sono fatti un giro per il web registrando decine di profili a suo nome su qualsiasi tipo di social network e rimuovendo qualsiasi tag da parte di terzi. Hanno blindato il futuro social della bambina per donarle un profilo a prova di intrusione—sì, anche i nativi digitali sbagliano quando si tratta di proteggere password e numeri di telefono.

L'unica pecca di tutta questa operazione è che i due genitori hanno utilizzato un unico indirizzo email di riferimento per gestire gli account della figlia. È un po' come far quadrare il cerchio e facilitare il lavoro di aziende come Facebook che godono all'idea di associare un indirizzo univoco a ogni persona—sapere chi è chi torna utile a tutti, come dimostra Schwarzy mentre cerca di impallinare Sarah Connor in Terminator.

Mettiamola così: dovrete aiutare i vostri figli a non fare cazzate sui social network. 

Se proprio volete che i vostri figli siano su Facebook, aspettate che abbiano almeno 13 anni e facciano le proprie scelte. Forse è troppo presto, ma almeno in giro non ci saranno foto di loro con addosso costumi da Zorro imbarazzanti o con le chiappe all'aria nella piscina di plastica del terrazzo. È una questione di libertà personale. Comunque, il gong ormonale forse li porterà lo stesso a vestirsi da Zorro e a stare con le chiappe all'aria alle feste del liceo. Ma questa è un'altra storia.

Mettiamola così: dovrete aiutare i vostri figli a non fare cazzate sui social network. E la migliore cosa che possiate fare è tenervi aggiornanti sul tema. Per esempio, la Carnegie Mellon University ha testato un algoritmo che identifica la presenza di 48 diversi brand nelle foto condivise dagli utenti su Pinterest e Flickr. Il software è in grado di riconoscere i marchi (il logo di un pallone da calcio, l'etichetta di una birra e così via), individuare il contesto in cui è stata scattata la foto e selezionare la composizione più appropriata. Cioè, la nuova diavoleria è in grado si suggerire alle aziende se una foto in cui stringete un pallone mentre siete inchiodati al cesso è più interessante—magari a fini pubblicitari, ma senza girarvi un soldo—di una in cui la piazzate al sette su un campo da calcetto. A voi le conclusioni.

Anzi, no. Concludo io. Un giorno sarete vecchi e decrepiti, i vostri figli o nipoti vi scatteranno una foto mentre state tirando le cuoia e la riempiranno di tag e commenti senza che lo sappiate. Forse la cosa non vi preoccuperà più di tanto—sempre che non abbiate scelto una lapide integrata con i social—e non ci farete caso. Però, quello sarà uno degli ultimi ricordi digitali rimasti di voi. Pensateci, e cercate di inculcare un po' di sensibilità nelle teste di quei piccoli, adorabili infami. Forse, un giorno, saranno tanto riconoscenti da non creare un hashtag per il vostro ultimo ricovero in ospedale.