Quando avevo più o meno undici anni c’era un momento dopo i Simpson e prima dell’infornata di video su MTV, in cui passavo un sacco di tempo guardando la televendita di Miracle Blade. Ero andato completamente in fissa - e non ero l’unico - per quello chef cicciottello finto francese e sorridente che tagliava un ananas al volo. La mandavano in continuazione, decine di volte. E non desideravo altro, a Natale, che mettere mano su quei coltelli con cui avrei finalmente potuto tagliare un bel pomodoro maturo grazie alla tecnologia del manico AcuGrip. C’ho messo 2 anni, ma alla fine sono arrivati sotto l’albero. Ho preso le verdure, impugnato il coltello, iniziato a tagliare e zac. Pezzi di pelle erano ormai parte del soffritto. Grazie, chef Tony.“Se sei in servizio, non c’è Dio che tenga, tu quel servizio devi finirlo a costo di dissanguarti”.
Sarah Cicolini è chef e proprietaria di Santo Palato, uno dei posti dove oggi si mangia meglio a Roma. Sarah è piccina, piena di tatuaggi e super cazzuta. Prima di diventare chef studiava medicina e ha deciso di mettersi dietro ai fornelli. E visto l'argomento fa un po' ridere.Tagliavo il prezzemolo e mi sono tranciata la punta del dito. Col calore dei bollitori sono svenuta.
Sarah Cicolini a Santo Palato. Foto per gentile concessione di Santo Palato.
Gli incidenti capitano, ma ho capito che a rimanere impressi sono i primi, nemmeno quelli più eclatanti. Certo, a meno che non siano davvero spettacolari come la faccia sfigurata per aver buttato con forza una cotoletta nell’olio bollente.“I tagli e le scottature dopo un po' non li senti nemmeno più. Sono abbastanza all’ordine del giorno”, mi dice Stefano Di Giosia, che ha lavorato allo stellato Era Ora di Copenaghen e ora è in forze al Borgo Spoltino.“L’ultimo taglio è di due settimane fa mentre smontavo un agnello. Ho tagliato praticamente fino all’osso del dito medio.” Come l’amore, la prima ferita non si scorda mai. “La prima ferita è capitata il primo giorno della scuola di cucina. Era la base, tagliare le verdure. Toccava a me, mi sentivo sicuro e ho iniziato a tagliare una patata. A un certo punto c’era un sacco di sangue. Mi ero tagliato al centro dell’unghia. Fine della prima lezione”.La prima ferità risale al primo giorno di scuola di cucina. Stavo tagliando una patata e all'improvviso un sacco di sangue. Mi ero tagliato al centro dell'unghia. Fine della prima lezione.
Questa storia degli attrezzi in cucina che a volte sono dei semplici accrocchi pericolosissimi non è nuova, fa parte anche delle orribili ferite che si è procurato Christian Costardi.Christian e Manuel sono due fratelli e hanno un ristorante coi loro nomi a Vercelli. Sono giovani, sono ganzi e si sono fatti un sacco di male. Ho sentito Christian per sapere dettagli truculenti e avviare un’indagine sulla strumentazione a disposizione nei ristoranti.“Stavo lavorando a Venezia 15 anni fa. Era tardi, dovevo prendere un treno e dovevo fare dei ravioli. Il mio collega mi prepara la pasta e mi accorgo che è troppo dura. Non ho tempo di rifarla e me ne frego, la metto nella macchina per tirare la pasta. Non era però una macchina vera, era un accessorio da montare sul tritacarne, sicurezza zero. Insomma, la metto, giro e insieme alla pasta nel rullo mi entrano due dita. Spengo la macchina, strappo le dita fuori, mi faccio dare dello zucchero perché stavo per svenire.” Ma non tutto il male viene per nuocere. “Almeno ho preso l’ambulanza a Venezia, che è sempre una bella esperienza, visto che stai su una barca. Alla fine 30 punti ma niente di rotto”.Stavo usando la macchina per tirare la pasta, non una macchina vera, era un accessorio da montare sul tritacarne. Giro e insieme alla pasta nel rullo mi entrano due dita. Strappo le dita fuori; alla fine 30 punti, ma niente di rotto.
Stavo affilando i coltelli con l'acciaino, ma inverto la posizione delle dite. Affili affilo e niente, mi affilo pure la falange.
