Cazzi a raffica – Cosa è successo a Genova

Se avete guardato un telegiornale, letto un quotidiano, avuto un qualsiasi contatto con il mondo esterno, saprete che da un po’ di giorni Genova—la città in cui vivo—è sott’acqua. Qui nessuno se l’aspettava, a parte chi aveva emesso l’ennesimo allerta meteo che emettono tot volte all’anno e a cui nessuno crede. Anche se, dopo l’alluvione nel levante ligure di qualche giorno prima, qualcuno in più ci aveva creduto, me compreso.

Venerdì mattina mi sono svegliato fresco come una rosa per andare al lavoro: la sera prima non ero andato a vedere i Balmorhea alla Claque proprio perché davano pioggia. Nonostante il tempo sembrasse reggere, mi sono fidato dell’allerta e ho preso la macchina invece della vespa. Alle 10 del mattino mi chiama mio padre per dirmi: “Non si vede il palazzo di fronte da quanto sta piovendo, secondo me la vespa che hai parcheggiato sotto casa è già sotto un metro d’acqua, vuoi che te la sposti?” Intanto a Bolzaneto, dove lavoro (circa 25km da casa mia, piuttosto lontano dal centro di Genova), c’era una ridicola pioggerellina. Mezz’ora dopo, nubifragio biblico anche lì. Nel pomeriggio, il Polcevera—fiume in cui normalmente fanno pascolare le capre da quanto è ridicolmente secco—era diventato il Volga, con l’acqua marrone a rischio di esondazione. I giornali online davano aggiornamenti piuttosto spaventosi su quanto succedeva in città, e annunciavano il primo morto (una signora schiacciata da una macchina trasportata dalla corrente). Il numero è a sei a fine giornata.

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Per noi genovesi è ormai luogo comune che “bastano due gocce d’acqua e la città va in tilt”. Io non ero vergine di alluvioni: ne ricordo una piuttosto grossa quando andavo alle medie per la quale avevano chiuso la scuola per un paio di giorni (il giorno in cui pensai che “alluvione” fosse sinonimo di “pacchia”), un paio di altre piuttosto lievi, infine quella dell’anno scorso che aveva letteralmente devastato il quartiere di Sestri Ponente. Che io mi ricordi, quella è stata la prima alluvione che ho vissuto nell’era di YouTube e dei videofonini. Per giorni i tiggì hanno marciato con filmati presi in rete, ma fu talmente breve da far perdere subito interesse.

A questo giro è tutt’altra storia: dirette 24h su 24h su reti locali, aggiornamenti continui, falsi allarmi in diretta che si basavano su allarmistici status presi dai social network, generando panico e cronismo alla cazzo di cane. Durante le sei ore passate in ufficio mi sono documentato solo su twitter e facebook: condivisioni di video, comunicazioni di servizio come “la macchina non è dove l’aveva lasciata ieri sera” e tantissimi messaggi preoccupati di chi, da fuori Genova, chiedeva informazioni sui conoscenti miei concittadini.

Fino a quando non è rientrato l’allarme sono rimasto asserragliato in ufficio, e quando me ne sono andato, alle 20 passate, ho impiegato due ore per percorrere un tratto di strada che solitamente faccio in 25 minuti.

La sera i social network (e quindi i giornali, facebook è il nuovo informatore dei cronisti) tracimavano di foto e video, memorabile quello della tizia che colta dal panico spara una serie di “cazzo” a raffica dalla finestra che dà su Corso Sardegna, ormai un fiume di fango, scooter e divani. Il giorno dopo sono arrivati altri video: gente che si dà allo sciacallaggio nelle vie del centro, autobus che passano in metri d’acqua, macchine accatastate come Hot Wheels in fondo alla curva della morte, e via così. Seguirono i noiosissimi e banalissimi “Dolcenera” di De André, canzone dedicata all’alluvione a Genova del 1970.

Fortunatamente con i social network si sono pure coordinate le operazioni di solidarietà: hanno cominciato a girare i numeri di telefono per organizzare chi voleva andare a dare una mano a spalare il fango, gente ha offerto ospitalità agli evacuati. È sempre un piacere ricordare che lo scopo di certi mezzi non è solo caricare foto di gente con duckface fatte a concerti di gruppi che smetteranno di cagarsi dopo meno di un mese.

Mentre scrivo sta ancora piovendo, un tuono mi ha svegliato stamattina alle 4 e sto andando avanti a caffé per rimanere in piedi. L’allerta è prolungato fino a stasera alle 18 e probabilmente da domani i bambini torneranno a scuola.

L’unico fatto positivo di questa tragedia cittadina è che hanno rimandato Genoa-Inter. Era un 2 fisso.

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