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Motherboard

Che cosa si intende davvero per "natura"?

Ultimamente alcune parti politiche utilizzano concetti come "famiglia naturale" e "leggi contro natura" senza alcuna cognizione antropologica o scientifica.

di Giulia Trincardi
29 febbraio 2016, 1:31pm

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Aggiornamento del 4/06/2018: Il neo Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha dichiarato di recente che "le famiglie arcobaleno non esistono," e che, a suo avviso, la famiglia è "quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà." Ancora una volta, il concetto di "naturale" viene fatto coincidere, falsamente, con quello di "tradizionale." Ecco perché i due termini, in realtà, non hanno molto a che fare l'uno con l'altro.

Negli ultimi mesi, il dibattito scatenato dal ddl Cirinnà su unioni civili e stepchild adoption per le coppie dello stesso sesso — ddl che avrebbe dovuto avvicinare l'Italia al resto del mondo civile, e che è invece diventato una specie di marchetta — ha visto alcune parti politiche, cattoliche e non, barricarsi dietro i concetti di "natura" e di "naturale" per difendere la famiglia "tradizionale."

Il tutto è culminato con l'orrendo (scusate, non ho altri termini) commento di Alfano all'indomani della votazione del ddl, "Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura."

Ora, senza volermi lanciare in un discorso prettamente etimologico sul fatto che il termine natura abbia una desinenza al participio futuro — che implica un movimento, un cambiamento, lo stesso che Aristotele associa al termine corrispettivo greco, physis (φύσις) — e che quindi contrapporre "natura" a "rivoluzione" sia quantomeno illogico grammaticalmente, il punto su cui vale la pena riflettere è un altro.

Che cos'è natura? Che cosa possiamo chiamare natura, in un mondo gravato da millenni di cultura? E soprattutto, perché mai ciò che è tradizionale dovrebbe essere automaticamente anche naturale?

Ci ho pensato un po' e ho formulato un paio di ipotesi su quale sia il significato di "natura" che possiamo utilizzare in questo contesto e momento politico italiano. Le esemplifico qui di seguito.

Ho vissuto in Danimarca per circa due anni, condividendo casa con una donna danese e il suo gatto. Un giorno, il gatto ha ucciso un topo in giardino e lo ha portato in casa come trofeo di guerra e tributo alla donna che lo accudiva. La sua padrona si è arrabbiata e, tirando fuori dal frigorifero un po' di carne macinata, ha detto "questa è cultura, quel topo è natura. Se io gli dò la cultura, perché deve continuare a comportarsi secondo la natura?"

Che cosa possiamo chiamare "natura", in un mondo gravato da millenni di cultura?

In questa storia, il termine "natura" coincide con quello che in filosofia è stato definito "lo stato di natura," ovvero una dimensione di pura sopravvivenza a cui l'umanità rinuncia nel momento in cui comincia a vivere in una società regolata da accordi e leggi tra individui. Il gatto, chiaramente, non aveva questo grado di consapevolezza; per noi, invece, i benefici di un sistema strutturato (frigorifero) rendono privo di senso un ritorno ad uno stato di necessità e sopravvivenza (topo).

Secondo il pensiero della destra cattolica, per esempio, il sesso tra omosessuali è "contro natura" perché non dà luogo a nuova vita. Tralasciando il fatto che l'omosessualità è praticata ampiamente nel regno animale — in cui, per altro, si manifestano strutture familiari arzigogolate e ben più varie della banale combinazione eterosessuale —, l'idea che solo un'unione feconda sia un'unione legittima presuppone che l'unica finalità della vita umana sia materiale e che un'unione emotiva, sentimentale, persino spirituale tra individui non possa avere lo stesso valore se non c'è di mezzo la procreazione, l'unico tipo di "creazione" sacrosanta. In questo senso, anche una coppia eterosessuale che non genera figli è "contro-natura" e lo stesso sistema sociale evoluto in cui viviamo, in cui la necessità della sopravvivenza è stata sostituita dal beneficio della libertà di scelta è scriteriato. Ma siamo arrivati a un punto in cui possiamo scegliere come e se riprodurci, guadagnando la libertà di dedicare il nostro tempo su questo pianeta ad altro che non sia il dovere di portare avanti una specie, a "creazioni" che non siano esclusivamente materiali.

Checché ne dica una certa ala politica, non facciamo meno figli perché vogliamo estinguerci, facciamo meno figli perché possiamo permetterci di farli meglio, perché non dobbiamo più passare la vita a sfornare pargoli con la consapevolezza che la metà di loro sarà destinata a morire male prima dell'adolescenza per colpa di malattie, povertà e infamie della vita. La nostra riproduzione è già ben lontana da uno stato di natura primordiale e necessitario, e possiamo permetterci di scegliere come motivo di unione tra gli individui i sentimenti, anziché il bisogno dettato dallo stato di natura.


Kubrick che spiega le cose bene.

Se partiamo dal presupposto per cui "natura" è qualcosa che si può contrapporre a qualcos'altro, ci troviamo in un pantano logico: noi abbiamo abbandonato la "natura" un bel po' di tempo fa. Non c'è assolutamente niente di "naturale" nell'iPhone da cui il signor Alfano compila le sue pessime uscite, perché non c'è niente di "naturale" neanche nella parola scritta, nella bibbia, nella tecnologia, nell'istituzione del matrimonio e in qualsiasi altra cosa ci distingua dal gatto che caccia il topo in giardino. Capite che, in questo modo, voler usare il concetto di "natura" per criticare le unioni civili, pretendendo allo stesso tempo che l'istituzione del matrimonio eterosessuale non sia un costrutto culturale, è miopia pura.

L'altro concetto di "natura" sui cui ho riflettuto—e che per certi versi trovo più interessante—è meno dicotomico rispetto al precedente e include la nostra evoluzione culturale nel macro sistema "natura": in questo senso, tecnica e cultura fanno parte della nostra evoluzione e piuttosto che essere contrapposte a un fantomatico "stato di natura," rappresentano la nostra nuova natura. L'essere umano è una chimera, un ibrido che si fonde sempre di più con le proprie invenzioni. Abbiamo inventato il pensiero cosciente, la parola, la tecnica; qualche primate ha preso a bastonate un altro primate con un osso e ha inventato la prima arma, e da lì l'uomo non ha fatto altro che cercare nuove protesi per sé stesso, allontanandosi un passo dopo l'altro dalla "natura" primordiale e reinventando una propria natura tecnica, tecnologica e sociale. In questo senso, dunque, "natura" è tutto fuorché un concetto assoluto: il cambiamento—quelle benedette rivoluzioni—sono parte dell'esistenza stessa.

Ho fatto il liceo classico e il clima generale che si respirava in quella scuola era un "O tempora, o mores" che bollava qualsiasi tecnologia come sacrilega e indegna rispetto ai mezzi del passato. "Una mail non sarà mai romantica come una lettera scritta a mano" sostenevano alcuni miei professori, discorso che, oltre a presupporre una definizione assoluta e unanime di "romantico," era candidamente inconsapevole del fatto che, a un certo punto della nostra storia, anche la lettera scritta a mano era stata una tecnologia nuova, bizzarra e più fredda e meno affidabile di qualche precedente mezzo di comunicazione.

L'invenzione della scrittura è uno dei momenti più rivoluzionari della nostra storia, eppure, a un certo punto, è diventata "naturale" ai nostri occhi. D'altronde, come dice lo scrittore di fantascienza Douglas Adams, "Qualsiasi cosa che esiste già quando vieni al mondo è normale, ordinaria e parte di come funziona il mondo; [...] Qualsiasi cosa inventata dopo che hai compiuto 35 anni è contro l'ordine naturale delle cose." Diamo per scontato e chiamiamo "naturale" tutto ciò a cui siamo abituati, mentre ciò che sovverte o mette in discussione una norma sociale consolidata all'inizio ci spaventa e ci sembra "innaturale."

Fino a qualche decennio fa, le unioni tra bianchi e neri erano illegali negli Stati Uniti. Ora, per quanto il razzismo sia tutt'altro che un problema relegato al passato, almeno dal punto di vista dei matrimoni qualche passo verso la pari dignità sociale e giuridica è stato fatto. Razzismo e omofobia sono sistemi profondamente simili tra loro nella nostra cultura—entrambi generati da un sistema di potere che favorisce un certo gruppo sociale negando l'esistenza di altri gruppi minoritari—e l'idea di "innaturale" è tirata in ballo sia da razzisti che da omofobi, quando si tratta di riconoscere diritti alle minoranze razziali e sessuali.

L'omosessualità, così come la diversità di colore della pelle, è sempre esistita; semplicemente, la sua definizione è variata a seconda del discorso che ne è stato fatto, diventando più o meno problematica a seconda del momento storico e culturale. Il progresso sociale che ci fa guardare con vergogna ai tempi in cui l'unione di due persone di razze diverse era considerata contro natura, è lo stesso progresso che ci farà guardare a questi anni di lotte per i diritti gay e dire "come potevamo essere così ottusi, ignoranti e bigotti." Se "natura" coincide con il "naturale evolversi" dell'uomo come parte di una società, quella è l'unica strada che possiamo prendere, una strada che metta sempre più in discussione ruoli ed etichette "tradizionali" in favore di una libertà individuale basata sul rispetto e la comprensione reciproci.

L'idea che "tradizione" possa coincidere con natura è dunque paradossale: la tradizione è un'invenzione umana. L'istituzione stessa del matrimonio tradizionale è un prodotto umano, che è servito, nel corso della storia, ad assicurare regni, doti, botteghe e quant'altro. L'idea che abbiamo noi oggi di matrimonio, come di qualcosa di legato a un sentimento, a una comunione emotiva e spirituale oltre che fisica, è assolutamente recente: i matrimoni hanno rappresentato per migliaia di anni il più florido settore di compravendita umana, praticato a scopo politico ed economico.

La tradizione è un insieme di storie che ripetiamo di generazione in generazione con uno scopo pedagogico e di conservazione di un sapere che non è mai stato, storicamente, un sapere assoluto. Pretendere che esista una una verità assoluta—una che si ostina, peraltro, a escludere ampia parte della società per cui è fabbricata—significa condannare l'umanità all'immobilità: tutto il contrario del perenne mutamento insito nell'etimologia di natura.

In conclusione, chi ostacola oggi il ddl Cirinnà e chi ostacolerà un domani qualsiasi futura legge atta a tutelare le famiglie omosessuali, non può pretendere in alcun modo di farlo in nome della "natura." Sia che il concetto di "natura" identifichi qualcosa a cui abbiamo già rinunciato, sia che indichi invece il moto perpetuo dell'evoluzione umana, in entrambi i casi non può essere sinonimo di "tradizionale." Di "tradizionale," in questo momento storico, restano solo l'ignoranza e il bigottismo umano.