mindful drinking cos'è
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Cos'è il mindful drinking e perché potrebbe aiutare la tua salute mentale

Tutti dicono di "non bere troppo" o di "bere quanto vuoi". A questo stadio del lockdown preferisco bere quello che mi piace e non solo per riempire un vuoto.
29 aprile 2020, 3:20pm

"Spesso andiamo con il pilota automatico, e invece di capire se l’alcolico ci piace, o come ci fa sentire, seguiamo gli amici e beviamo quello che bevono loro, senza consapevolezza"

Se nei miei primi vent’anni bevevo per bere, ora bevo solo se qualcosa mi piace. La deroga può essere, tutt’al più, un gin tonic nel bicchierone di plastica a un concerto o una birretta industriale in spiaggia. Faccio un lavoro che mi espone a occasioni alcoliche quindi cerco sempre di mantenere qualche giorno alcol-free a settimana. Mi capita ancora di esagerare ma sempre meno (e con strascichi dell'hangover sempre peggiori) e non più intenzionalmente. SARÀ MICA CHE PRATICO GIÀ IL MINDFUL DRINKING SENZA SAPERLO? Dovrei scriverci un libro?

Il termine è nato da un libro scritto dalla giornalista Rosamund Dean nel 2017 che promette di aiutare a coltivare una relazione nuova, sana e consapevole con l’alcol: non smettere, ma moderarsi

Parlo ora di Mindful Drinking non a caso: dalle foto di vecchietti che espongono cartelli chiedendo alcolici ai meme sulla colazione alcolica pare assodato che tutti (tutti coloro che abitualmente consumano alcolici) stiano bevendo ancora di più rispetto al solito. È una situazione di stress inimmaginabile. Non mi stupisce che il consumo di alcolici sia aumentato così come, dati alla mano, è aumentato il consumo di cibo “comfort”. Un esempio su tutti: in quarantena la società di consegna a domicilio Winelivery ha registrato aumenti del 250%.

Ma questa deregulation nei confronti dell’alcol è pericolosa? Se nell’immediato possiamo fare spallucce e dire “Vabbè, anche stasera mi apro una bottiglia, non devo guidare, ho due aperitivi su Zoom e poi oh, c'è una pandemia mondiale”, quali sono gli effetti sul lungo termine? Rischiamo di comprometterci la salute o creare una dipendenza?

Cos'è il mindful drinking

Qualche giorno fa sono incappata in un articolo sul mindful drinking. Il nome è mutuato dal mindful eating, in cui i principi della mindfulness vengono applicati al mangiare, come mi spiega la psicoterapeuta Lara Ferrari: “Spesso si banalizza e si pensa che mindful eating sia solo assaporare il cibo concentrandosi sulle sensazioni. Nei protocollo insegnato nei corsi di ME la pratica quotidiana dell'alimentazione consapevole è affiancata una pratica meditativa formale. È un approccio non prescrittivo, a differenza della diete "tradizionali", che non ha come scopo principale la perdita di peso ma la riappropriazione di un rapporto sereno con il cibo. È un percorso che si comincia con uno psicologo e non con un nutrizionista o un dietista."

"Suggerisce di fingere di bere un gin tonic, mentre invece è solo acqua tonica, così 'nessuno dei tuoi amici ti prenderà in giro'. Ma che razza di amici avete?"

Sembra quasi contro-intuitivo parlare di tecniche meditative applicate al bere. E infatti il Mindful Drinking si rivela essere tutto tranne che una pratica meditativa formale. A quanto pare il termine è nato da un libro scritto dalla giornalista Rosamund Dean nel 2017 che promette di aiutare a coltivare una relazione nuova, sana e consapevole con l’alcol: non smettere, ma moderarsi. Il libro si inserisce in un movimento cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, specialmente negli Stati Uniti, che non vuole spingere la gente a non bere ma a bere meno, come il CLUB SÖDA NYC, un network che organizza eventi analcolici.

Ed è nato perfino il festival Mindful Drinking. Spulciando online (no, non volevo comprare il libro), pare che i principi base siano: farsi un piano preventivo di quando si berrà, cosa si berrà, dove; non lasciarsi corrompere (con consigli francamente ridicoli tipo fingere di bere un gin tonic quando è solo acqua tonica così nessuno dei tuoi amici ti prenderà in giro - ma che amici avete?); non bere come meccanismo di sollievo da emozioni negative. La Dean afferma che personalmente lei si mette la regola del tre: tre giorni a settimana, massimo tre drink. Un approccio prescrittivo decisamente diverso da quello del mindful eating.

"Cominciamo con il porci delle domande: quello che sto bevendo la scelta migliore per me? Come mi fa sentire? Ci renderà più facile stopparci quando vogliamo."

“A me l’alcol non piace quindi non faccio testo!” ride la Ferrari. “Prima di tutto bisogna differenziare chi ha problemi legati al consumo di alcolici dal cosiddetto bevitore sociale. Spesso andiamo con il pilota automatico, e invece di capire se l’alcolico ci piace, o come ci fa sentire, seguiamo gli amici e beviamo quello che bevono loro, senza consapevolezza. Cominciamo con il porci delle domande: quello che sto bevendo la scelta migliore per me? Come mi fa sentire? Ci renderà più facile stopparci quando vogliamo."

La Ferrari fa notare che questo approccio può essere meglio del “tutto o nulla. Quando abbiamo regole tendiamo sempre a trasgredirle. Non beviamo niente per un po', poi ci diamo il via libera... e finiamo per stare malissimo." Il mindful drinking e il mindful eating non sono perfettamente sovrapponibili ma "sicuramente è utile, mentre si beve, rendersi conto se lo si sta facendo per gestire emozioni negative. Un po' come l'emotional eating. Capita di mangiare un biscotto solo per tirarsi su o bere un bicchiere di vino se si è depressi o arrabbiati. Però sarebbe meglio rendersi conto di che emozioni ci sono sotto e interrogarsi se l'alcol, o il cibo, sono l'unico modo in cui le gestiamo, quelle emozioni. In quest'ottica il mindful drinking può forse aiutarci a riappropriarci di un bere moderato."

Purtroppo mi tocca ricordarvi una cosa. Il Ministero della Salute si è trovato costretto, tra le altre fake news, a smentire le presunte proprietà benefiche dell’alcol. E ne ha approfittato per aggiungere che "Abusarne aumenta il rischio di infezione perché "danneggia tutti i componenti del sistema immunitario" [...] Tra consumo di alcol e infezioni virali esiste, infatti, una correlazione dose dipendente."

Un ulteriore motivo per cui ridursi ubriachi tutte le sere sul divano non è proprio un'idea brillante. Ricordandosi che ci vuole moderazione anche nella moderazione: io, appena rivedrò i miei amici, conto di prendermi una sbronza colossale. Ma soprattutto ricordandosi che, se avete paura di stare sviluppando una dipendenza dagli alcolici, non c'è alcuna vergogna nel chiedere aiuto.

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