Riusciremo mai a parlare seriamente di molestie in Italia?

È indubbio che qualcosa stia cambiando. Questo sollevarsi di denunce e prese di coscienza è dunque il preludio di un rovesciamento? Chi può dirlo.

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08 novembre 2017, 5:00am

Miriana Trevisan nella trasmissione Matrix.

A un mese dall'esplosione del caso Weinstein, sono convinta che il dibattito scaturito in Italia possa essere tranquillamente annoverato tra le cose più deprimenti dell'ultimo periodo. Lungi dall'aprire una riflessione sulla pervasività del sistema delle molestie sessuali (anche) sul luogo di lavoro, nel nostro paese media e opinione pubblica sono stati impegnati nella crocifissione di Asia Argento: "perché c'è stata?", "ma questa parla dopo vent'anni?", "l'ha fatto per la carriera, mica perché moriva di fame," e così via con un elenco potenzialmente infinito di varianti sul tema victim blaming. (A proposito: sembra che Weinstein facesse seguire le sue vittime da investigatori privati per assicurarsi che non venisse fuori nulla. Questo per dire quanto fossero centrate le critiche).

Per questo motivo, quando venerdì scorso ho letto l'intervista rilasciata da Miriana Trevisan a Vanity Fair in cui la showgirl—l'unica a fare nomi in Italia fino a questo momento—accusa il regista Giuseppe Tornatore di averle messo le mani addosso durante un incontro avvenuto venti anni fa, ho subito pensato: ecco che arriva un'altra ondata di opinioni colpevolizzanti.

Ma mi sbagliavo, perché è andata ancora peggio di così. La vicenda si è infatti inserita in un'isteria collettiva costruita attorno a maschi "trasformati in orchi" e messi alla gogna, "maccartismo sessuale" e "caccia alle streghe." Ho provato a tracciarne i contorni, e nel farlo—avverto—ho usato il termine patriarcato: non è una parolaccia, e dal momento che permea praticamente ogni aspetto relazionale delle nostre vite sarebbe il caso di imparare a farci i conti.

Andiamo con ordine. L'accusa di Trevisan è per adesso isolata, presentata da una donna che è stata valletta e velina (e si sa che la quantità di carne che mostri ti qualifica, eh?), e rivolta verso un personaggio del cinema italiano che gode di grande rispetto sia nell'ambiente che tra la gente comune. Il meccanismo che si è scatenato è stato quello di un ipergarantismo a senso unico, nei confronti dell'accusato. A differenza che con Asia Argento, a essere messo in discussione non è stato il comportamento della showgirl, ma la veridicità stessa del fatto: Trevisan se l'è sicuramente inventato per cavalcare il caso Weinstein e rilanciare la carriera di soubrette accusando un pezzo grosso e rispettabile che, suo malgrado, è stato tirato in mezzo.

Tralasciando la replica poco elegante di Tornatore, è chiaro che la verità su quanto è successo possono conoscerla solo coloro che erano presenti vent'anni fa. Su questo, però, vorrei fare due precisazioni. La prima è che il punto non è credere o meno a Miriana Trevisan, quanto di non screditarne a prescindere la versione solo perché lui "sembra tanto una brava persona": per quanto sia saldo nel nostro immaginario, nella realtà non esiste né un prototipo di vittima, né uno di molestatore. La seconda precisazione è che mi vengono in mente almeno dieci modi più semplici per guadagnare ospitate televisive o qualche parte in una fiction, e nessuno di questi contempla inimicarsi mezzo mondo del cinema o dello spettacolo.

Nel pressoché unanime coro a difesa del regista, gli elementi del sospetto sulla sincerità della vittima sono però ricorrenti. Sul Messaggero, ad esempio, in un articolo che parla della "deriva italiana del caso Weinstein" e in cui si dà conto di "accuse tardive, molto spesso sospette (cosa non si fa per avere un po' di visibilità...) e quasi sempre indimostrabili," vengono riportate le dichiarazioni di alcune "muse" di Tornatore. Claudia Gerini avverte che sebbene sia giusto "che le violenze sessuali vengano denunciate e punite," non lo è "cavalcare l'aria del tempo solo per far parlare di sé." Anche Il Fatto Quotidiano parla di "effetto domino" di "confessioni e rivelazioni di molestie nel mondo del cinema, da parte di uomini potenti su donne, o uomini, senza potere" che "rischia di travolgere chiunque indistintamente."

Ora, il pericolo che chiunque indistintamente possa essere accusato di molestie anche solo per un occhiolino di troppo sulla scia di una moda o un trend moralista è esattamente la piega che ha preso il dibattito nel nostro paese: c'è un uomo sotto attacco per il solo fatto di essere tale, e va difeso.

Questa narrazione della "caccia alle streghe"—tirata fuori per la verità da Woody Allen, uno che in un caso di molestie sessuali c'è finito accusato da sua figlia—ha iniziato a imporsi in Italia più o meno da quando lo scandalo ha coinvolto un altro personaggio rispettabile e familiare: Kevin Spacey.

Secondo l'Huffington Post, se "Spacey ha sbagliato a provarci con un ragazzino (...) è altrettanto vero che oggi siamo arrivati a un livello così meschino di pruriginoso perbenismo che qualunque approccio, anche un fischio per la strada o un complimento un po' sguaiato, si avvia a diventare un abuso sessuale." Il rischio è sminuire "le vittime, quelle vere, quelle che sono state inchiodate a terra dal corpo di un uomo che le costringe con la forza a subire un rapporto" (sempre per quella storia del prototipo della vittima). Per quest'altro articolo, invece,"siamo tutti molestatori" perché "se il metro di giudizio morale è la volta in cui hai provato a baciare qualcuno e quello ti ha risposto 'no, grazie' allora la damnatio memoriae, l'ergastolo, chi più chi meno, ce li meritiamo tutti."

Per non finire catapultati in quello che Beppe Severgnini ha definito "maccartismo sessuale" (o secondo Michele Serra "da cerniera lampo"), dunque, va stabilito per bene cos'è molestia e cosa un semplice approccio. E, a quanto pare, questa linea di demarcazione non può essere segnata dalle vittime.

Mi sento di poter dare una rassicurazione generale: non credo che qualcuno verrà accusato per averci provato con una persona che gli piace e ritengo che i "due di picche" resteranno tali e non verranno portati in tribunale. Entrambe le cose, infatti, hanno a che fare con il sesso o l'attrazione sessuale; le molestie, invece, con questo c'entrano davvero poco e riguardano la sfera del potere.

Come ha recentemente spiegato Giorgia Serughetti, quello che viene in gioco in questi casi è "il presunto diritto d'accesso a un corpo altrui, per lo più femminile, fondato sulla consapevolezza della propria posizione e alimentato dal senso di impunità che da sempre protegge chi comanda e chi dirige." Tutto gira attorno al concetto di consenso che viene "palesemente distorto" quando "l'attenzione indesiderata, il contatto non richiesto, la domanda di prestazione sessuale avviene in condizioni di diseguaglianza di potere"—per cui può esserci abuso "anche se non viene detto nessun no."

Se il potere è il discrimine, dunque, qual è l'origine di tutta questa paranoia degli ultimi giorni? Il potere, appunto.

La maggior parte delle relazioni tra uomini e donne è caratterizzata da uno squilibrio, perché viviamo in un sistema patriarcale dove un maschio si vede accordati una serie di privilegi per il solo fatto di essere tale. Il problema è che questo sistema, nonostante sia l'aria che respiriamo da quando siamo nati, raramente viene riconosciuto. Come scrive il ricercatore Lorenzo Gasparrini nel suo saggio Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni, anzi, "il termine privilegio fa scattare inviperiti molti orgogli maschili. In innumerevoli occasioni pubbliche e private tantissimi uomini vedono in questa parola attribuita loro una violenza."

Anche se alcuni degli articoli che ho citato sono stati scritti da donne, il ragionamento non cambia molto: non si nasce antisessisti, e alle bambine vengono inculcati sin da piccole gli stessi meccanismi misogini come se fossero gli unici possibili—o comunque naturali. Quando da adolescente mi si raccomandava di non mettere una gonna troppo corta per trascorrere la serata in giro sbuffavo, ma in fondo ero convinta che fosse il buon senso a influire sui centimetri dei miei vestiti. Non lo era.

La storiella dell'uomo cacciatore porta spesso le donne ad accettare non solo limitazioni della propria libertà, ma anche vere e proprie molestie senza darci troppo peso, ché ci sono questioni più serie nella vita e tutto sommato questo è l'ordine delle cose. Del resto, come sostiene la scrittrice femminista nigeriana Chimamanda Ngozi Adiche, parlare di genere è "un argomento che crea disagio, a volte persino irritazione," e "pensare di cambiare lo status quo è sempre una scocciatura."

In un'intervista sul Giorno, ad esempio, Alba Parietti ha spiegato che "le denunce contro i molestatori vanno fatte e queste persone vanno fermate. Ma andare a pescare nel torbido, se non ci sono situazioni gravi, non è giusto. Pazienza se una volta hai messo la mano sul culo. Ora gli uomini sono presi di mira." Sulla stessa linea Sandra Milo, raccontando di essere stata "toccata mille volte," ha detto che "è anche vero che adesso, con tutta questa campagna anti-uomini, non ci toccherà più nessuno." Nel difendere Tornatore, infine, la managing director di una società di produzione con cui il regista ha spesso collaborato ha dichiarato che quello che accade appartiene "alla notte dei tempi," e "fa parte del gioco tra uomo e donna": "Un conto è aggredire e violentare una persona, un altro è mettere in croce la gente per qualcosa che è sempre esistito."

E in effetti, scrive Gasparrini, il patriarcato da secoli si affanna "a raccontare che gli uomini sono 'per istinto' cacciatori, violenti, insensibili, votati alla lotta e alla prova di forza, attratti dal potere e dal vertice delle gerarchie, economiche politiche o sociali che siano." E lo fa per uno scopo ben preciso: "perpetuare se stesso, come storicamente ha fatto qualsiasi sistema di potere prima di essere rovesciato da un altro."

È indubbio che qualcosa stia cambiando. Questo sollevarsi di denunce e prese di coscienza è dunque il preludio di un rovesciamento? Chi può dirlo. Di certo non esiste nessuna "caccia alle streghe" o campagna anti-uomini. Al contrario, c'è un sistema di potere e abusi che mi sembra goda di ottima salute, almeno finché in Italia si parlerà in questo modo di molestie sessuali.

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