tuaggi cover up rimozione
Il prima e dopo di Martina. Tutte le foto per gentile concessione degli intervistati.
Cultura

Se il tuo tatuaggio ti fa così schifo, forse è ora di coprirlo o rimuoverlo

Abbiamo parlato con uno specialista di rimozione laser, una ragazza che si è sottoposta al trattamento e un artista che si occupa di cover up.
Vincenzo Ligresti
Milan, IT
3.9.20

“Non do la colpa al povero tatuatore. La colpa è mia. Avevo 18 anni, e se potessi tornare indietro non lo rifarei,” mi racconta Martina.

Martina ha 23 anni, e negli ultimi due ha effettuato circa 12 sedute (su 14) per rimuove una testa di leone sulla spalla sinistra. All’inizio il tatuaggio le piaceva ma, nonostante lo abbia fatto ritoccare altre due volte, ha iniziato a provare sempre più disagio nel vederselo addosso.

“[Prima della rimozione e durante i primi mesi del trattamento] non riuscivo più a mettermi un vestitino senza maniche o stare in costume, ricordo vividamente anche degli episodi in cui sconosciuti commentavano il mio tatuaggio o la porzione che rimaneva visibile,” racconta. “L’esperienza in generale è stata traumatica, non tanto a livello di costo, di dolore, quanto a livello psicologico.”

tatuaggi: rimozione laser e cover up

Il prima e dopo di Martina, a cui mancano due sedute di rimozione laser.

Da oltre dieci anni il dottor Valerio Pedrelli si occupa di rimozione laser, un trattamento diffusosi inizialmente negli Stati Uniti, e che ora è sempre più richiesto anche in Italia, in parallelo alla crescente domanda di cover up.

Come mi spiega Pedrelli, la rimozione—che dagli anni Novanta si basa sull’utilizzo del laser Q-Switched, meno invasivo e più veloce delle onde—“frammenta via via il pigmento del tatuaggio trasformandolo in una polvere più semplice da rimuovere per tutte le cellule deputate allo smaltimento.”

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Ma sottoporvisi, come specifica, non significa avere la certezza che la traccia scompaia del tutto: “Dipende molto dalla tipologia di tatuaggio e da quanto pigmento è stato utilizzato, dato che grosso modo un tatuatore tende a mettere più inchiostro possibile. Fin da subito, quindi, preferisco avere un rapporto il più chiaro possibile coi pazienti, sia sul numero di sedute sia su quello che succederà dopo: avverto, se si rientra nella casistica, della possibilità che possa rimanere qualche residuo o alone; e di pensare un possibile piano B.”

tatuaggi: rimozione laser e cover up

Quindi, come funziona se voglio rimuovere un tatuaggio? “Mediamente una rimozione va dalle sette alle dieci sedute, ogni seduta aumenta di potenza, e costa dalle 120 euro” fino alle 600. “Anche se ci sono diverse correnti di pensiero,” aggiunge Pedrelli, “il trattamento è da effettuare ogni 30/45 giorni.”

Più nello specifico, una singola seduta può durare “da un minimo di cinque a un massimo di 40 minuti, e se il tatuaggio è troppo grosso tendiamo a dividerlo in porzioni da trattare,” continua. Mentre la sensazione di gonfiore e bruciore successive sono nella norma e vengono trattate con l’applicazione di crema, nel remoto caso in cui si abbiano delle reazioni allergiche o bolle d’ustione, si agisce con un ciclo di cortisone.

Il dolore invece è una questione molto soggettiva: “Io ho provato più volte a testare il trattamento su di me, su vecchi tatuaggi, e ne provo parecchio, quindi comprendo quando un paziente è particolarmente sensibile,” continua Pedrelli. Secondo cui in generale la “sensazione è quella di una elasticata molto forte e continua,” che per la maggior parte dei clienti è alla stregua di “farsi un tatuaggio, solo più veloce.”

Questo vale anche per Martina, che quando nel 2016 ha iniziato a cercare informazioni sulla rimozione si è iscritta al gruppo chiuso Facebook Rimozione Tatuaggi: esperienze personali, in cui gli utenti postano “foto delle proprie esperienze, consigli, tipi di creme da utilizzare quando vengono le bolle, tutorial su come truccare i tatuaggi in occasioni speciali.”

tatuaggi: rimozione laser e cover up

Nel frattempo Martina è diventata amministratrice del gruppo, e sottolinea l’importanza di una community di questo tipo, in cui “avere qualcuno, anche dall’altra parte d’Italia, che condivide la tua stessa esperienza, il tuo stesso disagio, può fare davvero tanto a livello piscologico.”

In base all’esperienza del dottor Pedrelli, molti decidono di rimuovere un tatuaggio “perché hanno deciso di provare concorsi per posizioni nell’arma o nell’assistenza al volo in cui non è consentito avere tatuaggi visibili”; altri perché si sono accorti di “parole inglesi e numeri romani sbagliati” o semplicemente si sono stufati del “gettonatissimo simbolo dell’infinito”; anche se la casistica che gli capita maggiormente è quella di “persone che vogliono rimuovere un tatuaggio appena fatto.”

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In Italia, secondo uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità nel 2019, e pubblicato da Epicentro, il 12,8 percento degli italiani ha almeno un tatuaggio (il 13,8 delle donne, e l’11,7 degli uomini). Con tutto ciò, il 17,2 percento del totale ha dichiarato di voler rimuovere o modificare il proprio tatuaggio, e il 4,3 di questi ha già provveduto.

Quando si parla di “modificare un tatuaggio” si intende solitamente effettuare il cosiddetto “cover up”—ovvero quel Piano B di cui parlava in precedenza Pedrelli, che alle volte collabora con tatuatori per rimuovere porzioni di tatuaggi dei pazienti per poi affidarli alle loro mani.

In generale, “per cover up si intende coprire un tatuaggio con un altro tatuaggio,” mi spiega Loris Dogana, collaboratore di VICE e tatuatore da Scighera , studio di tatuaggi e piercing di Milano. “Di base sarà sempre più grande del tatuaggio precedente, perché per coprirlo e/o ritoccarlo bisogna in un certo senso distrarre l’occhio da tutto ciò che era prima.”

Anche nel cover up le variabili da studiare sono varie. “Se per esempio il tatuaggio è stato battuto troppo a fondo e quindi ha procurato delle lesioni, tipo delle piccole cheloidi visibili,” spiega Loris, “si dovrà eseguire un cover up partendo dalle linee di quello precedente, facendo in modo che vengano inglobate dalle linee nuove.”

Semplificando molto, possiamo dire che esistono tre tipi di cover up: oltre al classico già esposto ci sono “il blast over, che copre il tatuaggio precedente ma ne lascia almeno parte visibile” e quella che in gergo viene chiamata ‘asfaltata’: “Hai presente quando incontri qualcuno che ha una parte del braccio completamente nero? Spesso serve a coprire un tatuaggio grande o più tatuaggi, e che magari noti sui tatuatori di lungo corso che hanno coperto i primi tatuaggi fatti sulla loro stessa pelle,” spiega Loris.

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Ora: è pressoché impossibile definire un prezzario per il cover up, perché dipende dallo studio e dal tatuatore che scegli, ma secondo Loris “la formula ‘il prezzo del precedente più circa metà’ può essere abbastanza coerente.”

A questo punto gli chiedo di farmi vedere un lavoro di cui va fiero: è la trasformazione di un mandala in un cielo stellato con una balena sotto—una scena ispirata a Guida Galattica per autostoppisti.

tatuaggi: rimozione laser e cover up

Nella maggior parte dei casi, chi opta per i cover up cerca di rimediare a “errori del tatuatore, di gioventù, scelte dettate dall’impeto. […] Solo che il tatuaggio te lo porti nella tomba, e se ti staccano la pelle e te la mettono sotto formaldeide esisterà ancora. In fondo è anche questo un business, un mondo in cui si campa sugli errori degli altri.”

Ultimamente, come abbiamo visto anche su VICE, ci sono sempre più tatuatori/attivisti che coprono gratuitamente tatuaggi di simboli di odio o gang. “A me non è mai capitato,” spiega Loris," “ma lo farei: avere quella roba ha delle connotazioni pesanti: se vuoi riscattarti e un tatuaggio con connotazioni specifiche non te lo permette, mi metterei in prima linea per aiutarti nel processo di reinserimento nella società. Seguo anche tatuatori che offrono cover up di mastectomie, ‘ricostruiscono’ capezzoli. Lo trovo più che corretto, credo sia una cosa molto carina da fare, un servizio sociale, e dovrebbero esserci più iniziative in questa direzione.” [Il dott. Pedrelli, mentre stendevo questo pezzo, mi ha avvertito che a ottobre 2020, in occasione del mese della prevenzione del tumore al seno, effettuerà “il trattamento gratuito per la rimozione dei ‘tatuaggi da radioterapia’.”].

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