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Sport

Le donne nello sport sono praticamente solo tette e culi

La polemica su Martin Solveig e la domanda sul twerking al pallone d'oro Ada Hegerberg, ma non solo.

di Valerio Moggia
04 dicembre 2018, 12:29pm

Ada Hegerberg al momento della premiazione. Grab via YouTube/ESPN UK.

In queste ore sta facendo discutere quanto accaduto alla cerimonia di premiazione del Pallone d'oro presentata dal dj Martin Solveig. Per la prima volta il premio è stato assegnato a una donna, l'attaccante dell'Olympique Lione Ada Hegerberg. Sul palco Solveig, volendo proporre un balletto come accaduto con Mbappé, ha chiesto alla giocatrice se sapesse "twerkare," ricevendo un secco "no."

Solveig si è poi scusato, ma secondo molti l'episodio è l'ennesima testimonianza di sessismo nel mondo dello sport. A tal proposito, abbiamo pensato di riproporre questo articolo di Valerio Moggia apparso sul blog Pallonate in faccia sulla rappresentazione della donna nella stampa sportiva, in questo caso italiana. Il testo è stato accorciato per ragioni di spazio.

Aprite un qualsiasi sito di un quotidiano sportivo. Troverete il calcio, com’è ovvio: la cronaca, l’analisi, le riflessioni, le fantasiose notizie del calciomercato; tutto sondato, ripassato, scandagliato in ogni suo minimo dettaglio, scavando ogni barlume di notizia fino alle sue radici. La stessa cosa, anche se in misura più contenuta, avviene con gli altri sport, che occupano le posizioni più basse della homepage.

Ah sì: stiamo parlando di sport maschili. Perché, quando non ci sono di mezzo grandi eventi (tipo la nazionale di volley femminile in finale ai Mondiali, o Sofia Goggia che vince l’oro nella discesa libera), lo sport femminile quasi non esiste. Lo sport femminile; perché le donne, sui siti dei quotidiani sportivi, non mancano mai.

Salvo i sopracitati eventi eccezionali, la presenza femminile sui quotidiani sportivi non riguarda lo sport, spesso neppure le sportive: il modello di riferimento che una ragazza deve avere, leggendo le news della Gazzetta della Sera, del Corriere dello Sport o di Tuttosport, sembra essere quella della sexy compagna del calciatore, della sexy presentatrice tv, della sexy giornalista, o se proprio le va bene della sexy sportiva. Tutte belle e brave; ma più belle, che per la bravura ci siamo noi maschi.

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La Gazzetta dello Sport del 17 novembre 2018. Lo stesso giorno, la prima notizia al femminile sul Corriere dello Sport era una fotogallery del sedere della cestista Valentina Vignali; su Tuttosport, la prima donna che si vede è la modella ed ex di Fernando Alonso Viki Odintcova con le sue foto sexy su Instagram.

Ricordo che, da ragazzino, avevo scoperto l’esistenza del tennis femminile con gli articoli che la Gazzetta dedicava ad Anna Kurnikova: negli articoli si sottolineava come, se volesse avere speranza di vincere qualcosa, doveva scegliersi una più che valida compagna nel doppio, ma anche che quando scendeva in passerella invece che sul campo da gioco era la dominatrice assoluta.

La Kurnikova—e dopo, per un certo periodo, anche Maria Sharapova, Ana Ivanovic e altre—compariva sui quotidiani e i tg sportivi più spesso delle tenniste che vincevano Wimbledon. Ci fu poi un periodo in cui si parlava molto della possibilità di una pilota donna in Formula 1: era Danica Patrick, la cui qualità principale era di essere bella al punto da fare anche la modella.

Automobilista come la tedesca Sophia Floersch, che domenica 18 novembre è stata coinvolta in un grosso incidente sulla pista di Formula 3 a Macao, riportando una frattura spinale. Per spiegare al pubblico chi sia questa pilota di neppure 18 anni—che in quel momento era sotto i ferri per un’operazione durata 11 ore e servita a evitarle una vita in sedia a rotelle—la Gazzetta dello Sport ha pensato bene di realizzare un breve video: “La pilota tedesca è molto seguita su Instagram (40mila follower)… ecco le sue immagini più belle.” Non si dice per quale scuderia corre, non si dice se e cosa ha vinto finora o a che punto della classifica di F3 si trovi, si citano dei record che ha raggiunto ma senza specificare quali.

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I motori al femminile, su Tuttosport, poco sopra la gallery di Elettra Lamborghini che “manda i social in tilt”. Sul Corriere dello Sport, tra le notizie di motociclismo e Formula 1 ne spunta una al femminile: “Sexy EICMA: La mega-gallery delle ragazze più belle”.

Dalla storica accoppiata donne-motori alle fondamentali riprese degli schemi chiamati dalle giocatrici di beach volley, fino ovviamente allo sport d’elezione di questo blog: il calcio. Agli ultimi Mondiali, la Fifa ha chiesto alle emittenti televisive di evitare le solite riprese gratuite delle belle donne sugli spalti (se i profani vogliono avere un’idea di ciò a cui mi riferisco, cercate su Google “Larissa Riquelme World Cup 2010”); Federico Addiecchi, capo del dipartimento per le responsabilità sociali della Federazione, ha spiegato che “durante il Mondiale in Russia, i casi di sessismo sono stati più frequenti di quelli di razzismo,” in particolare le molestie nei confronti delle croniste. Non pensate solo a Diletta Leotta: andatevi a cercare i titoli di qualche anno fa su Sara Carbonero, fidanzata del portiere della Spagna Iker Casillas e giornalista sportiva per la televisione spagnola.

Già tre anni fa, Carlo Maria Miele faceva notare su Gli Stati Generali l’innato talento dei quotidiani sportivi nel dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte, quando si tratta di sessismo: in un articolo giustamente indignato per i cori irrispettosi rivolti in Premier League alla fisioterapista del Chelsea Eva Carneiro, era accluso un suo video dell’Ice Bucket Challenge la cui didascalia recitava “la doccia della bella dottoressa.”

Possiamo tutti, quotidiani in primis, scandalizzarci quando gli ultras della Lazio diffondono un volantino in cui ordinano alle tifose donne di starsene nelle seconde file, non avere pietà per le frasi sessiste del presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, o per quelle dell’ex-allenatore del Napoli Maurizio Sarri, e schierarci a spada tratta in favore delle iniziative sportive contro il femminicidio. Ma dovremmo chiederci se un problema culturale non sia, appunto, “culturale”, e quindi pervada ogni aspetto della nostra società.

C’è un’evidente disparità tra la rappresentazione della donna e quella dell’uomo nella stampa sportiva—che assume i tratti dell’ossessione, a giudicare dalla frequenza con cui vengono trattate notizie riguardanti chi con lo sport c’entra poco o niente, ma è comunque "supersexy"—i maschi sono sempre in primo luogo professionisti, e poi solo secondariamente "star" e "bei ragazzi"; le femmine sono sempre principalmente "gnocche," e poi (magari, ma non necessariamente) sportive.

Il lessico usato per i titoli riguardanti i maschi è molto variegato, ed è raro che si ripeta lo stesso aggettivo in due articoli ravvicinati, mentre quello per le donne si riduce sempre agli stessi termini e alle stesse espressioni: “Hot,” “da urlo,” “fa impazzire i fan,” “super sexy,” e poi i dettagliatissimi “lato B” e “bikini,” forse la parola più ricorrente, non potendo mostrare foto di nudo.

Qualche anno fa, il blog Un certo genere di sport di Mara Cinquepalmi si era occupato esattamente di questo: un’inchiesta sul giornalismo sportivo online italiano, ricercando la terminologia con cui le donne vengono descritte. “Ad esempio, le tenniste sono belle e brave; il binomio donne e motori accompagna le cronache delle principali manifestazioni automobilistiche; le sciatrici o le pattinatrici sul ghiaccio sono le regine delle nevi” dice Cinquepalmi, evidenziando come sia imprescindibile, per il giornalismo sportivo, identificare le atlete sotto il profilo estetico.

Il perché è facilmente intuibile: lo sport—che, in Italia, si riduce in maniera preponderante a calcio e poco altro—è ancora concepito come un interesse esclusivamente maschile, e quindi le notizie sportive devono essere orientate verso quel pubblico. Tant'è che pure le firme femminili sono alquanto rare: in una ricerca del 2015 su DataJournalism, Marco Boscolo mostrava come la Gazzetta dello Sport fosse di gran lunga la testata con meno giornaliste donne, tra i principali quotidiani italiani. Forse le giornaliste italiane sono poche e/o poco competenti? A queste scuse ha già risposto a suo tempo Michela Murgia, e non c’è bisogno che mi dilunghi io.

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Wanda Nara, moglie e procuratrice di Mauro Icardi, è il personaggio femminile preferito dalla stampa sportiva italiana, appena davanti a Diletta Leotta: a sinistra sul Corriere dello Sport, a destra sulla Gazzetta.

Si badi bene: questo non è un problema unicamente della stampa sportiva. Basta fare un giro sui siti di quotidiani generalisti italiani per notare una certa “comunità di vedute” sulla rappresentazione della donna, di quella sportiva in particolare: nel 2013, il Corriere della Sera ci regalava una perla di giornalismo con l’articolo "Il lato sexy della Foppa," celebrando i nuovi acquisti della Foppapedretti Bergamo ribadendo ossessivamente quanto fossero sensuali e quanto i tifosi apprezzassero le loro forme. “Giovani, carine” sono le due parole con cui comincia l’articolo, che prosegue senza citare mai il ruolo delle pallavoliste in questione o altri dettagli sportivi, ma raccontandoci quanto amino “per gioco o, perché no, per sano narcisismo mettersi in mostra,” paragonandole a Maurizia Cacciatori e Francesca Piccinini—ovviamente, non per motivazioni tecniche.

Questa morbosa ricerca della donna nuda è preponderante nell’online, ovviamente, ed è comune a tutti i quotidiani (con la differenza che quelli sportivi dovrebbero occuparsi di sport, non di informazione generalista) e appartiene a quella perversione della colonnina di destra che Alessandro Gazoia chiama “boxino morboso.” A ben vedere affonda però le sue radici in un terreno culturale piuttosto fertile, che da sempre vede la sportiva donna come “meno seria” rispetto allo sportivo maschio, come se lui lo facesse per mestiere e lei solo per passatempo.

Quando non ci sono le “bombe sexy,” le donne però spariscono quasi del tutto dalle homepage. Visitando il sito del Corriere dello Sport il 26 novembre (alle 11.54 di mattina: così siamo precisi), si doveva scorrere molto verso il basso—superando le numerose notizie di calcio maschile e la corposa sezione motori, ignorando la “mega-gallery” fissa da giorni delle “50 sexy girls più esplosive della MotoGP,” e superando addirittura un box orizzontale dedicato agli e-sports—per trovare finalmente una notizia sulle posizioni di Sara Errani e Camila Giorgi nella classifica WTA. Poco sotto una notizia sulle vittorie di Conegliano e Busto nella A1 di volley femminile. L’unica altra notizia al femminile, scendendo ancora un poco e arrivando praticamente alla fine dello scroll, è l’intervista in cui l’attrice Anna Foglietta parla del suo tifo romanista.

Ma il problema non sono le donne seminude. Fin dall'antica Grecia, lo sport nasce come esibizione della sensuale perfezione dei corpi umani. Il problema è l’evidente disparità di trattamento tra atlete e atleti: le prime sono quasi sempre marginalizzate dalla stampa di settore, mentre per i secondi si ha un trattamento bulimico; quando ci sono, vengono rappresentate con più interesse per il loro aspetto fisico che per i loro risultati sul campo, mentre i maschi sono identificati principalmente come sportivi.

Penso sia fuor di dubbio che, per uno sport più sano ed equo—e anche per una società più sana ed equa—sarebbe necessario prestare un po’ più di attenzione al modo in cui la donna viene rappresentata. Perché c’è poco da stupirsi nel sentire cori offensivi contro atlete o direttrici di gara, se i principali veicoli d’informazione sportiva parlano solo dei loro corpi. Così facendo, si escludono implicitamente le appassionate di sport dalla cronaca sportiva, marginalizzando loro e i loro sport, che vengono sempre concepiti in funzione di un pubblico maschile.

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