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La FSK ha riportato la trap italiana a tre anni fa, ma non è un esempio

Taxi B e compagni fanno musica figa e sanno provocare come non si faceva più da tempo, però bisogna anche parlare di droga e dell'uso della parola "ne**o".

di Niccolò Murgia
16 luglio 2019, 10:34am

Fotografia di Young Goats, tutte le immagini compaiono per gentile concessione di Thaurus

Compton, contea di Los Angeles. In un capannello di gente pronto ad ascoltarli, due MC si preparano prima di sfidarsi in una battle di freestyle. Uno dei due contendenti è girato di spalle rispetto al telefono che riprende la scena, sembra stia cercando la concentrazione adatta per la sfida. Lentamente si gira verso di noi che guardiamo lo schermo. Nella finta indifferenza della gente attorno a lui, palesa che si sta iniettando in vena prima di iniziare la battle. Scuote la testa china e sibila, la gente attorno a lui esplode in un’ovazione, e biascicando inizia a rappare.

Questo è un solo un capitolo della tragica storia di Cadalack Ron, un freestyler americano noto anche come il nome di "Methadone Don". Sebbene affermerà successivamente che quella iniettata in quella battle non fosse eroina ma semplicemente Gatorade, la sua è una storia di dipendenza e di malessere. Finisce il 23 gennaio 2016 con la sua morte per cause mai rese ufficiali—ma che viene naturale ricondurre a un'overdose.

È che storicamente l'eroina non ha avuto un impatto devastante sul rap e i rapper, fatta eccezione per Ron e qualche caso isolato come Chris Kelly dei Kris Kross. Ma sebbene nell'immaginario musicale collettivo sia una droga rock e bianca—Janis Joplin, Sid Vicious, Kurt Cobain, Nikki Sixx— in realtà l'eroina e gli oppioidi suoi derivati stanno uccidendo un sacco di gente negli Stati Uniti, e in particolare all'interno della comunità nera.

Allargando il campo, quindi, in questo fenomeno rientrano altre tre recenti decessi illustri, tutti legati in qualche modo al fentanyl—"un oppiode sintetico creato negli anni Sessanta come antidolorifico per i pazienti malati di cancro [...] ne basta una piccola quantità per causare un’overdose anche in tossicodipendenti ormai assuefatti all’eroina", scriveva Mattia Salvia su queste pagine. Quelli di Lil Peep, Mac Miller e Prince, tutti e tre morti per overdosi di fentanyl e altre cose.

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Uno screenshot dal teaser di FSK TRAPSHIT, cliccaci sopra per guardarlo su YouTube

In Italia tutto questo ci sembra molto lontano (anche se in realtà il fenomeno-fentanyl esiste già nel nostro paese), almeno a livello di vita reale. Perché in musica, sia nei testi che nei video, di oppioidi ce ne sono eccome, citati come simbolo e per costruire un immaginario. È il caso della FSK Satellite, un gruppo di tre ragazzi lucani che ha annunciato il suo album d'esordio FSK TRAPSHIT, uscito venerdì, con un teaser decisamente truce di cui si è parlato molto negli ultimi giorni.

Il video, per quanto breve, racconta in modo molto diretto usi e consumi delle trap house come ce le immaginiamo, tra coltelli, pastiglie di Alprazolam e sostanze cotte in padella. Non è però la prima volta che il rap italiano si spinge in questi territori: Ketama126 ha mostrato eroina nel video di “Lucciole”, rappresentandola in modo desolato e sporco, come una condanna, con un disclaimer iniziale che raccontava come il video fosse mera cronaca e non incitamento. Si parlava di eroina in “LLCD” dei Club Dogo, con Don Joe che raccontava: “Resta l'eroina sul mio braccio, ho un'altra fitta al petto”. Fibra la nominava nei suoi testi volutamente pulp: tra i suoi “Cento modi per morire”, il migliore era "con la droga, un mix di pasticche, eroina ed altra roba”.

Date queste premesse, il teaser della FSK ha comunque fatto quello che presumibilmente si era prefissato di fare: scioccare e/o far parlare di sé. Alla cosa ha contribuito enormemente Salmo, che nelle sue Instagram stories ha ammonito, senza accusare direttamente la FSK, di non fare video “in cui vi fate i pippotti e vi fate di eroina” in quanto sono comportamenti che possono influenzare i fan e portarli al consumo di droghe pesanti. "Fate in modo che il vostro trend sia la musica, il vostro talento, non queste cazzate con l'eroina e la cocaina", ha detto.

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La copertina di FSK Trapshit, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify. Fotografia di Young Goats ed Enrico Rassu

Salmo ha certamente ragione a condannare l’uso di droghe pesanti, specialmente alla luce delle morti di cui si è parlato prima. Il tono mi ha però sorpreso, sebbene lui stesso abbia esordito citando Paolo Brosio come termine di paragone da cui distanziarsi. Ascoltando rapper come quelli citati qua sopra sono cresciuto sviluppando un gusto per il pulp—ed è per questo che gasare così tanto quando uscì un disco crudo ed esagerato come The Island Chainsaw Massacre, in cui Salmo rappava: "Oggi mi sveglio in un suicida, la famiglia in rovina, ricercato per omicidio, rapina e spaccio di eroina". E in quel caso, come per Fibra, i Dogo e Ketama126, non ho mai pensato che stesse dando il brutto esempio, semplicemente che stesse raccontando qualcosa.

Seguendo questo ragionamento, il racconto sporco e 'peccatore' della FSK mi sembra una forma d’arte—magari involontaria, ingenua, sbagliata—proprio come i testi di cui parlavamo prima. E soprattutto credo che FSK TRAPSHIT, teaser a parte, funzioni perché riporta la trap al centro della trap, suggerisce il mondo di droghe e angoscia delle origini disperate del genere. E questa cosa ha un valore perché in Italia "trap" è diventato un termine-cappello svuotato di significato che indica qualsiasi cosa uscita dopo il 2016.

La FSK riprende infatti per sommi capi un immaginario dimenticato da parte del pubblico: quello della prima Dark Polo Gang. Quando comparì sui nostri radar ci si chiedeva se c'erano o se ci facevano, si rideva o ci si esaltava delle loro uscite esagerate, ci si esaltava o scandalizzava per i loro "baci in bocca come i mafiosi". E oggi, in "Canottiera White", Sapo ci dice proprio che la FSK va "in giro come i mafiosi". Sono passati solo tre anni da Crack Musica: pochi, ma abbastanza da permettere a chi si rifà a quel modello di stupire di nuovo, di creare buzz e incuriosire.

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Fotografia di Young Goats

Arriva però un momento in cui si deve a scindere la musica dal racconto, vero o falso che sia. Se (ed è un ENORME se) si soprassiede sull’utilizzo inutile di epiteti razziali, FSK TRAPSHIT rimane un disco sorprendentemente solido. Chiello è l'anima emotiva, Sapo il suo estremo opposto, Taxi B sta al centro, giocosamente estremo e strano. Le cose che dicono sono il nulla, se non per un costante double entendre sulla droga e l’amore e su come queste cose conducano in modo diverso alla perdizione. Il tema è un classico, dalla mitica “La mia signorina” di Neffa, alla più recente “Linda” di Emis Killa. Ma la FSK si concentra meno sugli effetti diretti della dipendenza e più sull’effetto delle conseguenze inattese che essa provoca, come dimostra soprattutto "Melissa P". Ma il punto è un altro: la musica.

FSK TRAPSHIT è quasi interamente prodotto da Greg Willen, sebbene a volte rinunci al suo super producer tag, e compie scelte molto coraggiose, quasi contro la corrente del mercato. Rinuncia spesso alla formula-base della trap italiana degli ultimi tre anni e cerca una nuova matrice street, a tratti caricaturale, che si esprime in singoli come “No Spie”, “La prova del cuoco” e “Pickup”. Ma c’è anche un pezzo club come “Catene Jesus”, la produzione americana old school di "Canottiera White", i Death Grips-ismi di "UP". Greg Willen dimostra così di avere una cifra stilistica propria e che, detto semplicemente, non c'è bisogno di scimmiottare Charlie Charles e Sick Luke.

Anzi, è proprio Willen il collante che tiene insieme le tre anime della FSK: l’esagerazione stile Dark Polo Gang, la pazzia incomunicabile alla Young Signorino, l'emo rap di SoundCloud, che del resto sono tre tra le correnti andate meglio nell’ultimo periodo. In tutto questo rimane chiaro come il loro racconto e l’immagine che proiettano sul pubblico voglia essere scandalosa. Allo stesso modo è difficile riuscire a prendere le loro parti e difendere alcune scelte linguistiche non rispettose da parte di Sapo, Chiello e dell'ospite Rosa Chemical—che presumo facciano parte della stessa strategia.

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Fotografia di Young Goats

È una questione che abbiamo già dovuto affrontare, quella dei rapper bianchi e italiani che usano epiteti razzisti. Non consideriamo propriamente razzista chi li usa in questo contesto, perché sappiamo che l’intento non è quello di insultare, umiliare o sminuire le persone nere. L’intento è di appropriarsi del linguaggio e della cultura hip-hop nera e urbana degli Stati Uniti. Il discorso è che quella parola è una parola che, oggi più che mai, in Italia si trova a essere carica di odio e di cui, ne siamo sicuri, gli stessi rapper che i nostri vogliono “omaggiare” con questo comportamento non ammetterebbero l’uso da parte di un bianco.

È per questo che ci sembra inappropriato, superfluo e anche stupido usarla. Il privilegio dei rapper italiani è di trovarsi a rivolgersi a un pubblico che non conosce l’oppressione razziale, perché è composto in stragrande maggioranza da persone bianche disposte a liquidare l’uso di questa parola come una scelta stilistica o una provocazione. Il motivo per cui gli FSK si sentono liberi di usare la parola “ne**o” è che vivono in una società in cui le persone nere sono marginalizzate. Hanno cose più gravi a cui pensare, senza dubbio, ma dire che questa mancanza di sensibilità non aiuta è un eufemismo.

Dalla nostra prospettiva privilegiata, ascoltare FSK TRAPSHIT è un po' come affacciarsi alla finestra di un palazzo del quartiere malfamato della tua città, osservare con attenzione i drammi quotidiani delle persone che ci stanno dentro e a volte ci stanno pure sotto. Soldi, se possibile molti. Droga, affetti e una vita veloce. Parolacce, ignoranza. Una vita esagerata al punto da essere a tratti caricaturale, ma anche problematica, ma anche paradossalmente intrigante.

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