Come l'eroina gialla ha innescato un'emergenza a Mestre

Una delle ultime vittime è Alice Bros, 16 anni. Dall'aprile del 2017, le morti legate a overdose nella zona di Mestre sarebbero almeno 16.

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11 ottobre 2018, 5:00am

Foto di Dominic Milton Trott via Flickr.

Lo scorso 3 ottobre, Alice Bros e il suo fidanzato, entrambi sedicenni, si sono chiusi in un bagno della stazione di Udine, hanno assunto dell’eroina e sono svenuti. Più tardi lui si è svegliato, lei no: ha cercato di rianimarla trascinandola fuori dal bagno, mettendola sotto un lavandino e versandole dell’acqua in faccia. Nel fare ciò, è stato notato da un addetto alle pulizie che ha chiamato la Polfer. Intanto Alice Bros era già morta—secondo l’autopsia, per un edema cerebrale e uno polmonare compatibili con un’overdose.

Studentessa di un liceo artistico, Bros si era iniettata quella che gli articoli di cronaca e i servizi dei tg hanno già cominciato a chiamare “eroina gialla”, presentandola come una “nuova droga” che sta girando molto nel nord Italia. Anche il decesso del cinquantenne Luca Trabuio, avvenuto a Mestre tra l'8 e il 9 ottobre, sarebbe legato alla sostanza.

Secondo i sopracitati articoli, l’eroina gialla—detta anche “piscia di gatto” per il suo colore—circolerebbe almeno dall'aprile del 2017 e da allora in zona avrebbe causato almeno 16 morti per overdose. Un numero che rappresenta una percentuale non sottilissima di tutte le morti per overdose di eroina in Italia: 147 nel 2017, 106 per ora nel 2018 secondo GeOverdose, un servizio delle Società Italiana Tossicodipendenze che si occupa di monitorare in tempo reale le notizie di morti per overdose in Italia.

In realtà, come mi spiega Salvatore Giancane, medico tossicologico del SerT di Bologna, la sostanza non è nuova. “La differenza di colorazione non deriva dalla sostanza in sé ma da dal posto in cui viene prodotta. Quella bianca è prodotta nel Sudest asiatico, dove per la vicinanza alla Cina e all’India i produttori hanno disponibilità di solventi e riescono a lavarla bene,” mi ha detto via telefono. “Quella gialla è prodotta principalmente nel distretto di Helmand, in Afghanistan, dove c’è meno disponibilità di solventi, e per questo rimane gialla.” Anche le differenze di purezza non derivano dalla sostanza, ma dal giro che compie prima di venire spacciata in Italia. “Più passaggi fa prima di arrivare qui, più viene tagliata, meno è pura.”

Intervistato nel 2017 a proposito dell'eroina gialla, Giampiero Frison, responsabile del Laboratorio di igiene ambientale e tossicologia forense della Aulss 3 Serenissima di Mestre, aveva spiegato che “se il principio attivo dell’eroina analizzata nel 2015 e nel 2016 si attestava tra 0,5 e 1 percento [dal 2017] siamo arrivati ad analizzare dosi in cui il principio attivo arriva anche al 50 percento.” Frison spiegava anche che in alcuni campioni esaminati dal suo laboratorio era stata riscontrata la presenza di destrometorfano, un oppiode utilizzato contro la tosse che in dosi massicce può avere effetti allucinogeni e anche essere letale.

Secondo Giancane, i cambiamenti nel mercato sono invece più importanti della purezza. “Il principio attivo è in aumento in tutto il mondo da vent’anni,” mi ha detto. “Fa comodo tirarlo fuori a chi dovrebbe occuparsi della lotta alla droga, ma non bisogna mettere [solo] la mortalità in correlazione con il principio attivo.”

Anche Irma Scattolin, 21 anni, aveva studiato al liceo artistico. La mattina del 2 settembre 2017 è andata in un parco vicino a casa del suo ragazzo, a Mestre. I due si sono fatti di eroina e lei ha perso i sensi. Il ragazzo ha chiamato immediatamente il 118, ma all’arrivo dell’ambulanza la ragazza era già morta.

Un anno fa—quando i morti erano già una decina—un servizio da Mestre di Nemo - nessuno escluso aveva sollevato il problema, intervistando diversi tossicodipendenti della città che raccontavano come stesse girando un’eroina molto più potente del solito, che spingeva a Mestre i consumatori di altre città per provarla e faceva tornare a consumare anche chi era riuscito a uscirne.

Quest’estate poi della questione si era occupato anche un reportage su Fq Millennium, la rivista del Fatto Quotidiano. Secondo l’autrice non si trattava di un’emergenza spuntata all’improvviso ma del risultato di politiche che a detta di Gianfranco Bettin, presidente della municipalità di Marghera, hanno fatto perdere “di fatto il controllo del territorio, cancellando decine di servizi sociali.” Uno di questi, il più importante, era rappresentato da una serie di camper per la riduzione del danno che giravano per le zone di spaccio e di consumo di droga fornendo assistenza, fatti sparire nel 2015 dal neosindaco di centrodestra Luigi Brugnaro agitando lo spauracchio del degrado. “I camper erano un pezzo di un lavoro più articolato, con gente che metteva in moto una rete di collaborazione ulteriore, informale ma efficace,” ha spiegato Bettin a Fq Millennium.

“Noi li chiamiamo focolai,” mi ha detto Giancane quando gli ho chiesto di spiegarmi cosa fosse successo a Mestre. “Di colpo in una zona tranquilla esplode un focolaio di overdose che ha durata variabile, dopodiché la mortalità si assesta su un livello più basso ma comunque più alto di prima del focolaio.” Il motivo per cui scoppiano è un cambiamento nelle dinamiche del mercato della droga locale—nello specifico, nel caso di Mestre, la competizione tra il gruppo storico di spacciatori di eroina, composto da albanesi, e un nuovo gruppo criminale formato da nigeriani che avrebbe portato eroina più pura, meno costosa e dinamiche di spaccio da strada.

È una teoria che trova conferma nei risultati dell’indagine delle forze dell’ordine, da cui è emerso che alcune vittime avevano comprato l’eroina sempre dallo stesso giro di spacciatori, tutti appartenenti a un gruppo di nigeriani che “dall’inizio del 2017 si è insediato stabilmente a spacciare a Mestre, nell’area limitrofa alla stazione ferroviaria.” A capo del gruppo ci sarebbe stato Kenneth Ighodaro, 36 anni, latitante in Francia, che secondo gli inquirenti coordinava il giro di spaccio dalla clandestinità.

“Negli anni Ottanta l’eroina in Italia la portava la mafia, a tonnellate e con una distribuzione capillare in tutto il paese,” mi ha spiegato Giancane, che proprio su questo argomento ha scritto un libro, Il mercato globale dell’eroina. Dall’Afghanistan all’Adriatico. “Oggi la portano gruppi criminali stranieri molto piccoli e in quantità più ridotte. Il massimo sequestro è stato di 70 kg, e in media i sequestri sono di 2 o 3 kg. Queste dotazioni servono per forza di cose parti limitate di territorio, ed è per questo che il fenomeno è a macchia di leopardo e che le grandi città sono in genere più tranquille—per servire posti come Milano e Roma serve molta più droga. In genere questi gruppi criminali scelgono di operare in zone di provincia ricche.”

Nel 2017 ci sono stati altri focolai simili a Ferrara e ad Arezzo, solo che quello veneto ha attirato più attenzione per il numero maggiore di vittime.

Lo scorso 10 luglio a Mestre c’è stata un’imponente operazione di polizia contro lo spaccio di eroina, condotta con unità cinofile ed elicotteri e che ha portato a 41 ordinanze di custodia cautelare. Qualche tempo dopo, Mestre Today riportava le difficoltà dei tossicodipendenti giunti da tutto il Veneto che non riuscivano più a trovare l’eroina sulla piazza. Il problema sembrava risolto.

Secondo Giancane, invece, “è stata solo una dimostrazione di forza, non è servita a nulla. In questi casi il mercato si calma un attimo, stanno un po’ buoni e poi riprendono. È un film che vediamo da 50 anni. Non è finito niente.”

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