margara cos è
Tutte le foto per gentile concessione di Roberta Colombero

Come si vive sulle Alpi, a 30 anni, da pastora nomade

Storica popolazione nomade quella dei margari, vivono da sempre una vita in movimento, all’insegna degli animali e delle loro necessità
1.3.21

Il margaro, termine piemontese per definire il pastore addetto alla cura e alla custodia del bestiame da latte, è una figura ormai in via d’estinzione. Storica popolazione nomade quella dei margari, vivono da sempre una vita in movimento, all’insegna degli animali e delle loro necessità.

Roberta Colombero, trentaduenne margara, è una dei pochi giovani a mandare avanti questo mestiere. Lei dubbi non ne ha: non hai mai fatto altro e non vuole fare altro. Il suo scopo nella vita è vivere per e con gli animali, sebbene riesca a conciliare bene il lavoro con le necessità delle nuove generazioni, tra natura e socialità.

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​Tutte le foto per gentile concessione di Roberta Colombero​

Che sia l’uscita dell’autostrada di Fossano o la provinciale che passa da Bra, la provincia è sempre la stessa: Cuneo. Si prosegue dritti in direzione Nord verso la Val Varaita e verso Ovest rivolti alla Francia. Si arriva così all’ Alpeggio Valanghe Marmora, nel cuore della Val Maira.

Qui la famiglia Colombero, di storica tradizione ‘margara’, ovvero quegli allevatori di bovini che compiono la transumanza e si spostano in alpe per la stagione estiva, per poi ridiscendere in pianura in autunno, porta avanti questo mestiere da generazioni. E Roberta, oggi, è la nuova generazione che introduce in questa tradizione l’idea del margaro odierno.

Sveglia tra le 5 e le 6 (…) Ringrazio sempre le piccole pietanze (della colazione) con alcuni secondi di silenzio prima di mettermi a mangiare.

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Se si pensa allo stereotipo del margaro, lo si immagina noncurante del proprio aspetto o che non faccia una vita al di fuori degli animali, ma Roberta dimostra che non per forza si deve rimanere attaccati ad un’immagine antiquata di questo mestiere: “A me non manca nulla, però quando mi sento a metà vado in natura, sto in mezzo agli animali e da lì trovo le risposte”.

Girando il mondo a stretto contatto con altre realtà simili, tipo i Ranch Farm negli USA, e curiosando anche al di fuori del suo ambito ha capito che dentro di lei c’era una gran voglia di realizzarsi nella sua terra natale ma di far conoscere anche alle altre persone questa passione.

“Sono stati gli animali, la terra e tutti gli elementi legati a loro a chiamarmi per portare avanti questo straordinario compito”.

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Chiedo a Roberta quale sia la routine di una margara: “Sveglia tra le 5 e le 6. Mi alzo e ascolto di cosa ha bisogno il mio corpo in quel momento. A seconda del mood o delle necessità scelgo una colazione dolce o salata: tutti i prodotti sono fatti da noi, dalle marmellate alle torte, dal burro alle uova e così via. Ringrazio sempre queste piccole pietanze con alcuni secondi di silenzio prima di mettermi a mangiare”.

Si prosegue poi nelle stalle da quelle che lei chiama “le mie ragazze”, le mucche, seguendo il ritmo quotidiano della mungitura, pulizia e cura dei vitelli. Le vacche vengono munte due volte al giorno manualmente e all’aperto.

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“Trasformo il latte dei miei animali nel periodo estivo all’alpeggio producendo principalmente Nostrale d’Alpe, tome, robiole, tomini, erborinati, semicotti, tipo Castelmagno, yogurt e burro. Durante l’inverno le vacche raggiungono le campagne di Savigliano. D’estate facciamo vendita diretta al turista di passaggio, oltre a rifornire locali e agriturismi della zona”.

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Il prodotto di punta è il Nostrale d’alpeggio: formaggio a latte crudo, intero e vaccino, prevalentemente di razza piemontese. È un formaggio naturale perché per tre mesi e mezzo le vacche sono nutrite solo da erbe di montagna, con l’aggiunta di caglio animale. Dopodiché il formaggio, per disciplinare, stagiona per 35 giorni in grotte naturali, fino ad arrivare ad un massimo di 7 mesi. 

“Durante l’estate mi piace sperimentare, anche se non supero le 5/6 tipologie, per mantenere qualità e conoscenza in pochi formaggi”. Pochi ma buoni. 

Non tratto con le grandi distribuzioni, ho deciso di seguire una filosofia più slow. In più spedisco in tutta Italia e mando i formaggi alle degustazioni.

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Essendo a latte crudo, il formaggio mantiene i sapori e gli aromi dell’erba: tutto è a km0, munto e trasformato nello stesso luogo, perché il caseificio e il negozio sono in alpeggio, dove i clienti possono comprare direttamente. 

“La nostra è una clientela fidelizzata, ma anche di passaggio. Ci sono molti turisti che passeggiando si incuriosiscono e vengono a conoscere la nostra realtà. Non tratto con le grandi distribuzioni, ho deciso di seguire una filosofia più slow. In più spedisco in tutta Italia e mando i formaggi alle degustazioni. Utilizzo molto i social per far conoscere i prodotti alle persone: mi piace molto e lo trovo fondamentale oggi.”

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L’approccio di Roberta è quello di una produzione sensibile e sostenibile sia per quanto riguarda il lavoro, che per i prodotti. Predilige così una vendita lenta dove c’è contatto con le persone, per far conoscere ai clienti la sua realtà al meglio, con lo scopo finale di trasmettere la sua filosofia produttiva. 

La routine quotidiana si snoda così a seconda delle esigenze dei diversi momenti: dal parto delle bovine all’incontro con i turisti.

Tante persone si stancano di vite e lavori frenetici, così si avvicinano alla natura quasi come fosse una cura, poi però bisogna vedere se riescono a reggere il ritmo

 “Incastro nella mia vita un po’ di yoga, meditazione, bike, passeggiate, cavalcate, buone letture, un po’ di cucina, fotografia e tanta gratitudine per quello che mi circonda”.

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Le chiedo quindi come immagina il futuro di questa professione. Roberta mi confessa di essere po’ scettica su chi si prenderà l'onere di portare avanti questo mestiere, perché molti si improvvisano amanti della natura, degli animali, ‘vedendo tutto green’, ma poi l'idea va concretizzata. 

“Tante persone si stancano di vite e lavori frenetici, così si avvicinano alla natura quasi come fosse una cura, poi però bisogna vedere se riescono a reggere il ritmo. Stare a stretto contatto con le stagioni, occuparsi delle semine, delle raccolte, e degli stessi animali è un lavoro che impegna tutti i giorni dell’anno e bisogna avere il giusto spirito e tempra per portarlo avanti”.

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