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Ho passato un pomeriggio a raccogliere cibo scartato del mercato

Sono andata a conoscere Recup, un'associazione no-profit che si occupa di recuperare cibo scartato dai mercati rionali di Milano e non solo.

di Camilla Lucia Rebecca Dalla Bona
20 novembre 2019, 10:59am

Tutte le foto dell'autrice

Recuperiamo principalmente frutta e verdura da diversi mercati che vengono tenuti in città tutte le settimane. Poi restituiamo queste eccedenze a chi frequenta il mercato o alle associazioni che possono usufruirne.

Nel primo appartamento in cui abitavo qui a Milano, le finestre della mia camera affacciavano sulla via in cui ogni venerdì allestivano uno dei tantissimi mercati rionali della città. Vedevo il mercato nascere e poi morire. Verso le 13.30 veniva tutto smontato rapidamente e quello che rimaneva non erano solo montagne di casse vuote e spazzatura, ma tantissimi avanzi di frutta e verdura ancora commestibili. Prima che l'AMSA passasse a ripulire tutto, in molti, sopratutto anziani, andavano a salvare questi avanzi. Dopo essermi fatta coraggio, sono scesa in strada anche io e ho iniziato a raccogliere qualcosa: com'era possibile che ci fossero tante cose buttate così?

Parliamo anche di 400-500 kg di prodotti recuperati in un’ora e mezza, che prima venivano portati direttamente dall’AMSA nelle sue sedi

Diversi mesi più tardi una mia amica mi ha parlato di Recup, un'associazione no-profit che rientra nella categoria della promozione sociale, che si occupa di recuperare cibo scartato dai mercati rionali di Milano e non solo. Curiosa di capirci qualcosa in più, ho deciso di andare a conoscerli e aiutarli nella raccolta.

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Mercato Valvassori Peroni in zona Lambrate. Foto dell'autrice

Siamo presenti in 12 mercati a Milano e in un tredicesimo mercato a Verona dove un gruppo di ragazzi fa la nostra stessa identica cosa. L’attività che portiamo avanti è replicabile, scalabile e facile — bastano quattro persone che abbiano voglia di andare a recuperare le cassette.

L'appuntamento è fissato per un sabato pomeriggio, nel mercato Valvassori Peroni in zona Lambrate. Qui conosco Virginia, fa parte del direttivo di Recup da quanto è stato fondato nel 2016: "Mi sono appassionata al food waste da quando vivo qua a Milano dal 2015, cioè da quando ho cominciato a lavorare ad Expo. Sono una biologa, ma mi sono sempre interessata al mondo del cibo, che mi ha portato a fare un master in Francia sulla valorizzazione dei prodotti tipici locali. Ho lavorato come ricercatrice all'Università Cattolica nella sezione di Economia Agroalimentare. Ora, oltre a fare parte di Recup, ho iniziato a collaborare con l'app Too Good To Go che si occupa di food waste al dettaglio."

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Virginia di Recupa

Per prima cosa mi faccio spiegare bene da Virginia di cosa si occupa l'associazione: "Quello che facciamo è recuperare principalmente frutta e verdura da diversi mercati che vengono tenuti in città tutte le settimane. Poi restituiamo queste eccedenze a chi frequenta il mercato o alle associazioni che possono usufruirne." Poi, continua: "Siamo presenti in 12 mercati a Milano e in un tredicesimo mercato a Verona dove un gruppo di ragazzi fa la nostra stessa identica cosa." Infatti, l'obiettivo di Recup è quello di diffondersi, perché come mi racconta Virginia: "L’attività che portiamo avanti è replicabile, scalabile e facile — bastano quattro persone che abbiano voglia di andare a recuperare le cassette."

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Facciamo un giro tra le bancarelle e chiediamo semplicemente se rimangono delle cassette di frutta e verdura. Molte volte i commercianti ci danno le cassette perché il giorno dopo non fanno il mercato e la roba va a male

Mentre chiacchieriamo stiamo aspettando la fine del mercato, quando i commercianti cominciano a chiudere le bancarelle. Per ogni mercato l'iter da seguire è sempre lo stesso, mi spiega Virginia: "Facciamo un giro tra le bancarelle e chiediamo semplicemente se rimangono delle cassette di frutta e verdura. Molte volte i commercianti ci danno le cassette perché il giorno dopo non fanno il mercato e la roba va a male, oppure non hanno la cella frigorifera dove stanziare i prodotti, quindi per loro diventerà tutta immondizia."

Tra i commercianti vige ancora la regola di comprare tanto all’ortomercato per fare in modo che i prezzi si abbassino. Però le bancarelle spesso non sono attrezzate per fare in modo che questo cibo duri sufficientemente e alla fine sprecano tantissimo.

Alla base di tutto c'è un sistema ancora malato, mi dice Virginia: "Tra i commercianti vige la regola di comprare tanto all’ortomercato per fare in modo che i prezzi si abbassino. Però le bancarelle spesso non sono attrezzate per fare in modo che questo cibo duri sufficientemente e alla fine sprecano tantissimo. È vero, non riusciamo ad andare alla fonte del problema, però abbiamo cercato di trovare un modo per mettere assieme due esigenze: da un lato abbiamo tantissima frutta e verdura, e dall’altro tantissima gente, tra cui pensionati, persone senza fissa dimora e studenti, che effettivamente usufruirebbero volentieri di questi prodotti." In effetti, anche io come loro mi sono trovata a raccogliere gli 'avanzi', perché mi sembrava un grande spreco e in questo modo avevo la possibilità di risparmiare qualcosa.

L’unico criterio che cerchiamo di rispettare è quello di distribuire il cibo a persone che partecipano alle attività, tra chi porta la cassetta, chi la smista e chi pulisce.

"Queste persone cercavano di recuperare un po’ come potevano questi prodotti in solitaria. Così ci siamo organizzati per andare dai commercianti, chiedere quella frutta e verdura che volevano buttare e abbiamo detto alle altre persone —in particolare pensionati— di venirci ad aiutare: recuperiamo e smistiamo insieme la frutta e la verdura." spiega Virginia. "I beneficiari sono gli stessi esecutori del lavoro e in questo modo si crea un senso di comunità."

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Nel frattempo ci incamminiamo verso la biblioteca di Valvassori Peroni, qui è depositata una delle bici cargo dell'associazione, dove vengono caricate e trasportate le cassette raccolte. Da queste pratiche ne beneficiano un po' tutte le parti, continua Virginia: "Ai commercianti cambia poco tra lasciare le cassette in strada o se le recuperiamo noi, mentre per l’AMSA e il Comune, che a fine mercato deve ripulire tutto, è una manna dal cielo — parliamo anche di 400-500 kg di prodotti recuperati in un’ora e mezza, che prima venivano portati direttamente dall’AMSA nelle sue sedi.

Dall’altra parte anche i vigili sono contenti perché devono fare meno controlli. Al posto di diverse persone singole che andavano a recuperare il cibo, e magari imbrattavano perché aprivano i sacchetti dell’umido, adesso ci siamo noi che facciamo tutto il lavoro insieme in un angolino, dove sporchiamo il meno possibile, pulendo a fine attività."

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Quelle volte in cui ho raccolto anche io gli scarti in solitaria mi sono sentita molto in colpa: le persone che lo facevano mi davano l'idea di averne molto più bisogno di me. Ho chiesto a Virginia se nella loro associazione c'è un criterio per la ridistribuzione dei prodotti: "All’inizio ci chiedevamo se fare distinzioni fra le persone che frequentano Recup, ma non avevamo ancora idea di quanto cibo avremmo recuperato. Alla fine la questione non si è posta neanche, perché la quantità di cibo che ci regalano è tale da aggirarsi intorno ai 500 kg. E quindi, di solito, l’offerta supera di gran lunga la domanda."

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Marcello segna i kg raccolti

Poi, continua: "L’unico criterio che cerchiamo di rispettare è quello di distribuire il cibo a persone che partecipano alle attività, tra chi porta la cassetta, chi la smista e chi pulisce. In caso contrario rischierebbe di diventare un po’ come il classico pacco alimentare, faremmo del semplice assistenzialismo." Insomma se vuoi prendere qualcosa non interessa a nessuno del tuo ISEE, c'è abbastanza cibo per tutti, basta che tu dia una mano.

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Il punto di incontro di Recup

Mentre parliamo raggiungiamo il punto d'incontro, che in questo mercato è un semplice cartello appeso a un albero. Qui ci sono le altre persone che oggi ci aiuteranno, Marcello e Chiara, marito e moglie di quasi 60 anni, che raccoglievano frutta e verdura in esubero in autonomia. In uno dei mercati in cui operavano hanno conosciuto Recup e da allora vengono spesso ad aiutare nella raccolta. C'è poi Cesare, 37 anni, un po' di anni fa è entrato in contatto con l'associazione tramite la fiera Fa' La Cosa Giusta e poi ha iniziato a collaborarci; ora è uno dei coordinatori di questo mercato.

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Verdure recuperate inizio

Virginia, invece, mi racconta come è venuta a contatto con Recup, proprio nel periodo in cui l'associazione stava nascendo: "Nel 2015, ho partecipato a Feeding the 5.000 Milano in Piazza Castello. Il programma era di dare da mangiare a 5.000 persone in Piazza Castello cucinando con delle eccedenze alimentari: lo chef Marco Sacco (Il Piccolo Lago) assieme ai ragazzi di una scuola di cucina preparava e serviva un pasto gratis. Tutto questo per rendere le persone coscienti della quantità di cibo che venivano sprecate. In quell’occasione, ho conosciuto Rebecca la fondatrice di Recup e abbiamo cominciato a collaborare insieme."

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Quando iniziamo ad ammassare le cassette, una flotta di persone, fra cui anziani, raggiunge il punto dove vengono esposte frutta e verdura. Prima vengono pesate e poi messe sopra a un muretto. C'è sempre chi vuol fare il furbo, ma con gentilezza i volontari invitano le persone a prendere con moderazione, lasciando qualcosa anche agli altri. Nel primo giro di recupero pochi commercianti ci danno qualcosa, ma dopo un po' ecco spuntare cassette di uva, fagiolini, cime di rapa e addirittura delle castagne.

Il 90% di quello che abbiamo recuperato dai mercati settimanali sono frutta e verdura. A volte si possono trovare eccedenze dal commerciante di prodotti da forno, spesso si tratta di pane. Meno frequentemente può capitare anche un po’ di cibo di rosticceria o cartoni di latte che stanno per scadere.

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Chiedo quindi a Virginia quali tipologie di eccedenze alimentari sono le più frequenti: "In questi quattro anni, il 90% di quello che abbiamo recuperato dai mercati settimanali sono frutta e verdura. A volte si possono trovare eccedenze dal commerciante di prodotti da forno, spesso si tratta di pane. Meno frequentemente può capitare anche un po’ di cibo di rosticceria o cartoni di latte che stanno per scadere. Ma visto che l’OMS consiglia di consumare 4-5 porzioni di frutta e verdura al giorno, almeno su questo aspetto siamo sul pezzo!"

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Infine, sono curiosa di sapere se Recup ha altri progetti su cui sta lavorando: "Stiamo cercando di capire cosa fare con tutto questo cibo che ci rimane dopo che è stato distribuito. Potremmo trasformarlo e portare avanti un progetto di impresa sociale. Le persone che ci aiutano potrebbero diventare dei “dipendenti” e fare parte di un’impresa sociale e il prodotto finito potrebbe essere qualcosa come una marmellata o una salsa. Stiamo cercando di capire l’impatto economico di questo laboratorio di trasformazione e di trovare dei fondi tramite bandi."

A fine della giornata abbiamo raccolto 140 kg tra frutta e verdura, come indica il cartoncino in cui Marcello ha segnato tutte le pesate. Prendo una manciata di fagiolini, un po' di cime di rapa e torno a casa soddisfatta. Credo proprio che tornerò ad aiutarli.

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