L’Unione Europea vuole finalmente regolare le pubblicità online dei partiti politici

Un'azione concreta per cercare di evitare una seconda Cambridge Analytica.
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
Immagine: Shutterstock

Gli effetti dello scandalo di Cambridge Analytica continuano a riverberare in Europa e, secondo quanto riportato dal The Irish Times, la Commissione Europea sta lavorando ad una legge per porre dei controlli stringenti sull’utilizzo dei dati digitali dei cittadini per le campagne politiche.

Per la prima volta, quindi, si parla seriamente di come regolare la raccolta e l’utilizzo dei dati dei cittadini da parte dei vari partiti politici: l’obiettivo è quello di contrastare la manipolazione online del voto.

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Con l’adozione delle pubblicità mirate da parte dei partiti politici — il cosiddetto micro-targeting — si rischia infatti di assistere a una iper-personalizzazione del messaggio politico: si possono comunicare concetti e idee contrastanti a diverse persone senza che queste siano a conoscenza di quanto sta avvenendo.

Lo stesso inventore del web, Tim Berners-Lee, ha sottolineato come il micro-targeting sia chiaramente una minaccia per la democrazia, includendolo nella lettera aperta pubblicata lo scorso anno in occasione del 28° compleanno del web.

Secondo il The Irish Times, la Commissione Europea chiederà anche agli stati membri dell’Unione Europea una maggiore trasparenza sulle pubblicità online dei diversi partiti. Inoltre, per evitare casi come quello di Cambridge Analytica, ogni stato dovrà controllare con particolare attenzione il modo in cui i dati dei cittadini sono stati raccolti e soprattutto garantire che sia stato fornito un consenso informato per l’utilizzo degli stessi. Il provvedimento verrà applicato ai partiti europei, ma non avrà influenza sui partiti nazionali dei paesi europei.

Nel caso di Cambridge Analytica questo era stato il nodo cruciale: i dati degli utenti erano stati raccolti grazie a un’app di Facebook che non aveva nulla a che fare con le campagne politiche — solo in un secondo momento quei dati sono stati riutilizzati per la campagna elettorale americana.

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Il 22 agosto Facebook ha comunicato il blocco dell’app myPersonality poiché sembra aver condiviso i dati di 4 milioni di utenti con altri ricercatori e aziende senza sufficienti protezioni e limiti.

Da aprile, sotto il peso delle pressioni di tutti i governi occidentali, Facebook ha avviato un’analisi approfondita delle app presenti sulla propria piattaforma, arrivando a bloccarne circa 400. In particolare, il 22 agosto ha comunicato il blocco dell’app myPersonality poiché sembra aver condiviso i dati di 4 milioni di utenti con altri ricercatori e aziende senza sufficienti protezioni e limiti.

Allo stesso tempo, per garantire una maggiore trasparenza sui post pubblicitari dei partiti politici, a maggio Facebook ha rilasciato un archivio pubblico — per ora relativo solo agli Stati Uniti — in cui è possibile vedere tutti i post sponsorizzati e avere maggiori informazioni a riguardo, e il 22 agosto ha rilasciato delle API specifiche per i post sponsorizzati a tema politico per aiutare i ricercatori e i giornalisti nelle proprie analisi.

In questo caso, però, come sottolineano alcuni ricercatori, la decisione di cosa sia politico o meno è interamente nelle mani di Facebook. In una piattaforma in cui chiunque può condividere e sponsorizzare dei post non è facile tracciare una linea netta di demarcazione, e prendere in considerazione solamente quei contenuti direttamente collegati a un partito politico può essere una soluzione miope.

La proposta della Commissione Europea è ancora in fase di finalizzazione e sono previste anche delle sanzioni per i partiti politici che violeranno le norme che dovrebbero ammontare fino a circa il 5% del budget annuo del partito.

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