Música

C’è così tanta differenza tra i gruppi punk e le boyband?

Il fenomeno del momento tra i regazzini è questa band che si chiama 5 Seconds Of Summer—nonostante il nome loro sono in quattro, e si tratta di teenager australiani che hanno fatto il salto dallo status di cover band su YouTube ai vertici delle classifiche mondiali con il loro debut EP. Il problema dei 5SOS è che i figlioli in questione stanno al limite estremo tra una boyband e un gruppo “punk”, per cui la stampa internazionale, da Alternative Press al Guardian, si scervella per trovar loro una collocazione. Ma perché dovrebbe essere complesso definire PUNK una band che suona chitarre distorte a volumi molto alti e che è stata eletta miglior rivelazione internazionale dalla rivista rock Kerrang!? La risposta sta da qualche parte negli anni Novanta.

Tutti ci ricordiamo con tenerezza il lato “alternativo” degli anni Novanta. Ogni nostra madeleine di quel tempo ha una camicia quadrettata di flanella, il sound dei Fugazi, il sapore di qualche alimento biologico proveniente da comuni veganfemministe e un vago puzzo di merda ogni volta che sentiamo la parola Love affiancata da Courtney. C’è anche un ottimo sketch dello show Portlandia su quanto erano alternativi gli anni Novanta. Quello che tendiamo a dimenticarci, però, è che tutte queste cose alternative sono state il nido di influenze che si sono poi riversate su una cultura dominante molto più commerciale.

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Verso la fine degli anni Novanta, infatti, la cultura giovanile di massa aveva definito la sua identità ed era qualcosa di definibile semplicemente come: ragazzini coglioni. Cioè, il pilastro di Hollywood era questo deficiente che buttava il cazzo in una torta di mele, Jackass ha reso persone di successo alcuni babbi tatuati che si mettevano alveari nel culo, il videogioco più venduto era quella cacata di skateboard di Tony Hawk e i musicisti più in voga erano quelli che volevano essere la minoranza e altri giovani dementi da feste in casa. Il pop era a un punto tale per cui le figure più influenti erano tre deficienti che correvano nudi con le Vans e l’idea che Fred Durst potesse uscire con Britney era completamente plausibile. All’improvviso, essere sfigati era diventato figo.

Arrivò poi il 2000 e i ragazzini che mi prendevano per il culo per i miei pantaloni larghi iniziarono ad ascoltare le stesse band che piacevano a me. Tutt’un tratto ogni strato sociale era parificato nell’indossare camicione larghe e calzoni cadenti. Questa transizione era il risultato di diversi vettori, ma se dovessi indicare quale fu il punto di svolta di quell’epoca, sicuramente direi: l’uscita di Enema Of The State, l’album esplosivo dei Blink-182. Chiaramente c’è una pletora di articoli retrospettivi da varie fonti che professano che quello fosse l’album pop-punk più influente dell’intera storia del pop-punk. Nessun ragazzo di quella generazione sfuggì in nessun modo all’influenza di quel disco.

Le strutture musicali erano quelle dei loro padrini The Vandals, Descendents e Bad Religion, combinate con la formula commerciale delle boyband che dominavano le classifiche in quegli anni. Grazie a questa formula vincente, i Blink diventarono la via che dall’alternativo portava al commerciale. Presero il sentimento di alienazione della cultura punk e lo puntellarono con il college humor più paraculo. La loro cifra stilistica era quella dell’adolescente bizzarro e sempre nudo che si prende gioco del bomber della squadra di rugby, del figo della scuola. Non importava molto che tu fossi davvero il figo o semplicemente un tipo strano che suonava il basso nella sua band infima: i Blink erano il pretesto per tirare calci nelle palle morali a ogni categoria giovanile. Nel giro di pochi anni, Mark, Tom e Travis diventarono i protagonisti di ogni poster in ogni cameretta della generazione Jackass. Trovarono il modo di fare musica pop mainstream, pur rimanendo nell’ambito cosiddetto alternativo. E, una volta che loro aprirono il varco, tutti gli altri li seguirono a ruota.

I Blink-182 non insistevano per essere più pop che punk, anzi. Iniziarono registrando alla cazzo, uscendo con demo lo-fi e facendo le prove nei garage come ogni punk band che si rispetti. Solo che, una volta che l’algoritmo del successo fu dalla loro, la cifra stilistica anti-sistema del punk si rivoltò come un calzino contro se stessa e un gruppo di ragazzini bellocci che suonavano tre accordi e cantavano armonizzando diventò il nuovo fenomeno pop. A quel tempo scalarono le classifiche anche gruppi come i Sum 41, Jimmy Eat World, All-American Rejects e ci fu addirittura un balzo in avanti del nu metal che fece in modo che un gruppo utile come gli Evanescence vincesse addirittura due Grammy e Hybrid Theory dei Linkin Park diventasse il debut album più di successo dell’inizio ventunesimo secolo.

Nel frattempo, i membri dei 5 Seconds of Summer avevano più o meno 5 anni, più o meno l’età che i Blink avevano quando i Descendents uscirono con Milo Goes To College. I piccoli 5SOS crebbero con il sogno di diventare una band come i Green Day o i Blink, ma nel momento in cui furono pronti per entrare nel mercato discografico le classifiche erano di nuovo dominate da boyband. Stiamo parlando del momento storico in cui One Direction, Union J e Taylor Swift sono i padroni della musica, il 2014, anno che non sembra avere spazio per un’ondata di pop-punk analoga a quella dei primi anni zero. La rivincita degli sfigati aveva già fatto il suo tempo e si era già trasformata in un fenomeno universalmente accettato. In effetti, il periodo d’oro dei pantaloni larghi è morto e sepolto: i Green Day ora hanno un musical a Broadway, altre band tipo i Good Charlotte si sono accoppiate con Paris Hilton e Nicole Ritchie, e la coppia d’oro del teenage punk, Avril Lavigne e Derek Whibley, era scoppiata. il successo commerciale di quegli artisti aveva creato un vuoto nel mercato che impediva a band dello stesso tipo di avere quello stesso successo, e nessuno riusciva a colmare quel vuoto, finché non arrivarono i 5 Seconds Of Summer.

I 5SOS sono esattamente il tipo di teenager che altri teenager potrebbero considerare “ribelli” in base al fatto che si allacciano le camicie in vita, ma sono anche dei “bravi ragazzi” che potresti presentare ai tuoi genitori senza che questi pensino che sei un deragliato. Hanno saputo sfruttare le basi poste dal pop-punk, per cui avere i capelli verdi oggi non significa più che sei uno sniffatore di colla professionista. Ma hanno anche saputo sfruttare i nuovi codici dei social media. Sono i Blink-182 con un PR della madonna, sono modelli di Abercrombie con tatuaggi e piercing. Ora però la domanda è: il fatto che il loro manager sia lo stesso dei One Direction li rende meno punk? Suonano i loro strumenti, per davvero. Scrivono le loro canzoni che parlano di cotte pazze, di essere sempre te stesso e di come sia fondamentale non conformarsi agli stereotipi, robe puramente Blink. Oltretutto, hanno seguito lo stesso percorso dei Blink: dalle prove in garage ai concerti negli stadi, grazie all’attenzione che hanno attirato da parte delle major. Anche i loro video hano similitudini con quelli dei Blink che solo uno che ha il salame sugli occhi non noterebbe.

Insomma, le band pop-punk saranno sempre soggette ai dibattiti sull’autenticità, perché i cosiddetti punk sono poco tolleranti con quelli che considerano “poser” e con il concetto stesso di sbancare il mercato. I fan saranno sempre molto protettivi nei confronti dell’integrità della “scena” e questo di solito implica che, per definizione, chi ci fa i soldi è un buffone. Se volete ascoltare il vero pop-punk, virate su The Story So Far, The Wonder Years, Modern Baseball o i Gnarwolves che sono più o meno i Fenix TX dei nostri giorni. Ma non vedo che senso ha buttare tutta sta merda sui 5SOS quando non sono altro che lo sviluppo 2.0 della formula che ha, ai tempi, portato i Blink-182 al successo.

Lasciando perdere tutti i discorsi sulla dicotomia commerciale/alternativo, che ha fatto il suo tempo, il comune denominatore delle punk band è sempre stato che si divertono tantissimo. E considerato che i 5SOS hanno fatto una canzone che si chiama “Pizza” e fanno tutte quelle altre stronzate, direi che sono perfettamente in linea con la definizione. Di base, i 5SOS devono ai Blink quello che i Blink dovevano ai Descendents, e stanno ai One Direction come i blink-182 stavano ai Backstreet Boys. Se Tom Delonge avesse 19 anni oggi, sarebbe uno di loro.

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