Il The Guardian non odia il Pesto italiano come stanno cercando di farci credere

"Il Guardian boccia un'altra eccellenza made in Italy". No, non è proprio così.
Roberta Abate
Milan, IT
05 ottobre 2017, 9:26am
Foto by Chef per Caso via Flickr

Se cercate la parola "Pesto" sul motore di ricerca interna del The Guardian vi si apriranno pagine e pagine di approfondimento e incensamento: fra gli articoli più recenti la notizia dell'aeroporto di Genova che durante i controlli di sicurezza lascia passare senza problemi un barattolino di preziosa salsa nel bagaglio a mano, e c'è inoltre una lunga spiegazione sul modo corretto di fare il pesto, dalla selezione degli ingredienti giusti al modo delicato di trattare il basilico con tanto di mortaio (vade retro frullatore).

Pesto The Guardian

Insomma quelli del The Guardian il pesto lo amano, quindi come mai un articolo che lo condanna duramente, e che lo definisce troppo salato e poco salutare? Semplicemente perché oggetto del contendere è il pesto venduto nei supermercati inglesi, quello nei barattoli già pronto che può durare mesi e mesi, magari buono, ma senza dubbio non è il classico pesto artigianale di cui ci pavoneggiamo in tutto il mondo e per cui diciamo cose di questo tipo.

twitter italian mad at food

"Giù le mani dal pesto italiano!"

"Dopo il Prosecco che rovina i denti, gli inglesi accusano un'altra eccellenza italiana"

L'articolo incriminato, e che sta facendo adirare molto i giornali italiani, si apre così: " Salt levels in pesto sauces on sale in supermarkets remain higher than suggested limits and have increased in some cases, despite a government health campaign to reduce them, survey has found" che in soldoni significa che i livelli di sale nella salsa al pesto in vendita al supermercato rimangono più alti dai limiti suggeriti - e in alcuni casi sono ancora più alti - nonostante la campagna di salute promossa per ridurli, almeno secondo uno studio.

L'incriminato numero uno è il pesto Saclà, che avrebbe il 18% di sale in più del consentito e rispetto allo stesso prodotto venduto nel 2009. La smentita del brand italiano non è mancata:

" Selezioniamo basilico fresco italiano e ingredienti controllati di alta qualità nel rispetto della tradizione gastronomica italiana. Rivediamo costantemente le nostre ricette per renderle sempre più salutari, e a questo proposito abbiamo lanciato proprio sul mercato inglese anche una versione 'low fat' del nostro pesto best seller. (...)
Il sale è presente in ricetta non solo per dare sapore ma soprattutto per aspetti tecnologici, che ci consentono di non utilizzare alcun conservante nei pesti Saclà. Il pesto è un condimento tipico della dieta mediterranea, grazie al suo sapore intenso va utilizzato in piccole quantità e inserito all'interno di una dieta equilibrata e varia".

Insomma se c'è molto sale è perché poi potete comprarlo e tenerlo nella credenza per mesi e mesi salvo poi ricordavi della sua esistenza quando non avete più nulla da mangiare. Il sale serve per conservare il cibo da centinaia e centinaia di anni.

Il problema non sembra essere solo di Saclà; anche altri marchi italiani, o che di italiano hanno il nome, presentano un'altissima concentrazione di sodio (dai 2 ai 2,5 grammi per 100 g di prodotto).

Ma il pesto, quello vero, quello che fate con le vostre mani - o più precisamente quello che vostra nonna fa per voi con il Basilico Dop Ligure - non è certo oggetto della critica del The Guardian, che anzi dalla mole di articoli che gli dedica sembra esserne drogato almeno quanto gli italiani.