Droga

Cocaina, cannabis, eroina: come è cambiato il consumo di droga in Lombardia durante il coronavirus

Consumatori, spacciatori e operatori spiegano come sono cambiati smercio e consumi dall'inizio della pandemia.
16 aprile 2020, 9:18am
eroina

Nei miei anni di lavoro da ricercatore indipendente mi sono occupato spesso di tematiche scivolose, finendo col guadagnare una certa conoscenza e capacità di contatto (oltre che di credibilità) nel variopinto sottobosco dell'illegalità. Anche per questo, quando è scoppiata la pandemia di coronavirus, una delle prime cose che mi sono domandato è stata: cosa sta succedendo nel mercato della droga?

Ho avuto modo di intervistare un trentina di persone, tra consumatori abituali, spacciatori e operatori sociali—che qui compaiono in forma anonima, e di cui possiamo dire che si tratta per la maggior parte di residenti in Lombardia, la regione più colpita dal Covid-19. Ecco cosa mi hanno raccontato.

LE GRANDI PIAZZE DELL'EROINA DURANTE IL CORONAVIRUS

A Milano e dintorni, le grandi piazze hanno continuato a funzionare. Un consumatore storico di oppiacei, con vent'anni di scimmia sulla schiena, mi racconta che “a Rogoredo la qualità faceva schifo prima e fa schifo ora, ma a differenza di altri posti che sembrano aver difficoltà a rifornirsi, qui non manca mai.”

Nell'ex supermercato della droga cittadino infatti cambiano le modalità della distribuzione, come mi conferma una trentacinquenne con un lavoro rispettabile, ma policonsumatrice da anni: “a Rogoredo le vendite proseguono per appuntamenti o per fasce orarie, non più all day long.”

Certo, Rogoredo non è più quella di qualche mese fa, ma non per colpa del Covid. Mi descriveva bene la situazione un assistente sociale che ho intervistato circa 20 giorni fa: “A Rogoredo il traffico di roba e coca è calato tanto, circa dell’80 percento. Il calo—ricordo che qualche mese fa la piazza arrivava a raccogliere 1000 consumatori al giorno—è dovuto a raid di polizia, non alla pandemia. Tuttavia ci sono ancora un paio di centinaia di consumatori stanziali, che vivono accampati, o che comunque per motivi di prossimità abitativa o lavorativa bazzicano la zona. Lo spaccio c’è ancora, anche se molto ridotto, con orari precisi e in un altro punto, non più nel famoso boschetto.”

A “Rogo”, come la chiamano i frequentatori, i “pusher telefonici” sono al lavoro, mi dice un'altra consumatrice in cura al SerD. “Ma quello che prima vendevano a 20, ora lo piazzano a 25. E il metadone, che al bosco veniva venduto a 0,50 per ml prima dell’epidemia, adesso viene offerto anche a 2 euro per ml.” Si potrebbe dire che il panico, come nel caso delle mascherine, ha prodotto aumenti mai visti.

Un’altra piazza, quella di Ceriano Laghetto-Solaro, ha praticamente chiuso in seguito a una serie di retate avvenute prima dell’emergenza Covid, circa un mese e mezzo fa. Un amico, che vive a ridosso del parco delle Groane, altro supermarket della droga alle porte di Milano, mi racconta che “i tossicodipendenti stanziali, che prima entravano e uscivano defilati, ora sono in giro per il paese a suonare i campanelli per chiedere soldi,” poiché chiedere l'elemosina per il “punto”, che costa solo 5 euro, non è più possibile in una città desertificata dalle ordinanze.

Un policonsumatore quarantenne mi conferma i cambiamenti geografici: “Adesso, a parte la zona di Rescaldina e il famoso bosco del parco delle Groane, le piazze attive sono poche, bisogna spostarsi o a Gorla, provincia di Varese, o nella provincia di Como. Da quello che ho visto non mi sembra che ci siano problemi di approvvigionamento. In ogni caso non ci sono più le piazze attive 24 ore al giorno."

LO SPACCIO DI COCAINA A MILANO

A Milano a metà marzo mi segnalavano che non si trovava più cocaina. Mi sembrava impossibile, impensabile. Eppure mi dicevano che i pusher avevano spento i telefoni e che i servizi di delivery erano tutti offline. Prima di chiudere i battenti i “cavallini” avevano addirittura avvisato i clienti via Telegram o Signal—le app più utilizzate per comunicare lasciando meno tracce possibili—che il servizio sarebbe stato interrotto a breve e perciò di fare scorta. Le ultime consegne, riportano le mie fonti, erano state effettuate, con la scusa dei maggiori controlli, con sovrapprezzo: dalle abituali 70 euro a 80-85 al grammo.

Eppure qualche giorno fa un altro consumatore di coca mi ha riferito che ne trova di qualità migliore, allo stesso prezzo. Poteva essere un caso isolato, ma ecco che mi scrive un altro consumatore, che abita in centro, che mi fa intuire che qualcosa si è sbloccato. Da allora altre fonti hanno confermato che le cose “si muovono” come prima purché l'acquisto sia consistente. “Il delivery che uso di solito non si sarebbe attivato per modiche quantità, ma lo ha fatto per sei pezzi. Il costo e qualità sono rimaste le stesse di prima del Covid, ma la consegna è stata effettuata con la collaborazione di un tassista, che ha portato avanti e indietro il pusher. Lo scambio è avvenuto nell'auto, sui sedili posteriori." Altri consumatori mi segnalano situazioni simili, con auto Uber al posto del taxi, e sulla cronaca non mancano notizie di fermi di spacciatori durante consegne a domicilio.

IL CONSUMO DI CANNABIS DURANTE LA QUARANTENA

A Milano erba e fumo scarseggiano, e solo chi autoproduce erba sembra è al riparo dai rincari che si sono registrati da un mese a questa parte. Molti stanno comprando semi, o cercando di farlo, visto che gli shop sono chiusi. Alla stazione centrale di Milano, dove fino a qualche settimana fa gruppi di pusher vendevano piccole quantità d’erba, è rimasto giusto qualche senzatetto. In città il prezzo dell’erba in quattro settimane ha preso a salire, arrivando a rincari del 30-40 percento. Quello che al dettaglio costava 8-10 ora viene venduto anche a 13. In strada o in località isolate gli aumenti sono ben maggiori.

Un pusher storico di droghe leggere, che lavora in casa a Milano in zona semicentrale, mi confida: “Non mi conviene muovere, preferisco restare fermo. Anche perché nel giro di un mese i prezzi per un etto di fumo di alta qualità sono passati dalle 500-550 a 800 a panetta. Io ho un giro di clienti ristretti, forti fumatori che si servono da me da anni, che sono abituati a pagare più di 7-8 euro per un grammo di fumo o di erba. Ora, se continuassi nell'attività, che è diventata comunque molto più rischiosa di prima a causa dei controlli in strada, dovrei vendere a più di dieci euro al grammo come minimo. Per cui ho rimesso i remi in barca, in attesa di tempi migliori.”

L'aumento del prezzo di fumo di alta qualità è confermato da un consumatore di origine maghrebina residente in città da più di trent'anni: “Il primero, la prima battitura insomma, ora in strada viaggia a 15-20 euro al grammo, più del doppio di prima. Invece coca ce n'è, come prima. Tieni presente però che su via Padova da un anno a questa parte c'è stata sempre più disponibilità immediata di cocaina che di altro. C'è anche smazzo di psicofarmaci, e di ricette per procurarseli. E pure traffico di codeina."

A Rozzano, zona sud di Milano, un altro fumatore accanito dice che erba e hashish si trovano molto difficilmente e oramai intorno ai 9/10 euro al grammo, almeno 1-2 punti in più di prima. “Io ho una marea di contatti," aggiunge tirandosela un po', "ma molti neanche rispondono o continuano a rimandare ai giorni successivi. Ma qualcosa ancora si trova.”

Sul Lago maggiore, a 100 km da Milano, un consumatore mi dice che per quanto riguarda le droghe leggere è tutto sparito. “Nessuno risponde più al telefono, ho trovato qualcosina settimana scorsa ma a prezzi impossibili. Vivendo in un piccolo comune non posso neanche spostarmi a cercare nei centri un po' più grandi. Normalmente arriva tutto da Milano o dalla Svizzera, ma quei canali sono totalmente bloccati. Quello che stava a 8 adesso è a 15. E parliamo di qualità bassa.”

Nella province lombarde più remote il prezzo di cannabis e derivati è di fatto raddoppiato. “Una panetta di fumo scadente, che prima costava 300 euro, ora si trova a 500-600," mi dice un altro fumatore. "Nel frattempo per disperazione con tutta la compagnia ci facciamo gran canne di cbd.” Almeno quello si trova, anzi: un tabaccaio della Brianza riferisce di rifornire il suo distributore automatico di erba light non più una volta, come avveniva prima dell'emergenza, ma ben tre volte al giorno.

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L'impressione, in sostanza, è che la cannabis sia la più difficile a cui accedere per i consumatori occasionali. Che la coca ci sia, anche consegnata a domicilio, ma per ordini di 500 euro come minimo. Per quanto riguarda l'eroina l'impressione è che la qualità, già bassa nella grande maggioranza degli acquisti stradali, vada peggiorando, cosa che mi segnalano stia già succedendo anche a Bologna. I serD, infine, stanno affidando metadone e succedanei dell'eroina in quantità maggiori rispetto a prima della crisi da coronavirus, in maniera da non creare ammassamenti di persone nei pressi delle strutture.

Pablito è un ricercatore indipendente, attivista, DJ e produttore. Su VICE trovi la sua indagine sui "battitori liberi dello spaccio" e la ricostruzione della storia dei rave in Italia. Seguilo su Facebook.

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