storia bombardino
Foto via Adobe Stock

Ode al vero Bombardino, il drink simbolo della montagna italiana

La storia del bombardino è la storia della montagna italiana. Abbiamo indagato la sua storia e messo giù la ricetta originale. Che è molto semplice.
Giorgia Cannarella
Bologna, IT

Il vero Bombardino è 50% whisky e 50% Vov.

Da dieci anni ormai io e i miei genitori passiamo il Natale in Alto Adige. In famiglia siamo solo in tre, ci piace la montagna e non ci piacciono i cenoni con i parenti di terzo grado, quindi passare le festività tra le Dolomiti è diventato il nostro appuntamento preferito dell’anno. Invece che lo spumante con il panettone [sic] i nostri alcolici natalizi sono quelli che si trovano ai rifugi in cui arriviamo ciaspolando a qualche grado sotto lo zero e quindi stanchi, affamati e molto, molto infreddoliti. Va da sé che il Bombardino abbia un posto d’onore sulle nostre tavole natalizie. 

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Berlo, prima o poi, l’abbiamo bevuto quasi tutti: vov, whisky e panna, serviti in un bicchierino di vetro sormontato da un ciuffo di panna. Il profumo del bombardino. Il suo calore quando scende nell’esofago. Quella patina zuccherina che rimane sui denti. Il bombardino sembra inscindibile dall’ambiente in cui si beve: le pareti in legno a cui sono appesi poster di sciatori, i banconi di legno, magari una fetta di torta, una Sacher o una Linzer, sul piattino di fianco. Il bombardino non è un alcolico di montagna, è l’alcolico di montagna per eccellenza, anzi, il bombardino è la montagna, per com’era e per come quest’anno l’abbiamo persa (no, non mi lamento, per quanto mi riguarda chiudere gli impianti sciistici è stata una decisione saggia).

Quando andava in gita in Svizzera, servivano il Vov caldo ai bambini, ma metà dose.


Nell’impossibilità di berlo quest’anno, ho provato a ricostruirne la storia. Per farlo ho avuto il supporto di Erich Ciapponi, 70 anni, ex direttore del rifugio Mottolino di Livigno (provincia di Sondrio) negli anni Settanta, quando la leggenda narra che sia nato il Bombardino. “È una storia lunga,” comincia a raccontarmi al telefono, la voce sicura e compiaciuta di chi l’ha raccontata tante volte ma non se ne stanca mai. “Il Vov caldo si beveva già nei rifugi. Poi a fine anni Sessanta-inizio anni Settanta Aldo Del Bò, nobile ed ex capitano degli Alpini, direttore degli impianti di risalita di Livigno, ha avuto quest’idea di unirlo al whisky. Lui era un grande intenditore di whisky, uno che con il whisky ci dormiva e se lo metteva pure nella minestra. E l’abbinamento funzionava.

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La panna sul bombardino inizialmente è stata pensata per raffreddarlo e così velocizzare un po’ il servizio e permettere ai maestri di sci di berlo in fretta.

Abbiamo iniziato a servirlo al Mottolino, poi pure al rifugio Costaccia. E piaceva molto. In particolare ai maestri di sci. Però all’epoca lo chiamavamo solo Vov caldo con il whisky’. Poi nel 1972 c’è stata una riunione dei direttori delle stazioni invernali di Livigno, gliel’abbiamo fatto assaggiare e lì uno di loro ha detto ‘Ma che bomba!’, insomma ci è venuta l’idea del nome. Bombardino.”  

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Un bombardino con una generosa dose di panna. Foto per gentile concessione di Camillo Bertolini

E l’aggiunta della panna? Il signor Ciapponi dice che inizialmente è stata pensata per raffreddarlo e così velocizzare un po’ il servizio e permettere ai maestri di sci di berlo in fretta. Ma l’idea di un’aggiunta di latte non era nuova: lui stesso ricorda che negli anni Cinquanta, quando con la scuola andava in gita a sciare in Svizzera, servivano il Vov caldo (il liquore veneto è nato già a fine Ottocento) ai bambini, ma metà dose, riempiendo l’altra metà del bicchierino con il latte (bambini fortunati). Si chiamava ‘Palla di Neve’. Il Bombardino ha iniziato a diffondersi in tutto l’arco alpino e con il tempo anche le aziende hanno iniziato a produrlo. Ho parlato ad esempio con Alessandro Marzadro della Distilleria Marzadro: “Noi usiamo il rum, che dà note di legno, di vaniglia, e solo ingredienti freschissimi, non latte e rosso d’uovo liofilizzati come fanno molte aziende. Le aziende hanno iniziato a produrlo già imbottigliato a fine anni Ottanta e all’inizio c’era molta diffidenza da parte dei rifugisti. Ma per me può essere buono come quello preparato al momento. Io consiglio di berlo anche in estate, freddo.”

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Il Bombardino è molto simile all’Eggnog inglese, una bevanda natalizia con latte, uova e spezie

Gli stessi rifugi hanno iniziato a produrne varianti: il Calimero con caffè espresso, il Pirata con il rum. Ciapponi però mette in guardia: “Il vero Bombardino è 50% whisky e 50% Vov. Punto. Niente liquori dolciastri come il Vecchia Romagna o il rum. E viene sempre preparato al momento.” La nostra collaboratrice ed esperta di cocktail, Victoria Small fa giustamente notare come il Bombardino sia molto simile all’Eggnog inglese, una bevanda natalizia con latte, uova e spezie a cui spesso e volentieri si aggiungono rum, whisky o bourbon, le cui tracce vanno indietro di secoli - anche se la sua popolarità è esplosa nei primi anni del Novecento.

Insomma, l’idea di mescolare uova sbattute e alcolici non è certo una novità, ma nessuno come i rifugi di Livigno è riuscito a renderla irresistibile e a trasformare il Bombardino in un’icona. E Ciapponi lo sa bene. “Ormai abbiamo anche i nostri modi di dire in dialetto, sa? Come ‘Non mangiare la neve gialla, bevi il Bombardino!’,” ride. “Ormai lo conoscono tutti in tutta Italia. Vorrei creare una pagina web tutta dedicata a lui.”

La risposta nostrana all’Irish Coffee. L’upgrade più alcolico del vin brulè. Il Bombardino è un’istituzione. Tornerò a berlo molto presto, lo so, appoggiando i guanti da sci sul bancone, le guance arrossate che si riscaldano dal calore che esce dal bicchierino di vetro. E sarà bellissimo.

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