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Un esploratore ci ha detto com'è bere caffè appesi a una montagna del Perù

Quattro chiacchiere con Alex Bellini, su caffè, avventure, Perù e cupole di vetro sospese nel vuoto
Andrea Strafile
Rome, IT
Foto by Lavazza

Questo post fa parte de La Guida di MUNCHIES al caffè, realizzato in collaborazione con Lavazza

Provate per un secondo a non immaginarvi sul divano di casa con un maglioncino per combattere il freschetto di novembre. Provate a immaginarvi, da soli, a passeggiare per migliaia di chilometri su un ghiacciaio islandese o su una barca a remi in mezzo all'oceano Atlantico dopo 200 giorni di traversata e cinque passati senza mangiare.

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Alex Bellini di mestiere fa l'esploratore, l'avventuriero, e respira sport estremi: amore per il mare e una barba che cresce di viaggio in viaggio. Nella sua vita, iniziata in un paesino tra le Alpi dalle parti di Sondrio, si è ritrovato ad affrontare caldo, freddo, resistenza e pazienza tutto in misura estrema.

Dopo la sua esperienza in Perù - e un sorso di caffè sospeso nella cupola trasparente di alluminio aerospaziale e vetroresina dello SkyLodge a 400 metri di altezza sulla Valle Sacra Inca di Cuzco - gli abbiamo chiesto tutto sul lavoro che sulla carta è il più bello del mondo, e come si mangia fra un'avventura e l'altra.

MUNCHIES: Ciao Alex, è faticoso il mestiere dell'esploratore?

Alex: È come fare salti nel cerchio infuocato tutti i giorni: eccitante e stressante al tempo stesso, come ogni altra attività. Quello su cui pochi si fermano a riflettere è il fatto che per fare avventure e spedizioni c'è una parte del lavoro dedicata alla pianificazione, che occupa molto del mio tempo e che che svolgo prevalentemente in ufficio, davanti a un pc. A essere sinceri talvolta è poco eccitante e molto noiosa. Ed è ridicolo se penso a quando a 20 anni stavo sui libri per laurearmi in scienze bancarie scienze bancarie: ho mollato proprio per non dover passare la vita in ufficio! Però non mi lamento, anzi. Mi reputo molto fortunato. Oggi amo l'idea di poter crescere le mie due figlie con l'attitudine all'esplorazione, portandole a fare piccole avventure: una forma di educazione attraverso l'esperienza diretta.

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Immagina il momento della giornata in cui ti rilassi e pensa di fare la tua pausa caffè in una cupola sospesa in mezzo alle montagne

Come hai capito di voler fare questo mestiere?

Sono nato e cresciuto in un piccolo paese, tra le montagne della Valtellina (Sondrio) e fin da piccolo mi piaceva esplorare la natura. Crescendo, mi sono ritrovato a Milano, a studiare, fino a che ho deciso che era l'ora di abbandonare tutto e tornare alla mia vocazione.
Nel 2001 partecipai a una corsa a tappe nel deserto del Marocco. Una corsa, sì, ma che prima della fine si trasformò in un viaggio di auto-esplorazione.
Da allora non ho più smesso di cercare l'avventura.

Ti è piaciuto il Perù? Hai incontrato anche delle comunità indigene vero?

In Perù ero già stato nel 2008, quando da Lima sono partito per la traversata del Pacifico. Di quell'esperienza non ho ricordi molto positivi, perché avevo avuto alcune grosse difficoltà a causa delle differenze culturali (la dogana mi aveva trattenuto ingiustamente la barca per 20 giorni, solo dopo ho capito che per farmela restituire dovevo fare una "donazione" in denaro).
Negli anni, però, questa brutta esperienza ha lasciato il posto a ricordi molto piacevoli: la natura, la storia e le tradizioni del Perù sono incredibili. Mi era rimasta la sensazione che questo paese fosse ancora tutto da scoprire, e in occasione di un programma televisivo ho avuto la possibilità di immergermi completamente nella cultura peruviana, da Lima alle comunità delle Ande.
Da solo ho incontrato una comunità quechua di Patacancha, comunità indigena che parla solo l'antica lingua e vive di allevamento, agricoltura e manifattura tessile. Ho avuto poi il privilegio di accompagnare Virgilio Martinez nella sua periodica ricerca di erbe, sapori e metodi di cottura locali. Questo viaggio ci ha portato fino nella Valle Sacra, nella zona di Huancarani, dove alcune donne locali ci hanno insegnato la loro ricetta per cuocere le patate nella terra.

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È un paese molto agricolo?

Il Perù è un paese ricchissimo di risorse naturali come argento, oro, gomma e altri minerali che letteralmente colorano le cime delle montagne come Arco Iris. L'agricoltura peruviana, seppur ricchissima di prodotti - ci sono più di 4.000 specie di patate - incontra due generi di problemi: da una parte c'è un sistema molto arcaico di trasporto pubblico e reti di comunicazione stradale che impedisce il movimento dei prodotti dalle zone interne alle coste; dall'altra il cambiamento climatico, che lì non è cosa distante come può esserlo in Europa, ma un problema quotidiano, e rende impossibile la pianificazione di semina e raccolta.

Cosa significa questo per la coltivazione di caffè?

Nella zona di Quillabamba ho incontrato una famiglia di produttori di caffè che usa tecniche molto efficaci per mantenere il terreno al giusto tasso di umidità: il terreno viene ricoperto da foglie di palma così da mantenere la terra umida al punto giusto. Nella loro area di coltivazione stanno anche facendo crescere delle palme a foglia larga, che garantisce un po' di ombra e temperature mai troppo alte. Nonostante il clima estremo, il Perù produce la metà della quantità mondiale di quinoa e ottimo caffè organico. Due prodotti di cui sono il primo appassionato. Non so come andrà a finire, ma ho la sensazione che l'ingegnosità dei suoi abitanti sarà messa non poco alla prova.

Alex Bellini

Alex Bellini nello Skylodge

Raccontaci com'è bere un caffè dall'alto di un nido di vetro nel mezzo della natura…

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Nei pressi di Ollantaytambo, a 75 km da Cuzco, c'è lo Skylodge, due cupole di plexiglass ancorate alla montagna. Per raggiungerlo bisogna scalare una parete verticale di qualche centinaio di metri. Salire è stata una bellissima esperienza e passare quel poco di tempo da solo dentro il nido di vetro è stato come un bel lavaggio in lavatrice. mi ha riconsegnato più brillante di prima. È incredibile come alcuni posti hanno il potere di riallinearti a te stesso. È come un'avventura in solitaria, quando torni giù non sei più la persona di prima perché hai visto cose che prima non vedevi. Quindi, ora, immagina il momento della giornata in cui ti rilassi e pensa di fare la tua pausa caffè in una cupola sospesa che guarda su uno scenario mozzafiato e avrai la risposta.

Che significato ha il cibo in viaggi di questo tipo?

Ad esempio questo è stato un viaggio all'insegna della scoperta dei gusti, delle abitudini, delle culture e ovviamente del caffè. Dai coltivatori di caffè peruviano nella zona della Selva Alta, agli chef Martinez e Acurio fino a Helena Rizzo in Brasile, sono state tutte esperienze legate al cibo, anche che non conoscevo. Fra le più intense quella avuta con Seu Ze, un botanico che vive in una sorta di isolamento volontario a due ore di cammino dal paese più vicino nella zona di Parati, in Brasile. Questo allegro signore coltiva piante e produce spezie di ogni tipo, per cui mi è venuta voglia di assaggiare un suo peperoncino, mi avevano detto che fosse il miglior del Brasile. L'effetto è stato così esplosivo che abbiamo dovuto interrompere le registrazioni per farmi riprendere dallo shock.

Questo post fa parte de La Guida di MUNCHIES al caffè, realizzato in collaborazione con Lavazza