Mac Miller ci ha insegnato che la depressione ha molte facce

Il suo album postumo è un viaggio nella mente di una persona che ha vissuto davvero troppe volte la stessa giornata nera—mentre tutti noi eravamo distratti da altro.
23 gennaio 2020, 9:39am
mac miller
Fotografia di Christian Weber

Mac Miller ha combattuto contro la depressione e la dipendenza fino al giorno della sua scomparsa, il 7 settembre 2018, e ha sempre incluso questo aspetto della sua vita nella sua arte. Certo, non sembrava fosse così ai tempi del suo primo album Blue Slide Park—quando rappava come tanti altri, tutto felice e spensierato, di successo, di soldi e di quanto era figo.

Chi era davvero Mac Miller?

"Mi chiamo Mac Miller, e tu chi cazzo sei? Bé, la mia crew è troppo live ma non sono Uncle Luke / E non sono un hipster ma so farti muovere le hips / Vengo da Pittsburgh, fumo paper o uno swisher", diceva. È per testi come questi e per la sua immagine che all'epoca la gente gli dava del frat rapper—presente le frats, no? Le confraternite delle università americane, quei posti che nell'immaginario collettivo sono popolati da ragazzoni stupidi che passano il loro tempo a bere birre, ruttare e fare sesso non protetto.

Ecco, Blue Slide Park aveva poco di interessante sia che per la musica che per i testi e la critica lo distrusse. Mac, avrebbe dichiarato poi, cominciò a bere lean per riprendersi dalla botta delle critiche ricevute e si mise d'impegno per cambiare la percezione che aveva di sé. Il risultato? Il suo secondo progetto Watching Movies With The Sound Off, il momento in cui tutto cambiò—sia in bene che in male. Pitchfork lo definì, a ragione, "un enorme balzo in avanti" rispetto al suo esordio. Le produzioni erano a cura di gente del calibro Flying Lotus, Alchemist, Clams Casino, Pharrell ed Earl Sweatshirt. I suoi testi cominciavano a farsi meno stupidi e più profondi: "Sono intrappolato nella mia testa / Mi sembra quasi di essere in un purgatorio", cominciava il disco.

"Sono intrappolato nella mia testa / Mi sembra quasi di essere in un purgatorio."

Mentre la sua musica si faceva interessante, però, peggio si metteva per la sua salute mentale. Faces, mixtape uscito nel 2014, si apriva con le parole "Sarei dovuto già essere morto" e conteneva frasi come "Fotto con le droghe, ora sono un drogato" oppure "La mia narice destra non funziona da una settimana / E il plug ha da lavorare come se dovesse servire uno sceicco". La realtà è che Mac Miller era molto di più di sparate come queste.

È da GO:OD AM, uscito nel 2015 e consacrazione del suo cambiamento, che Mac abbandona il rap tutto punchline e cazzeggio e sceglie di guardarsi dentro, di analizzarsi. Ed è questo il filo rosso che collega tutta la sua produzione. Le sostanze iniziano a diventare qualcosa di cui abusa, e non una semplice punchline. La sua vita si fa fragile—e lui la affronta con una consapevolezza che rende ancora più difficile da accettare l’epilogo della sua storia.

La copertina di GO:OD AM di Mac Miller, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

"Righe bianche annebbiano i tempi bui / Le pillole che prendo. Devo crescere / Ammettere che è un problema, mi serve una sveglia / prima di non svegliarmi una mattina", rappa in "God Speed", mentre realizza che non ha molto tempo per cambiare rotta.

Nel mondo di Mac non era però tutto nero: la sua famiglia e i suoi amici e collaboratori gli avevano dato la forza per risalire, seppur momentaneamente. Sempre in "God Speed" cantava “Tutti dicono che mi serve il rehab / Sto guidando bendato / Non manca molto a quando mi vedranno schiantarmi / E non lo vogliono vedere”. Ma in un’intervista rilasciata nel 2015 a Larry King parlava della sua dipendenza e depressione come un periodo ormai concluso della sua vita: “Ho avuto un problema di droga per lungo tempo. Non era solo nella musica, avevo decisamente un problema di droga e penso fosse legato al mio stato mentale. Ero solamente parecchio depresso,” dice.

"Avevo decisamente un problema di droga e penso fosse legato al mio stato mentale. Ero solamente parecchio depresso."

Ad agosto 2016 Mac cominciò una relazione con Ariana Grande. Sarebbe durata due anni e avrebbe dato alla luce il suo lavoro più maturo, The Divine Feminine. "Sei nei miei sogni, è per questo che dormo sempre" cantava Mac in "Cinderella", e l'intero album sembrava pervaso da un grande senso di amore. "Per me The Divine Feminine è l'universo. Trattare l'universo dome si dovrebbe trattare una donna è incredibile", disse. La sua vita sembrava aver finalmente preso una svolta: anche al di fuori delle sue canzoni, Malcolm sembrava finalmente aver trovato il suo equilibrio.

Ma, evidentemente, non abbiamo mai davvero capito Mac Miller. Nel 2018 la relazione con Ariana Grande finisce, proprio a causa dell’incapacità di Mac di battere definitivamente i suoi demoni. Attaccata su Twitter, Ariana condivise una nota in cui criticava chi si aspettava rimanesse in una "relazione tossica solo perché [Mac] ci aveva scritto un album". E ancora, "Non sono una babysitter o una mamma, e nessuna donna dovrebbe sentirsi tale."

La copertina di Swimming di Mac Miller, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Il trauma per Malcolm fu pesante, e, dopo mesi molto oscuri in cui venne arrestato per essersi schiantato mentre guidava sotto l’influenza di sostanze, nel 2018 se ne uscì con Swimming. Ci si poteva aspettare un progetto pieno di risentimento e odio, dato che arrivava nel momento peggiore della sua vita. E invece lui dimostrò di saper trovare un sollievo al dolore nell’amore.

In "Perfecto" ricordava come Ariana lo “metteva a posto quando non funzionava”, mostrando sia accettazione per quanto accaduto, sia una sorta di rassegnazione. Questo sentimento permea tutto l’album. Mac cantava di come stava riuscendo a convivere con il dolore, anche se non a batterlo. "Ogni giorno mi sveglio e respiro / Non ho tutto quello che voglio, ma è ok", cantava in "2009". Nel settembre del 2018, pochi mesi dopo l’uscita di Swimming, Mac Miller moriva di overdose.

Mac cantava di come stava riuscendo a convivere con il dolore, anche se non a batterlo.

E così eccoci a oggi, a Circles, a un nuovo album che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere la seconda parte del precedente. _Swimming in Circle_s, si sarebbero chiamati insieme, così da descrivere il comportamento ossessivo dei pesci intrappolati negli acquari. Non riuscendo a trovare una via di fuga, non possono fare altro che nuotare in cerchio all’infinito—metafora straziante che descrive alla perfezione lo stato d’animo di Mac, che in ‘Come Back To Earth’ dice di avere “solo bisogno di una via di fuga dalla mia testa / farei di tutto per una via di fuga / dalla mia testa”.

Mac aveva lasciato sospeso non solo un progetto, ma un racconto che sembrava destinato a rimanere incompleto. E invece eccolo qua, a terminare tutto con l'aiuto di Jon Brion—cioè il compositore di quelle bellissime colonne sonore di quei bellissimi film che sono Magnolia ed Eternal Sunshine of the Spotless Mind, uno di quegli addetti ai lavori a cui i rapper si rivolgono quando vogliono dare un tono epico ma giocoso ai loro lavori. Chiedere a Kanye West, che gli affidò qualche brano di Graduation, e a Frank Ocean, che lo scelse come co-produttore di Blonde.

La copertina di Circles di Mac Miller, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Rispetto a Swimming, la sensazione è che Malcolm fosse ancora più perso nella sua mente. L’album si apre con la frase “Beh, ecco com’è stare per cadere”, e riassume lo stato d’animo che contraddistingue l’ultima opera di Mac. “Non posso essere cambiato, non posso, / Credimi, ci ho provato / Finisco sempre alla linea di partenza / Disegnando cerchi” canta sempre nella traccia di apertura, "Circles".

Mac passa tutto il tempo del disco nella sua testa, come canta in "Good News", e non cerca colpevoli per la piega che ha preso la sua vita. "That’s On Me" è, infatti, una dolorosissima ammissione di responsabilità, espressa con lucidità e dolcezza. Mac era stanco di lottare; “Tutti devono vivere / E tutti devono morire” canta rassegnato in "Everybody".

"Credimi, ci ho provato / Finisco sempre alla linea di partenza / Disegnando cerchi."

L'intero disco è un viaggio nella mente di una persona che ha vissuto davvero troppe volte la stessa giornata nera, lo stesso mese, lo stesso anno. Il risultato poteva essere un lavoro claustrofobico e ansiogeno, ma è tutto il contrario: le atmosfere di Circles sono ampie e dolci, impregnate dall’amore che Malcolm ha sempre riversato nella sua arte.

Mac ha nuotato in cerchio per tutta la sua vita, ma sembrava aver trovato una sua dimensione nell’instabilità e nella depressione. Evidentemente, non abbiamo mai davvero capito Mac Miller.

Carlo è su Instagram.

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