Lukaku e la tradizione della punta di peso

Perché è importante avere un giocatore in grado di mettere paura fisica alle difese avversarie, anche se il calcio moderno vorrebbe farne a meno.

|
07 ottobre 2013, 1:02pm

Quando avevo più o meno vent'anni, uno dei miei giocatori preferiti era Emile Heskey. La sua ultima apparizione sul palcoscenico internazionale risale agli ottavi di finale del Mondiale 2010 quando a sorpresa, sotto 1-4 contro la nuovissima Germania di Löw a 20 minuti dalla fine, Fabio Capello sceglie lui al posto di Peter Crouch e toglie Jermain Defoe. Per la BBC questo è stato uno dei momenti più scioccanti di tutta la competizione e oggettivamente se Capello pensava veramente ci fosse qualche possibilità di recuperare tre gol in quei pochi minuti avrebbe avuto più senso mettere Crouch, 21 reti in 40 partite con la maglia della Nazionale (fin lì), invece di Heskey che ne aveva segnate 7 in 16. Quando qualche anno prima Steve McClaren aveva deciso di richiamarlo in Nazionale  aveva dovuto chiedere ai tifosi inglesi di non fischiarlo. I tifosi inglesi cantavano il nome di Heskey solo per prendere in giro quelli tedeschi, ricordandogli la pesante sconfitta del 2001 di Monaco di Baviera (5-1) con il coro: "And even Heskey scored/ five-one" (per la cronaca, Heskey in Nazionale avrebbe fatto bene durante tutte le qualificazioni per il Mondiale 2010 per poi dare l'addio dopo l'eliminazione agli ottavi).

Adesso, Emile William Ivanhoe Heskey ha avuto una carriera lunga e tutto sommato eccellente, cominciata alla fine del secolo scorso a Leicester dove è nato e il padre gestiva la sicurezza di alcuni nightclub, e che continua ancora oggi con un ruolo da star nel calcio australiano, ha segnato poco (in quasi vent'anni solo una volta ha superato i dieci gol in campionato) ma ha segnato anche bei gol (tipo questo o questi) e di lui hanno parlato bene Gerard Houllier (“A certa gente piace criticare Emile ma posso darvi molte prove che dimostrano quanto sia importante per noi, a quanti dei nostri gol abbia contribuito”), Capello, Owen che con Heskey giocava fin dai tempi dell'Under 18, e Rooney che ha parlato dei benefici creati da un compagno di reparto con quella fisicità.

Io prendevo l'Inghilterra a Pro Evolution Soccer per Heskey, e la coppia con Owen era la più perfetta di tutto il gioco. Ricordo la sensazione sgradevole da tifoso avversario quando la Roma ha incontrato il Liverpool in Champions nel 2002 e l'impressione dalla tribuna che i giocatori vicini a Heskey fossero delle riproduzioni in scala ridotta di esseri umani: se quello era un essere umano, quelli cos'erano? Niente a che vedere con la grazia sgraziata di Crouch (quella sensazione di miracolo che si prova guardandolo giocare bene a calcio e che si proverebbe guardando una giraffa ammaestrata giocare bene a calcio in uno zoo), il bello di giocatori dominanti fisicamente come Heskey sta nel modo in cui gli altri giocatori provano con tutte le loro forze ad arrivare sul pallone senza riuscire a spostarli di un millimetro.


Sbaglia per noi, Emile. Ancora e per sempre.

Ma Heskey rischia di essere ricordato come personaggio comico dell'Internet calcistico proprio perché ridicolmente grosso. Il fatto che sia un gigante ha anche i suoi lati negativi e Heskey fa sia paura che ridere. La sua goffaggine e la scarsa precisione sotto porta hanno dato vita a profili parodia su Facebook e compilation di fail su YouTube. Ci sono persino una svirgolata di sinistro a cui una tifosa inquadrata in tribuna reagisce con un plateale “Oh fuck that!” e un tentativo di doppio-passo sulla fascia con cui calpesta la palla, seguito da un cross storto che colpisce il braccio meccanico della telecamera dietro la porta.

Su YouTube esistono compilation di errori di Heskey su Fifa. Quindi ci sono ragazzi che prendono apposta Heskey a Fifa per farlo sbagliare (forse addirittura dei programmatori che hanno costruito il suo personaggio per farlo sbagliare), gli fanno fare male gli esercizi o delle rovesciate incredibili, che fanno ridere per contrasto, montano i replay con una colonna sonora ironica (R. Kelly, "The World Greatest": “I'm a mountain, I'm a tall tree...”), o ci rappano sopra, e poi li caricano su YouTube.


Lo sguardo dell'Heskey di Fifa.

Tutto questo fa molto ridere ma adesso lo stesso tipo di persone che si diverte con l'impaccio di Heskey (se non proprio quelle stesse persone) sta ironizzando a proposito di Romelu Lukaku. Di proprietà del Chelsea, i tifosi del West Bromwich a cui era stato prestato lo scorso anno, cantavano: “He comes from Stamford Bridge/ He's bigger than a fridge/ Lukaku/ Ohhh”. In realtà quando Lukaku è arrivato a Londra tre estati fa non è stato con la reputazione di “nuovo Heskey”, ma “nuovo Drogba”, e i tifosi del West Brom' devono provare nostalgia per un attaccante che in 35 presenze, di cui solo 20 da titolare, ha segnato 17 gol (con una media, considerando i minuti giocati, vicina a un gol a partita, e al suo posto quest'anno gioca Anelka...). In comune con Heskey, Lukaku ha solo le proporzioni e il fatto che ai suoi piedi la palla sembra piccola come quella del biliardino.

Anzi, forse è il caso di dire chiaramente per chi non lo conoscesse che Lukaku non ha mai avuto problemi a gonfiare la rete. A 13 anni nella squadra del suo paese aveva segnato 130 gol, poi in 87 partite con le giovanili dell'Anderlecht ne ha fatti altri 121 e prima che ne compisse 17 nel 2010 ha vinto il campionato belga da capocannoniere: 15 gol in 33 partite. Dopo una seconda stagione da professionista altrettanto prolifica (37 presenze e 16 reti) è arrivato finalmente a Londra. Per fortuna su YouTube si trovano anche cose interessanti come il video di un giovanissimo ed enorme Lukaku che visita Stamford Bridge da turista e che guardando il campo fa: “Datemi un pallone e gioco per cinque ore. Che stadio. Il giorno in cui giocherò qui sarò il giorno in cui mi vedrete piangere.” Poi aggiunge: “Ce la farò” e sbuffa come se il (poco) tempo che deve aspettare sia comunque troppo. Un tizio bianco che potrebbe essere il suo agente gli dice qualcosa. “Sogno? Non sto sognando. Giocherò qui un giorno, sicuro.”   


Bigger than a fridge.

Ma nell'annata Villas Boas-Di Matteo, chiuso dal vero Drogba (erano vicini di posto in spogliatoio), Torres e Sturridge, Lukaku ha giocato solo otto partite. “Non mi piace quando mi parlano della Champions League. L'ha vinta la mia squadra, non io. Il Chelsea mi voleva davvero la scorsa estate e hanno speso molto per me, ma dopo un po' ho cominciato a pensare: 'Non è che vi piace buttare i soldi?'” Poi c'è stato il prestito al West Brom' durante il quale ha segnato più gol di Torres e Demba Ba messi insieme. L'ultima giornata di campionato ha rovinato l'addio di Ferguson con una tripletta e il gol del 5-5 finale, un colpo di testa da terra dopo aver vinto un rimpallo con De Gea e Rio Ferdinand (in generale quando parte sul primo palo è quasi impossibile da anticipare). E Lukaku sta confermando i suoi numeri anche adesso che Mourinho lo ha mandato in prestito per un'altra stagione, per allontanarlo dalla competizione di Eto'o e Torres e dal paragone con Drogba inevitabile ormai a Londra. Se si conta la fine della scorsa stagione col West Brom' e l'inizio di quella in corso, due spezzoni col Chelsea e il resto con l'Everton, ha segnato, ha segnato 7 gol in 6 partite. Prendendo in considerazione invece solo l'annata 2013/14 è andato in rete ogni 64 minuti e qualcosa, quasi un gol e mezzo a partita, cioè.


Mi ricorda qualcuno.

Due settimane fa contro il Newcastle, una partita monstre di Lukaku (figlio di un ex calciatore che lo scorso anno ha avuto problemi con la legge per aver rinchiuso la propria amante nel portabagagli; Romelu ha un fratello minore, Jordan, centrocampista, in Nazionale Under 21) che ha segnato due gol e realizzato l'assist per quello di Barkley. L'allenatore spagnolo Roberto Martinez ne ha lodato la capacità di collegare i reparti e di posizionarsi “dove fa veramente male”, lo ha definito a tratti unplayable. Jamie Carragher che commentava la partita invece ha detto: “Giocatori come Lukaku sono la ragione per cui ho smesso di giocare.” Sabato ho visto la partita tra Everton e Manchester City insieme a due amici, in un pub irlandese vuoto, all'ora di pranzo. Naturalmente ho parlato della mia passione per Lukaku e del concetto di “dominanza”. Mentre uno dei due mi ha ricordato che, per quanto possa individualmente essere forte un giocatore di questo tipo, quasi nessuna squadra moderna lo schiererebbe, che è sorpassato; l'altro ha sviluppato una teoria sul fatto che, anche se di giocatori di questo tipo ce ne sono ancora (in campo ad esempio c'era Yaya Touré, e io sono un grande fan di Fellaini), ci sono sempre meno attaccanti di peso. La sua teoria è questa: quando è stata introdotta la regola del retropassaggio (1992) i portieri non avevano la tecnica per far ripartire l'azione da vicino come facevano con le mani ed erano costretti a lanciare lungo, sulla torre appunto. Adesso però persino il Sassuolo comincia l'azione palla a terra dalla difesa e l'attaccante per vincere il duello aereo a metà campo non è più necessario. (Il mio sogno è guardare partite solo con gente in grado di formulare simili teorie).


I primi due gol di Lukaku con la maglia del Belgio (dove rischia di trovarsi la porta chiusa da Benteke, uno dei pochi in Premier League, alla sua prima stagione, ad avere cifre migliori di lui, anche se con un minutaggio maggiore). Sul secondo gol sembra che il difensore russo provi una mezza rovesciata senza senso. Dal replay si capisce che Lukaku gli dà una spallata che lo fa saltare in aria. 

Quindi Lukaku sarebbe due volte sorpassato. In generale e come attaccante. Non viviamo più in quel mondo semplice in cui si giocava a calcio quasi solo col 4-4-2 con due centrocampisti centrali, due ali e due attaccanti uno basso uno alto (e in effetti gli attaccanti di peso che mi vengono in mente sono tutti residuati di quel calcio lì: Vieri, Toni, il mio amico faceva l'esempio di Bernardo Corradi e di come con così poca qualità sia arrivato ad alti livelli). Lewandowski e Mandzukic rappresentano al meglio un nuovo tipo di centravanti più equilibrato tra forza fisica, tecnica individuale e velocità negli spazi anche stretti. Anche il modo di giocare di Lukaku rispecchia questo cambiamento.

Contro il Manchester City il suo desiderio di girarsi il più velocemente possibile fronte alla porta e correre nello spazio mi è sembrato addirittura un limite. È sorprendentemente veloce e tecnicamente molto valido (sempre considerata la stazza) ma non ha quasi mai rallentato il ritmo e protetto palla abbastanza da creare lo spazio alle sue spalle in cui far infilare i compagni. In sostanza ha giocato come uno grosso la metà di lui, e questo mi sembra un peccato. Ha fatto un gran gol e ha esultato come Drogba (che dopo il rigore sbagliato in Supercoppa gli aveva scritto un messaggio carino su Instagram), ma spero che non dimentichi la tradizione dell'attaccante grande e grosso e che maturando prenda davvero consapevolezza dei propri mezzi, che finita la moda dei tre trequartisti, una volta liberato il calcio dalla dittatura dell'intensità, io da spettatore possa finalmente godere di nuovo di un giocatore capace di mettere paura fisica alle difese avversarie, che Lukaku diventi “uno strumento contundente con cui minacciare le difese avversarie” (che è come Paul Wilson sul Guardian descriveva Emile Heskey). 


Segui Daniele su Twitter: @DManusia

Daniele Manusia tiene su VICE la rubrica Stili di Gioco. Settimana scorsa: 

Titì goes meme