gin fatto a Roma
Foto per gentile concessione di Distillerie Capitoline.

ER GIN è l'unico modo in cui potevano chiamare il primo gin fatto dentro Roma

Biologi, chef e un imprenditori uniti da due passioni: bere e la propria città, Roma. E quindi hanno deciso di fare un Gin nella mura della Capitale.
Andrea Strafile
Rome, IT
11.4.19

"Le prime ricette erano fatte con l'alcool del discount sapevano di calzini bagnati. E mia moglie si era ormai rassegnata al fatto che avessimo occupato un bagno per fare del gin"

"Può non esserci colpa ma ci saranno pensieri. E per i pensieri c'è il gin", diceva lo scrittore ingannevolmente inglese Nicholas Monsarrat.

Il gin è quanto di più incredibile l'uomo abbia mai creato. Alla base dei cocktail più famosi al mondo, da bere miscelato o liscio, non importa, va sempre bene. Può essere fatto in più di un modo e difficilmente troverete qualcuno che lo rifiuterà. Ecco perché è uno degli alcolici più prodotti. Non ci vuole molto, è pronto in fretta ed economico. Se lo fate in casa, però, non durerà più di una settimana, al massimo.

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Il liquorificio dove viene prodotto. Foto per gentile concessione di Distillerie Capitoline.

E, proprio per il fatto che non è difficile da produrre, quattro amici romani hanno deciso di fare il primo gin di Roma. Quando dico gin di Roma intendo che viene fatto davvero a Roma, dentro le mura della città. E ovviamente lo hanno chiamato l' Er Gin.

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Foto dell'autore

Antonio Valentini, Emiliano Valenti, Francesco Peruzzi e Alessandro De Filippo sono amici, ma hanno una passione in comune: l'alcool. Voi direte: "eh, anche io e i miei amici abbiamo una graaaande passione per l'alcool eheheh". Sì, ma forse voi e i vostri amici non siete così fuori di testa da occupare una delle vostre stanze di casa per provare a concepire un gin. Loro l'hanno fatto, con la regola ben fissa in testa che avrebbe dovuto essere romano. Dal luogo di produzione alla buona parte degli ingredienti utilizzati.

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Er Gin. Con un gattone e l'acquedotto romano sullo sfondo. Foto per gentile concessione di Distillerie Capitoline.

"Ci sono voluti due anni", mi dicono in coro quando vado a trovarli. "Due anni in cui ci siamo messi a provare tutti i gin possibili e immaginabili e a fare le prime prove. Tutto questo tempo è servito a trovare la ricetta perfetta, diversa da tutte quelle dei gin di 'nuova generazione', che abbiamo notato cominciare a essere un po' tutti uguali." Siamo nel liquorificio Emmelle Meloni liquori, uno dei due liquorifici della città, nel quartiere di Centocelle. Quella periferia romana teatro della nuova generazione enogastronomica, dall'Ei Fu Mazzo alla più che sfacciatamente attiva pizzeria 180 Grammi.

"Le prime ricette erano terrificanti. Il gin che veniva fuori sapeva perlopiù di calzini bagnati e usavamo l'alcool del discount per risparmiare. Non ti dico nemmeno cosa ci siamo bevuti", dice Antonio. "Sì, e mia moglie si era ormai rassegnata al fatto che avessimo occupato un bagno per fare del gin", dice Emiliano.

"Per trovare la quadra ci siamo ispirati al gin Old Tom. Non ci sono mai piaciuti i London Dry. Quindi qualcosa di più vischioso, con aggiunta di botaniche che arricchiscono il sapore e lo rendono molto più morbido. Er Gin avrebbe dovuto essere qualcosa di godibile sia liscio che in mixology e, soprattutto, non poteva essere distillato, quindi abbiamo optato per uno stile chiamato Bathtube, cioè letteralmente fatto nelle vasche da bagno, con infusione a freddo." E veniva fatto nelle vasche da bagno perché durante il proibizionismo non c'erano più distillerie attive.

La volontà dei quattro amici di fare un gin ben fatto all'interno delle mura di Roma ha però incontrato il nemico più grande: quello della burocrazia e della legislazione. Infatti, per la legge italiana, produrre da sé alcol e alcolici, la distillazione, ha bisogno di uno spazio con una certa metratura (molto grande) e accessibile da una singola strada asfaltata controllata da telecamere. Per questo hanno deciso che, almeno per il momento, era meglio farne un liquore e non un distillato. E così si sono affidati al loro amico Edoardo Meloni, uno dei primi ad aprire un liquorificio cittadino (nonché tipo l'unico). Edoardo e i ragazzi comprano l'alcool che poi trasformano, molto semplice. "Ho impiegato mesi per far capire all'ufficio addetto alle licenze cosa volevo fare. Non aveva idea di dove partire. Grazie al cielo ho trovato uno che ha preso a cuore il mio sogno", mi dice Edoardo. "Non ci siamo arresi al fatto di non poter produrre del gin dentro Roma, per questo abbiamo scelto l'infusione a freddo", dicono.

La cosa bella è che, mettendo botaniche di prima scelta e selvatiche, il gusto può cambiare da partita a partita. Anche tutti gli ingredienti o quasi sono romani o laziali.

"Per il momento produciamo in base alla richiesta, siamo partiti effettivamente dal giugno 2018. La cosa bella è che, mettendo botaniche di prima scelta e selvatiche, il gusto può cambiare da partita a partita. Anche tutti gli ingredienti o quasi sono romani o laziali. Dall'alcool che viene da Anagni alle erbe, che possiamo benissimo trovare anche al parco. Le uniche cose che prendiamo da fuori - ma poi nemmeno tanto- sono il ginepro dalla Toscana perché è il migliore e i limoni di Sorrento, perché sono limoni di Sorrento."

Ovviamente è una passione, ognuno di loro fa altri lavori. Antonio è il sous chef di Cristina Bowerman nel nuovo Romeo a Testaccio, mentre Emiliano e Francesco sono dei biologi: in pratica passano la giornata a fare prelievi e analisi e poi corrono a vedere come sta il loro gin. Dopo un po' di chiacchiere, un viaggio sul groppone, era arrivato il momento di assaggiare Er Gin. Edoardo ha tirato fuori qualche bicchiere a forma di teschio per l'occasione.

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I bicchieri di Edoardo pieni di Er Gin. Foto dell'autore

“Ma che bicchieri c’hai?”, gli fanno.“ "Eh, colpa del bere e di Amazon Prime”

Il ginepro che usciva predominante, seguito da pepe rosa, arancia amara, liquirizia e limone tostato. Un bicchierino sono diventati due bicchierini, naturalmente. Era morbido, ma anche una bella sberla decisa. A quanto pare complici le loro madri che li hanno abituati coi loro liquori belli tosti. E che gli hanno insegnato a usare le carrube laziali al posto dello zucchero.

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"La prima tiratura è fatta e finita e siamo contenti. Il punto è che a noi piace proprio fare il gin, quindi non vediamo l'ora di venire qui in liquorificio a fare nuove sperimentazioni: adesso, per esempio, stiamo per tirare fuori il nostro primo Er Gin fatto in barrique, tappato con sughero, per farlo respirare. Dovremmo aprirlo in questi giorni, chissà che è venuto fuori."

Un gattone grasso cerca di colpire un gomitolo rosso. Degli archi sullo sfondo. Un'etichetta che sembra banale, ma è l'incarnazione di questi quattro ragazzi un po' fuori di testa che hanno deciso di staccarsi dal microscopio per creare gin.

"Sullo sfondo gli archi rappresentano l'acquedotto di Roma. L'acqua che usiamo per tagliare il gin è quella di Roma. E il gatto in primo piano non è per i gatti di Roma, ma un omaggio all'etichetta dell'Old Tom e al proibizionismo. Quando mettevi una monetina nella zampa delle statue a forma di gatto, dal suo musetto sgorgava gin. Ah, è grasso perché noi siamo dei gatti grassi."

Er Gin. Il primo gin di Roma, fatto a Roma da romani. Il racconto di quattro uomini un po' sprovveduti ma pieni di sogni su uno sfondo pasoliniano.

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