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Terra dei fuochi

Nella 'discarica a cielo aperto' della camorra crescono morti e tumori

Secondo i dati dell'ISS, la popolazione di 55 Comuni nella Terra dei fuochi presenta tassi di mortalità e di ospedalizzazione più elevati rispetto alla media nazionale, probabilmente a causa dello smaltimento illegale di rifiuti pericolosi.

di Giulia Saudelli
04 gennaio 2016, 12:25pm

Foto di Maksim via Wikimedia Commons

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Nei territori della Terra dei fuochi, l'area campana trasformata dai camorristi in una 'discarica' a cielo aperto, malattie e mortalità sono in crescita, soprattutto tra i bambini.

In uno studio pubblicato il 30 dicembre scorso e passato un po' in sordina, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha analizzato la mortalità, l'ospedalizzazione e l'incidenza di tumori nella popolazione di 55 comuni delle province di Napoli e Caserta — un'area altrimenti nota, appunto, come Terra dei fuochi.

I "fuochi" sono i falò di spazzatura - causa di diossina nella terra e nell'aria circostanti - appiccati dai clan camorristi nei campi e ai lati delle strade: è questa porzione di Sud Italia che, infatti, è stata utilizzata nel corso degli anni dai mafiosi come 'base operativa' del traffico e lo smaltimento di rifiuti illeciti, anche tossici.

Qui, negli ultimi dieci anni, gli studi dell'ISS hanno individuato "la presenza di una serie di Comuni caratterizzati da un'elevata mortalità per un insieme di patologie neoplastiche e da un'elevata prevalenza alla nascita di malformazioni congenite" legate alla presenza di aree di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi.

Il nuovo studio, in realtà, è un aggiornamento delle precedenti ricerche in merito, con dati risalenti a maggio 2014; secondo quanto disposto dalla legge 6/2014, anche nota come legge "Terra dei fuochi."

Gli autori del rapporto specificano che la metodologia utilizzata non consente "la formulazione di valutazioni di nessi causali" tra l'aumento della mortalità e dell'incidenza di patologie tumorali e lo smaltimento e la combustione illegale di rifiuti, ma permette comunque di "individuare situazioni di possibile rilevanza eziologica da approfondire con studi mirati, senza che questo dilazioni l'indifferibile risanamento ambientale."

I risultati, quindi, parlano chiaro: viene corroborata l'ipotesi per cui l'esposizione alle emissioni particolarmente elevate nella Terra dei fuochi può aver "svolto un ruolo causale o concausale" per quel che riguarda le patologie riscontrate.

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In particolare, la popolazione dei 55 Comuni analizzati presenta tassi di mortalità e di ospedalizzazione più elevate rispetto al normale, soprattutto per patologie multifattoriali che hanno tra i fattori di rischio l'esposizione a inquinanti ambientali derivanti da smaltimento o combustione illegale di rifiuti pericolosi.

Le patologie per cui è stato riscontrato un rischio più alto della media per entrambi i generi e per tutti e tre i criteri analizzati dallo studio (mortalità, ospedalizzazione e incidenza tumorale) nella Provincia di Napoli sono il tumore maligno a stomaco, fegato, polmone, vescica e, per le donne, il tumore alla mammella. 

Nella Provincia di Caserta invece, dove sono disponibili i dati solo per quel che riguarda la mortalità e i ricoveri, un rischio sopra la media si riscontra per i tumori maligni a stomaco e fegato per entrambi i generi, per i tumori del polmone, della vescica, della laringe e le leucemie solo per gli uomini, mentre tra le donne c'è un eccesso per quel che riguarda l'infarto miocardico acuto.

A rischio anche ragazzi e bambini

Un dato particolarmente allarmante riguarda la salute dei bambini e degli adolescenti che vivono nella Terra dei fuochi — a cui lo studio ha prestato un'attenzione particolare, visti i possibili aumenti di rischio sanitario per i minori che risiedono in zone contaminate.

Nei comuni analizzati in entrambe le province si registra un numero sopra la media di bambini ricoverati per tumori nel primo anno di vita, a cui corrisponde anche un'eccessiva incidenza delle patologie tumorali. In particolare, i tumori più frequenti sono quelli del sistema nervoso centrale (SNC).

Sempre i tumori dell'SNC hanno un'incidenza sopra la media in età pediatrica (0-14 anni). Mentre non sono stati registrati eccessi delle malattie respiratorie acute e dell'asma, si registra un eccesso di mortalità infantile - ma non di ricoveri - per tutte le cause.

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Risanare: un iter troppo lento

Visti i dati preoccupanti raccolti dallo studio, l'ISS insiste sulla necessità di "motivare l'implementazione di piani di risanamento ambientale, che sono peraltro espressamente previsti dalle norme in vigore, e l'immediata cessazione delle pratiche illegali di smaltimento e combustione dei rifiuti con il ripristino della legalità del ciclo dei rifiuti."

Sono anni infatti che i residenti dei comuni coinvolti chiedono alle autorità nazionali e regionali di intervenire per risanare le aree inquinate e porre fine allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici.

A febbraio 2014 è stata approvata la legge 6/2014 - "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate" - che doveva fornire una risposta "rapida ed efficace" a un problema che si trascinava da fin troppo tempo. 

Tuttavia, secondo un rapporto pubblicato da Legambiente a febbraio 2015, i risultati tardano a farsi vedere.

Secondo lo studio realizzato dall'associazione ambientalista nazionale, lo stato di avanzamento delle misure previste dalla legge "evidenzia in maniera chiara il fortissimo ritardo nella sua applicazione;" la situazione di illegalità per quel che riguarda gli sversamenti illeciti e i roghi di rifiuti non è stata risolta; le bonifiche "sono tutte al palo."

"I ritardi imperdonabili accumulati fino ad oggi devono essere superati con un cambio di passo che non abbiamo misurato neanche in occasione del primo anniversario dell'approvazione della legge di riconversione del decreto," conclude il dossier.


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Foto di Maksim rilasciata con licenza Creative Commons via Wikimedia Commons