Pubblicità
crimine

Il salumiere anticamorra costretto a chiudere dopo un’intervista a "Chi l’ha visto?"

Ciro Scarciello aveva parlato in tv della pressione dei clan su Forcella. Ma in poche settimane è stato prima minacciato, poi usato come simbolo antimafia, e infine dimenticato.

di Enrico Nocera
01 agosto 2017, 10:00am

Grab via YouTube/Pupia Campania

Le strade sono strette al limite della praticabilità. Nei vicoli che circondano la stazione centrale di Napoli si riesce a passare solo a piedi o col motorino.

Forcella è una zona popolare nota per il mercato rionale della Duchesca, una sorta di buco nero dove puoi trovare di tutto—dalle borse contraffatte all'oggettistica casalinga.

Gli ambulanti sono una cifra distintiva. Arrivano di primo mattino, aprono le bancarelle. I più precari stendono un lenzuolo a terra e adagiano sopra borse, cinture, portafogli. Tutte "perfette imitazioni dell'originale," si legge su un cartello scritto a penna.

Qualcuno dice che questa zona di Napoli è ormai un suq. Altri quasi non ricordano Forcella senza bancarelle e merce abusiva. "Sarebbe come guardare la cartolina senza il Vesuvio," dice un parcheggiatore della zona.

Leggi anche: Teste mozzate e corpi smembrati: i clan del napoletano somigliano sempre di più ai narcos

A Forcella le cronache raccontano di "paranze di bambini" e di "stese" da ormai due anni. Via Annunziata è uno dei punti caldi, fra piazza Calenda, il Teatro Trianon e una pizzeria storica della città inserita su ogni guida gastronomica napoletana.

È qui che il 4 gennaio 2017, poco prima di mezzogiorno, sei persone armate di bastoni e catene si sono lanciati contro alcuni ambulanti immigrati che si erano rifiutati di pagare il pizzo da 20 euro per occupazione di suolo. Un raid punitivo.

Gli ambulanti hanno cercato poi di reagire. Non avevano però messo in conto che i sei estorsori, alcuni dei quali affiliati al clan Mazzarella, erano armati anche di un revolver.

È così che in pieno giorno, con le strade strapiene per le ultime spese prima dell'Epifania, si sono sentiti esplodere dei proiettili. Rimarranno feriti in quattro: tre ambulanti senegalesi e una bambina di dieci anni, colpita al piede.

Il ferimento di una bambina—sicuramente estranea alla gestione del racket sui marciapiedi della Duchesca—alla fine ha fatto inevitabilmente riaccendere il dibattito mediatico su Forcella.

Pochi giorni dopo una troupe di "Chi l'ha Visto" è in zona a girare un servizio con l'obiettivo di ricostruire la dinamica della sparatoria: fra gli intervistati c'è Ciro Scarciello, un salumiere di via Annunziata per nulla reticente davanti alle telecamere.

Le sue risposte sono precise e ironicamente rabbiose: Ciro racconta di come i sei aggressori fossero giunti a piedi, non in motorino, e poi liberi di andar via come nulla fosse successo. Racconta, soprattutto, che in quella zona episodi del genere sono la regola e non l'eccezione.

Si chiede perché vengano tollerati abusi evidenti—come la presenza di un parcheggio gestito dai clan o dello stesso mercato, dove la contraffazione regna, nonostante i vicini presidi di polizia e carabinieri.

In generale, Ciro racconta di un quartiere abbandonato, dove la camorra riesce a prendere il posto delle istituzioni persino nella gestione delle licenze commerciali.

Passano due settimane. È il 20 gennaio, e Ciro non riesce ad aprire la saracinesca del suo negozio. Qualcuno ha messo della colla nel lucchetto.

Dentro, il bancone della salumeria viene trovato distrutto.

"Mi hanno fatto terra bruciata intorno. Questa salumeria prima era piena di clienti, ora è vuota da giorni," dice Scarciello a VICE News. Gli occhi sono gonfi, il tono di voce tremante. Le occhiaie evidenziano una mancanza di sonno quasi permanente.

"In questo quartiere vige una regola: meglio non parlare di ciò che non va, di ciò che non funziona."

A colpire Scarciello non è tanto il bancone distrutto o la colla nella saracinesca, però. È la sostanziale indifferenza di un quartiere che lo ha isolato.

"Io da qui andrò via. Spero che ci possa essere un miglioramento, in futuro, ma per ora mi sento di dire solo questo: voglio andare via."

Queste parole Scarciello le diceva a VICE News il 22 gennaio scorso. Oggi, dopo otto mesi, ha mantenuto la promessa e ha lasciato il quartiere.

Le ragioni per cui se n'è andato sono certamente da imputare alle minacce di stampo mafioso. Ma non solo.

Io, spiega, "mi sono sentito usato."

Per capire il perché bisogna fare qualche passo indietro. Tornare a quel gennaio che vedeva il volto di Ciro immortalato dalle telecamere di mezza stampa italiana.

Leggi anche: I Casalesi sono ancora uno dei clan più pericolosi d'Italia

È il 5 gennaio, a neanche un giorno dalla sparatoria della Duchesca. Roberto Saviano rilascia un'intervista a Repubblica dove attacca il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

"Questa città non è cambiata. Illudersi di risolvere problemi strutturali urlando al turismo o alle feste di piazza è da ingenui. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggior diventa connivenza."

La risposta del sindaco non si farà attendere: "Saviano venga a Napoli, stia tra noi, la viva, la conosca, magari indossi una parrucca e si mangi un'emozione. Altrimenti devo immaginare che getti veleno in malafede o che lavori seguendo una logica commerciale e di marketing, cosa che iniziano a pensare in molti."

Una polemica di lunga data.

A dicembre, circa un mese prima delle dichiarazioni di Scarciello a "Chi l'ha Visto", Saviano definiva "menzogne populiste di chi confonde i proclami con la realizzazione" le dichiarazioni di de Magistris sul cambiamento di Napoli; di come la città fosse ormai diventata meta turistica da ogni parte del mondo, ben lontana dalla cartolina di degrado e malapolitica lasciata dalle precedenti amministrazioni.

Anche allora la risposta del sindaco fu rapida e più o meno identica: "Saviano in realtà non conosce Napoli. Molto facile fare l'osservatore esterno."

Così per mesi interi il dibattito pubblico su Napoli, sulle "stese", sulla presenza della camorra in città, si è concentrato sui litigi a distanza fra Saviano e de Magistris, come una specie di faida interna alle 'forze dell'anticamorra', che non ha lasciato spazio ad altro se non alla polarizzazione: o eri dalla parte di de Magistris, o da quella di Saviano.

In mezzo c'era Ciro Scarciello.

Leggi anche: Siamo entrati a Parco Verde, il ghetto più inaccessibile e violento d'Italia

Il salumiere di Forcella è stato, di fatto, utilizzato dopo quella sparatoria per rinfocolare la polemica fra i due contendenti. Tanto che non sono mancate le accuse a de Magistris per non essersi fatto neanche vedere dalle parti di Forcella, dopo che Scarciello si definì "solo e col vuoto attorno".

"Stiamo lavorando nel silenzio e lontano dai riflettori," è stata la giustificazione del sindaco in conferenza stampa. "Da giorni i miei collaboratori più stretti, in anonimato, hanno frequentato la salumeria per capire e stare vicino."

"Da giorni comprano panini. Anche io ho comprato, tramite loro, panini e prodotti."

La chiamano "spesa solidale". Il 21 gennaio ne viene organizzata una presso la salumeria grazie anche all'interessamento dell'imprenditore Luigi Leonardi—diventato famoso grazie a una puntata delle "Iene" nella quale dichiarava di essere stato lasciato solo dallo Stato dopo aver denunciato i suoi estorsori.

La cosa poi si ripeterà, periodicamente, anche nelle settimane a seguire. Nei giorni 'normali', però, la salumeria Scarciello continuava a restare desolatamente vuota.

"La solidarietà dura lo spazio di un giorno," spiega Ciro a VICE News.

"È bello vederli tutti qua, farsi le fotografie, stringermi la mano, sentirmi dire 'grazie tante, siete una persona perbene'. Io però ormai, per la gente del posto che veniva a fare la spesa qua, sono Ciro Scarciello: quello che ha denunciato questo, quello e quell'altro ancora."

"'Scarciè: mò ci devi fare stare quieti però. Mò l'è 'a fernì'. Questo è successo. Niente di più e niente di meno."

Scarciello ha portato avanti questa vita per otto mesi. Ma nonostante gli inviti "a non arrendersi," a "restare e combattere per Napoli," a "non darla vinta alle forze criminali del quartiere," Ciro oggi si dice stanco.

Non ce la fa più nemmeno a essere rimbalzato da una polemica all'altra—polemiche dove lui non ha mai chiesto di entrare, ma che lo hanno coinvolto comunque.

L'ultima in ordine di tempo è quella tra lo stesso Saviano e l'imprenditore Leonardi.

A tirare in ballo lo scrittore è quest'ultimo, in un post pubblico su Facebook: "Ciro Scarciello chiude. Dopo essere stato usato e strumentalizzato in primis dal grande sostenitore dell'antimafia Roberto Saviano, chiude"—riferimento, quello all'autore di "Gomorra", di cui lo stesso Saviano si dice sorpreso.

"Scarciè: mò ci devi fare stare quieti però. Mò l'è 'a fernì".

Ancora una volta Scarciello viene quindi "usato", come da parole sue, per attizzare questioni personali sulla base di pubbliche e vicendevoli accuse.

Così, l'ultima settimana di luglio è stata anche l'ultima di un'attività che durava da quarant'anni.

"Sono stato usato nella polemica tra Saviano e de Magistris," spiega ancora Ciro a VICE News. "Per il resto non è accaduto più nulla. Questo quartiere continua a versare nelle stesse condizioni di prima. Niente è cambiato rispetto a otto mesi fa."

"Si è parlato tanto di me, del sindaco, di Saviano, delle polemiche. Di tutto tranne che del degrado in cui siamo costretti a vivere. Vado via. E non ho rimpianti."

Leggi anche: A Torre del Greco si è finiti per usare il Vesuvio come argomento anti-immigrazione


Segui VICE News Italia su Twitter e su Facebook

Segui Enrico su Twitter: @EnrNocera

Foto: Grab via YouTube/Pupia Campania

Tagged:
VICE News
Mafia
Napoli
Italia
Camorra
Forcella
ciro scarciello